Le Storie della fondazione di Roma (o Storie di Romolo e Remo) sono il tema di un fregio affrescato da Annibale, Agostino e Ludovico Carracci, tra il 1590 e il 1591, nel salone d'onore (detto anche sala senatoria) di Palazzo Magnani a Bologna.
Storia
Il fregio fu commissionato ai Carracci da Lorenzo Magnani per celebrare, secondo un'ipotesi ampiamente condivisa, la sua nomina a membro del Senato bologneseAlessandro Brogi, in .. I Magnani erano una ricca e nobile famiglia felsinea, le cui fortune si erano affievolite tempo prima con la cacciata dei Bentivoglio da Bologna, cui essi erano legati.
La casata si impegnò, quindi, in un'opera di risalita sociale e politica legandosi al potere pontificio, azione che ebbe pieno successo e che fu consacrata, per l'appunto, con il conferimento, nel 1590, del seggio senatorio a Lorenzo Magnani, nonostante le forti resistenze del vecchio ceto magnatizio bologneseL’aristocrazia bolognese che in quel momento esprimeva i membri del Senato cittadino si oppose con veemenza all’ingresso di Lorenzo Magnani nel consesso, al punto che Sisto V, irritato per questo ostruzionismo, fece arrestare e rinchiudere nelle carceri di Tor di Nona, a Roma, gli oppositori bolognesi più restii ad accettare questa sua decisione..
Una delle cause principali del ritrovato prestigio sociale dei Magnani è costituita dal valore dimostrato da Vincenzo Magnani, cugino di Lorenzo, in qualità di condottiero pontificio. Vincenzo si distinse nella bonifica dei territori dello Stato della Chiesa da briganti e banditi, guadagnandosi così la gratitudine del papa Sisto V, che nominò suo cugino Lorenzo senatore.
Lo stesso Palazzo Magnani, nel cui salone principale si trova il fregio dei Carracci, testimonia il nuovo splendore raggiunto dalla famiglia. Progettato da Domenico Tibaldi, fratello del più noto Pellegrino, Palazzo Magnani, infatti - i cui lavori vennero avviati nel 1577 - è una delle dimore signorili più grandi e sontuose del centro di BolognaSul Palazzo, cfr. Sergio Bettini, Palazzo Magnani: il testamento architettonico di Domenico Tibaldi, in ..
Il conferimento di questa prestigiosa commissione ai Carracci è significativo indice dell'ascesa dei cugini all'interno del panorama artistico bolognese. Se all'incirca negli stessi anni di avvio della costruzione del palazzo, i Magnani, per la decorazione della loro cappella familiare nella basilica di San Giacomo Maggiore, si erano rivolti ad un esponente della vecchia guardia manierista cittadina quale Orazio Samacchini, per il fregio del salone, commissione per loro ancor più importante, non si avvalsero di maestri della stessa generazione del Samacchini, ancora attivi a Bologna, ma si affidarono ai nuovi Carracci.
La critica maggioritaria ritiene che il regista dell'impresa decorativa sia stato Annibale Carracci che in quegli anni, benché il più giovane del terzetto, si era già imposto come artista più dotato di suo fratello e suo cugino, pur pittori di gran valore a loro volta..
Il tema
In quattordici riquadri narrativi, distribuiti lungo le quattro pareti del salone (tre su quelle brevi e quattro su quelle lunghe), sono raccontate le storie della fondazione di Roma, i cui protagonisti sono ovviamente i mitici fratelli Romolo e Remo.
La fonte seguita dai Carracci per i singoli affreschi e per la sequenza narrativa è la vita di Romolo quale si legge nelle Vite parallele di Plutarco, (Libro I)Anna Stanzani, in ..
Con la scelta di questo tema il committente Lorenzo Magnani rese omaggio alla Città sede del potere pontificio, verso il quale era debitore per la nomina a senatore, ed attestò altresì la sua fedeltà a Roma. Se nel Senato bolognese ancora allignava qualche velleità autonomistica dalla Santa Sede, Lorenzo intese esternare la sua estraneità a simili sentimenti e la sua piena adesione al centralismo pontificio.
Nelle storie del fregio, inoltre, si cela un parallelo allegorico tra le vicende di Lorenzo Magnani, e probabilmente anche di suo cugino Vincenzo, con quelle dei fondatori della Città eterna.
Il riferimento a Vincenzo potrebbe essere colto nelle diverse scene di lotta e battaglia che fanno parte del ciclo, associabili al suo ruolo di capitano delle armi pontificieAnche il padre del senatore Lorenzo fu un valente soldato.. Anche la circostanza che nel fregio non compaia l'episodio della morte di Remo, secondo alcune versioni del mito ucciso dello stesso Romolo, potrebbe essere spiegata con l'evidente inopportunità della raffigurazione di questo accadimento se i gemelli protagonisti dei dipinti fossero da identificarsi con Vincenzo e Lorenzo Magnani.
Non mancano, infine, negli affreschi accenti polemici nei confronti delle oligarchie bolognesi che avevano fortemente avversato il ritorno in auge dei Magnani.
Oltre ai quattordici riquadri del fregio fa parte del ciclo anche la raffigurazione dei Ludi lupercali affrescata sul camino monumentale della sala (elemento decorativo, il sovracamino affrescato, tipicamente bolognese), che probabilmente ha funzione augurale della prosecuzione della casata..
Quanto alla datazione degli affreschi, un termine ante quem è fornito dalla data MDXCII (1592) che compare sul camino del salone, data che si ritiene indichi il momento di conclusione della decorazione dell'intero ambiente, comprendente anche un pregevole soffitto ligneo e lo stesso notevole camino monumentale. È molto probabile che il fregio fosse stato portato a compimento qualche tempo prima.
Su basi stilistiche l'avvio del ciclo è ritenuto necessariamente successivo al 1588-89. Negli affreschi di Palazzo Magnani, infatti, si coglie un forte influsso veneziano sulla pittura dei Carracci. La svolta verso l'esempio veneto, in particolare di Annibale, probabilmente l'anima di questo lavoro collettivo, risale proprio a quegli anni. D'altra parte è documentata la presenza di Agostino Carracci a Venezia almeno fino al 1589, ove era impegnato come incisore: è improbabile che in quell'anno egli potesse essere presente nel cantiere Magnani.
Per questo insieme di ragioni le Storie della fondazione di Roma sono generalmente datate tra il 1590 e il 1591, data pienamente coerente a quella dell'ingresso di Lorenzo Magnani nel Senato cittadino, avvenuto nel 1590 e largamente ritenuto l'occasione della commissione dell'impresa decorativa.
Il programma decorativo del Palazzo comprende anche una scultura di Gabriele Fiorini dall'iconografia piuttosto insolita. Si tratta infatti di una raffigurazione di Ercole come Priapo, che si ritiene derivata dall'illustrazione di questa divinità minore che compare nelle Imagini de i Dèi delli Antichi di Vincenzo Cartari, citatissimo mitografo cinquecentesco. La statua di Fiorini, come Priapo nelle incisioni del trattato del Cartari, è infatti coperta in corrispondenza del basso ventre da un panno, sotto il quale si intuisce il fallo eretto (tipico attributo priapico)Betty Rogers Rubenstein, An Example of Neo-Romanism in Sixteenth- Century in Bologna, in Andrea Emiliani (a cura di), Le arti a Bologna e in Emilia dal XVI a XVII secolo, Bologna, 1982, p. 138..
Nella scultura, oltre ad Ercole-Priapo, compaiono anche due bambini (uno dei quali coperto dall'altro) e sul suo basamento si legge «FELICITATI PRIVATAE». La statua è generalmente interpretata come un ritratto allegorico di Lorenzo Magnani: nel monumento il senatore celebra la recente nascita di due figli, cioè i due bambini presenti nel gruppo (uno dei quali illegittimo e per questo forse coperto dall'altro) - di qui il riferimento a Priapo, simbolo di fertilità - e allo stesso tempo assume l'impegno di difendere la sua discendenza (Ercole che alza la clava)..
Tra la statua e l'impresa decorativa dei Carracci sono stati individuati dei punti di tangenza specie in relazione alla raffigurazione del Lupercale..
Gli affreschi
Il salone d'onore di Palazzo Magnani che ospita le Storie della fondazione di Roma è una sala rettangolare: su ogni lato corto sono collocati tre episodi della sequenza narrativa, mentre sui lati lunghi ne compaiono quattro.
Particolarmente ricco e complesso è l'apparato decorativo che contorna le singole storie. Il fregio dipinto vero e proprio poggia su un architrave illusionistico ritmicamente intervallato da finte mensole che fanno da piedistallo a telamoni scultorei che reggono il soffitto, a loro volta affiancati da putti o satiri vivi. Alle spalle di ogni telamone vi sono, su piano più arretrato, dei giovanetti bronzei.. Più semplici, a causa del minor spazio disponibile, sono i quattro gruppi angolari, in corrispondenza delle giunture delle pareti: qui compare un solo giovane in bronzo con un solo putto.
Proprio la complessità, la ricchezza, la varietà materica dei gruppi decorativi che affiancano le storie sono uno degli elementi di maggior innovazione rispetto allo schema del fregio dove in genere a frapporsi tra un riquadro e l'altro era un solo elemento, per lo più simulante una sculturaIl perimetro del salone è pari a circa 42 metri. Le sole scene narrative si estendono per circa 25 metri lineari. I restanti 17 metri perimetrali sono occupati dai gruppi decorativi che affiancano i riquadri con le storie.. Sui gruppi terminali di Palazzo Magnani, inoltre, insistono bellissimi effetti chiaroscurali.
Altra rilevante innovazione rispetto allo schema sino ad allora seguito per la decorazione a fregio sta nella monumentalità dei dipinti di Palazzo Magnani, resa possibile dal notevole ampliamento della superficie muraria occupata dagli affreschi. I fregi bolognesi che precedono l'impresa del salone Magnani (compresi quelli carracceschi di Palazzo Fava), infatti, sono racchiusi in una striscia piuttosto stretta, collocata immediatamente sotto il soffitto. In Palazzo Magnani, invece, la banda affrescata occupa quasi metà pareteAlessandro Brogi, in ..
Le scene narrative vere e proprie sono incassate in finte nicchie, cui fa da cornice un rivestimento di prezioso marmo giallo. Su questo ulteriore elemento illusionistico poggiano, sopra e sotto le storie di Romolo e Remo, delle maschere finte in stucco dalle espressioni assai varie: salaci, umoristiche, folli, atterrite, talora con sembianze zoomorfe. Nessuna maschera di tutto il complesso è uguale all'altra.
Sempre sul rivestimento in marmo giallo, in corrispondenza delle mensole, vi è un finto bassorilievo.
I riquadri narrativi vanno immaginati come finte tele (o forse finti arazzi) applicate al muro. È un ulteriore espediente illusionistico che i Carracci rendono volutamente palese nella scena di Remo che si batte con i ladri di bestiame: nell'angolo superiore sinistro del riquadro si vede il distacco della tela dal suo immaginario supportoAnna Stanzani, in ..
Tra le mensole dell'architrave, sorretta dai putti o dai satiretti, corre una ricchissima ghirlanda di fiori e frutta.
Su una delle pareti si aprono delle finestre che interrompono il ritmo pittorico. Almeno in un caso, tuttavia, (la Peste di Roma) Annibale ha avuto l'abilità di inglobare l'apertura della finestra nella composizione pittorica.
Infine, sotto ogni episodio delle vicende di Romolo e Remo c'è una targa ovale, racchiusa in un'articolata cornice, ove compare un motto latino che sintetizza il significato dell'affresco.
Il tour de force illusionistico di Palazzo Magnani è ad un tempo uno sviluppo delle soluzioni già adombrate dalla bottega dei Carracci nel fregio di con le Storie di Giasone e Medea, realizzato alcuni anni prima a Palazzo Fava (ove già venivano proposte delle innovazioni allo schema decorativo del fregio alla bolognese)Cfr. . e una prefigurazione della decorazione barocca: molte delle invenzioni di Palazzo Magnani saranno riprese da Annibale Carracci, poco più di un quinquennio dopo, nella Galleria Farnese, per l'appunto, pietra miliare della pittura barocca.