In questa pagina è riportata la trama dell'Odissea.

Libro I

Dopo un'introduzione nella quale sono presentati in modo generico la tematica dell'opera e il suo protagonista Odisseo, e in particolare il fatto che Poseidone sia con questi irato,vv. 11-21. la scena si apre sul consiglio degli dei. Essi decretano, dopo qualche allusione alla sorte di Egisto e in assenza di Poseidone, che sia giunta per Odisseo, trattenuto dalla ninfa Calipso sull'isola di Ogigia, l'ora del ritorno dopo la guerra di Troia.vv. 22-95.L'opposizione di Poseidone è dovuta al fatto che Odisseo gli ha accecato il figlio Polifemo. Dunque, come decretato, Atena si reca a Itacavv. 96-112 sotto le mentite spoglie di un fantomatico Mente, re di Tafi; dopo essere stata accolta,vv. 113-143. dialogando con Telemaco, lo conforta,Atena in questo passo predice a Telemaco il futuro, affermando che suo padre non è morto ma che vaga per il mare, impedito da "gente selvaggia". Ciò non è vero, poiché al tempo suo padre si trovava sull'isola di Ogigia dalla ninfa Calipso. invitandolo altresì a viaggiare alla volta di Pilo e Sparta, per raccogliere notizie concernenti la sorte del padre.vv. 155-305.I consigli dati da Atena al suo giovane anfitrione sono espressi in modo non chiaro e apparentemente contraddittorio. Atena afferma che nel caso Odisseo ritorni sarà questi a farsi vendetta. Nel caso, in contraddizione col vaticinio, non debba tornare, avverrà dell'altro: cacciati i pretendenti e rimandata sua madre a casa del padre di lei, non avute notizie del padre e potendone quindi certificare la morte, dovrà trovare un nuovo marito alla madre e uccidere i pretendenti. Atena si allontana.Solo in questo frangente Telemaco "attonito in cuore" comprende di essere stato di fronte a una presenza divina. Frattanto, mentre i Proci,vv. 144-154. pretendenti di Penelope,Il concetto di pretendente assume in questo ambito un significato particolare. Ammesso che la dignità regale non passasse per via direttamente ereditaria, nonostante la presenza in patria di Odisseo avrebbe agevolato per suo figlio la salita al trono, in assenza del padre si apre una vera e propria lotta per la successione. Le vie per salire al trono potevano essere molteplici e la loro natura non è nota alla perfezione. Certamente, nonostante il verdetto potesse forse essere espresso dall'assemblea o vi potesse essere addirittura una lotta armata per la successione, l'essere marito della regina avrebbe agevolato la salita al trono. Lo stesso Odisseo, dopo vent'anni di assenza, non avrebbe più potuto rivendicare il trono (confermato in II, 246-251 da Leocrito). banchettano,I Proci in sede di banchetto si comportano in modo immorale e sono per ciò criticati da Atena. Femio, rapsodo alla corte d'Itaca, ha modo di esprimere la propria arte sul tema dei ritorni degli eroi greci da Troia: per via di ciò, è rimproverato da Penelope, alla quale si rivolge con fermezza Telemaco, che comunica ai Proci di aver l'intenzione di tener loro un discorso il dì seguente.vv. 325-424. Quindi si ritira, dopo aver ricevuto dagli avversari (Antinoo e Eurimaco) alcune repliche.vv. 425-444.

Libro II Alla mattina presto, nel contesto del dibattito precedentemente annunciato,vv. 1-14. dopo una breve introduzione di Egizio,Egizio è un anziano, ritenuto saggio: egli aveva quattro figli, dei quali uno morto con Odisseo poiché ucciso dal Ciclope, un altro che viveva come pretendente di Penelope tra i Proci e due che gli erano fedeli. Egizio ricorda come da quando se ne fosse andato Odisseo mai fosse stata raccolta l'assemblea, simbolo del crollo delle istituzioni. Telemaco, preso in mano lo scettro, accusa i Proci di sperperare le ricchezze di suo padre e di addolorare lui medesimo, che già soffre per non sapere la sorte del genitore,vv. 15-81. ma Antinoo, principale tra i pretendenti, accusa Telemaco di calunniarli e ritorce l'accusa contro sua madre che, rifiutandosi di scegliere un nuovo marito, di fatto permette a tutti i Proci, e non a uno solo di loro, di rimanere a corte.vv. 82-128.Penelope aveva infatti promesso che avrebbe preso marito appena avesse completata la realizzazione di una tela che avrebbe fatto da sudario per Laerte, anziano padre dello sposo che sperava sarebbe presto ritornato vivo in patria. In virtù di questa speranza per allungare il tempo di realizzazione dell'opera nottetempo continuava a disfarla. Dopo che una donna a lei vicina aveva informato i pretendenti di questo fatto, era stata costretta a finirla contro la sua volontà. Questa questione è ripresa con le medesime parole pure in XIX, 130-161 da Penelope, e in XXIV, 128-150 dal fantasma di Anfimedonte. Dopo una veloce replica, nella quale Telemaco afferma di non poter rimandare a casa la madre per il rispetto che ha nei confronti suoi, del padre di lei e di Odisseo, un messaggio divinoSi tratta di due aquile che, venendo da un monte non precisato, si mettono a lottare proprio sopra l'assemblea. è mandato da Zeus sugli uomini intenti a discutere:vv. 129-156. Aliterse, schernito e minacciato da Eurimaco che chiede la restituzione di Penelope al padre e le conseguenti nozze,Si verifica in questo frangente un profondo anacronismo. Ai tempi in cui era ambientato il poema, era uso fossero i pretendenti ad offrire doni, come più volte ricordato nei testi omerici. In questi passi, sembra sia già stata introdotta l'usanza secondo la quale è la famiglia d'origine ad offrire doni. pronostica un prossimo ritorno di Odisseo.vv. 157-207.Aliterse è un anziano indovino, che prima della partenza di Odisseo gli aveva pronosticato il ritorno dopo vent'anni, previe molte avventure che avrebbero causato la perdita di tutti i compagni. In seguito, Telemaco annuncia la sua intenzione di recarsi a Pilo e Sparta col fine di raccogliere notizie del padre. Si ha quindi una violenta discussione tra Mentore, cui era stata affidata la gestione della casa da parte di Odisseo al momento della partenza, e Leocrito: il primo accusa il popolo di non aver custodito la famiglia regale dai pretendenti. Il progetto di Telemaco è concretizzato grazie al supporto di Atena, che gli appare sotto le mentite spoglie di Mentore, mentre passeggia in riva al mare: gli profetizza la tragica fine dei pretendentivv. 208-259. e gli offre una nave.vv. 260-295. Dopo essersi scontrato con i pretendenti, che desiderano spartirsi i beni di Odisseo,vv. 296-336.È particolare il concetto d'eredità nel caso dei sovrani ellenici, per i quali i beni personali erano nettamente separati da quelli della corona. Se questi ultimi passeranno direttamente al successore, quelli privati di Odisseo sarebbero invece lasciati senza un padrone nel caso della morte di Telemaco, ipotizzata da uno dei pretendenti durante il prossimo viaggio in mare. Euriclea prontamente afferma che però potrebbe essere anche una morte programmata per mezzo di un attentato, come poi infatti i pretendenti tenteranno di fare. e aver confidato alla nutrice Euriclea i suoi progetti, facendosi promettere che non svelerà nulla a Penelope,vv. 337-412. Telemaco si imbarca sul battello di Noemone, accompagnato da Atena nuovamente sotto l’aspetto di Mentore: in precedenza questa, fingendosi Telemaco, aveva raccolto molti Itacesi per la partenza e aveva fatto calare il sonno sui pretendenti.vv. 412-434.

Libro III Telemaco, giunto a Pilo, è accolto dal re di questa città, Nestore, che si trovava sulla spiaggia per offrire un sacrificio a Poseidone in compagnia dei due figli.vv. 1-64. Dopo aver offerto agli ospiti un banchetto, Nestore interroga Telemaco in relazione allo scopo del suo viaggio e alla sua identità.Le modalità con cui Nestore interroga il suo ospite sono uguali a quelle usate dal Ciclope per Odisseo (IX, 252-255); nella presentazione non si dà una connotazione negativa all'attività della pirateria, al contrario di quanto in XIV, 85-88. A questo punto Telemaco si presenta come figlio di Odisseo e domanda a Nestore che ne sia stato di suo padre poiché "nessuno sa dirci chiaro dov'è finito, se sulla terra fu ucciso da genti nemiche, oppure nel mare, tra l'onde d'Anfitrite".vv. 65-101. Nestore, dopo un breve accenno al dolore connesso alla guerra, comincia a narrare gli eventi che la seguirono, nel ritorno che "Zeus meditò doloroso agli Argivi". Appena dopo la guerra erano scoppiati dissensi tra Agamennone, che avrebbe voluto rimanere lì per fare ecatombi per ingraziarsi Atena,Questa necessità era dettata dal fatto che Aiace Oileo aveva usato violenza a Cassandra, figlia di Priamo e sacerdotessa di Apollo, nel tempio di Atena. Questa vicenda è descritta in dettaglio solo in fonti posteriori ai poemi omerici; una veloce allusione è però presente in IX, 502. e Menelao, che avrebbe voluto fare ritorno subito: ciò aveva provocato la divisione dell'esercito. Sia Nestore sia Odisseo avevano fatto parte del contingente che aveva deciso di salpare, ma a causa di successive controversie, alcuni (tra i quali Odisseo) si erano separati dagli altri (tra i quali Nestore). Il figlio di Achille Neottolemo, Filottete, Idomeneo e Agamennone (poi ucciso da Egisto e vendicato da Oreste) erano stati gli unici a far ritorno per certo coi loro contingenti, per quanto ne sappia Nestore. Telemaco è avvilito, ma viene prontamente confortato da Nestore e da Atena.vv. 201-252. Telemaco pone a Nestore un'ultima domanda riguardo alla sorte di Agamennone, re di Micene. Nestore risponde dicendo che dapprima Clitennestra era rimasta fedele al marito ma che poi Egisto, allontanato colui che doveva sorvegliarla,Il personaggio che doveva farle la guardia era un aedo; da ciò si può dedurre che in epoca micenea questa categoria godesse di una reputazione superiore a quella che ebbe in un secondo momento. era riuscito a sedurla; intanto Menelao, colpito da una tempesta nei pressi di Capo Malea, era stato trasportato dalla corrente in Egitto ed era riuscito a far ritorno solo all'ottavo anno, quando Agamennone era ormai già stato ucciso. Nestore, sapendo di non essere la persona più idonea a dar testimonianza degli eventi capitati in sorte a Odisseo, invia Telemaco proprio da Menelao, il cui recente ritorno lo rende un testimone più accreditato. Nestore, dopo aver invitato i suoi ospiti a dormire nella propria dimora,vv. 253-355. ricevuto un rifiuto di Mentore, comprende come quest'ultimo sia in realtà Atena e lo comunica a Telemaco, rincuorandolo: se gli dèi si curano così tanto della sua sorte, e Atena in particolare, non ha a suo giudizio da temere per il futuro.vv. 356-384. Dopo la notte passata a casa del re,vv. 385-403. la mattina seguente nella reggia di Pilo si innalza un sacrificio ad Atena, immolando una vacca:vv. 404-472. dopo che è stato compiuto il rito, il figlio di Nestore Pisistrato accompagna Telemaco alla volta di Sparta viaggiando per due giorni e trovando ospitalità per la notte.vv. 473-497.

Libro IV