Pieve di Teco (Céve in ligureIl toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario del , a Ceive de Tego in grafia unitaria del genovese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Imperia in Liguria.
Nel dicembre del 2025, il comune è entrato a far parte de I borghi più belli d’Italia.
Geografia fisica Il territorio geografico di Pieve di Teco si allunga in un breve tratto pianeggiante della media valle del torrente Arroscia, alla confluenza con il rio dei Fanghi e sulle prime pendici del monte Frascinello ().
Il borgo pievese, situato allo sbocco di tre ristrette valli, è dominato da tre principali monti: il Colle di Teco nella zona settentrionale, il Baraccone () a ponente ed il Colle di Sant'Antonio (detto, anche, Frascinello) nella zona levantina. Altre vette del territorio pievese il Rocca delle Penne (), il monte Prearba (), il monte Ciazza del Bausso (), il monte Bellerasco (), il Poggio Richermo (), la Punta Alto (), il monte dell'Averna (), il Poggio di Lovegno (), il monte San Bernardo (), il monte Crocetta ().
Origini del nome
Il toponimo del comune deriva dalle parole in lingua latina di Plebs - comunità o chiesa da cui dipendono altri edifici religiosi rurali - Theicos, . Oppure da τεῖχος (teîkhos), cittadella fortificata o castello in lingua greca, a seguito del pur breve dominio dell'Impero Romano d'Oriente nel VI secolo e del suo ruolo nel "limes" della Liguria marittima contro i Longobardi (cfr. Dego).
Storia
Dominio feudale dei marchesi di Clavesana furono questi ultimi ad erigere presso il monte Teco un castello e ancora nella zona della piana, intorno al 1125, un corpo di guardia e un piccolo fortilizio per il controllo dei traffici e delle merci, e di un forse già preesistente borgo sul bordo del pianoro della Ceive.
L'attuale borgo di Pieve di Teco vide la nascita nel 1233 per volontà del marchese Antonio di Clavesana, feudatario del luogo, alla cui fondazione ed edificazione parteciparono diverse comunità valligiane del territorio dell'Arroscia. L'opera prevedeva l'insediamento di circa 200-300 famiglie nel nuovo borgo che fu munito di un nuovo castello e di una nuova chiesa, l'odierno oratorio di San Giovanni Battista. Nel 1370 i benedettini edificarono la prima pieve parrocchiale della Madonna della Ripa, mentre l'attuale collegiata parrocchiale di San Giovanni Battista venne edificata attorno al 1460.
Dal 1386 Pieve di Teco fu sottoposta alla giurisdizione della Repubblica di Genova che conservò l'antico abitato in stile medievale edificato sotto la dominazione dei Clavesana ed erigendola a sede di capitanato. Quest'ultimo fu molto importante per la repubblica genovese, poiché posto alla frontiera con il territorio piemontese, in una zona strategica per il dominio della valle Arroscia.
Per dieci anni - dal 1426 al 1436 - fu feudo di Francesco Spinola, marchese della celebre famiglia genovese.
Dopo anni di alternanza nella dominazione, nel 1512, la Repubblica cedette la sovranità su Pieve di Teco alla Casa di San Giorgio. Poiché, tuttavia, l'amministrazione dei possedimenti territoriali si era rivelata antieconomica, la Casa di San Giorgio restituì alla Repubblica tutti i territori che le rimanevano in sovranità, fra cui Pieve di Teco, nel 1562.
Il borgo - in particolare le mura e il castello - subirono nel corso dei secoli innumerevoli invasioni, specie nella guerra tra i Genovesi e il Ducato di Savoia del 1625, e ogni volta i Pievesi dovettero far fronte alla ricostruzione del paese.
Dopo un breve periodo di pace, una nuova contesa nel 1672 tra il feudo di Rezzo (legato a Genova) e Cenova (compresa nel sabaudo marchesato del Maro) fu la scintilla che diede origine ad un nuovo conflitto politico tra la repubblica e il ducato sabaudo. Genova reagì all'ennesimo scontro assoldando truppe di mercenari, provenienti dalla Corsica, che in prossimità della regione detta Savonera affrontarono i Piemontesi procurando loro ingenti perdite. Negli scontri tra le due parti subirono maggiori danni gli stessi abitanti della valle Arroscia che si trovarono proprio nel mezzo dell'attacco. Il ducato sabaudo attaccò a sua volta l'esercito corso-genovese al mattino del 21 luglio 1672 dove, grazie a nuovi rinforzi delle guardie, riuscirono a sconfiggere i mercenari in località Paperera, che da allora assunse la nuova denominazione di Paperera delle Guardie. Una lapide ricorderà ai posteri l'evento bellico, epigrafe che durante la lotta partigiana di Resistenza nella seconda guerra mondiale verrà distrutta.
Il Ducato di Savoia riuscì a conquistare Pieve di Teco nel 1744, ma già nel 1786 la popolazione si scontrò col vicino borgo piemontese di Ormea a causa dei pascoli nel territorio di Viozene. Nel 1794 assistette al passaggio dell'esercito francese diretto in Piemonte che lasciò il borgo e la valle del fiume Impero in rovina. Nell'ambito della prima campagna d'Italia napoleonica è segnalato nelle cronache del borgo il pernottamento a Pieve di Teco del generale Napoleone Bonaparte.
Con la dominazione francese il territorio pievese rientrò dal 2 dicembre 1797 all'interno della Repubblica LigureFonte dal libro di . Dal 28 aprile del 1798 fece parte del VIII cantone, come capoluogo, della Giurisdizione di Centa e dal 1803 centro principale del III cantone omonimo nella Giurisdizione degli Ulivi. Annesso al Primo Impero francese dal 13 giugno 1805 al 1814 venne inserito nel Dipartimento di Montenotte. Nel 1815 il territorio fu inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilì il Congresso di Vienna del 1814, e successivamente nel Regno d'Italia dal 1861. Dal 1859 al 1926 il territorio fu compreso nel V mandamento di Pieve di Teco del circondario di Porto Maurizio facente parte della provincia di Porto Maurizio (poi Provincia di Imperia, dal 1923). Nel 1862 assunse l'attuale denominazione di Pieve di Teco.
Subì alcuni aggiustamenti amministrativi nel 1928 quando al comune di Pieve di Teco furono aggregati i territori dei soppressi comuni di Moano e di Armo, e ancora nel 1929 con l'inglobamento di Calderara (quest'ultima assieme a Cartari, fino a quell'anno, costituiva il comune di Cartari e Calderara); la frazione di Cartari venne invece annessa a Cesio, mentre l'ex frazione del soppresso comune, Siglioli, fu unita a Vessalico). Risale, infine, al 1949 l'ultima modifica ai confini con la cessione della frazione di Armo per la ricostituzione dell'omonimo ente comunale.
Dal 1973 al 31 dicembre 2008 è stata la sede amministrativa della Comunità montana Alta Valle Arroscia.
Simboli
Stemma
Gonfalone
Bandiera
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 15 dicembre 1959.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Chiesa collegiata di San Giovanni Battista nel centro storico di Pieve di Teco, costruita in stile gotico attorno al 1460, venne riedificata in stile neoclassico, tra il 1782 e il 1806, su progetto di Gaetano Cantoni. Oratorio di San Giovanni Battista a Pieve di Teco, eretto nel 1234. Ex chiesa della Madonna della Ripa, a Pieve di Teco, costruita nel 1370 dai monaci benedettini come prima parrocchia (pieve) del nuovo borgo, così come l'attiguo campanile. Sconsacrata, la chiesa è sede del museo diocesano d'arte sacra dell'alta valle Arroscia. Ex convento delle Agostiniane nel centro storico di Pieve di Teco. L'edificio fu costruito sul luogo ove sorgeva l'antico castello, demolito nel 1625 dall'esercito piemontese nella battaglia tra la Repubblica di Genova e il Ducato di Savoia. Vi è murato dal 1644 un cinquecentesco bassorilievo in pietra - già presente nel precedente castello - raffigurante un agnello, san Giovanni Battista e santa Caterina d'Alessandria con la ruota del martirio. Ex convento di Sant'Agostino, situato poco fuori dal centro storico di Pieve di Teco. Il convento è risalente al periodo rinascimentale (1471) ed è attualmente uno degli edifici di tale periodo storico meglio conservato nella zona. Il chiostro formato da ventiquattro pilastri ottagonali è databile al 1478 e risulta essere il più vasto ed arioso di tutta la Liguria occidentale; il campanile è risalente al XVI secolo e presenta una torre con cella a bifore e una cupola poligonale con pinnacoli e lanterna. Dopo l'esproprio avvenuto nelle fasi successive all'Unità d'Italia, negli anni a seguire fu adibito a caserma del locale battaglione Alpi e poi ad istituto per ragazzi orfani. All'interno dell'ex chiesa, che risulta in grave stato di abbandono, così come pure gli esterni della struttura, conserva cicli di affreschi del Cinquecento attribuiti al pittore Pietro Guido da Ranzo.
Antico monastero e chiesa di San Pietro in Carpeneto in località Piani di San Pietro, lungo l'antica strada che collega Pieve ad Acquetico ed al Piemonte. Costruito attorno al XI secolo ne rimangono i resti, la chiesa venne restaurata e riconsacrata attorno al 1460. Chiesa parrocchiale di San Giacomo il Maggiore nella frazione di Acquetico. Oratorio di Nostra Signora Assunta nella frazione di Acquetico. Cappella della Madonna di Collareto nella frazione di Acquetico. Cappella della Madonna della Neve nella frazione di Acquetico. Cappella di San Lorenzo nella frazione di Acquetico. Cappella di San Rocco nella frazione di Acquetico. Cappella di Santa Lucia nella frazione di Acquetico. Chiesa parrocchiale di San Giorgio nella frazione di Calderara. Chiesa vecchia di San Giorgio nella frazione di Calderara. Cappella della Madonna della Neve nella frazione di Calderara. Chiesa di San Bernardo nella frazione di Lovegno. Rovine della chiesa di Sant'Antonino nella frazione di Lovegno. Chiesa parrocchiale di San Martino nella frazione di Moano. Di origini medievali, ma rimaneggiata in epoca barocca (prima metà del XVII secolo). Oratorio di San Gregorio Magno nella frazione di Moano. Cappella di San Sebastiano nella frazione di Moano. Cappella della Madonna delle Grazie nella frazione di Moano, in cima al borgo, risalente al 1610 circa. Santuario della Madonna della Neve nella frazione di Moano, presso la Colla Domenica. Chiesa di Santa Lucia nella frazione di Muzio. Oratorio di Santa Croce nella frazione di Muzio. Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo nella frazione di Nirasca. Oratorio di San Sebastiano nella frazione di Nirasca. Cappella della Madonna dell'Acinello nella frazione di Nirasca. Cappella della Madonna delle Grazie nella frazione di Nirasca. Cappella di San Rocco nella frazione di Nirasca. Cappella di San Sebastiano nella frazione di Nirasca. Chiesa parrocchiale di Nostra Signora del Rosario nella frazione di Trovasta. Santuario di Nostra Signora dell'Assunta nella frazione di Trovasta. Santuario della Madonna dei Fanghi nell'omonima località. Convento di San Francesco. L'edificio fu eretto nella prima meta del XVII secolo ed è raggiungibile percorrendo una strada selciata in ripida ascesa. Poco più avanti del convento, posto in posizione sovrastante il paese, è presente un fitto bosco detto dei Cappuccini con alberi secolari.
Architetture civili Palazzo Borelli a Pieve di Teco. Sede del municipio dal 1903, fu l'abitazione del senatore Bartolomeo Borelli. Gli arredi originali sono stati restaurati nel 2004, con il contributo della Fondazione Carige ed il palazzo è stato dotato di ascensore. Teatro civico "Rambaldi". Il teatro è situato nell'antica loggia della chiesa delle Agostiniane. La cupola e la loggia furono edificate nel 1664 su disegno del pittore locale Giulio Benso, allievo del genovese Giovanni Battista Paggi. Il teatro, utilizzato fino agli anni ottanta anche come cinematografo, è stato ristrutturato nel 2006 in funzione di auditorium, con posti a sedere in platea ed in galleria. È attrezzato con un moderno impianto multimediale.