Biografia
Nato a Pisa, era figlio di Moisè Supino (commerciante, antiquario e pittore) e di Ottavia Levi entrambi appartenenti ad una famiglia ebraica. Laureato a Pisa in Storia Naturale nel 1894, dopo un'esperienza alla Sapienza - Università di Roma, nel 1907 divenne professore incaricato di ruolo di Zoologia Generale e Agraria presso l'Istituto Superiore Agrario di Milano, poi Facoltà di Agraria dell'Università per un trentennio (fino al 1938). Nel 1908 venne nominato primo Direttore dell'Acquario Civico e della Stazione di Biologia e Idrobiologia Applicata, ad esso annessa, incarico che lasciò dopo 20 anni. Fu acarologo e ittiologo di fama internazionale. Durante la prima guerra mondiale aveva anche tenuto, a titolo gratuito, l'incarico del corso di Entomologia.
Il 9 dicembre 1938 ricevette una lettera su carta intestata dell'Università di Milano con oggetto “dispensa dal servizio” e senza intestazione, in cui è scritto: "Mi pregio comunicarti che il Ministero dell'Educazione Nazionale con provvedimento in corso, ai sensi del RR.DD.LL. del 15 novembre 1938/XVII, n.1779, e 17 novembre 1938/XVII, n.1728, a titolo “Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme già emanate per la difesa della razza nella Scuola Italiana” ha disposto la tua dispensa dal servizio a decorrere dal 14 dicembre 1938/XV ammettendoti a far valere i titoli per l'eventuale trattamento di quiescenza ai sensi di legge. Ti prego far avere a questo Dottorato certificato di nascita, stato di servizio militare e dichiarazione di servizi prestati anteriormente alla nomina a professore". Firmato Il Rettore: Alberto Pepere. In calce il destinatario della lettera. Quindi dal 15 dicembre 1938, cioè 6 giorni dopo che la lettera era stata spedita, le leggi razziali lo allontanarono da tutti i suoi incarichi. Negli anni della guerra trovò rifugio nelle campagne del Padovano e al termine di essa non gli fu più possibile riprendere la posizione di docente sia per i limiti di età sia perché la sua posizione era occupata da altri. È morto a Padova l'8 settembre 1946 a 76 anni.
Il suo successore alla cattedra di Milano (il prof. Silvio Ranzi che lo sostituì nel 1938) lo ricordava come esempio di rettitudine, di attaccamento al dovere e di signorilità. Del Prof. Supino è stato detto: “È autore di più di 100 pubblicazioni che portano una mole considerevole di dati, discussi con larghezza di vedute, e quindi un ottimo contributo all'ittiologia dell'epoca”. Importante è stato il suo “Sommario di zoologia teorico pratica ad uso delle università” edito da Vallardi e rieditato più volte nell'arco di 20 anni.
Diplomi e onorificenze
I suoi meriti gli sono stati ampiamente riconosciuti. Infatti gli sono stati assegnati: il “Diploma di onore e una targa della Esposizione Internazionale di Risicoltura e Irrigazione di Vercelli” (1912), la nomina di “Socio Corrispondente dell'Accademia dei Georgofili” (1918), fu nominato “Cavaliere del lavoro” nel 1921, “la medaglia d'oro per l'agricoltura dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere” (premio a quei tempi molto ambito) con un premio di 500 lire all'anno per 3 anni (1922), “il diploma di benemerenza della I esposizione Nazionale di Pesca di Porto S. Giorgio” (1926), la nomina di “membro onorario della Società Svizzera per la Pesca e la Pescicoltura” (1936).
Contributo all'acarologia
Tra il 1894 e il 1899 pubblicò soprattutto lavori embriologici e sistematici sugli acari e sulle zecche per i quali F. Supino era famoso nel mondo. Infatti la maggior parte degli acari da lui descritti provenivano dal lontano est asiatico e, in particolare, dalla Birmania; gli studiosi che li raccoglievano, spedivano a Felice i campioni da studiare e quando una specie non era ancora stata identificata veniva nominata con il suo nome. E il Supino scriveva in una sua pubblicazione di aver ricevuto “molti e svariati campioni di ciascun acaro tali da poter esaminare maschi e femmine, piccoli e adulti, e verificare in ciascun campione le caratteristiche” potendo così fare una classificazione e caratterizzazione scientificamente validi. Evidentemente il Supino riceveva di routine campioni dall'Asia (dove lui non è mai andato) indicando la grande fama e stima di cui egli godeva nel mondo intero. Suoi sono questi disegni, ripresi dal testo “Embriologia degli acari” , edito da Prosperini (Padova) nel 1894, in cui F. Supino descrive lo sviluppo degli acari dall'uovo fino allo sviluppo dell'embrione con evidenza delle mandibole e delle 4 paia di arti con commenti sulla filogenesi di tali specie.
Questi sono gli acari che Felice Supino ha studiato e classificato:
Amblyomma javanense - Supino, 1897 Amblyomma (Aponomma) varanense - Supino, 1897 Dermacentor auratus - Supino, 1897 Haemaphysalis asiatica - Supino, 1897 Haemaphysalis birmaniae - Supino, 1897 Haemaphysalis canestrinii - Supino, 1897 Haemaphysalis hystricis - Supino, 1897 Ixodes granulatus - Supino, 1897 Rhipicephalus haemaphysaloides - Supino, 1897 Amblyomma supinoi - Neumann, 1904
Cinque di queste specie sono state scoperte, morfologicamente descritte e nominate dal Supino e sono ancora inserite nel genere a cui lui le aveva assegnato.
Sebbene Felice Supino lavorasse in un tempo in cui gli studi sugli acari erano nella loro infanzia, vale la pena di segnalare che a tutt'oggi, anche dopo 117 anni, 9 nomi di acari dati da Felice restano ancora validi e utilizzati confermando che lui è stato il primo a classificarli e li ha classificati in modo tuttora riconosciuto valido. Questo indica che il Supino aveva un ottimo occhio tassonomico. È significativo anche il fatto che una 10ª specie (Amblyomma supinoi Neumann, 1904) è stata nominata in suo onore dal grande acarologo francese LG Neumann di Toulouse.
Contributo all'ittiologia A partire dal 1900, il Supino approfondì gli studi di ittiologia sotto vari punti di vista: strettamente scientifico (morfologia e biologia dei pesci), malattie dei pesci, polizia sanitaria dei pesci, ibernazione di vertebrati eterotermi, ambientale, rapporto di equilibrio di mercato e rigenerazione, introduzione di nuove specie animali e la necessità di un buon acquario per non far soffrire gli animali. Più di 100 lavori sono stati pubblicati su questo vasto argomento (v. Pubblicazioni). Nel discorso inaugurale (1908) della Stazione di Biologia e Idrobiologia applicata e dell'annesso Acquario di Milano, di cui Supino era appena stato nominato direttore, egli denunciò “l'importanza economica di una piscicoltura sviluppata su solide basi biologiche”.
Agricoltura e piscicoltura, ovulazione e fecondazione artificiale o forzata dei pesci, nemici e malattie dei pesci, leggi sulla pesca e norme per i guardiapesca, sulla lunghezza minima dei pesci e i relativi divieti di pesca, sulla pesca di frodo e la frode nel commercio del pesce, sullo sviluppo della nostra industria della pesca, sulla introduzione di nuove specie di pesci in Italia con valutazione degli effetti dei pesci già introdotti sull'ambiente, sulla costruzione e il mantenimento di un acquario semplice ma sicuro, le norme per la sorveglianza del commercio dei prodotti ittici e altri argomenti affini sono l'oggetto di più di 100 pubblicazioni, relazioni, conferenze pubblicati in varie riviste scientifiche che lo portarono a ricevere l'ambito riconoscimento della medaglia d'oro triennale per l'Agricoltura nel 1922.
La determinazione dell’età nei pesci: da una raccolta di dati ed uno studio proprio del Supino, il Supino ci mostra questi disegni (foto) e ci spiega che l’età dei pesci si determina, come quella delle piante, dai cerchi che si formano sulle squame, che aumentano 1 ogni 23 giorni circa e quindi 16 all’anno. La crescita dei pesci è maggiore d’estate che d’inverno e quindi la distanza tra le strie è diversa. Le strie comunque aumentano dalla nascita fino alla morte dell’animale.
La cura della prole nei pesci: Nella maggior parte dei casi i pesci abbandonano le uova appena fecondate e non se ne occupano più, magari fanno attenzione a depositarle in zone o anfratti adatti al loro sviluppo e protetti dalle correnti e da altre specie che potrebbero mangiarli. Ma non è cosi per tutti!
Ad esempio le trote costruiscono delle collinette di ghiaia nelle quali la femmina deposita le uova e il maschio le fa la guardia.
Il macropodus, un pesciolino cinese che usiamo a scopo ornamentale, il maschio forma un nido con bollicine di schiuma che produce con il muco salivare; qui pone le uova appena deposte dalla femmina e le sorveglia fino alla schiusa e anche dopo se qualche piccolo per caso ne fosse uscito. Appena sono in grado di provvedere a se stessi, il padre li abbandona e può succedere che se li mangi.
L’Arius “cova lui stesso le uova nella cavità bucco-faringea o al di sotto delle branchie. La Paratilapia dell’Egitto il maschio con piccoli colpi agli organi sessuali eccita la femmina che depone 3 o 4 uova, quindi la femmina eccita allo stesso modo il maschio che emette lo sperma e le feconda. La cova (30-40 uova) avviene nella bocca della femmina.
L’Heros facetus del Brasile prima pulisce il fondale, poi distribuisce bene la sabbia in modo da formare una o più fossetta. La femmina depone le uova in altro luogo e poi a turno si pongono sopra agitando le pinne per rendere l’acqua movimentata e ossigenata. Dopo 8 giorni le uova schiudono e sia il maschio che la femmina le prendono in bocca e le portano in quelle fossette. Ogni sera i genitori gli cambiano di fossetta e questo continua finche i piccoli sono in grado di nuotare per proprio conto.
In alcuni casi le uova (Aspredo) sono attaccate alla faccia ventrale della madre lungo tutto il corpo mediante un peduncolo che serve alla nutrizione, in altri (Nerophis) le uova sono fissate al ventre del maschio o addirittura in una borsa sottocaudale dove avviene la “cova”.
Negli Hyppocampus il maschio ha una borsa dove la femmina depone le uova, quivi si schiudono e restano i piccoli finche sono in grado di fare una vita libera.
Infine lo Spinarello: il maschio costruisce un vero e proprio nido con radici, detriti vegetali, fuscelli ed altro e lo cementa con fango e muco. Poi con moine (e talvolta con aculei e un po' di..…violenza) spinge la femmina ad entrare nel nido e a deporre le uova. La femmina esce, il maschio feconda le uova poi arriva altra femmina e altra fecondazione, finche il nido è pieno di uova. Quindi il maschio si mette a guardia e protegge e difende con accanimento i piccoli finché questi non sono indipendenti. Quindi, nei casi in cui c’è accudimento della prole, è quasi sempre il maschio a fare la “cova” e la guardia, mentre la femmina se ne va.
Studi sulle carpe