LInstitut français Firenze (IFF), o Institut français de Florence, o Istituto Francese di Firenze, ha sede presso palazzo Lenzi, nel centro storico di Firenze. Fondato nel 1907 allo scopo di diffondere la cultura francese in Italia e promuovere scambi culturali tra Francia e Italia, è il più antico Institut français del mondo. Parte integrante della rete culturale della diplomazia francese in Italia negli ambiti culturale, educativo, scolastico e universitario, ha assunto la denominazione ufficiale di Institut français Firenze nel 2012.
Storia Progettato nei primissimi anni del Novecento e fondato il 9 novembre 1907 con una delibera del Consiglio dell’Università di Grenoble, l’Istituto Francese di Firenze aprì le porte al pubblico il 27 aprile 1908 quando – proprio in occasione dell’anniversario dell’insurrezione toscana del 1859 – inaugurò la sua prima sede al primo piano di Palazzo Fenzi, in Via San Gallo 10, dove attualmente si trova il Dipartimento SAGAS dell’Università degli Studi di Firenze; nel 1912 l’istituto si trasferì definitivamente presso Palazzo Lenzi in Piazza Daniele Manin, attuale Piazza Ognissanti 2Inventario Archivio IFF, Archivio dell’Istituto Francese di Firenze, Firenze, dattiloscritto senza dataInauguration de l'Institut Français de Florence, Grenoble, Imprimerie Allier Frères, 1908.. Grande animatore dell’iniziativa fu Julien Luchaire – nativo di Bordeaux (15 agosto 1876) e dal 1906 professore di lingua e letteratura italiana alla Facoltà di Lettere dell’Università di Grenoble –, che diresse l’istituto fino alla conclusione della prima guerra mondiale, quando fu costretto ad abbandonarlo nel pieno della crisi del primo dopoguerra.
Dalla fondazione alla Prima guerra mondiale (1907-1914)
Il primo istituto culturale francese del mondo. venne dunque fondato a Firenze da Julien Luchaire che, docente a Grenoble, ebbe la capacità di costruire e poi valorizzare sia le collaborazioni strette con l’Università degli Studi di Firenze, il Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, le associazioni culturali e le reti di intellettuali, sia i contatti con personalità politiche attive nella città toscana. Non a caso, le risorse finanziarie per l’esercizio delle attività nei primi anni (1908-1909) giunsero solo in piccola parte dall’Università di Grenoble ( franchi l’anno) e arrivarono invece soprattutto da sovvenzioni di enti e associazioni culturali presenti a Firenze (Accademia delle scienze morali e politiche: franchi; Società degli amici dell’Istituto francese: franchi; Biblioteca di arte e archeologia: franchi; Gruppo lionese: franchi; Patronato degli studenti stranieri: franchi), dal Governo italiano (Ministero della Pubblica Istruzione: franchi) o da privati (Barone Edmond de Rothschild: franchi; Hugo Finaly e signora: franchi; Marchesa Arconati Visconti: franchi); queste sovvenzioni si sommavano a quelle provenienti dal pagamento delle iscrizioni degli studenti ai corsi di lingua (che oscillavano tra i e i franchi negli anni 1908 e 1910).. Fu solo negli anni dieci che il governo francese (Ministeri della Pubblica Istruzione e degli Affari Esteri) iniziò a finanziare in modo cospicuo l’istituto, che fu poi gestito direttamente dalla direzione dell’Università di Grenoble, fino agli anni successivi alla Grande Guerra, prima di passare sotto l’egida del Ministero degli Affari Esteri, tramite l’Ambasciata di Francia..
Significativa fu la scelta di Firenze come sede del primo istituto culturale francese al mondo. I motivi furono vari: Firenze era stata la città di Dante, Boccaccio e Petrarca, capitale della lingua nazionale e poi anche del Regno (1865-1870). Ma, soprattutto, quella che era la «città più artigiana d’Italia» appariva come l’epicentro degli «ateniesi d’Italia». Già storica tappa indispensabile per il Grand Tour dei rampolli delle nobiltà europee e gli intellettuali delle società dancien régime, sede del Gabinetto Scientifico-Letterario Vieusseux dal 1819 (vero modello di riferimento per Luchaire), nonché del Kunsthistorisches Institut dal 1897 (l’istituto tedesco con cui l’IFF era in competizione), effervescente centro di formazione e diffusione dei nuovi movimenti intellettuali del primo Novecento e delle riviste d’avanguardia, collocata tra Roma e Milano, Firenze era un luogo chiave per sviluppare una politica di “diplomazia culturale” che potesse competere con la presenza tedesca e incrinare i rapporti tra Italia e Germania, in un periodo di crescita delle tensioni internazionali e di crisi dei rapporti diplomatici tra Francia e Italia, nel tentativo di far distaccare il Regno d’Italia dall’alleanza con gli Imperi centrali (il Patto della Triplice alleanza tra Germania, Austria-Ungheria e Italia era stato firmato nel 1882 a Vienna e venne confermato varie volte, fino al 1912).
Si trattava quindi di un pionieristico tentativo di politica diplomatica fatta attraverso la cultura, la lingua, lo scambio e il confronto intellettuale, guidato da un uomo come Luchaire che, non a caso, negli anni tra le due guerre mondiali avrebbe svolto un ruolo rilevante nella Commissione Internazionale per la Cooperazione Intellettuale della Società delle Nazioni e poi in organismi che avrebbero rappresentato un modello per la futura UNESCO, come l’Istituto Internazionale di Cooperazione Intellettuale. Se all’inaugurazione dell’istituto parteciparono esponenti della cultura e della politica attivi a Firenze, come Paul Sabatier, Pio Rajna, Guido Mazzoni, Pasquale Villari o Robert Davidsohn, nei primi anni di attività furono presenti all’istituto persone alle quali il direttore dell’IFF era personalmente legato, come Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini e soprattutto Gaetano Salvemini, che nel 1916 avrebbe sposato l'ex moglie di Julien Luchaire, Fernande Dauriac (1877-1954), madre di Jean Luchaire e Marguerite Luchaire.
Sorto come una appendice dell’Università di Grenoble, l’istituto inizialmente operò sviluppando l’attività sull’insegnamento linguistico dell’italiano per studenti francesi e del francese per studenti italiani, anche nell’ambito della preparazione dei futuri insegnanti, in vista dei concorsi universitari volti all’insegnamento (Agrégation d’italien). Successivamente si svilupparono altre sezioni dedicate alla storia dell’arte e della musica (il Dipartimento di musica, in un periodo precedente all’intervento italiano in guerra, fu diretto da Romain Rolland dal 1909 al 1914).. Ma se l’attività che riscosse il maggior successo immediato fu quella dell’insegnamento del francese per italiani e italiane intenzionati a ottenere un diploma riconosciuto dallo Stato, il progetto che avrebbe avuto gli sviluppi più importanti nei decenni successivi fu quello della costituzione progressiva di una biblioteca, unica nel suo genere a Firenze e qualitativamente rilevante a livello internazionale, tanto da essere definita, nel 1958, come «la più importante biblioteca per gli studi francesi in Italia». In questo contesto è stato individuato l’emergere di «una vera strategia culturale» inserita nell’ambito della politica culturale e della diplomazia francese..
In pochi anni, l’Istituto moltiplicò le sue iniziative, che tesero a rivolgersi alla città e non solo agli ambienti universitari. Conferenze, apertura di un ufficio per le informazioni e gli scambi (diretto da Benjamin Crémieux tra 1911 e 1913), costituzione di una sezione per gli studi economici e giuridici, dibattiti con autori italiani e francesi, pubblicazioni e persino giornali periodici furono solo le attività più rilevanti che concorrevano a fare dell’Istituto un punto di riferimento per la cultura e la politica della Francia in Italia, anche grazie alle corpose sovvenzioni che oramai arrivavano dal Ministero degli Affari Esteri. Il successo dell’IFF fu tale che l’istituto divenne una sorta di modello per l’apertura di altri organismi culturali, come ad esempio il British Institute of Florence (1917), il primo istituto culturale inglese fondato al di fuori delle isole britanniche.
Gli anni della Grande Guerra (1914-1918)
Con lo scoppio della prima guerra mondiale, e la scelta neutralista operata dal Regno d’Italia, nel 1914 l’Istituto francese di Firenze divenne un attivissimo centro di propaganda a favore dell’intervento italiano in guerra al fianco delle potenze dell’Intesa contro gli Imperi centrali. Luchaire organizzò e animò direttamente cicli di conferenze in molte città d’Italia, usando moderne tecniche di comunicazione – già sperimentate in ambito didattico – come le diapositive su vetro che ancora oggi sono conservate presso l’Archivio dell’istituto, con centinaia di immagini volte a mostrare l’«orrore della guerra tedesca» e la vicinanza storica e culturale delle «sorelle latine», Italia e Francia, che avrebbero dovuto combattere fianco a fianco contro la «barbarie» della kultur tedesca, usando una retorica anche di tipo razziale. In questa fase Luchaire valorizzò i suoi contatti con gli ambienti della cultura italiana che si erano piegati all’interventismo; alle sue riunioni parteciparono anche uomini come Benito Mussolini (al quale Luchaire, stando a ciò che racconta nelle sue memorie, avrebbe fornito un finanziamento).. Al piano terra di Palazzo Lenzi fu aperta una Casa del soldato (il Ricreatorio franco-italiano per i soldati, dotato di docce, guardaroba, biblioteca, sala proiezioni, scrittoio, bar, ecc.) e a Milano, una delle capitali dell’interventismo italiano, venne aperta una succursale dell’Istituto Francese..
Nel 1916 i figli di questi adulti interventisti fondarono la Lega latina della gioventù, animata da Jean Luchaire, figlio primogenito di Julien, e da Leo Ferrero, figlio di Guglielmo, che coinvolse giovani studenti dei licei fiorentini come Alessandro Pavolini, Nello Rosselli, Pier Filippo Gomez o Franco Passigli, e anche un numero significativo di studentesse..
Nell’ultima fase della guerra, Luchaire operò per costruire un Istituto Francese a Napoli, che sarebbe stato inaugurato nel 1919, con la direzione di Paul-Marie Masson.
La crisi del dopoguerra e il fascismo (1919-1939)
Finita la guerra, nel 1919 emersero nuove tensioni internazionali anche tra i paesi vincitori del conflitto; la diplomazia italiana si scontrò con quella francese rispetto alla definizione dei nuovi confini sul Mare Adriatico e alla spartizione delle conquiste coloniali. Il fronte interventista italiano si spaccò e Luchaire iniziò a cadere in disgrazia., attaccato sia dall’interventismo nazionalista, fortemente radicato a Firenze, sia dal Ministero degli Affari Esteri di Parigi e dall’ambasciatore di Francia Camille Barrère, che intendevano riprendere il pieno monopolio delle relazioni diplomatiche con l’Italia in un momento in cui la politica "interventista democratica", parte del cosiddetto interventismo di sinistra, era divenuta obsoleta. con l'affermarsi della retorica della "vittoria mutilata", e mentre la penisola era attraversata da tumulti e movimenti sociali animati dalle classi popolari e dagli ex combattenti.
Negli ultimi mesi del 1919 Luchaire fu sempre meno presente a Firenze e la direzione dell’istituto passò di fatto nelle mani di Gustave Soulier, in qualità di directeur adjoint, che venne formalmente nominato direttore dell’IFF nel 1920. Quell’anno Luchaire fu definitivamente allontanato dall’istituto di Firenze e proseguì la sua carriera in Francia, nell’ambito degli organismi culturali della neonata Società delle Nazioni; tra le due guerre mondiali svolse un ruolo rilevante per la costruzione e la direzione di istituti che avrebbero posto le premesse per la creazione dell’UNESCO.