La Spagna franchista (1939–1975) è stata un periodo della storia della Spagna in cui il Paese, a seguito di una violenta guerra civile che coinvolse le forze sostenitrici della Seconda Repubblica Spagnola e i nazionalisti guidati dal generale Francisco Franco, era una dittatura militare di tipo tradizionalista, autoritario, conservatore e clericale, ispirata al fascismo, governata da Franco, che restaurò la monarchia in Spagna e si nominò suo Reggente e Caudillo. L'unico partito legale era la Falange Española Tradicionalista y de las Juntas de Ofensiva Nacional Sindicalista.
Questa fase, durante la quale il Paese fu noto ufficialmente come Stato Spagnolo (Estado Español), terminò con la morte di Franco e l'ascesa al trono di Juan Carlos I, che diede il via alla transizione democratica dello stato.
Storia Governo nazionalista nella guerra civile (1936-1939)
I capi della sollevazione armata furono i generali Francisco Franco, Emilio Mola, Gonzalo Queipo de Llano e José Sanjurjo, noti come i cuatro generales. Sanjurjo fu il leader incontestato del sollevamento militare, ma rimase ucciso tre giorni dopo l'inizio della rivolta in un incidente aereo che molti ritengono provocato da un attentato dinamitardo (20 luglio 1936), mentre si recava in Spagna per prendere il controllo delle forze rivoltose. Franco, al comando delle truppe ammutinate di stanza in Africa e dei legionari del Tercio, prese la guida delle forze nazionaliste del sud della Spagna, Mola di quelle del Nord. Dopo la morte nel 1937 di quest'ultimo Franco rimase il comandante indiscusso di tutti i nazionalisti: gli fu assegnato il grado di Generalísimo, comandante in capo, e successivamente divenne Capo di Stato.
Il governo provvisorio governava sui territori controllati dai nazionalisti durante la durissima guerra civile spagnola: la sua azione politica principale in questo periodo fu il consolidamento delle forze politiche eterogenee di destra, tradizionaliste (Carlismo) e fasciste (Falange Española de las JONS), che nel 1937 Franco unificò di forza nella Falange Española Tradicionalista y de las JONS.
Anche la Falange spagnola fu sciolta per essere incorporata in un partito unico (Movimiento Nacional) e il suo capo Manuel Hedilla, insediatosi dopo la morte di José Antonio Primo de Rivera, fu condannato a morte (condanna commutata poi a dieci anni di carcere).
Gli anni della seconda guerra mondiale (1939-1945)
Il 27 febbraio 1939 anche Francia e Gran Bretagna riconobbero il governo di Franco. Nel marzo 1939 fu siglato il Patto Iberico, un patto di non aggressione dal primo ministro portoghese António de Oliveira Salazar, in rappresentanza del Portogallo, e dall'ambasciatore Nicolás Franco, in rappresentanza della Spagna.
Al termine della guerra civile ebbero luogo le indagini sui crimini di guerra commessi durante il governo repubblicano, e in un processo chiamato Causa General: per questi crimini vennero giustiziati, imprigionati o condannati ai lavori forzati migliaia di repubblicani. Diverse migliaia emigrarono in Francia e America Latina, ma furono in centinaia di migliaia a essere internati nei campi di concentramento e avvennero più di 150.000 uccisioni extragiudiziali nei territori sotto il diretto controllo militare tra il 1936 e la fine del 1940, di cui almeno 20.000 furono commesse dopo la resa militare repubblicana alla fine di marzo del 1939. Essi furono condannati alla fucilazione, alla garrota (morte per strangolamento) o semplicemente assassinati durante dei paseos e poi seppelliti in fosse comuni.
Alcuni di coloro che scelsero l'esilio in Francia si unirono ai Maquis francesi durante la Seconda guerra mondiale; altri, come Lluís Companys (presidente del governo repubblicano della Catalogna) furono catturati dal Governo di Vichy ed estradati in Spagna per essere processati e giustiziati.
Nel settembre 1939 la seconda guerra mondiale scoppiò in Europa, e anche se Adolf Hitler incontrò Franco a Hendaye, in Francia (23 ottobre 1940) per discutere dell'entrata in guerra della Spagna a fianco dell'Asse, le richieste di Franco (cibo, equipaggiamento militare, Gibilterra, Africa del nord francese) apparvero eccessive e non venne raggiunto l'accordo. A contribuire al mancato raggiungimento dell'accordo fu la questione pendente dei diritti minerari tedeschi in Spagna. A spingere per l'alleanza con l'Asse era il ministro degli esteri Ramón Serrano Súñer, cognato di Franco. . Altri storici ipotizzano che semplicemente non avesse nulla da offrire a Hitler.
Dopo la sconfitta della Francia nel giugno 1940, la Spagna adottò una non-belligeranza a favore della Germania (offrendo per esempio l'utilizzo di basi navali alle navi tedesche) fino al ritorno alla completa neutralità nel 1943, quando le sorti della guerra apparvero decisamente sfavorevoli alla Germania. Franco inviò truppe della División Azul (o Divisione Blu, dal nome del colore del partito della Falange, i cui membri erano chiamati 'camicie blu') per combattere sul fronte orientale contro l'Unione Sovietica. Erano tutti volontari. Allo stesso tempo, diplomatici spagnoli nei paesi dell'Asse protessero gli ebrei, e la Spagna stessa divenne un rifugio sicuro per i profughi ebrei.
Sul fronte interno gruppi di resistenti repubblicani erano ancora attivi ma furono ben presto annientati dai reparti nazionalisti del Bando nacional, e già nel 1941 la conduzione delle operazioni di controguerriglia fu delegata alla Guardia Civil, derubricandola a problema di ordine interno.
Dopo la liberazione della Francia dai tedeschi nel 1944, i guerriglieri spagnoli dell'AGE che erano riparati in quel Paese, iniziarono a progettare operazioni per risollevare la resistenza al franchismo, inviando infiltrati attraverso i Pirenei per prendere contatto con i gruppi operanti nell'interno. L'azione più spettacolare si ebbe il 19 ottobre 1944: circa 4.000 uomini della "204ª Divisione", sotto il comando del colonnello Vicente López Tovar, attraversarono in vari punti la frontiera franco-spagnola e invasero la Val d'Aran con l'obiettivo di creare una "zona libera" dove insediare un governo repubblicano provvisorio, sperando che l'azione fosse il prologo di una grande sollevazione popolare antifranchista. Diverse stazioni della Guardia Civil furono travolte, ma i repubblicani dovettero arrestare la loro offensiva davanti a Vielha e Mijaran, tenuta da una guarnigione numericamente superiore comandata da José Moscardó Ituarte. Ciò diede tempo ai nazionalisti di fare intervenire rinforzi: circa 40.000 uomini furono fatti affluire nella Val d'Aran, e davanti a questa sproporzione di forze López Tovar non ebbe altra scelta di ordinare il ripiegamento oltre la frontiera il 28 ottobre, con la perdita di 129 morti e 588 prigionieri.; le forze franchiste persero 32 uomini.
L'isolamento (1945-1953)
Dopo la guerra gli Alleati usarono le simpatie franchiste per Mussolini e Hitler per tenere la Spagna fuori dall'Organizzazione delle Nazioni Unite. Franco venne visto, in particolare dalle nazioni filo-URSS, ma anche dal Regno Unito, come un rimasuglio dei regimi fascisti dell'Europa occidentale. In tali circostanze una risoluzione che condannasse il governo di Franco era inevitabile. Essa incoraggiava le nazioni a rimuovere i loro ambasciatori dalla Spagna, e stabilì le basi per misure contro la Spagna se il governo fosse rimasto autoritario. Solo il Portogallo e alcuni paesi sud-americani si rifiutarono di seguire la risoluzione.
Conseguenza di tutto ciò fu l'istituzione di un embargo contro il regime franchista nel 1946 – compresa la chiusura del confine con la Francia – che ebbe scarso successo e aumentò il sostegno al regime. L'ostracismo venne presentato come una versione moderna della Leggenda Nera, una macchinazione massonica contro la Spagna cattolica, e aiutò a coagulare un massiccio supporto popolare al regime, manifestato dalle enormi dimostrazioni del 1946. Dal canto suo il regime franchista cercò di riavvicinarsi alla democrazia, istituendo la democrazia organica, un sistema rigorosamente gerarchico, fondato sul corporativismo. Franco voleva promuovere un'immagine della Spagna che si accordasse con quella dei vincitori, eliminando i segni più vistosi del periodo "fascisteggiante". Questo maquillage portava il regime a sottolineare piuttosto la continuità con la tradizione cattolica, cemento culturale del franchismo, esaltando la neutralità durante la Seconda guerra mondiale.
Nel 1947 Juan Perón ignorò l'embargo dell'ONU e mandò sua moglie Evita Perón in Spagna, con aiuti alimentari di cui la nazione aveva molto bisogno. Gli spagnoli, e lo stesso Franco, accolsero di cuore Evita.
Dopo la seconda guerra mondiale l'economia spagnola era ancora in disordine. La Spagna attraversava un periodo di profonda miseria dovuto alla politica economica franchista, basata sul "fascismo agrario" e sull'autarchia. Le tessere annonarie erano ancora in uso alla fine del 1952. I punti fermi dell'economia erano: riduzione delle importazioni, autosufficienza, produzione controllata dallo Stato e commercializzazione di beni di primo ordine, industria sovvenzionata dallo Stato e costruzione delle infrastrutture - pesantemente danneggiate durante la guerra civile - tramite l'uso di mezzi precari.
Il generale Francisco Franco nel 1947 dichiarò formalmente la Spagna una monarchia, di cui si dichiarò reggente, ma nel 1963 designò, invece dell'erede legittimo Giovanni di Borbone (liberale ostile al franchismo), il figlio Juan Carlos.
La fine dell'isolamento (1953-1957) Le crescenti tensioni tra Stati Uniti d'America e Unione Sovietica negli anni cinquanta, costrinsero il governo statunitense a cercare nuovi alleati in Europa. Franco era un anti-comunista dichiarato, il che lo rese un alleato chiave molto affidabile durante la guerra fredda.
L'isolamento venne infine spezzato nel 1953 quando il presidente Dwight Eisenhower visitò la Spagna, abbracciato calorosamente da Franco, e quando il governo spagnolo firmò il Concordato con il Vaticano. Diversi trattati che permettevano l'apertura di basi militari statunitensi in Spagna vennero firmati nel 1953. Il governo statunitense in cambio diede aiuti economici alla Spagna, in parte come donazione e in parte come prestito. Questa serie di accordi tra USA e Spagna divenne nota come Patto di Madrid.
Nel 1955 la ricchezza spagnola si avvicinò ai livelli del 1935, precedenti la guerra civile, lasciando alle spalle i disastri della guerra e la lotta contro l'isolamento. Nello stesso 1955 la Spagna entrò nelle Nazioni Unite. Altre nazioni dell'Europa Occidentale, compresa l'Italia, furono da quel momento ansiose di ripristinare buoni contatti con la Spagna franchista.
Il Desarrollo, il miracolo spagnolo (1957-1973)
Il miracolo economico spagnolo (Desarrollo, ossia sviluppo) fu il nome dato al boom economico spagnolo tra il 1959 e il 1973. È il fenomeno più rimarcabile e importante lasciato ai posteri dal franchismo spagnolo, poiché grazie a esso la Spagna sorpassò largamente la soglia di introiti che distingue i Paesi sviluppati da quelli sottosviluppati e permise l'avvento e lo sviluppo di una borghesia dominante, base e strumento per la creazione e l'assestamento della democrazia che da lì a breve si sarebbe instaurata.
Il boom economico venne favorito da diverse riforme economiche promosse dai cosiddetti tecnocrati nominati da Franco, che misero in atto le politiche di sviluppo neo-liberali del Fondo Monetario Internazionale. I "tecnocrati" erano una nuova specie di economisti, legati all'Opus Dei, che rimpiazzarono la vecchia guardia falangista, propensa all'isolazionismo.
Il primo gruppo di riforme fu il Plan de Estabilización varato nel 1959 e che permise sin da subito di stabilizzare le finanze e i cambi valutari.