Questa pagina tratta la storia della nazionale maschile di calcio della Spagna.

È una delle nazionali di calcio più titolate del mondo: detiene il record di campionati europei vinti, con quattro titoli in bacheca (1964, 2008, 2012 e 2024) su cinque finali disputate (con il secondo posto del 1984), ha vinto due campionati mondiali (2010 e 2026) e una UEFA Nations League (2022-2023). È, insieme all', una delle due nazionali che si sono aggiudicate due titoli continentali e un titolo mondiale di seguito. Vanta un secondo posto come miglior risultato nella Confederations Cup (2013).

Anni venti Gli esordi

La nazionale spagnola di calcio fu costituita nel 1920, in occasione della partecipazione ai Giochi olimpici di Anversa: esordì il 28 agosto dello stesso anno al La Butte di Bruxelles contro la vincendo per 1-0 con gol di Patricio, che divenne primo marcatore della storia della sua nazionale, la cui prima formazione era la seguente: Zamora, Samitier, Sesúmaga, Otero, Arrate, Belauste, Pichichi, Acedo, Eguiazábal, Patricio e Pagaza.

La selezione spagnola si aggiudicò la medaglia d'argento vincendo il minitorneo che assegnava le medaglie di argento e bronzo, che si disputò dopo la squalifica della , che abbandonò la finale con il .

Nel 1921 la Spagna disputò la prima partita internazionale in casa, battendo il 2-0 a Bilbao. Nel 1929 si fregiò anche del prestigio di essere stata la prima squadra non britannica ad aver battuto l', con una vittoria a Madrid per 4-3.

Anni trenta La Spagna non partecipò al , ma esordì nella competizione soltanto nel 1934. Al mondiale italiano raggiunse i quarti di finale, dove fu sconfitta per 1-0 dall' nella gara di ripetizione, dopo che il primo incontro si era concluso con il risultato di 1-1.

Anni cinquanta Al mondiale del 1950, dopo la qualificazione ottenuta a spese del (battuto per 5-1 in Spagna e fermato sul 2-2 in casa), vinse il girone di prima fase con , e , poi terminò in quarta posizione il girone finale con , e , con un pari e due sconfitte, e di conseguenza chiuse il torneo al quarto posto. Fino al 2010 rimase quello il miglior risultato della Roja al mondiale.

Gli spagnoli mancarono poi la qualificazione al . Inseriti nel girone con e , dopo il ritiro dei sovietici per motivi politici se la videro con i turchi per un posto al mondiale. La partita d'andata in casa fu vinta per 4-1, ma al ritorno a Istanbul i turchi si imposero per 1-0, sicché, dato che il regolamento dell'epoca non teneva conto della differenza reti, si rese necessaria una partita di spareggio, che si tenne allo stadio Olimpico di Roma tre giorni più tardi. Il pareggio per 2-2, in un'epoca in cui non si faceva ricorso ai tiri di rigore, obbligò da regolamento a un sorteggio per decidere quale delle due nazionali avrebbe avuto la meglio. Fu il bambino italiano Franco Gemma a sorteggiare nell'urna la pallina contenente il nome della Turchia, lasciando fuori gli spagnoli dal mondiale.

Un'altra disfatta spagnola fu registrata nelle qualificazioni al . Sorteggiata nel girone eliminatorio con e , la Spagna pareggiò per 2-2 con gli elvetici e fu sconfitta per 4-2 dagli scozzesi, trovandosi nelle condizioni di dover vincere le successive due partite e sperare nella vittoria svizzera sugli scozzesi nelle restanti partite. Pur vincendo i due successivi incontri per 4-1, la Roja chiuse al secondo posto il raggruppamento e rimase fuori dal mondiale, dato che la Scozia la superò in classifica per un solo punto.

Anni sessanta L'era Villalonga: il trionfo europeo (1962-1966)

La Spagna si qualificò al campionato europeo del 1960, prima edizione del torneo. Dopo aver superato il primo turno e aver battuto per 7-2 la agli ottavi di finale, la Roja si rifiutò per motivi politici, su pressione del dittatore Francisco Franco, di competere contro l', che fu la vincitrice di quell'edizione.

Passata sotto la gestione di José Villalonga, la Spagna prese parte al campionato del mondo 1962 in Cile, ma fu eliminata nella prima fase contro , e .

Nel campionato europeo del 1964, giocato in casa, la Spagna poteva contare su una grande squadra, composta, tra gli altri, da Luis Suárez, Francisco Gento, Josep Fusté, Amancio Amaro e José Ángel Iribar. Quella compagine, che nelle qualificazioni aveva superato , e , eliminò in semifinale la temibile battendola per 2-1 e conquistò il primo trofeo della storia calcistica spagnola sconfiggendo l' per 2-1 nella finale di Madrid davanti a 125.000 persone che gremivano il Santiago Bernabéu. Jesús María Pereda portò in vantaggio la formazione di casa dopo appena 6 minuti di gara, ma la Spagna necessitò di un gol di testa negli ultimi minuti di Marcelino Martínez per vincere, dato che Galimzjan Chusainov aveva pareggiato su calcio di punizione. La vigilia della partita fu carica di tensioni politiche, dovute ai fatti di quattro anni prima.

L'era Balmanya (1966-1968) Dal 1966 al 1980 la nazionale spagnola attraversò un periodo buio. Con la partenza di Villalonga la Spagna entrò in un quindicennio che vide gli iberici assenti da tutte le competizioni internazionali, a eccezione del campionato d'Europa 1968, quando l'eliminazione arrivò ai quarti di finale contro l'.

Anni settanta Al campionato d'Europa 1976 la Spagna, dopo aver sconfitto , e , fu eliminata ai quarti di finale. Ad Argentina '78 tornò a disputare la fase finale di un Mondiale dopo dodici anni. La squadra iberica si era qualificata alla fase finale grazie al primo posto nel girone con e , ottenuto vincendo a Siviglia contro gli jugoslavi e battendo in trasferta entrambe le avversarie, rendendo ininfluente la sconfitta patita a Bucarest. In Argentina fu sorteggiata nel girone C con , e . Persa la partita con gli austriaci (1-2), pareggiò per 0-0 la partita con i verdeoro, ricordata per un incredibile errore a porta vuota di Julio Cardeñosa. Nell'ultimo match contro la Svezia vinse per 1-0, ma il successo non bastò per superare il turno.

Anni ottanta L'era Santamaría (1980-1982)

Anche il campionato d'Europa 1980 in Italia fu avaro di soddisfazioni per gli iberici, che si erano qualificati alla fase finale superando , e . La Spagna si rivelò la formazione più debole del suo girone: furono fatali le sconfitte contro e e il pareggio contro l'.

Il campionato mondiale 1982 si giocò in Spagna e per la prima volta il torneo vide la partecipazione di 24 squadre. Malgrado le grandi aspettative riposte sulla nazionale di casa, le furie rosse guidate da José Santamaría non riuscirono a lasciare il segno. Superata a fatica la prima fase a gironi (un pari, una vittoria e una sconfitta: 1-1 con l', 2-1 con la e 0-1 con l'), la Spagna fu inserita nel gruppo B della seconda fase insieme a e . Fu eliminata dopo la sconfitta (1-2) contro i tedeschi occidentali e il pareggio a reti inviolate contro l'Inghilterra. Santamaría fu esonerato al termine del mondiale.

L'era Muñoz (1984-1988) Dopo la coppa del mondo del 1982 disputata in casa, sulla panchina della nazionale tornò dopo tredici anni Miguel Muñoz. La qualificazione alla fase finale del campionato d'Europa 1984 in Francia fu ottenuta in modo rocambolesco. Inserita in un girone di qualificazione con , , e , nell'ultima partita la Spagna aveva bisogno di vincere contro Malta con 11 gol di scarto, unica situazione che le avrebbe consentito di superare nel computo della differenza reti i Paesi Bassi, che avevano già terminato i propri impegni. Il primo tempo si concluse sul punteggio di 3-1 e le speranze spagnole parvero svanire, ma nella ripresa gli iberici misero clamorosamente a segno i nove gol che servivano per qualificarsi. Santillana e Hipólito Rincón realizzarono quattro gol a testa, due marcature furono di Antonio Maceda, una di Sarabia e l'ultima, decisiva, di Señor all'83º minuto di gioco.

Nel gruppo B della fase conclusiva del torneo la Spagna sfidò , e . Ai pareggi per 1-1 contro Romania e Portogallo seguì la sorprendente vittoria per 1-0 contro la favorita Germania, successo che riscattò la sconfitta patita due anni prima. In semifinale la Roja se la vide con la e la sconfisse ai rigori per 5-4 dopo che i supplementari si erano conclusi sull'1-1. In finale ad attendere le Furie rosse c'era la di Platini padrona di casa. I francesi vinsero per 2-0, ma per gli spagnoli fu comunque il secondo miglior risultato di tutti i tempi.

Muñoz guidò la Spagna anche alla qualificazione per il campionato del mondo 1986, superando facilmente , e . La giovane formazione iberica fu sorteggiata nel girone con , e . Sconfitta all'esordio contro i verdeoro (1-0) anche se aveva segnato con Michel un gol regolare non concesso dall'arbitro australiano Joseph Bambridge, batté per 2-1 l'Irlanda del Nord e per 3-0 l'Algeria. Agli ottavi travolse per 5-1 la con quattro gol di Emilio Butragueño, ma ai quarti fu sconfitta ai rigori dal .

Rimasta sotto la guida di Muñoz, la Spagna si qualificò senza patemi per il campionato d'Europa 1988 avendo la meglio su , e . Nella fase finale fu inserita nel girone A insieme con , e . Vinse per 3-2 al debutto contro i danesi, ma poi uscì sconfitta dalle partite contro italiani (1-0) e tedeschi occidentali (2-0).

Anni novanta Da Suárez a Miera (1990-1992) Gli anni novanta cominciarono con la nomina di Luis Suárez a CT. L'ex bandiera dell'Inter chiamò in squadra molti giovani, da Manuel Jiménez Jiménez a Genar Andrinua a Martín Vázquez. Qualificatasi con facilità al campionato del mondo 1990 vincendo il girone con , , e , in Italia fu messa di fronte a , e nel gruppo E. Pareggiò a reti bianche contro gli uruguaiani e poi vinse sia contro gli asiatici (3-1) sia contro i belgi (2-1), che l'avevano sconfitta quattro anni prima in Messico. Agli ottavi di finale, però, fu eliminata dalla (2-1), non riuscendo quantomeno a ripetere il piazzamento del 1986.

Con il nuovo CT Vicente Miera la Spagna mancò la qualificazione al campionato d'Europa 1992, arrivando terza dietro e nelle qualificazioni. Miera in seguito guidò anche la Nazionale olimpica che, nello stesso anno, conquistò la Medaglia d'oro ai Giochi olimpici di Barcellona.

L'era Clemente (1992-1998)

Con la nomina del nuovo commissario tecnico Javier Clemente furono subito chiari i propositi di successo della federazione spagnola. La qualificazione al campionato del mondo 1994 fu conseguita in modo autorevole: in 12 partite gli iberici guadagnarono ben 19 punti. Nella fase finale, organizzata dagli Stati Uniti, gli spagnoli se la videro con , e nel gruppo C. Nonostante i favori del pronostico, non andarono oltre il pari contro i sudcoreani (2-2, dopo aver sprecato due gol di vantaggio) e nella sfida contro la Germania pareggiarono per 1-1. Si qualificarono alla fase a eliminazione diretta grazie alla vittoria per 3-1 contro la Bolivia. Eliminata la agli ottavi (3-0), ai quarti di finale furono sconfitti per 2-1 dall' in una partita segnata da un controverso episodio in area di rigore spagnola, dove Mauro Tassotti ruppe il naso a Luis Enrique con una gomitata, ma non fu punito dal direttore di gara. Poco prima Roberto Baggio aveva siglato il gol decisivo per gli azzurri.

Qualificatasi per il campionato d'Europa 1996 dopo aver affrontato , , , e nelle eliminatorie, in Inghilterra la squadra di Clemente fu messa di fronte a , e . Al pareggio per 1-1 contro i bulgari seguì un identico pari contro la Francia, ottenuto negli ultimi minuti. Vincendo per 2-1 contro la Romania, la Spagna si garantì l'accesso ai quarti, dove cadde contro l'Inghilterra padrona di casa ai rigori.