Il castello Ursino () di Catania fu costruito dal re Federico II di Svevia nel XIII secolo. Il maniero ebbe una certa visibilità nel corso dei Vespri siciliani come sede del parlamento siciliano e, in seguito, come residenza dei re di Sicilia della dinastia aragonese, fra i quali Federico III. Oggi è sede del Museo Civico della città etnea, formato principalmente dalle collezioni della famiglia Biscari e del Monastero dei Benedettini.

Storia Prima del castello Sul sito dove sorge l'edificio attuale è testimoniato uno dei nuclei più antichi dell'abitato catanese, risalente alla prima fase abitativa della polis greca di KataneA. Patanè, Saggi di scavo all’interno del castello Ursino di Catania, Kokalos XXXI-XL, 1993-94, pag. 906.. Sebbene in passato sia stata ipotizzata sul luogo la presenza di una torre di epoca normanna - la Torre di Don Lorenzo - non solo di essa non c'è traccia alcuna ma gli studiosi tendono a ritenere l'ipotesi di una preesistenza normanna sul sito del castello priva di fondamenti scientifici ed, eventualmente, di ricercarla in altro sito del centro storico cittadinoG. Agnello, L’architettura sveva in Sicilia, 1935, pag. 416; L. Arcifa, La città nel Medioevo: sviluppo urbano e dominio territoriale, in Catania, l’identità urbana dalle origini al Settecento, Catania 2010, pag. 91.. Gli studiosi ritengono che il castello sia il castrum menzionato nella lettera indirizzata da Federico II al suo architetto, Riccardo da Lentini, quando il cantiere doveva ancora avviarsi.

Medioevo Il castello Ursino fu voluto da re Federico II di Svevia e la sua edificazione iniziò nel 1239. L'imperatore aveva pensato il maniero come parte di un più complesso sistema difensivo costiero della Sicilia orientale, che includeva, fra gli altri, anche il castello Maniace, a Siracusa, e quello di Augusta, e come residenza imperiale in città. Il progetto e la direzione dei lavori furono affidati all'architetto militare Riccardo da Lentini. Secondo il Correnti sarebbe stato costruito sulla costa per volontà di Federico II e il nome "Ursino" deriverebbe da Castrum Sinus, ovvero il "castello del golfo"La sua costruzione a protezione dell'antico porto catanese è citata . Qualcuno, tuttavia, ritiene che in origine il castello non si trovasse sulla costa e la denominazione Ursino sarebbe legata all’omonima famiglia che, nel corso del XIII secolo, lo avrebbe occupato.

All'interno del castello avvennero alcuni dei momenti più importanti delle Guerre del Vespro. Nel 1295 vi si riunì il Parlamento siciliano, che dichiarò decaduto Giacomo II come re di Sicilia, ed elesse Federico III con il nuovo titolo indipendente di re di Trinacria. Nel 1296 il castello fu preso dalle truppe francesi di Roberto d'Angiò ma espugnato dagli aragonesi nello stesso anno. Re Federico abitò il maniero a partire dal 1296, facendo di esso il centro della corte aragonese e così fecero anche i suoi successori Pietro II, Ludovico I, Federico IV e Maria. Inoltre, nel 1337, la Sala dei Parlamenti funse anche da camera ardente per la salma di re Federico III. Nel 1347, nella stessa sala, venne firmata la cosiddetta Pace di Catania fra Giovanni d’Aragona e Giovanna I d'Angiò, regina di Napoli, ponendo così fine alle guerre del Vespro.

Il castello Ursino fu dimora reale dei sovrani del casato degli Aragona di Sicilia (ramo parallelo siciliano del casato spagnolo) e ne ospitò tutti i re dal 1296 al 1415, quando ospitò la regina Bianca d'Evreux, di origine normanna, ereditaria del Regno di Navarra e sposa di Martino I.

Nei primi anni del XV secolo l'edificio risulta circondato dalla città e diverse casupole vi si addossano. Sarà re Martino I, nel 1405, a far eseguire lo sgombero dello spazio intorno al maniero per ricavare una piazza d’armi, demolendo, tra gli altri, il convento di San Domenico costruito nel 1313Giuseppe Rasà-Napoli, Guida alle chiese di Catania, Galati, Catania 1900, pagine 151 e 304..

Il castello, dimora di Maria di Sicilia, fu teatro del rapimento della regina da parte di Guglielmo Raimondo Moncada, nella notte del 23 gennaio 1379, per evitare il matrimonio di quest’ultima con Gian Galeazzo Visconti.

Alfonso V riunì, il 25 maggio del 1416, nella sala dei Parlamenti del castello, i baroni e i prelati dell'isola per il giuramento di fedeltà al sovrano e fino al 30 agosto vi si svolsero gli ultimi atti della vita politica che videro Catania città capitale del regno di Sicilia. Nel 1434 lo stesso re Alfonso firmò nel castello l'atto con cui concedeva la fondazione dell'Università degli Studi di Catania.

Nel 1460 si riunirà nel castello il primo Parlamento del periodo aragonese-castigliano presieduto dal viceré Giovanni Lopes Ximenes de Urrea. Al suo interno morì, nel 1494, don Ferdinando de Acuña viceré di Sicilia, il quale verrà sepolto in Cattedrale, nella cappella di Sant'Agata.

Età Moderna Dal XVI secolo, con l'introduzione della polvere da sparo, il castello vide sempre più indebolito il suo ruolo militare, diventando dimora del castellano e, temporaneamente del viceré, mentre parte di esso fu adibita a prigione.

Si deve a questo periodo, in particolare sotto la reggenza di Carlo V, una massiccia manipolazione dell'edificio atta a ricavarne una fortezza integrata con il sistema difensivo moderno: a difesa del castello vengono costruiti il Bastione di San Giorgio, sul lato sud, e il Bastione di Santa Croce, verso nord-est, mentre al suo interno vengono eseguite alcune modifiche nello stile proprio del periodo. L'11 marzo 1669, da una frattura sopra Nicolosi, ebbe inizio la più imponente eruzione dell'Etna di epoca storica che, dopo aver distrutto orti e casali dell’hinterland, giunse alle mura della città, che riuscì a superare da Nord-Ovest, nella zona del Monastero di San Nicolò l'Arena, per poi dirigersi verso il Bastione di San Giorgio. Il 16 aprile la lava arrivò attorno al castello e, pur non intaccandone le strutture, ne colmò il fossato, coprì i bastioni e spostò per alcune centinaia di metri anche la linea della costa.

Infine, il terremoto del 1693 provocò una serie di danni alle strutture e alcuni crolli, compromettendo definitivamente il ruolo militare del castello.

Restaurato all’inizio del XVIII secolo, continuò ad ospitare le guarnigioni militari, prima piemontesi (1714) e poi borboniche, assumendo anche il nome di Forte Ferdinandeo. Rimase tuttavia una prigione fino al 1838, quando il governo borbonico, riconoscendone il ruolo come fortilizio, vi apportò restauri e vi aggiunse nuove fabbriche che finirono con l'occultare sempre di più l'originaria struttura sveva.

In tale stato il maniero rimase fino agli anni 1930, quando fu oggetto di un radicale restauro, in vista della sua trasformazione in Museo civico .

Museo Civico

Acquisito nel 1932 dal comune e sottoposto a restauri, oggi il castello si trova in pieno centro storico e, dal 20 ottobre 1934, è adibito a Museo Civico di Catania. Nel mese di novembre del 2009 sono stati ultimati alcuni lavori di restauro. Conserva ed espone principalmente la collezione della famiglia Paternò Castello di Biscari e del Monastero dei Benedettini.

Architettura

La struttura è a pianta quadrata e ogni lato misura circa 50 m. I 4 angoli sono dotati di torrioni circolari con diametro poco superiore ai 10 m e altezza massima di 30, mentre le 2 torri mediane sopravvissute (in origine erano 4) hanno un diametro di circa 7 m. Le mura sono realizzate, tramite opus incertum, in pietra lavica e presentano uno spessore di 2.50 m. Originariamente il castello presentava, alla base, delle scarpate che lo slanciavano, dandogli un aspetto decisamente imponente. Esse sono visibili nel fossato del lato sud del castello grazie agli ultimi scavi effettuati. Il progetto originale probabilmente non prevedeva una merlatura, rara nei castelli federiciani, ma successive modifiche e ricostruzioni della parte sommitale di alcune torri, hanno probabilmente previsto l'inserimento di merlature. La pianta originale si basa sulla relazione tra quadrato e ottagono, con possibile riferimento alla cabala ebraica"La struttura a pianta quadrata è costruita intorno a un cortile scoperto. Su tre lati del cortile si aprono tre grandi sale rettangolari, una per ciascun lato. Sul lato orientale vi sono tre sale centrali e due, alle estremità, di raccordo. Agli angoli del castello si ergono quattro torri cilindriche, mentre nei punti medi di ciascun lato si ergevano quattro torri semicilindriche più piccole, delle quali sono sopravvissute al terremoto del 1693 solo le due del lato nord e del lato ovest. Dalle sale rettangolari è possibile accedere alle torri mediane rimaste integre, mentre alle torri angolari si accede da quattro piccoli ambienti a pianta quadrata. Ne risulta un percorso continuo e dal ritmo regolare, incernierato attorno al cortile, costituito dal susseguirsi di otto ambienti. Le torri angolari, circolari all’esterno, risultano a pianta ottagonale all’interno, sormontate da volte a ombrello. Studioso della matematica e dell’astronomia, Federico II ha probabilmente voluto che la costruzione avesse un chiaro riferimento alla cabala (forma di mistica esoterica per rivelare il Creatore agli esseri creati). L’ottagono è infatti il risultato dell’intersezione di un cerchio, che rappresenta il potere divino, con un quadrato, che simboleggia il potere temporale. La figura ottagonale allude al potere divino sulla terra dell’imperatore." Vedi La pianta quadrata e l'ottagono .

Nel corso dei secoli la struttura originale non ha subito cambiamenti notevoli. Trovandosi a breve distanza dalla principale via d'accesso a sud della città, la Porta della Decima, sita in località Muro Rotto, e circondato da ruderi di antica memoria (dal Bolano in poi, si identificavano a ovest la Naumachia e ad est il Ginnasio), si integrava con i quartieri meridionali della città, i quali si trovarono addossati all'edificio fino ad inizio del XV secolo. Nel 1405 infatti l’abitato che ormai lo soffocava, venne sventrato e il castello fu dotato, inizialmente di una piazza d'armi e poi di un fossato, venendo fortificato e circondato dalla cortina muraria cittadina lungo la quale, in prossimità del castello, si spingevano i 2 bastioni di San Giorgio e Santa Croce. Sul lato settentrionale, che è quello principale ed è ben conservato, era sita l'entrata principale del castello, difesa da un ponte levatoio e da mura, i cui resti sono ancora visibili nel fossato di fronte all'ingresso. Sempre nel lato settentrionale vi sono 4 finestre che originariamente non erano previste per renderlo meno vulnerabile agli attacchi nemici. Una base a scarpa venne poi realizzata per rafforzare la struttura del castello.

Il lato sud subi alcuni cambiamenti nel tempo, data la scomparsa della torre mediana e delle numerose finestre aperte nel tempo. Qui troviamo una porta secondaria detta "porta falsa" che, per mezzo di uno scivolo (che probabilmente era in legno e pietra), conduceva all'imbarcadero a mare, ricavato oltre il bastione. Le manipolazioni cinquecentesche e la colata lavica del 1669, purtroppo, non ci consentono di stabilire esattamente ove fossero previste eventuali estensioni di mura che raggiungessero il maniero: il lato sud del castello fino alla metà del XVI secolo doveva affacciarsi imponente, pur a una certa distanza, sul mar Jonio, dal quale era separato da una larga riva sabbiosa. La realizzazione del bastione di San Giorgio e della piattaforma di Santa Croce, resero più efficiente l'edificio per l'uso dei cannoni, fortificando il castello e rendendolo parte di un sistema difensivo ben più articolato che non in età medioevale. Il definitivo allontanamento dal mare e l'innalzamento del livello del terreno circostante al castello fu dovuto alla colata lavica del 1669 che lo cinse quasi totalmente e sommerse i bastioni. Il castello così, una volta dominante sul golfo, ne sembrò quasi appiattito al suolo.