Il Canone pāli o Tipiṭaka (pāli, letteralmente "Tre canestri"; sanscrito Tripiṭaka (त्रिपिटक); cinese Sānzàng (); giapponese ; coreano Samjang (삼장); khmer Traipětâk (ត្រៃបិតក); singalese Tipiṭaka (තිපිටක); thailandese Traipidok (ไตรปิฎก); vietnamita: Tam tạng) è la più antica collezione di testi canonici buddisti pervenutaci integralmenteIl Canone pāli è in una edizione del V secolo d.C., il Canone cinese invece pur essendo stato progressivamente composto a partire dal II secolo d.C. «diversamente dal Canone pāli (il quale sebbene ampio, era ancora di un'ampiezza tale da poter essere copiato grazie all'aiuto di fedeli laici devoti), il Canone cinese, con le sue migliaia di rotoli, era troppo spropositato per essere copiato senza un impegno enorme. Infatti esso non fu prodotto nella sua interezza fino a che la dinastia Song non intraprese un progetto che avrebbe rivoluzionato la distribuzione del Canone. Nell'anno 972 la corte commissionò l'incisione dell'intero canone su blocchi di legno nella città di Chengdu (nel Sichuan), il centro per l'intaglio del legno in Cina» mentre per il Canone tibetano «Solo nel XIII secolo abbiamo un'indicazione che le traduzioni furono accolte e classificate in una serie che si può chiamare canone.» Cfr. Lewis R. Lancaster in Letteratura buddista: Canonizzazione op.cit. pag. 331-6..
Il Canone è il pilastro del Buddismo Theravāda ed è attualmente praticato in Birmania, Thailandia, Cambogia, Laos e Sri Lanka.
Origini Secondo la tradizione della scuola Theravāda il loro contenuto fu fissato in forma orale durante il primo concilio buddista a Rājagaha subito dopo la morte del Buddha e furono messi per iscritto in Sri Lanka nel I secolo a.C. H. R. Perera, Buddhism in Ceylon, pag. 33, cit. in K. Lal Hazra, pagg. 170-171 da parte della comunità del monastero Mahāvihāra, anche se l'edizione del Canone pāli di cui disponiamo oggi risale al V secolo d.C. Lewis R. Lancaster in Enciclopedia delle Religioni. Diretta da Mircea Eliade. Vol 10, Milano, Jaca Book-Città Nuova, 2006, pag. 331-2. Cfr. anche Mario Piantelli. Il Buddismo indiano in: Giovanni Filoramo (a cura di), Buddhismo. Bari, Laterza, 2001, pagg. 88 e sgg..
I Tre Canestri e i cinque Nikāya Questi scritti si possono dividere in tre categorie, i cui fogli dei primi manoscritti, originariamente consistenti in foglie di palma, erano conservati in canestri, da cui il nome collettivo (tipiṭaka, pāli, da ti, tre, e piṭaka, cesto o canestro, tripitaka in sanscrito).
Vinayapiṭaka "canestro della disciplina" Il primo "canestro", il Vinaya Piṭaka, è la disciplina monastica, contenente le regole dell'ordine e le procedure da seguirsi in caso di infrazione da parte di un monaco, insieme al resoconto delle circostanze che hanno portato alla promulgazione di ciascuna regola si suddivide in:
Suttavibhaṅga Il testo è composto da altri due testi: Mahāvibhaṅga - le "Grandi suddivisioni", riguarda la disciplina dei monaci Bhikkhunīvibhaṅga - "Suddivisione delle monache", riguarda la disciplina delle monache.
Khandhaka Denominati "I frammenti", ed è un gruppo di testi formato dal Mahavagga o "Gruppo Grande" e dal "Cullavagga" o "Gruppo piccolo".
Parivārapāṭha Denominata "Il seguito", l'opera che riguarda la disciplina fu contestata dalla scuola Dhammarucya dello Sri Lanka.
Suttapiṭaka o Cinque Nikāya Il secondo "canestro", il Sutta Piṭaka, contiene resoconti della vita e degli insegnamenti del Buddha. Il Sutta Piṭaka è a sua volta suddiviso nei cinque Nikāya, elencati nella relativa voce.
Dīghanikāya Raccolta dei sutta lunghi ed è composto da 34 sutta, suddiviso a sua volta in tre gruppi. Silakkhandhavagga - la divisione sulla moralità [sutta 1-13] Mahāvagga - la grande divisione [sutta 14-23] Patikavagga - la divisione Patika [sutta 24-34]
Majjhimanikāya Raccolta dei sutta di media lunghezza ed è composto da 152 sutta.
Samyuttanikāya Raccolta suddivisa per argomenti, costituita da 56 argomenti che raccolgono 7762 sutta.
Anguttaranikāya Denominata "Raccolta di sutta raggruppati in successione numerica"; si tratta di una raccolta che raggruppa 2300 sutta classificati per argomenti diversi.
Khuddakanikāya Denominata "Raccolta dei sutta brevi" ed è composta da quindici o diciotto sezioni, a seconda della scuola. Khuddakapatha - "Lezioni brevi" Dhammapada - "I versi del Dhamma", suddiviso in 26 stanze e composto da 423 versetti Udana - "Versetti di edificazione", composta da 80 sutta brevi Itivuttaka - raccolta denominata "Così fu detto", composta da 112 sutta Suttanapata - "Gruppo di discorsi", composto da 71 testi in versi Vimanavatthu - "Storie delle dimore divine" Petavatthu - "Storie degli spiriti avidi" Theragatha - "Stanze degli anziani", composta da 264 poemi Therigatha - "Stanze delle monache anziane", composta da 73 poemi Jataka - "la ghirlanda delle rinascite. Storie delle vite passate del Buddha", composta di 547 testi Niddesa - "Le dissertazioni" Patisambhidamagga - "La via del completo discernimento" Apadana - "Storie delle vite passate di monaci e monache". Buddhavamsa - "Il linguaggio dei Buddha" racconta la storia dei ventiquattro Buddha antecedenti a Sākyamuni Cariyapitaka - "Il canestro della condotta (del bodhisatta prima che diventasse Buddha)" Nettippakarana (solo nell'edizione birmana del Tipitaka) Petakopadesa (solo nell'edizione birmana del Tipitaka) Milindapañha (solo nell'edizione birmana del Tipitaka) "Le domande del re Milinda" Abhidhammapitaka Il terzo "canestro" è lAbhidhamma Piṭaka ed è una raccolta di testi che elaborano ulteriormente diversi concetti e tesi della dottrina presentati nel Sutta Pitaka, giungendo ad una loro trattazione filosofico-metafisica. È composto di sette testi: Dhammasangani - Raccolta o "Catalogo dei fenomeni che costituiscono l'universo" Vibhanga - Raccolta che illustra la "Suddivisione dei fenomeni" Dhatukatha - "Dissertazione sugli elementi" Puggalapaññatti - Raccolta o "Descrizione delle personalità umane" Kathavatthu - Raccolta denominata "Delle domande" o "Punti controversi" Yamaka - Raccolta che riguarda "Le risposte appaiate" Patthanapakarana
Riguarda le "Relazioni causali dei fenomeni".
Ricerche storiografiche sul Vinaya pāli Se l'odierno Vinaya pāli sia o no quello cui si attenevano le prime comunità monastiche buddiste è stato a lungo oggetto di studio e di controversia. Secondo i primi studiosi che si interessarono alla letteratura del Vinaya pāli, quello dell'odierno sangha theravāda ha radici antiche quanto il buddismo e anzi ancora più antiche. Così, ad esempio, si fanno risalire diverse caratteristiche della regola monastica buddista a movimenti ascetici prebuddisti. Nel 1939 scriveva ad esempio la studiosa indiana Durga Bhagvat: In particolare, fa risalire le regole pertinenti al brahmacārin, ossia alla rinuncia (al sesso, all'alcool, al denaro ecc.) all'omonimo movimento ascetico. Inoltre, ritiene «il terzo e il quarto dei NissayaMahāvagga, I, 30. I Nissaya sono: 1) il vivere mendicando, 2) il vestirsi di stracci gettati nella discarica, 3) il vivere ai piedi d'un albero, 4) l'uso dell'orina bovina come medicina. come principalmente basati sui costumi osservati dai Paribbājaka»D. N. Bhagvat, pagg. 51-52. Il tenere un'assemblea dei monaci il quattordicesimo o il quindicesimo giorno del mese lunare risalirebbe invece alla pratica dei sacrifici rituali dei Darśa e dei Pūrṇamāsa, come dettagliati nel Śatapatha-Brāhmaṇa, II 1, 4; I, 1D. N. Bhagvat, pag. 53. Altre regole erano state introdotte in reazione ai costumi di altri movimenti ascetici contemporanei. Ad esempio, i bhikkhu non dovevano ricevere il cibo elemosinato nelle loro mani perché così facevano i TitthiyaD. N. Bhagvat, pag. 54.
Secondo alcuni studiosi contemporanei, la genesi del Vinaya Theravāda sarebbe da ritenersi sì controversa, ma comunque successiva a quella di altre scuole e dovuta al fondamento di alcuni scismi. Si sostiene ad esempio che, all'epoca del terzo concilio buddista,
Tale tesi viene contestata dalla ricerca del monaco theravāda e studioso australiano Bhante Sujato il quale indica come nel secondo concilio buddista un partito, denominato Vajjiputtaka, ossia "i figli dei Vajji", intendeva permettere il possesso di denaro ai bhikkhu, mentre i monaci dell'ovest e del sud, indicati nel Vinaya dei Theravādin come i Pāveyyaka, ossia "quelli di Pāveyya", erano contrari a questa dipartita dalla regola fino ad allora comunemente accettata. Tale dipartita sarebbe stata dovuta non ad una deliberata reinterpretazione della disciplina, ma alle distanze geografiche che separavano le comunità coinvolte. Il concilio si concluse con la condanna della pratica del sangha Vajjiputtaka, e «tutti i Vinaya concordano che la disputa a Vesali si risolse senza uno scisma», a dimostrazione che le comunità del tempo concordavano su una condotta monastica valida per tuttiB. Sujato, pag. 4.
Lo scisma, sempre secondo Sujato, si ebbe qualche anno dopo per motivi non legati al Vinaya, ma per via di diatribe dottrinali, ossia sulla possibile presenza di imperfezioni mentali negli arahant. Questa volta mancò l'intesa e i Mahāsaṅghika si staccarono dai Thera, dai quali poi si evolsero i Theravādin. Da quanto risulta dai resoconti dei concili buddisti è possibile ricostruire il contenuto di varie regole monastiche delle comunità che vi avevano preso parte, e risalta come i Vinaya dei Thera e dei Mahāsaṅghika fossero identici per quanto riguarda i punti contesiB. Sujato, pag. 5. L'Autore rileva comunque che
Datazione dei Nikāya del Canone pāli In genere le raccolte in cui è diviso contengono testi sia antichi e probabilmente testimoni delle autentiche vicende delle prime comunità monastiche e dell'insegnamento del Maestro, che testi più recenti e successivi i primi di secoli. Ad esempio, nellAssalāyanasutta (nº 93) del Majjhima Nikāya si confronta il sistema sociale castale indiano con quello greco privo di caste, il che porta a datare questo testo a non prima del III secolo PEVBarua, pag. 2-3. E però il Māra Saṃyutta e il Bhikkhunī Saṃyutta del Saṃyutta Nikāya sono notevoli per il loro uso di una lingua arcaicaBarua, pag. 3. Caroline Augusta Foley Rhys Davids ha osservato in un'opera del 1915 come nei più importanti punti dottrinali il Sutta Piṭaka si riveli il prodotto di una comunità unita, che non ha ancora vissuto eventi scismatici, indice I, pagg. 401-404 dell'edizione originale, citata in Barua, pag. 3. In questo concorda Nalinaksha Dutt pagg. 146-7, in Barua, pag. 3 in una sua opera del 1930. La Rhys Davids, tuttavia, nel 1928, osserva che il Canone pāli potrebbe non riportare direttamente l'autentico insegnamento del Buddha Shakyamuni«Possiamo trovare l'autentico Sakya più in ciò che i pitaka rivelano inconsapevolmente e hanno sofferto per sopravvivere che in quanto essi affermano come basilare e fondamentale. Questo è avvenuto perché i pitaka sono opera uomini lontani di secoli dal Fondatore, quasi cinque secoli durante i quali i valori subirono delle trasformazioni. » (in Sakya or Buddhist origins, ed. 1931, pag.5 e pag.339, citato in T.V.R. Murti La filosofia centrale del Buddhismo Roma, Ubaldini, 1983, pag.27.). Da fonti esterne si può evincere come tutti i cinque Nikāya del Sutta Piṭaka abbiano preso la loro forma attuale prima della composizione del Milinda Pañhaedito da Treckner, pagg. 13, 18, 21 (tipiṭaka), 190, 341 (Nikāya) e 348, citato in Barua, pag. 3, composto nel I secolo d.C. BaruaBarua, pag. 4 fa notare come studi accademici che hanno preso in considerazione i brani più arcaici del Kathāvatthu dellAbhidhamma Piṭaka hanno portato a considerare questo testo risalente al III secolo a.C., il che porta a datare una buona parte dei Nikāya al IV secolo a.C. sia per giustificare il loro essere citati all'interno dell'opera più tarda che in ragione di considerazioni stilistiche, linguistiche e dottrinali.