Una pista ciclabile (o ciclopista)Nel Codice della strada italiano è utilizzato il termine pista ciclabile mentre nell'Ordinanza sulla segnaletica stradale svizzera viene utilizzato il termine ciclopista. è un percorso protetto o comunque riservato alle biciclette, dove il traffico motorizzato è generalmente escluso.Anche se alcuni stati equiparano i ciclomotori (o alcune particolari categorie di ciclomotori) alle biciclette e quindi autorizzano tali veicoli a servirsi delle piste ciclabili. Lo scopo di tali percorsi è separare il traffico ciclabile da quello motorizzato e da quello pedonale, che hanno velocità diverse, per migliorare la sicurezza stradale e facilitare lo scorrimento dei veicoli. Essi, proprio per la maggiore sicurezza dei ciclisti, svolgono anche il ruolo di strumento per lo spostamento di quote di mobilità dal mezzo motorizzato privato alla bicicletta, riducendo in tal modo congestione e inquinamento.
Un concetto correlato è quello di rete ciclabile: le piste ciclabili di una città svolgono un ruolo nella viabilità globale, nella sicurezza ecc. se sono fra loro interamente collegate in rete, in continuità fra di loro e su ogni singolo percorso. Il disegno della rete è un'attività di pianificazione e gestione della mobilità urbana.: "Negli itinerari principali, al fine di garantire la continuità fisica dell’itinerario ciclabile e la precedenza per i ciclisti anche nelle intersezioni stradali, la progettazione dell’itinerario deve tendere ad assicurare il rispetto delle seguenti condizioni: realizzazione di una successione continua di piste ciclabili; assenza di elementi di raccordo; realizzazione di attraversamenti ciclabili nelle intersezioni; assenza di percorsi promiscui..."
Descrizione
Classificazione normativa La definizione precisa di pista ciclabile varia da stato a stato; tuttavia la Convenzione di Vienna sul traffico stradale e la Convenzione di Vienna sulla segnaletica stradale del 1968 (ratificate da numerosi stati mondiali), pur non citando espressamente il termine pista ciclabile, definisce i concetti di corsia per velocipedi e pista per velocipedi. In particolare è stabilito che: il termine «corsia per velocipedi» indica la parte di carreggiata riservata ai velocipedi. Una corsia per velocipedi è delimitata dalla restante carreggiata da segnaletica stradale orizzontale il termine «pista per velocipedi» indica una strada indipendente o la parte di strada riservata ai ciclisti e contrassegnata da appositi segnali stradali. Una pista per velocipedi è delimitata dalle altre strade o dalle altre parti della medesima strada da dotazioni infrastrutturali
(Cap. 1, art. 1, commi gbis e gter "Convenzione di Vienna sul traffico stradale" e Cap. 1, art. 1, commi ebis ed eter "Convenzione di Vienna sulla segnaletica stradale")
La Convenzione di Vienna sulla segnaletica stradale definisce le caratteristiche e il significato del segnale pista ciclabile obbligatoria, che indica ai ciclisti un percorso a loro riservato e obbligatorio. Come per gli altri segnali di obbligo previsti dalla Convenzione, sono previsti due modelli del segnale:
Si noti che la sopracitate Convenzioni lasciano liberi gli stati contraenti di assimilare i ciclomotori alle biciclette; in tal caso è possibile che anche i ciclomotori sia autorizzati (od obbligati) a servirsi delle piste ciclabili (come accade ad esempio in alcuni paesi del Nord Europa).
Quantomeno in Italia, non va confusa la pista ciclabile con la corsia ciclabileart. 3, comma 1, n. 12-bis, 12-ter Codice della Strada, quest'ultima infatti costituisce una parte di carreggiata destinata alla circolazione dei velocipedi, ma non in modo esclusivo. È infatti ammesso l'utilizzo di tali percorsi, quando necessario, anche dal resto dei veicoli.
Tipologie Vi sono differenti tipi di piste ciclabili, che possono essere monodirezionali o bidirezionali.
Dal punto di vista della collocazione si distinguono anzitutto tra: percorsi ciclabili urbani percorsi ciclabili extraurbani
A livello delle tipologie realizzative si possono invece individuare:
Piste ciclabili in sede propria Si tratta di percorsi che corrono paralleli a strade aperte al traffico veicolare, ma separati da cordoli, marciapiedi o transenne, ringhiere, piolini, in modo da rendere impossibile la commistione con il traffico veicolare. Tale tipologia è prevista soprattutto per arterie ad intenso traffico motorizzato e alta differenza di velocità con le biciclette.
Generalmente l'ossatura di una rete ciclabile urbana, proprio perché essa ricalca le grandi direttrici di spostamento motorizzato, è costituita da piste ciclabili di questo tipo, in modo da ridurre al minimo i rischi derivanti da possibili invasioni da parte di mezzi a motore e possibili collisioni. La separazione fisica di questo tipo di piste ciclabili innalza anche la percezione soggettiva della sicurezza da parte dei ciclisti, incentivandola dunque, e rende impossibile o molto difficile l'ostruzione da sosta abusiva.
Piste ciclabili con separazione ottica/logica (corsie) Si tratta di porzioni di carreggiata riservate al transito delle biciclette, indicate solo da segnaletica verticale e orizzontale (doppia striscia bianca e gialla, analoga alle corsie preferenziali), senza separazioni fisiche. Tale tipologia è prevista dalla normativa tecnica vigente (D.M. 557/99) solo per strade di quartiere e solo monodirezionali, nello stesso senso del traffico.
Le interpretazioni sono però controverse in alcune circostanze: ad esempio, una pista ciclabile inserita fra marciapiede e fila di parcheggi è alle volte considerata come “in sede propria” e realizzata quindi in senso di marcia opposto rispetto al traffico veicolare.
A causa della frequente invasione da parte di veicoli in transito, o di ostruzione in sosta abusiva, le piste ciclabili vengono talvolta protette da separatori "morbidi", come cordoli colorati (sormontabili), oppure strisce di piolini flessibili.
Piste ciclabili contigue al marciapiede
Nel caso di marciapiedi di sufficiente larghezza, o ampliandoli, è molto diffuso ricavare piste ciclabili dalla fascia esterna, mentre quella interna rimane riservata ai pedoni. La pista ciclabile è separata dal flusso pedonale tramite striscia bianca continua e con il facoltativo fondo colorato (generalmente rosso) che innalza la riconoscibilità e riduce il conflitto derivante da utilizzo improprio da parte di pedoni. Il grado di separazione dal traffico motorizzato è simile a quelle delle piste ciclabili in sede propria, ma minore rispetto al flusso pedonale, riducendo in tal modo la velocità di scorrimento dei ciclisti. Tale tipologia è presente anche su arterie di scorrimento, dove il traffico pedonale sia ridotto, e quindi modesta la possibile conflittualità. La tendenza attuale è di utilizzare questo tipo di piste ciclabile come livello di protezione intermedio rispetto alle corsie ciclabili. Vengono usate prevalentemente per ottenere una maglia più fitta delle reti ciclabili urbane. Anche in questo caso si ha un alto grado di sicurezza oggettiva e soggettiva per i ciclisti.
Percorsi ciclo-pedonali o promiscui In certi contesti si tende a far confluire su un'infrastruttura comune pedoni e ciclisti, mantenendo un buon grado di protezione rispetto al traffico motorizzato. È il caso di percorsi inseriti in aree verdi in cui non è consentito l'accesso ai veicoli a motore, con uso prevalentemente ricreativo, ed anche gli itinerari cicloturistici, per esempio su argini di fiumi, valli ecc. sono di questo tipo. Tali percorsi promiscui ciclo-pedonali si riscontrano anche in ambito urbano, talvolta per motivi di spazio insufficiente alla separazione, ma il loro utilizzo è controverso: tendono a mettere in conflitto pedoni e ciclisti, annullando il vantaggio del percorso riservato soprattutto nei casi in cui ambedue i flussi, pedonale e ciclabile, siano intensi.
Aspetti costruttivi
Il fondo stradale può essere costituito da: asfalto calcestruzzo drenante mattonelle autobloccanti sentiero, terra battuta o sterrato, spesso livellato tramite posa di ghiaia altri tipi di fondo con materiali innovativi (es. non bituminosi)
Nelle realizzazioni in ambito urbano, le mattonelle autobloccanti vengono utilizzate soprattutto per gli attraversamenti ciclabili, che possono essere in tal modo resi più visibili e sicuri tramite la modesta elevazione, analogamente a quelli pedonali. L'attraversamento rialzato, sia pedonale che ciclabile, non rientra nella tipologia dei dossi rallentatori, ed ha quindi un uso meno limitativo.
Le pavimentazioni in calcestruzzo drenante consente una permeazione dell’acqua verso il terreno e al tempo stesso una traspirazione verso l’alto, non impermeabilizza il terreno: questo comporta una serie di effetti benefici, per esempio non si creano risalite di acqua e formazione di bolle sotto la pavimentazione, le radici seguono il proprio naturale sviluppo, l’ecosistema non viene attaccato. Peraltro permette il deflusso delle acque, riduce quindi il ruscellamento e l'aquaplanning. Considerato che la pavimentazione drenante tendenzialmente non ha il problema di dovere avere delle pendenze per fare defluire l’acqua, in mancanza di esplicite indicazioni il pavimento può essere realizzato senza pendenze.
Spesso le piste ciclabili sono bersaglio di parcheggi abusivi che le ostruiscono, o del transito di motoveicoli. Il sanzionamento dei comportamenti illeciti, con rimozione dei veicoli impedenti, risulta spesso di difficile praticabilità o di scarsa efficacia; sembra preferibile l'apposizione di strutture di protezione (paletti, cordoli, arredi urbani ecc.), che impediscano fisicamente l'accesso ai mezzi non autorizzati. Le piste ciclabili sono normalmente allocate al margine della sede stradale, e spesso sono realizzate su un solo lato della strada (in tal caso generalmente bidirezionali, in sede propria o contigue al marciapiede). Nelle realtà più sviluppate si tende invece a realizzare piste ciclabili su ambedue i lati della strada, con le varianti unidirezionali (spesso in Danimarca) o bidirezionali.
Piste e reti ciclabili urbane
In ambito urbano le piste ciclabili hanno prevalemente funzione trasportistica, per gli spostamenti quotidiani (es. casa-lavoro, casa-scuola ecc.), e solo in certi casi ricreativa. Realizzazioni sicure ed efficaci richiedono un'attenta progettazione, valutando vari aspetti.
Rete Per essere efficaci le piste ciclabili devono essere in rete, e non spezzoni isolati o scollegati. La rete ciclabile ha funzioni analoghe a quella dei trasporti pubblici di una città, o a quella stradale primaria: coprire l'area urbana, collegando centro e periferie (anche fra di loro), con le direttrici necessarie agli spostamenti quotidiani casa-lavoro, casa-scuola e per raggiungere servizi di ogni genere (tempo libero, acquisti, sanità, enti pubblici ecc.) dal luogo di abitazione o di permanenza per es. per lavoro.
Continuità La continuità è indispensabile anche per ogni singolo percorso (pista ciclabile). In particolare essa va assicurata alle intersezioni (incroci, rotatorie ecc.), generalmente tramite attraversamenti ciclabili (semaforizzati e non) ed in alcuni casi per mezzo di sovrappassi o sottopassi.
Linearità I percorsi della rete ciclabile devono essere diretti e lineari, senza aggiramenti, che altrimenti annullano i vantaggi delle piste ciclabili che la compongono.
Sicurezza Il pericolo di essere travolti, o anche la sua percezione soggettiva, possono essere ampiamente ridotti con vari mezzi: ovunque esista un intenso traffico motorizzato ed un forte differenziale di velocità con le bicicletta di solito tramite la separazione fisica dei flussi (per esempio piste ciclabili in sede propria o contigue al marciapiede). Su viabilità a medio traffico, per es. nell'attraversamento di quartieri, è spesso sufficiente una separazione meno marcata.
Visibilità, riconoscibilità e accessibilità