Pietracamela (La PròtëE. Giammarco, op. cit., p. 304. in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo.
Geografia fisica
Territorio
Il piccolo centro sorge a destra del corso del Rio Arno, alle falde settentrionali del massiccio del Gran Sasso d'Italia, al riparo dei roccioni calcarei che delimitano in basso la località di Prati di Tivo, verde declivio morenico che si eleva verso il Corno Piccolo e il Corno Grande della cima più alta dell'Appennino centrale.L. Ercole, op. cit., p. 81. Il suo territorio comunale rientra nell'ambito di competenza della Comunità montana del Gran Sasso ed è l'unico della provincia teramana interamente compreso nell'area del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga zona “O”.Il Comune di Pietracamela - Sito ufficiale della Provincia di Teramo URL consultato il 5 settembre 2012. Fa parte del territorio del comune anche la frazione di Prati di Tivo posta a 1450 m di altitudine e sede dell'omonima stazione sciistica.
Il paesaggio che circonda questo centro è caratterizzato dalla presenza di pareti scoscese, ricoperte da folta e rigogliosa vegetazione costituita prevalentemente da secolari boschi di faggio dell'Aschiero. Il borgo si trova abbarbicato ed isolato sull'altura che domina il vasto panorama sulla valle del Rio Arno, lungo il versante teramano del Gran Sasso, ed appare prevalentemente costruito e restaurato in pietra locale. Sviluppa il suo compatto impianto architettonico, costituito da edifici elevati, con ciottoli e pietre unite da legante, tra il XV e XVI secolo,L. Franchi Dell'Orto, op. cit., p. 551. conservando peculiari caratteri di autenticità. Tra le strette viuzze, vicoli, stradine a gradinata, punteggiate da piccoli balconi e da terrazzine-belvedere, si trovano numerosi architravi fregiati con stemmi gentilizi e epigrafi. Transita qui un tratto della grande Ippovia del Gran Sasso.
Riserva naturale del Corno Grande di Pietracamela Nel territorio del comune è stata istituita, nel 1991,Parco Nazionale del Gran Sasso - Sito gransassoweb.it URL consultato il 20 settembre 2012. la Riserva naturale del Corno Grande di Pietracamela. L'intera area è stata destinata alla reintegrazione e ad un programma di ripopolamento del camoscio d'Abruzzo, mammifero artiodattilo della sottofamiglia dei caprini, da tempo estinto.L. Braccilli, op. cit., p. 62. La zona della riserva copre una superficie montana di ettari e comprende al suo interno il Corno Grande, il Ghiacciaio del Calderone, la Valle del Rio Arno, la Valle del Mavone, Campo Pericoli, il Pizzo d'Intermesoli ed il Bosco della Giuncheria. L'habitat di questi rilievi è l'ambiente naturale del camoscio appenninico, specie endemica dal comportamento schivo e isolato. Il territorio, costituito dall'alternanza di ripide pareti rocciose, prati alpini ed aree boschive con ricco sottobosco, ha favorito la reintegrazione e l'incremento numerico della presenza della specie, reintrodotta nella campagna di ripopolamento del 1992.
Clima Posto sul versante nord del Gran Sasso.
Origine del nome Nel corso dei secoli, questo borgo è stato identificato con diverse denominazioni. Al tempo della Regio V Picenum, in epoca augustea, compare come Pietra Cimmeria.
Le citazioni, risalenti al XIV secolo, riportano il solo toponimo di Petra.L. Franchi Dell'Orto, op. cit., p. 552. In seguito, il paese è stato individuato con il nome di Petracameri, Petra Camerii, Petra Camelis oppure Camelii ed, ancora, Castri Camelorum e oppida Prete Camelorum. Nel XVII secolo, in alcuni documenti si trova come Petra Cimmeria, mentre dal XVIII secolo è citato come Pietra Camela e così riportato nella dedica che il Gravina rivolse a Ferdinando Paolo di Mendoza nel 1717. Al fine di attribuire un preciso significato a questo toponimo, gli storici sono univocamente concordi nello scomporre il nome del paese nelle due parole: Pietra e Camela. Pietra Al primo termine è assegnata l'origine etimologica derivante dal lemma paleo-italico petra, che vuol dire: pietra, roccia. Parola idonea a descrivere la presenza del grosso macigno che sovrasta l'intero centro abitato. Camela Vi è molta incertezza, invece, sull'attribuzione del significato alla seconda parte del toponimo, quella da cui deriverebbe Camela, che è stata oggetto di diverse ipotesi interpretative, quali:
Cimmeria – Parola che potrebbe essere legata al popolo dei Cimmeri stanziatosi nel I millennio a.C. nell'area territoriale del Mezzogiorno d'Italia.Pietracamela Storia, arte, vita, economia., op.cit. p. 34. Ernesto Giammarco scrive che la nomenclatura di Petra Cimmeria poteva indicare un «luogo abbastanza tetro e cavernoso» che poi mutò in Pietra Camela per descrivere la forma a gobbe di cammello del macigno roccioso che sovrasta il paese. L'ascolano Renzo Roiati formula un'ulteriore ipotesi attingendo dal presupposto riferito dallo storico Febo Allevi che ricondurrebbe la parola Cimmeria alla varroniana Sibilla Cimmeria. Negli scritti di Allevi si legge: «La Sibilla Cimmeria è proiettata molto innanzi negli anni, viene in genere accostata a quella di Cuma e le sue tracce sono presenti nella direttrice che, passando per Amatrice tocca il Gran Sasso e, alta sulle valli del teramano e del basso Piceno, era un tempo una Pietra Cimmeria, oggi Preta Camela»R. Roiati, op. cit., p. 52. Cameria - Alcuni autori, tra i quali Luisa Franchi Dell'Orto ed Ernesto Giammarco, riconducono questo termine alla radice camar o camer, ricorrente nelle denominazioni di località appenniniche dell'Italia centrale e dell'Abruzzo, ricollegabile anche all'espansione del popolo italico dei Camerti che fu presente sul versante adriatico dell'Appennino centrale. Denominazione, (Petra Cameria), che si trova riportata su una lapide del borgo murata presso casa Peretti. Lo stesso nome Cameria si ritrova affiancato al termine Pietra nei documenti conservati presso l'Archivio Comunale del Catasto Pre-Onciario del paese risalenti all'anno 1694 in cui compare l'intestazione di "Universitas Terrae Petre-Cameriae". Cacumeria - A voler significare: pietra in cacumine, denominazione che potrebbe indicare la presenza della grossa pietra posta alla sommità del paese. Cumerij - Termine che potrebbe derivare dal lemma latino: "cumerum, i" o "cumerium, ii", che ne descriverebbe la caratteristica montuosità del territorio. Camela - Denominazione di uso corrente che potrebbe trovare la sua origine dalla corruzione della parola Cameria. Nell'Archivio Comunale si trova un documento che descrive il nome del borgo come Pietra Camela seu Cameria. È da notare, comunque, che l'attuale comune molisano di Sant'Elena Sannita fino all'Ottocento era chiamato Cameli.
Storia Il silenzio delle fonti documentali impedisce di conoscere l'esatta storia dell'origine del borgo e il periodo in cui vi crebbero i primi insediamenti. Antonio Montesanti cita la località col toponimo di «Pietra Cimmeria» e la colloca nel territorio della Regio V Picenum descrivendola come appartenente al popolo dei Pretuzi Piceni («Pretutti Piceni»).Antonio Montesanti, Italia Antiqua XIII, Abruzzo, in In storia, rivista on line di storia e informazione, n. 18, novembre 2006. URL consultato il 13 settembre 2012.
Gli autori locali ricordano che «monte e a valle del villaggio sorgevano tre piccoli centri: Plicanti, Riouso e San Leucio», di cui restano modeste testimonianze. Alcune ipotesi sulle origini dell'insediamento attribuiscono la fondazione del paese a popolazioni abruzzesi che si stabilirono, intorno al XII secolo, tra i monti considerandoli luoghi più sicuri per sottrarsi alle invasioni nemiche. Alcuni autori ritengono che i primi residenti di Pietracamela siano stati gruppi di pastori o di cardatori di lana giunti dalla Puglia.
Le prime citazioni documentate dell'esistenza certa del paese risalgono all'anno 1324, quando, individuato con il solo nome di «Petra», è stato nominato a proposito della decima che la chiesa di «San Leutii de Petra in Valle Siciliani»N. Farina, op. cit., p. 105. era tenuta a pagare per l'annualità della VII indizione.L. Franchi Dell'Orto,op. cit., p. 553. In seguito, altre menzioni del paese si rintracciano durante i periodi delle dominazioni degli angioini e della Corona d'Aragona, tempi in cui il borgo fu feudo della nobile famiglia degli Orsini. Nell'anno 1454 re Alfonso convalidò il possedimento di «Petracameria» a Giacomoantonio Orsini dopo la morte del padre Giovanni. In seguito, nel 1496, il borgo fu unito al contado aquilano a seguito alla congiura dei baroni. Nell'anno 1479, Antonello Petrucci mediante la stipula di un atto di vendita trasferì la proprietà delle terre e dei castelli della Valle Siciliana, tra cui «Petram Camelis seu Camelii», a Pardo Orsini, uomo che sposò Dianora Petrucci figlia di Antonello. Nel 1495, re Carlo VIII confermò a Pardo Orsini il possedimento di «Petra Camelis» ed ancora, nel 1502, la terra di «Petre Camelorum» fu restituita allo stesso Pardo da re Luigi XII.
Dal 1526 al 1806, le vicende storiche del borgo si legarono alle stesse della Valle Siciliana, area che includeva territori e paesi compresi tra il fiume Vomano e il fiume Mavone. Nel 1526 l'intera valle fu donata da Carlo V d'Asburgo a don Ferdinando (o Ferrante) de Alarcón, condottiero spagnolo noto per essersi distinto nell'assedio di Pavia del 1525.B. Giardetti in Aquilotti del Gran Sasso, op. cit., p. XIII. Ferdinando fu nominato marchese della Valle Siciliana e assegnatario anche della baronia di «Petra Camerii», infeudata fino ad allora a Camillo Pardo Orsini. I discendenti della famiglia Mendoza conserveranno il possesso del borgo fino all'abolizione del feudalesimo. Risale all'anno 1590 l'elevazione delle fortificazioni erette per volontà di Marcellus Carlonus, governatore della Valle Siciliana. Nel 1669, il paese annoverava 34 fuochi, come riportato nella conta che il marchese fece della valle. Gli atti notarili dall'anno 1697 attestarono la presenza della Confraternita del Rosario nella chiesa di San Leucio.
Nel periodo dell'occupazione francese, Matteo Manodoro, insorgente pretarolo e sostenitore dei diritti di re Ferdinando IV di Napoli, nell'anno 1779, si mise a capo di una massa che contrastava le truppe francesi di Napoleone III abbattendo gli alberi della libertà e piantando al loro posto la croce. Manodoro si scontrò con i Francesi e li sconfisse più volte, ma questi ultimi giunsero a Pietracamela ed incendiarono la sua casa mettendo a sacco il borgo. Nel 1806, anno in cui il governo napoleonico riformò le circoscrizioni territoriali, le sorti del borgo si slegarono dal governato della Valle Siciliana poiché il territorio della provincia teramana fu ripartito nei due distretti di Teramo e Penne, entrambi soggetti alla dominazione francese. Nel 1860, con la fine del Regno delle Due Sicilie, il paese fu unito al Regno d'Italia.Comune di Pietracamela, Archivio Storico comunale, Inventario 1692-1945 ca. (a cura di Anna Maria Censorii) URL consultato il 13 settembre 2012.
Simboli La blasonatura dello stemma e la descrizione del gonfalone civico si leggono all'Art. 3 del Titolo 2 del vigente Statuto del Comune di Pietracamela (Delibera n. 6 del 29.03.2002)Statuto del Comune di Pietracamela - Sito Ufficiale del Ministero dell'Interno URL consultato il 6 settembre 2012., come di seguito riportato. Lo stemma L'araldica dello stemma:
«Consiste di un rettangolo all'interno del quale sono raffigurati: scudo sormontato da corona muraria di colore giallo ocra, contornato a lato destro di foglie di quercia di colore verde ed a lato sinistro di foglie di alloro di colore verde, alla base dalla scritta PIETRACAMELA di colore marrone e contenente dall'alto verso il basso una montagna innevata, una fascia gialla con tre stelle di colore marrone ed un cammello a due gobbe di colore giallo poggiato su base pianeggiante dello stesso colore.» Il gonfalone civico La descrizione del gonfalone civico: