La lingua ligure (nome nativo lengoa lìgure ) è una lingua gallo-italica parlata in Liguria. Anche conosciuta come genovese, quest'ultimo termine è la denominazione usata tradizionalmente con riferimento alle parlate di tipo ligure (nome nativo zeneize o zeneise ); ciononostante, sia per influenza del toscano come lingua nazionale sia per essere venuti meno i legami con la ex Repubblica di Genova, in tempi recenti sta prendendo piede anche la dizione «ligure». È una lingua romanza tradizionalmente associata a quelle gallo-italiche (piemontese, lombardo, emiliano e romagnolo), nonostante se ne discosti per una serie di caratteristiche.

La denominazione di «ligure» è stata adottata a livello scientifico come termine che coinvolgesse l'intero contesto regionale, sebbene tale scelta abbia generato qualche confusione con l'antica lingua dei Liguri preromani. La denominazione in uso per le varietà romanze della Liguria corrisponde in realtà al "genovese" fin dal XIV secolo, con riferimento all'etnonimo relativo agli abitanti della Repubblica di Genova. Tale denominazione risulta ancor oggi maggioritaria fra gli stessi parlanti, in alternativa alla quale ciascuna varietà può essere denominata con il gentilizio riferito al centro corrispondente.Per quanto riguarda il glottonimo relativo alle parlate liguri si veda Fiorenzo Toso, Per una storia sociolinguistica del glottonimo genovese

Il ligure deve ritenersi una lingua regionale o minoritaria ai sensi della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie che, all'articolo 1, afferma che "per lingue regionali o minoritarie» si intendono le lingue... che non sono dialetti della lingua ufficiale dello Stato".La Carta è stata firmata il 25 giugno 1992 ed è entrata in vigore il 1º marzo 1998 (l'Italia l'ha firmata il 27 giugno 2000 ma non l'ha ancora ratificata) È inoltre censito nell'Atlante delle lingue del mondo in pericolo gestito dall'UNESCO tra le lingue meritevoli di tutela.

Diffusione

Il ligure, considerato nell'insieme delle sue varianti, è parlato in tutta la Liguria, escludendo parte della Val Bormida in provincia di Savona, in cui caratteri piemontesi sono prevalenti, e l'estremità orientale della regione, intorno alla città di Sarzana, dove i dialetti lunigiani assumono caratteristiche proprie. Varietà di transizione verso gli altri dialetti gallo-italici, ma ancora con nette caratteristiche liguri, sono quelle del cosiddetto Oltregiogo, il territorio che comprende i solchi vallivi al di sopra dello spartiacque alpino-appenninico, includendo anche aree amministrativamente legate ad altre regioni italiane:

in provincia di Cuneo: le parlate dell'Alta Val Tanaro - specificamente nei centri di Briga Alta, Ormea e Garessio - presentano una commistione densa e singolare in ciascuna località tra le parlate liguri delle montagne imperiesi e della zona di Albenga e i finitimi dialetti alto-monregalesi della val Mongia e della Val Casotto; in provincia di Alessandria, l'Oltregiogo storico a sud di Ovada e Novi Ligure include i centri di Gavi, Arquata Scrivia e Serravalle Scrivia, la val Lemme e la val Borbera, che fecero parte della Repubblica di Genova o furono amministrati come feudi da famiglie genovesi, nonché Garbagna e l'alta Val Curone a sud di Brignano-Frascata; in provincia di Pavia, l'alta val Staffora; in provincia di Piacenza l'alta val Trebbia a sud di Bobbio e la val d'AvetoLotte Zörner, L'ottonese: un dialetto ligure, in: Studi linguistici sull'anfizona ligure-padana, Alessandria, 1992, pagg. 79-175 (ma anche in alta val Nure l'influenza ligure è piuttosto accentuata); in provincia di Parma l'alta val di Taro con Bedonia, Compiano e parzialmente Borgo Val di Taro e parzialmente Bardi e l'alta val Ceno.

Una varietà ligure occidentale denominata monegasco viene tradizionalmente parlata nel Principato di Monaco dove, sebbene non sia lingua ufficiale (status riservato al solo francese, dal 1961)Art. 8. - La langue française est la langue officielle de l'État. , Costituzione di Monaco del 1962, viene però insegnata nelle scuole dal 1976: a partire dal 2022 lo studio della lingua è obbligatorio dal terzo anno del percorso elementare fino all'ultima classe di livello medio (per un totale di sette anni scolastici); rimane facoltativo nelle scuole di indirizzo superiore e può essere scelto come materia dell'esame di baccalauréatStefano Lusito, L’insegnamento scolastico del monegasco dagli esordi al panorama attuale: presenza nei programmi di istruzione, metodologie pedagogiche, strumenti didattici e aspetti linguistici, in «Bollettino dell’Atlante linguistico italiano», 46/III (2022), pp. 181-213.. Dialetti liguri di tipo alpino (roiasco e brigasco) si parlano in val Roia, ad esempio nei centri di La Brigue (Briga Marittima, località originariamente intemelia poi in provincia di Cuneo, quindi ceduta alla Francia nel 1947), Tende (Tenda, anch’essa inizialmente e per secoli in giurisdizione intemelia poi cuneese quindi, dopo l’Ultima Guerra, francese), Saorge (Saorgio), Breil-sur-Roya (Breglio), Piène Haute (Piena), Libre (Libri): queste ultime due località appartenevano alla Provincia di Imperia fino alla mezzanotte del 15 settembre 1947.

Circa 10.000 persone in Sardegna tra Carloforte e Calasetta (provincia del Sulcis Iglesiente) parlano il dialetto tabarchino formando un'isola linguistica ligure. Ciò è dovuto ad una migrazione di coloni genovesi, soprattutto di Pegli, che a partire dal 1541 si erano trasferiti nella piccolissima isola di Tabarka (Tunisia) su invito della famiglia genovese dei Lomellini (che aveva in concessione quel territorio) per praticarvi la pesca del corallo e il commercio in generale. La permanenza della regione perdurò fino a quando (1738), a causa delle angherie dei corsari barbareschi, dell'esaurimento progressivo dei banchi di corallo e, soprattutto, dell'incremento della popolazione (insostenibile per le minuscole dimensioni dell'isola), venne concordato con il Re Carlo Emanuele III il loro trasferimento nell'allora deserta isola di San Pietro in Sardegna, dove fondarono la città di Carloforte (in onore del Re) e, successivamente (1770), nella costa settentrionale della vicina isola di Sant'Antioco, la città di Calasetta.

Un'altra isola linguistica genovese è Bonifacio in Corsica, quale conseguenza di un popolamento risalente al XII secolo (vedi lingua corsa).

Determinante fu il ruolo delle parlate liguri dell'Oltregiogo occidentale (alta val Bormida) nella formazione in epoca medievale dei cosiddetti dialetti gallo-italici di Basilicata (Potenza, Picerno, Tito, ecc.), e anche i cosiddetti dialetti gallo-italici (o altoitaliani) della Sicilia (Aidone, Piazza Armerina, Nicosia, San Fratello ecc.) presentano una componente ligure, la cui esatta origine resta però da determinare. Sempre in Sicilia, La variante caltagironese del siciliano orientale presenta un evidente sostrato ligure, relitto della storica presenza genovese in città.

Dialetti liguri importati nel XV secolo dalla zona di Oneglia furono parlati fino ai primi anni del Novecento in alcune località della Provenza orientale (Biot, Vallauris, Mons ed Escragnolles) e anche il ramo spagnolo della diaspora tabarchina, stanziato sull'isola di Nuova Tabarca presso Alicante, si estinse soltanto all'inizio del XX secolo. Più a lungo è sopravvissuta la comunità di parlata genovese installatasi a partire dai primi anni del Settecento a Gibilterra (ove gli ultimi parlanti scomparvero verso il 1980), che ha influenzato il dialetto composito attualmente parlato (il llanito), mentre erano vitali ancora fino a tempi abbastanza recenti diverse comunità di parlanti in America Latina, soprattutto in Cile, Argentina e in Perù.

Il genovese esportato per motivi storico-politici in vari ambiti del Mediterraneo e dell'Atlantico ai tempi della Repubblica di Genova e durante l'Ottocento ha influenzato notevolmente la lingua corsa, il dialetto greco dell'isola di Chios, la lingua sassarese e altri idiomi; ha contribuito inoltre alla formazione di varietà miste, come il dialetto dell'isola di Capraia (a base còrsa) e quello di La Maddalena (vera e propria varietà di transizione corso-sardo-ligure), oltre a una varietà di cocoliche chiamata lengua giacumina che fu parlata a Buenos Aires e che ha lasciato tracce significative nel lessico del gergo lunfardo e, più in generale, nella varietà rioplatense dello spagnolo.Per le varietà liguri esportate si veda la voce ligure coloniale.

Uso odierno

Il sistema delle parlate liguri nel continente è caratterizzato da una profonda crisi dell'uso: molte delle sue varianti, in particolare quelle urbane, sono ormai cadute da vario tempo in desuetudine, a causa dei mancati processi di trasmissione generazionale che riguardano in Italia anche diverse altre lingue prive di prerogative istituzionali. Le cause di tale processo sono varie e riferibili a processi comuni alle diverse regioni italiane, soprattutto settentrionali: l'abbandono dei dialetti liguri da parte dei parlanti obbedisce infatti a una logica che permea la storia linguistica italiana a partire dall'Unità d'ItaliaSi veda in merito AA.VV. L'italiano nelle regioni. Lingua nazionale e identità regionali a cura di Francesco Bruni, UTET, Torino 1992, e soprattutto il saggio relativo alla Liguria di Alberto Beniscelli, Vittorio Coletti e Lorenzo Coveri..

Quanto alla Liguria, i dati ISTAT per il 2006 (pubblicati nel 2007) relativi agli usi linguistici tradizionali descrivono un 68,5% della popolazione che parla preferibilmente italiano in famiglia, contro un 8,3% che preferisce il "dialetto" (quindi non solo il tipo ligure, ma anche varietà risalenti alla terra d'origine di immigrati da altre regioni), mentre un 17,6% alterna i due codici e un 5,2% (verosimilmente immigrati stranieri per la gran parte) utilizza un altro codice ancora; con gli amici, i cittadini della regione si esprimono in italiano per il 70%, in "dialetto" per il 6%, alternano i due codici per il 19,6% e usano un'altra lingua per il 2,5%; con estranei si preferisce l'italiano per l'87,1%, il "dialetto" per il 2,5%, l'alternanza dei due codici per l'8,7% e un altro idioma per l'1,1%. Questi dati lasciano supporre che la percentuale di locutori attivi sia alta soprattutto tra la popolazione nata prima del boom economico del Novecento (anni cinquanta, sessanta e settanta) e che scenda rapidamente fino a toccare lo zero tra le nuove generazioni; la distribuzione geografica vede inoltre una maggiore tenuta nelle aree rurali e rivierasche rispetto ai centri urbani principali.

Nel Principato di Monaco il regresso della parlata rimonta invece già agli ultimi decenni del XIX secolo, quando cominciò a verificarsi una repentina crescita della popolazione in virtù dell'afflusso di lavoratori stranieri: la quasi completa scomparsa di questa varietà, già testimoniata in profonda crisi negli anni 1920 e ancor più per gli anni 1940, è definitivamente confermata negli anni 1960Raymond Arveiller, Étude sur le parler de Monaco. Comité National des Traditions Monégasques, 1967.. Una trafila non troppo dissimile, relativamente all'abbandono della parlata, può essere supposta per il caso di Bonifacio in Corsica.

La scomparsa del ligure (figun) delle comunità di Biot, Mons ed Escragnolles in Provenza è da datare generalmente ai primi anni del Novecento, mentre a Gibilterra l'uso del genovese sopravvisse fin oltre alla seconda metà del secolo XX. Nelle comunità ligurofone presenti fino a tempi recenti in diversi paesi dell'America Latina (la più nutrita delle quali fu quella bonaerense) l'uso comunitario del genovese venne meno a partire dalla seconda metà del secolo scorso, in concomitanza con il cessare degli ultimi flussi migratori, e sopravvive oggi solo come mezzo di comunicazione familiare fra alcuni degli ultimi liguri emigrati e i loro discendenti.