La battaglia di Kolwezi si svolse tra il 13 e il 27 maggio 1978 nei pressi della città di Kolwezi, nello Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo). La battaglia fu l'evento centrale della seconda guerra dello Shaba.

Una forza di guerriglieri del Fronte Nazionale di Liberazione Congolese (FNLC), ostile al governo zairese del dittatore Mobutu Sese Seko, sconfinò dalle sue basi in Angola nella regione dello Shaba (oggi Katanga) e catturò la città mineraria di Kolwezi, facendo prigionieri diverse migliaia di cittadini europei; fallito un tentativo dell'esercito zairese di riconquistare la città, Mobutu si rivolse ai suoi alleati occidentali, gli Stati Uniti d'America, la Francia e il Belgio, perché fornissero aiuto. Una forza d'assalto basata sul 2e Régiment étranger de parachutistes francese e sul Reggimento Para-Commando belga, trasportata con l'assistenza degli statunitensi e poi rinforzata con reparti zairesi, fu quindi paracadutata in più riprese sulla città di Kolwezi a partire dal 19 maggio: i paracadutisti francesi del tenente colonnello Philippe Erulin riuscirono a mettere in salvo gran parte degli ostaggi, poi evacuati dai belgi, e a sconfiggere i reparti del FNLC al termine di duri scontri nella città.

Antefatti

Nel marzo del 1977 un contingente di combattenti del FNLC attraversò il confine con l'Angola, dove si era stabilita, e invase la regione del Katanga, ora rinominata Shaba; gli insorti guadagnarono rapidamente terreno e conquistarono diverse cittadine e centri minori, anche grazie alla pessima prova fornita dai reparti delle FAZ: il grado di corruzione era tale che molte unità militari zairesi non ricevevano la paga da mesi, e diversi soldati disertarono o fuggirono alla prima occasione utile..

Visti i magri risultati delle sue forze armate, il generale Mobutu si rivolse ai suoi partner internazionali, trovando l'appoggio del cosiddetto "Safari Club" (un'alleanza segreta capitanata dalla Francia avente come scopo il contrasto all'influenza comunista in Africa): aerei francesi trasportarono nello Shaba un contingente di soldati marocchini e di piloti egiziani per i nuovi caccia Dassault Mirage III acquistati dallo Zaire insieme ad altro materiale bellico moderno fornito dalla Francia. L'arrivo dei rinforzi internazionali fece pendere l'ago della bilancia dalla parte delle forze delle FAZ, che iniziarono a riguadagnare terreno; entro la fine del maggio 1978 i centri occupati dal FNLC erano stati riconquistati dagli zairesi, ma i katanghesi furono in grado di organizzare una ordinata ritirata fino alle loro basi sicure oltre il confine con l'Angola, accompagnati da circa profughi civili in fuga dalle rappresaglie dell'esercito di Mobutu.

La sconfitta nella prima guerra dello Shaba non intaccò più di tanto il FNLC: Mobutu continuava a sostenere le organizzazioni angolane contrarie al MPLA e di conseguenza il governo dell'Angola del premier Agostinho Neto continuò a fornire ospitalità e assistenza agli insorti katanghesi; entro pochi mesi il FNLC, rifornito di armi dai sovietici e addestrato da consiglieri militari cubani, ricostruì una forza di circa combattenti e iniziò a inviare infiltrati all'interno dello Shaba, in vista di una nuova invasione.

Il conflitto I primi scontri

Poco dopo la mezzanotte dell'11 maggio 1978, tra e combattenti del FNLC lasciarono le loro basi in Angola, sconfinarono brevemente nello Zambia e da qui mossero sullo Shaba meridionale; invece di impossessarsi dei centri abitati minori come nella precedente invasione, questa volta gli insorti puntarono direttamente alle grandi città: guidati da infiltrati e sostenitori locali, circa combattenti puntarono sulla città di Mutshatsha, un importante centro ferroviario, mentre il resto della forza muoveva sulla vicina città di Kolwezi. Nel 1978 Kolwezi era un grosso agglomerato urbano di circa abitanti distribuiti su una superficie di 40 km²., circondato dalla savana e da alcune zone di giungla; la città era un centro minerario di notevole importanza, ospitava alcuni uffici direttivi della compagnia mineraria nazionale zairese (Gécamines), disponeva di un aeroporto e di strade e ferrovie che la collegavano agli importanti abitati di Lubumbashi (la capitale regionale dello Shaba) e Dilolo (punto di passaggio sul confine Zaire-Angola). Lo Shaba era presidiato da circa soldati delle FAZ, ma il grosso di queste forze era concentrato lungo il confine angolano e fu colto completamente di sorpresa quando gli insorti penetrarono invece dallo Zambia più a sud-est..

Alle prime luci dell'alba del 13 maggio il FNLC attaccò Kolwezi: la città ospitava il quartier generale della 14ª Brigata dell'esercito zairese, ma mentre alcuni reparti tentavano di opporsi agli invasori il comandante dell'unità fuggì insieme a gran parte dei suoi ufficiali. Per le 10:00 il FNLC aveva conquistato l'aeroporto (dove furono distrutti o catturati diversi apparecchi della forza aerea zairese), i principali depositi delle FAZ e gran parte del centro abitato, mettendo in fuga i resti della guarnigione zairese verso il quartier generale regionale situato poco a est della città nuova.. Mentre gruppi del FNLC battevano i quartieri cittadini alla ricerca di dispersi e disertori delle FAZ, fu rapidamente istituita una "Corte di giustizia popolare" che si mise a processare sommariamente e condannare a morte i cittadini zairesi accusati di collaborazionismo con il governo di Mobutu; la comunità bianca della città, composta da circa .- persone (di cui 400 francesi)., in maggioranza tecnici minerari con le loro famiglie, fu inizialmente tenuta fuori dalle violenze del FNLC: sei consiglieri militari francesi distaccati presso le locali forze zairesi furono catturati dagli insorti e in seguito scomparvero senza lasciare traccia, ma i civili europei e statunitensi che non mostravano di fornire appoggio alle FAZ furono semplicemente ignorati.

Le prime notizie sulla caduta della città raggiunsero la capitale Kinshasa per le 10:00 del 13 maggio, quando un pilota belga che aveva tentato di atterrare a Kolwezi riferì che l'aeroporto era in mano a insorti armati che gli avevano sparato addosso; Andre Ross, l'ambasciatore francese in Zaire, girò la notizia a Parigi e il presidente Valéry Giscard d'Estaing telefonò a Mobutu ricevendo piene rassicurazioni: il dittatore zairese condannò l'azione come un'invasione ordita dai cubani ma dichiarò che le FAZ avevano il pieno controllo della situazione e non necessitavano di assistenza esterna.. Già il giorno successivo, tuttavia, il governo zairese riunì gli ambasciatori dei paesi amici ed emise una formale richiesta di un aiuto "di qualsiasi natura": gli Stati Uniti promisero forniture militari mentre Belgio e Francia iniziarono a studiare il dispiegamento di una forza militare..

La reazione militare zairese fu inefficace. Tra il 14 e il 15 maggio gli aerei da trasporto C-130 dell'aviazione militare e DC-10 e DC-8 della compagnia aerea civile trasferirono a Lubumbashi due delle migliori unità militari delle FAZ, il 133º Battaglione di fanteria e il 311º Battaglione paracadutisti; mentre queste unità si preparavano a muovere via terra alla volta di Kolwezi, Mobutu intervenne personalmente per ordinare al comandante dei paracadutisti, maggiore Mahele, di lanciare una compagnia direttamente all'interno della città per soccorrere le truppe che ancora resistevano negli edifici del quartier generale nella città nuova: benché il 311º Battaglione fosse solo in parte addestrato alle operazioni paracadutate, a Mahele non restò altro che obbedire. La mattina del 16 maggio un singolo C-130 lanciò sessanta paracadutisti zairesi poco a est di Kolwezi: accolti dal fuoco degli insorti ancora prima di toccare terra, gli zairesi si dispersero e solo pochi di essi trovarono rifugio all'interno del quartier generale che erano stati mandanti a salvare; due ore più tardi un altro C-130 ripeté l'azione con altri sessanta paracadutisti, ottenendo lo stesso disastroso risultato. Come conseguenza, i resti della guarnigione di Kolwezi si demoralizzarono e fuggirono dalla città quella stessa mattina..

L'intervento belga e francese Il resto del 311º Battaglione mosse via terra da Lubumbashi alla volta di Kolwezi fermandosi al ponte sul fiume Lualaba, distante 25 chilometri dalla città; all'alba del 17 maggio gli uomini del maggiore Mahele mossero sull'aeroporto, a circa cinque chilometri più a sud del centro abitato, superando strada facendo due imboscate del FNLC: gli zairesi riuscirono a conquistare l'aeroporto e a respingere un contrattacco degli insorti, rimanendo però isolati e a corto di munizioni.. Nel frattempo, la condizione dei cittadini bianchi bloccati a Kolwezi iniziò a farsi critica: gesti di violenza ed esecuzioni sommarie si erano verificate sporadicamente fin dai primi giorni, ai danni di chiunque potesse essere scambiato per un mercenario straniero al servizio delle autorità zairesi, ma il 17 maggio quindici europei arrestati il giorno prima furono portati sulle rive di un lago a sud del centro abitato e giustiziati a colpi di mitra, mentre altre uccisioni casuali si verificavano in città; se i "regolari" del FNLC apparivano come truppe abbastanza disciplinate, più sanguinari e fuori controllo si dimostrarono i membri delle cosiddette "tigri del FNLC", giovani reclutati localmente dopo l'invasione e identificati dall'emblema di una tigre sulle loro uniformi improvvisate.

Le autorità consolari belghe a Lubumbashi e l'ambasciatore Ross a Kinshasa fecero molte pressioni sui loro rispettivi governi perché approvassero un intervento militare per liberare gli ostaggi in mano al FNLC: il governo statunitense allertò l'82nd Airborne Division, ma gran parte dei poco più di 200 statunitensi presenti a Kolwezi riuscirono a lasciare a città il 17 maggio dal campo della compagnia Morris-Knudsen a nord-est, dotato di elicotteri e aerei leggeri, e visti anche i preparativi messi in atto dagli alleati l'amministrazione del presidente Carter decise di agire solo in un ruolo di supporto all'operazione.. Il Belgio mise in preallarme la sua unità di forze speciali, il Reggimento Para-Commando, che già nel 1964 aveva condotto una missione di soccorso a ostaggi europei in Congo (operazione Drago Rosso) coronata dal successo, ma il governo del primo ministro Leo Tindemans a Bruxelles si dimostrò riluttante a farsi coinvolgere in una nuova azione armata nella regione e alla fine decise di intervenire solo con un ruolo umanitario, con il fine unico di evacuare gli ostaggi europei in mano al FNLC se necessario anche tramite un negoziato coordinato dalla Croce Rossa.. Il governo francese puntò invece su un'azione di forza, con il fine di distruggere gli invasori del FNLC penetrati a Kolwezi non solo come mezzo per liberare gli ostaggi europei ma anche per stabilizzare la situazione interna dello Zaire, e decise di mettere in stato d'allerta l'unità paracadutista della Legione straniera, il 2e Régiment étranger de parachutistes (2e REP).