È stato uno dei fondatori del movimento politico Lotta Continua e della comunità socioterapeutica Saman, inizialmente ispirata al movimento di Osho Rajneesh. Venne assassinato in Sicilia da Cosa nostra.fonte: Mauro Rostagno: Prove tecniche per un mondo migliore Sul luogo dell'agguato è stato posizionato un monumento commemorativo che recita: Mauro Rostagno - "vittima della mafia" - «Io sono più trapanese di voi perché ho scelto di esserlo». È stato sepolto al cimitero di Valderice, con un funerale religioso.

Biografia Origini e formazione Figlio di genitori piemontesi, entrambi dipendenti Fiat, cresce a Torino in una casa nella zona di corso Dante. Nel 1960, a diciott'anni, si sposa con una ragazza poco più giovane di lui e dalla quale ha la prima figlia, motivo per cui non riesce subito a conseguire la maturità scientifica.

Dopo pochi mesi lascia moglie e figlia recandosi prima in Germania e poi nel Regno Unito, dove si adatta a svolgere i mestieri più umili. Tornato in Italia, si stabilisce a Milano dove consegue la maturità liceale con il proposito di fare il giornalista. Nel corso di una protesta sotto il consolato spagnolo, per la morte di un ragazzo ucciso in Spagna dal regime franchista, rischia di essere investito da un tram. Emigra nuovamente, questa volta in Francia, e si stabilisce a Parigi. L'esperienza transalpina tuttavia dura poco: nel corso di una manifestazione giovanile, viene fermato dalla polizia e successivamente espulso.

La partecipazione al Sessantotto

Ritornato in Italia, si iscrive alla neonata facoltà di sociologia dell'Università degli Studi di Trento. Come giovane militante del PSIUP, nel 1966 insieme ad altri studenti quali Marco Boato, Renato Curcio, Margherita Cagol, Marianella Pirzio Biroli, occupa la facoltà trentina divenendo ben presto uno dei leader di punta del Sessantotto italiano.

L'esperienza determinò una rottura dei vecchi schemi didattici, ma condurrà poi diversi dei suoi protagonisti all'estremismo di sinistra e all’esperienza della lotta armata: tra questi Curcio (che divise per un po' di tempo l'appartamento con Rostagno) e Cagol, i quali fonderanno in seguito le Brigate Rosse.

A confrontarsi con gli studenti del movimento vi furono professori come Francesco Alberoni, Giorgio Galli, Beniamino Andreatta. Non mancarono i momenti di tensione, le occupazioni della facoltà, gli scontri con i missini e le forze di polizia. Mauro, marxista libertario, non violento e profondamente contrario alla lotta armata, fu tra i fondatori del movimento Lotta Continua insieme con Adriano Sofri, Guido Viale, Marco Boato, Giorgio Pietrostefani, Paolo Brogi, Enrico Deaglio nel 1969.

Nel 1970 Rostagno si laurea in sociologia con una tesi di gruppo su Rapporto tra partiti, sindacati e movimenti di massa in Germania, con una provocatoria discussione nonostante la quale consegue il massimo dei voti e la lode.

L'esperienza in "Lotta Continua" e la creazione di "Macondo"

Dopo l'arresto di Marco Boato in seguito ad alcuni scontri con la polizia (successivamente verrà assolto con formula piena), Rostagno intensifica la propria attività di leader politico di estrema sinistra.

Dopo la laurea, per due anni fa il ricercatore al CNR, poi si trasferisce a Palermo tra il 1972 e il 1975, perché gli viene conferito l'incarico di assistente nella cattedra di sociologia dell'Università di Palermo. In quegli anni si occupa di diffondere il movimento politico di Lotta Continua come responsabile regionale. Alle elezioni politiche del 1976 si candida alla Camera come LC nella lista Democrazia Proletaria nei collegi di Milano, Roma e Palermo, ma il seggio non scatta per pochi voti.

Dopo lo scioglimento di Lotta Continua, alla fine del 1976, da lui fortemente voluto, ritorna a Milano e nel dicembre del 1977 è fra i fondatori di Macondo (nome tratto da Cent'anni di solitudine di Gabriel García Márquez), un centro culturale che divenne punto di riferimento per l'estrema sinistra alternativa, fino a quando non venne chiuso dalla polizia il 22 febbraio 1978, per le attività legate a spaccio di sostanze stupefacenti. Rostagno viene arrestato, ma successivamente prosciolto.

L'influenza di Osho e la comunità Saman

Dopo la chiusura del centro culturale Macondo, sceglierà di recarsi in India insieme alla compagna Elisabetta Roveri, che è per tutti Chicca, una ragazza milanese, di origini brianzole, conosciuta nel 1970 all'Università di Milano, e alla loro figlia Maddalena.

A Poona si unisce agli arancioni del guru Bhagwan Shree Rajneesh (in seguito noto come Osho), di cui è divenuto seguace leggendo un suo libro che gli era stato portato mentre era in carcere per la vicenda del MacondoCome detto dalla sorella Carla nel documentario Rai della serie Diario civile dedicato a Rostagno (Mauro Rostagno: il giornalista vestito di bianco), prendendo nel 1979 dal suo Maestro il nome di Swami Anand Sanatano (Anand Sanatano significa "eterna beatitudine").

Nel 1980 Rostagno torna in Italia e con Francesco Cardella fonda a Lenzi, vicino a Trapani, la comunità Saman, insieme a Chicca Roveri, divenuta nel frattempo la sua seconda moglie. Si tratta di una comune ispirata agli insegnamenti di Osho Rajneesh, e quando nel 1981 Osho si trasferisce negli Stati Uniti d'America per fondare la controversa comunità di Rajneeshpuram in Oregon, Saman diviene comunità terapeutica che si occupa tra l'altro del recupero di persone tossicodipendenti.

Durante questo periodo si avvicina al leader socialista Bettino Craxi, che sostiene le attività di Saman e degli amici di Rostagno e Cardella.

Le inchieste giornalistiche Dalla metà degli anni ottanta lavora come giornalista e conduttore anche per l'emittente televisiva locale Radio Tele Cine (RTC), dove in seguito si avvale della collaborazione anche di alcuni ragazzi della Saman. Intervista Paolo Borsellino e Leonardo Sciascia, e indaga su Cosa nostra e il suo potere. Attraverso la TV denuncia le collusioni tra Cosa nostra e politica locale: tra i tanti servizi giornalistici di denuncia del fenomeno, la trasmissione di Rostagno seguiva tutte le udienze del processo per l'omicidio del sindaco Vito Lipari, nel quale erano imputati i boss mafiosi Nitto Santapaola e Mariano Agate, che durante la pausa di un'udienza mandò a dire a Rostagno che «doveva dire meno minchiate» sul suo conto Castelvetranoselinunte.it.

L'agguato e la morte Il 26 settembre 1988 viene assassinato in un agguato in contrada Lenzi, a poche centinaia di metri dalla sede della Saman, all'interno della sua auto, una Fiat Duna DS bianca, da alcuni uomini nascosti ai margini della strada; mentre rientrava alla comunità con una giovane ospite (che si salverà divenendo l'unica testimone del delitto) i sicari mafiosi gli spararono con un fucile a pompa calibro 12, che scoppiò in mano a uno degli assassini, e una pistola calibro 38.

Le indagini sull'omicidio Bettino Craxi e Claudio Martelli, quest'ultimo presente al funerale di Rostagno, indicarono subito la responsabilità della mafia nell'omicidio, ma nel 1996 la procura di Trapani reagì all'indicazione della pista mafiosa, accusando i due esponenti socialisti di voler depistare le indagini. La pista mafiosa fu quella che venne proposta subito dopo il delitto anche dai quotidiani siciliani e nazionali.

Il delitto mafioso fu la pista percorsa immediatamente dagli inquirenti: il capo della squadra mobile Calogero Germanà affermò che si trattava di un delitto tipicamente mafioso mentre il maggiore Nazareno Montanti, Comandante del Reparto Operativo del Comando Provinciale dell'Arma dei Carabinieri di Trapani, lo riteneva un omicidio commesso da dilettanti, per il fatto del fucile esploso in mano al sicario.

Durante l'ultimo processo, che individuò in due esponenti della mafia siciliana i responsabili dell'omicidio, emerse in maniera evidente il modo maldestro con cui i Carabinieri di Trapani, comandati dal maggiore Nazareno Montanti, avevano condotto le indagini. Il pubblico ministero Gaetano Paci denunciò durante il processo come fossero scomparse delle prove, come testimoni chiave fossero stati ascoltati con ritardo e come le intercettazioni fossero state attivate solo otto mesi dopo l'omicidio. Il magistrato dichiarò in aula: Forte emerse il sospetto di tentativi di depistaggio sulle prime indagini che esclusero subito il movente mafioso.

I depistaggi Tuttavia negli anni successivi, l'indagine passò nelle mani di diversi magistrati che indagarono su piste alternative a quella mafiosa: infatti poco tempo prima di essere ucciso, Rostagno ricevette una comunicazione giudiziaria sull'uccisione del commissario Luigi Calabresi e avrebbe potuto, secondo quest'ipotesi, accusare gli ex compagni di Lotta Continua di coinvolgimento nel delitto; anche in questo caso non si raccolsero che scarsi indizi. Il "pentito" di LC Leonardo Marino aveva accusato Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi dell'omicidio Calabresi e furono inviati avvisi di garanzia a gran parte dell'ex dirigenza del movimento extraparlamentare per coinvolgimento nel delitto o in rapine di autofinanziamento., il Foglio, 23 maggio 2009. La pista che legava l'omicidio Rostagno al delitto Calabresi fu in realtà un depistaggio, suggerito da un carabiniere a un giudice milanese, che poi difatti la smentì.Benedetta Tobagi,, 26 settembre 2012, Centro Impastato. Il colonnello dei Carabinieri Elio Dell'Anna attribuì al magistrato Lombardi (giudice istruttore nel processo per l'omicidio del commissario Calabresi) affermazioni come "il Rostagno era al corrente di tutte le motivazioni, compresi esecutori e mandanti concernenti l'omicidio Calabresi [...] il Rostagno aveva rotto i ponti con i suoi ex compagni di Lotta e forse aveva intenzione di dire la verità" e la convinzione che l'omicidio fosse maturato nel contesto di Lotta Continua. Lombardi invece negò decisamente di avere mai affermato che il delitto Rostagno era da collegarsi all'omicidio Calabresi.

Sofri, amico di Rostagno e a cui fu impedito di partecipare al funerale, fu uno dei più forti sostenitori della pista mafiosa difendendo sempre gli amici e la moglie di Rostagno che saranno accusati negli anni successivi. Anche l'avvocato con cui il fondatore di Saman si era confidato, Giuliano Pisapia, smentirà seccamente le menzogne contenute nel rapporto del colonnello Dell'Anna:

La procura di Trapani, nel 1996, ipotizzò ancora - su indicazione della DIGOS - che il delitto potesse essere maturato all'interno di Saman per spaccio di stupefacenti tra i membri della comunità, suscitando forti polemiche. Emise mandati di cattura ad alcuni ospiti della comunità, individuati come esecutori materiali del delitto, a Cardella (all'inizio raggiunto solo da un avviso di garanzia) come mandante (che si rifugiò in Nicaragua) e alla Roveri, compagna di Rostagno, accusata di favoreggiamento; anche questa pista completamente inconsistente, per altro oggetto di pesanti speculazioni giornalistiche, fu poi abbandonata. La Roveri venne scarcerata dopo un periodo, e la sua detenzione per ordine del pm Garofalo venne duramente criticata da molti, tra cui lo stesso Adriano Sofri.«Il magistrato che ne ordinò la plateale cattura non aveva altro appiglio che la propria stolida vanità. Arrivò al punto di deplorare i sospetti sollevati sulla mafia, e quasi scusarsene [...] Per non farsi mancare niente, quel magistrato mandò un manipolo di armati a cercare Chicca anche a casa mia, la mattina dell'arresto: trovata imbecille e lusinghiera» scrisse l'ex leader di LC nel 2009. Taluni hanno parlato di questa pista come di un altro depistaggio.