Giovanna d'Arco (in francese Jeanne d'Arc; 1412-1431) è un'eroina nazionale francese, venerata come santa dalla Chiesa cattolica. Le sue gesta e la sua tragica morte, ispirarono sin dal XV secolo opere letterarie ed artistiche. Del resto, la personalità poliedrica di Giovanna ha fatto sì che a fianco al personaggio storico, per secoli, se ne affiancasse uno mitico, frutto delle più diverse interpretazioni della sua breve vita.
Il mito di Giovanna d'Arco
Il XV secolo
La personalità poliedrica di Giovanna d'Arco ha dato luogo, nei secoli, alle più diverse interpretazioni del personaggio, spesso contrastanti, alcune fondate su elementi storici, altre su dicerie e leggende che circolavano in Francia e in Inghilterra già durante la sua vita. Il culmine dell'emozione popolare fu raggiunto dapprima nella vittoriosa, rapida ed imprevista liberazione di Orléans dall'assedio, poi dalla morte sul rogo a Rouen. Nel tempo intercorso tra la morte della Pulzella e la sua riabilitazione, nel 1456, molti la considerarono come una persona fuori dell'ordinario o, comunque, ammantata di mistero. Fra questi è da annoverare lo stesso Carlo VII, se realmente le due "imprese segrete", iniziate nell'aprile del 1430, di cui incaricò il cugino, il Bastardo d’Orléans, riguardavano il salvataggio di Giovanna..
Il carisma della ragazza, tuttavia, fu avvertito inizialmente dalla stessa folla che presenziò all'esecuzione. Avviandosi al supplizio, Giovanna aveva domandato una croce, ed un soldato inglese, impietosito, ne aveva formato una con due rametti e gliel'aveva porta. Quando la ragazza era morta, gridando il nome di Gesù così come Cristo aveva gridato il nome di Dio,. un altro soldato della guarnigione inglese di Rouen, che aveva gettato con le sue mani una fascina di legna sul rogo, così come aveva giurato, si era sentito male e, soccorso dai compagni, aveva raccontato che nel momento della morte aveva visto uscire dalla giovane una colomba bianca..
Il boia, Geoffroy Thérage, la sera stessa si era recato al convento per confessarsi, disperando tuttavia d'essere assolto, poiché credeva aver ucciso una santa. Un cancelliere del re d'Inghilterra, Jean Tressard, aveva esclamato, subito dopo l'esecuzione: «Siamo perduti! Perché è una buona e santa persona che è stata bruciata!».. Del resto, molti dissero d'aver visto il nome di Gesù – l'ultimo grido della Pulzella – impresso nelle fiamme del rogo. Strega o santa che fosse creduta, la memoria di Giovanna era un peso ingombrante per la potenza inglese, che cercò, inutilmente, di cancellarne il ricordo. Il giorno stesso del supplizio, un domenicano, Pierre Bosquier, fu condannato a quasi un anno di carcere a pane ed acqua per aver osato sostenere che il giudizio di condanna era stato iniquo..
Nonostante ciò, l'anno successivo, ad Orléans, fu celebrata la prima messa in memoria di Giovanna, il 30 maggio 1432.. In molti, invece, rifiutarono di credere alla morte della Pulzella. Di questo tentò di trarre profitto una certa Claude, che nel 1436 si fece passare per Giovanna, mandando messi ad Orléans con richieste di denaro. Convocata dall'Inquisizione di Colonia, si esibì in giochi di prestidigitazione, come illudere la platea di rompere un bicchiere e farlo tornare integro. Non subì conseguenze ma decise prudentemente di allontanarsi. Nell'autunno dello stesso anno sposò Robert des Armoises, nobile decaduto; i due si spostarono tra la Francia e l'Impero. Grazie anche alla complicità del fratello di Giovanna, Jean (detto "Petit-Jean"), la giovane strappò regali e donazioni ai nobili locali (Pierre Louve, consigliere del duca di Borgogna, e il sire di Boulay), tra cui un cavallo e una spada.
Nel 1439 si recò finalmente a Orléans, dove, in agosto, ricevette un'ulteriore somma di denaro. Quando erano già in corso i preparativi per un pranzo in suo onore, tuttavia, fu annunciato l'arrivo in città di re Carlo VII. Claude des Armoises lasciò in tutta fretta la città per raggiungere Gilles de Rais e di lei non si ebbero più notizie.. Già nel mese di maggio, peraltro, le spese per il servizio funebre della Pulzella figurano tra i conti della città, segno evidente che non tutti avevano creduto alla storia della falsa Giovanna..
La sentenza di annullamento della condanna, nel 1456, riassunse in un unico documento non solo la vita pubblica di Giovanna ma anche la sua giovinezza, l'infanzia, i rapporti con gli abitanti del suo villaggio così come con i nobili ed i capitani di guerra più famosi. Insieme al testo del processo di condanna fu copiata ed ampiamente diffusa... Per tutto il XV secolo la figura di Giovanna d'Arco fu tramandata da questi atti originali e si affidò inoltre alle numerose cronache redatte ad Orléans, a Parigi, in Inghilterra o nella corte di Borgogna,. nonché, soprattutto, alla memoria di coloro che avevano vissuto la fase più aspra della Guerra dei cent'anni..
Dal XVI al XIX secolo
Nel XVI secolo la memoria storica iniziò a lasciare sempre più spazio per una caratterizzazione semplicistica di Giovanna, aderente allo stereotipo dell'eroina prode, valorosa, salvatrice della patria. Sempre più un simbolo, sempre meno una persona.. Si perdevano le sfaccettature del suo carattere così come tramandatoci dai processi, quello di condanna quanto quello di riabilitazione, Giovanna essendo di volta in volta collerica (così come durante il primo incontro col Bastardo d’Orléans, sulle rive della Loira), pressante (quando insiste senza tregua, a Loches, perché il Delfino si diriga immediatamente a Reims), esperta in arte militare (quando organizza l'assedio alla città di Troyes), coraggiosa (quando continua a combattere, a Orléans, nonostante una freccia le si sia conficcata profondamente nelle carni), stanca e malinconica (quando a Crépy-en-Valois esprime il desiderio di ritornare dai suoi genitori ed abbandonare le armi), umile (quando abbraccia il Delfino alle ginocchia), allegra e pronta al riso (quando scherza con i soldati), ironica (quando a Poitiers, al frate che, con forte accento limosino, le domanda quale lingua parlino le voci che dice di sentire, risponde: «Migliore della vostra!»), sarcastica (quando, ai giudici che, a Rouen, le domandano se l'arcangelo Michele le appaia nudo, replica: «Credete che Nostro Signore non abbia di che vestirlo?»)..
In questo modo, entrando a far parte dell'iconografia, Giovanna divenne una figura allegorica, priva di spessore, invocata ora come protettrice dell'unità nazionale, ora come bandiera dei cattolici in lotta con la Riforma protestante. D'oltremanica giungevano invece, alimentate dal ricordo e dal rancore della guerra, immagini denigratorie di Giovanna, spesso sgualdrina e, a volte, strega, anche queste stereotipate quanto quelle che la elogiavano:. alla fine del XVI secolo William Shakespeare avrebbe raffigurato con questi tratti la Pulzella. Nel XVII secolo il ricordo di Giovanna divenne sempre più flebile; sopravvisse nell'opera di Jean Chapelain e, nonostante la fama di santità che le veniva ancora tributata ad Orléans, soprattutto fra i libertini fu oggetto di scherno e derisione..
Tale perdita di carisma si acuì a tal punto che, nel 1762, Voltaire ridicolizzò la figura di Giovanna nel suo poema satirico La pulzella d'Orléans. Rappresentata con gli ormai abituali tratti della ragazza di facili costumi, inserita in un contesto farcito di «anacronismi e di trovate fantastiche e buffonesche», Giovanna non era tanto dileggiata quanto ridotta a mero simbolo di un Medioevo tratto a paradigma di civiltà «corrotta, barbara e ignorante». L'Illuminismo, del resto, si rivelò fieramente ostile nei confronti tanto di Giovanna quanto dei suoi studiosi; Clément de l'Averdy, che nel 1790 aveva dato alle stampe uno studio storico sui due processi, del 1431 e del 1456, morì nel 1793 ghigliottinato. Nello stesso anno, le feste in onore di Giovanna d'Arco furono soppresse, alcune statue fuse.. Unica voce controcorrente, quella dell'inglese Robert Southey, che nel suo poema Joan of Arc del 1795 trasformava Giovanna in una fautrice del patriottismo repubblicano - nonostante si fosse battuta a favore del Delfino e poi re Carlo VII e della sua consacrazione solenne..
Fu solo nel XIX secolo che Friedrich Schiller compose una tragedia che potesse considerarsi vera e propria replica a Voltaire: Die Jungfrau von Orleans, La Pulzella d'Orléans, nel 1801.. Sotto Napoleone Bonaparte Giovanna divenne il simbolo non solo del patriottismo ma anche del nazionalismo francese; una combattente non per la libertà né per una giusta causa ma, semplicemente, per la Francia, sempre e comunque. Durante il Romanticismo, Giovanna ritornò in auge insieme al Medioevo; patriota o fanciulla ispirata, tutti vollero appropriarsi della sua figura, repubblicani e monarchici, laici ed ecclesiastici. Alla metà del secolo, Jules Quicherat pubblicò in cinque volumi i testi dei processi e una mole notevole di materiale che, lentamente, restituirono spessore storico alla sua figura..
In età moderna e contemporanea Al principio del XX secolo, durante il processo di beatificazione di Giovanna, iniziato nel 1897 e conclusosi il 18 aprile 1909, la fama di Giovanna si era nuovamente diffusa fra tutti gli strati della popolazione, sia per l'iniziativa della Chiesa, sia per la minuziosa opera di ricostruzione storica di Jules Quicherat, ormai ampiamente conosciuta. Tuttavia, ancora una volta, i movimenti che agitavano la società (e la politica) si appropriarono in qualche modo della sua figura prediligendone un singolo aspetto. e tralasciandone l'«inesauribile» profondità.. Da un lato, Giovanna era divenuta l'emblema dei cattolici, dall'altro, la sinistra laica ne celebrava l'immagine della ragazza del popolo abbandonata dal potere e dal re al rogo della Chiesa; gli antisemiti vedevano in lei una «fanciulla celtica».
Nel frattempo, l'ascesa al potere politico, in Francia, di un leader del calibro di Émile Combes, fortemente anticlericale, determinò la completa separazione fra Stato e Chiesa ma, anche, lo scioglimento di oltre cento congregazioni religiose, incluse quelle a carattere caritatevole ed assistenziale,. nonché l'espropriazione di alcuni beni, come le biblioteche ecclesiastiche.. La divisione politica e religiosa del Paese si sarebbe risolta, di necessità, solo durante la prima guerra mondiale. Giovanna divenne, allora, il simbolo stesso della resistenza contro l'invasore; circolavano immagini della Beata Giovanna d'Arco che inneggiavano alla lotta in nome dell'unità nazionale della Francia e, quando l'offensiva tedesca fu arrestata nella Prima battaglia della Marna, tra i caduti vi fu, emblematicamente, uno scrittore come Charles Péguy, che aveva legato a doppio filo la sua opera con la vita - e la morte - di Giovanna d'Arco.
Nel dopoguerra la letteratura cattolica s'impose per alcuni decenni grazie al talento ed all'ispirazione degli artisti e ad un'ormai solida reputazione popolare; il dramma di Paul Claudel del 1939 avrebbe dovuto rappresentare non solo un apice artistico ma anche un riferimento autorevole per la raffigurazione della Pulzella. Invece, sin dal 1936, dell'immagine di Giovanna si appropriarono dapprima i francesi che avevano militato tra le file dei nazionalisti in Spagna, durante la guerra civile e, all'inizio della seconda guerra mondiale, Giovanna divenne l'ispiratrice sia del governo di Vichy (tanto che ne nacque una formazione di volontari denominata Légion Jeanne d'Arc) sia della Resistenza e di France libre..