La Coppa del Mondo di rugby 2019 (, ) fu la 9ª edizione della Coppa del Mondo di rugby, massima competizione internazionale di rugby a 15 organizzata da World Rugby.

Si tenne dal al in Giappone, quinta edizione a tenersi in un singolo Paese e prima a essere organizzata da una federazione asiatica. Il torneo si disputò in 12 stadi su altrettante città, e la gara per il titolo ebbe luogo allo Stadio internazionale di Yokohama, secondo impianto in ordine di tempo – dopo lo Stade de France – ad avere ospitato la finale sia del campionato mondiale di calcio che della Coppa del Mondo di rugby.

A laurearsi campione del mondo fu il , alla sua terza affermazione a 12 anni di distanza dalla più recente e a 24 dalla prima; gli Springbok batterono, come nel 2007, l' che in semifinale aveva eliminato la campione da 8 anni e imbattuta da 19 incontri nel torneo. Con tale vittoria il raggiunse proprio gli All Blacks in testa alla classifica di titoli mondiali vinti.

Tra le rilevanti singolarità statistiche del torneo, figurano le sue prime partite annullate di sempre: a causa dei rischi alla sicurezza provocati dal tifone Hagibis che stava colpendo il Giappone durante lo svolgimento della fase a gironi, tre incontri furono dichiarati nulli e pareggiati 0-0 per decisione di World Rugby; tra di essi figurava anche – , l'unico il cui risultato sarebbe stato decisivo per la classifica finale, essendo gli altri due ininfluenti.

L'affluenza complessiva fu di poco più di 1,7 milioni di spettatori, largamente inferiore a quello del torneo inglese di quattro anni prima ma migliore di presenze dell'edizione in Nuova Zelanda del 2011.

Storia L'organizzazione

La candidatura giapponese fu presentata nel 2009 facendo seguito alla volontà dell'IRB, nome con cui all'epoca era nota World Rugby, di unificare in una sessione lavori congiunta l'assegnazione delle Coppe del Mondo 2015 e 2019. Dopo una serie di scarti e rinunce, l' rimasero in lizza, oltre alla candidatura giapponese, quella di Inghilterra, Italia e Sudafrica. Il l'IRB assegnò l'organizzazione dell'edizione 2015 all'Inghilterra e quella del 2019 al Giappone. A fine novembre 2015 furono ufficializzate le 12 sedi del torneo.

Il torneo Confermata la formula a 20 squadre, l'IRB fissò a novembre 2016 i criteri per stabilire le fasce di merito da utilizzare per il sorteggio dei gironi: le 12 squadre direttamente qualificate (ovvero le migliori tre di ogni girone dell'edizione di ivi incluso il , indipendentemente dalla partecipazione di diritto come Paese organizzatore) occuparono le prime tre fasce di merito per ordine di ranking al giorno del sorteggio (le quattro migliori in prima fascia, le quattro immediatamente successive in seconda fascia e le ultime quattro in terza fascia); la prima qualificata di Africa, Americhe, Europa e Oceania furono assegnate alla quarta fascia; infine, la seconda americana, la seconda oceaniana, la vincente dello spareggio euro/oceaniano e la ripescata ricevettero la quinta fascia. Ogni girone avrebbe contenuto una squadra per ogni fascia. Il sorteggio si tenne a Kyoto il a qualificazioni ancora in atto, per cui erano note solo le tre squadre già qualificate di ogni girone.

Il girone A vide i padroni di casa del , in terza fascia, contrapposte alle squadre del Sei Nazioni e ; una terza europea era attesa dalle qualificazioni (che, a sorpresa, espressero la ), mentre l'ultima squadra dovette uscire dallo spareggio dell'ultima delle europee contro la seconda delle oceaniane, che qualificarono . Nel girone B i primi due posti furono ipotecati da campione uscente e tra i pretendenti al titolo, con l' a tentare l'obiettivo minimo della qualificazione alla con il terzo posto nel girone; a fare compagnia alle tre già qualificate figurarono la prima delle africane (che successivamente si rivelò essere la e la vincitrice del torneo di ripescaggio (il ). Un altro scorcio di Sei Nazioni in Giappone fu nel girone C, con e sorteggiate insieme all' ad attendere la prima delle americane (gli ) e la seconda delle oceaniane (posto che fu appannaggio di ). Nell'ultimo girone l' trovò e , più un'altra oceaniana () e la seconda delle Americhe ().

La sorpresa dalle qualificazioni europee consisté in una serie di sanzioni irrogate da World Rugby a diverse nazionali affiliate a Rugby Europe per via di violazione dei requisiti di idoneità dei giocatori internazionali equiparati; le squadre più impattate furono e , le due più autorevoli pretendenti al posto al Mondiale, che si videro azzerata la classifica del campionato europeo, valida per la qualificazione, con conseguente ammissione diretta della e l'accesso della al torneo di ripescaggio concluso al secondo posto dietro al .

La fase a gironi

La cerimonia d'apertura si tenne al Tokyo Stadium di Chōfu, città conurbata alla capitale; a essa fece seguito il primo incontro del girone A, la vittoria del per 30-10 sulla . La grande sorpresa fu, tuttavia, la vittoria nipponica per 19-12 sull' che, di fatto, pavimentò la strada per il passaggio del turno della squadra di casa: all'epoca gli irlandesi occupavano la posizione numero 1 del ranking internazionale World Rugby e la loro sconfitta ebbe lo stesso effetto mediatico di quella sudafricana nella precedente Coppa del Mondo sempre a opera dei giapponesi. Gli irlandesi, a loro volta, si assicurarono virtualmente un posto nei quarti battendo la nel loro incontro d'esordio, fin dall'inizio visto come uno spareggio. Solo nell'ultima giornata del girone, però, si materializzò la composizione per i quarti di finale: il vinse la sua quarta partita su quattro del girone battendo 28-21 la ed eliminandola ufficialmente, mentre l' si assicurava il secondo posto battendo .

Nel girone B, che avrebbe dovuto esprimere gli avversari delle prime due classificate del citato raggruppamento, l'incertezza riguardava solamente il nome della squadra che avrebbe passato per prima ai quarti di finale, dal momento che la qualificazione di e era messa in discussione da pochi; il dubbio fu chiarito dagli All Blacks che nella prima partita batterono 23-13 gli Springbok ipotecando il primo posto del girone; l', che fece il suo massimo battendo e con bonus e assicurandosi il proprio obiettivo minimo, ovvero il terzo posto che garantisse la qualificazione alla Coppa successiva, non riuscì tuttavia a insidiare le aspirazioni sudafricane perché nel confronto diretto perse 3-49 (sette mete a zero) una partita condotta financo stoicamente nel primo tempo (3-17 con entrambi i piloni, Simone Ferrari e Marco Riccioni, cui si dovette rinunciare entro il quarto d'ora a causa di impatti durissimi) ma senz'armi nel secondo tempo quando la squadra rimase in 14 a causa dell'espulsione di Andrea Lovotti per un fallo inutile e potenzialmente pericoloso su Duane Vermeulen. Il girone tuttavia non terminò: dopo la vittoria sudafricana per 66-7 contro il World Rugby decise di annullare le gare dell'ultima giornata per via dell'uragano Hagibis che stava battendo il sud del Giappone e metteva a rischio la sicurezza degli spettatori negli stadi dopo aver provocato già le prime alluvioni e morti nel Paese: – e – furono dichiarate 0-0 e a ciascuna squadra furono assegnati due punti in classifica. Con la classifica che ne conseguiva, la passò per prima e incontrò nei quarti l' mentre il , secondo, affrontò i padroni di casa del .

Se per Canada – Namibia il giudizio a tavolino fu irrilevante (nessuna di esse aveva la possibilità di raggiungere il terzo posto), nel caso dell' esso precluse alla squadra azzurra, sia pure in via teorica, la possibilità di concorrere per i quarti di finale, raggiungibili in caso di vittoria sulla , circostanza peraltro mai verificatasi nei 15 precedenti tra le due squadre: il capitano italiano Sergio Parisse criticò pesantemente la decisione di annullare l'incontro asserendo che, pur conscio delle scarsissime possibilità di vittoria, l'Italia meritava comunque di giocarsele, aggiungendo inoltre polemicamente che a parti invertite, avesse avuto la necessità di punti, si sarebbe trovato il modo per far giocare la partita. Lo stesso commissario tecnico neozelandese Steve Hansen si dimostrò comprensivo delle ragioni dell'Italia, asserendo che qualsiasi giocatore vuole terminare il torneo sul campo e non sul prato d'allenamento, aggiungendo tuttavia che le due squadre non potevano fare nulla per cambiare la situazione, che non era sotto il loro controllo.

Senza sostanziali sorprese il girone C, nel quale l'unica notizia di rilievo fu il mancato passaggio del turno dell' per la prima volta dal 2003; e passarono il turno e l'ultima partita di entrambe, che avrebbe dovuto essere l'incontro diretto che decideva le sorti del girone, fu annullato al pari delle altre due partite del girone B. Se dal punto di vista della qualificazione l'incontro era irrilevante, in quanto entrambe già ai quarti di finale, il pareggio deciso a tavolino da World Rugby cristallizzava la classifica che vedeva gli inglesi accedere come primi alla fase a eliminazione e i francesi come secondi.

L'unica sorpresa del girone D fu invece il primo posto del sulla finalista sconfitta del mondiale precedente, l': l'incontro diretto tenutosi al Tokyo Stadium, infatti, vide i Dragoni prevalere 29-25: degno di nota fu il tentativo di rimonta australiano dopo che il Galles aveva chiuso la prima frazione in vantaggio per 23-8; in effetti, a fronte dei soli 6 punti dei britannici nella ripresa, gli Wallabies ne marcarono 19, tuttavia insufficienti a recuperare il punteggio; il vero motivo d'interesse del girone, seppure relegato nelle curiosità statistiche, fu invece la vittoria dell' su , ininfluente dal punto di vista della classifica per i sudamericani, ma significativa per essere la prima dal 2003 per i Teros e la loro terza assoluta nell'intera loro storia in Coppa del Mondo; considerati tuttavia gli avversari battuti in precedenza ( e ), quella contro gli oceaniani è considerata la loro vittoria qualitativamente più elevata; dal lato di tale sconfitta significò l'eliminazione di fatto dalla corsa alla qualificazione ai quarti in quanto già battuta in precedenza dall'.

I play-off Il primo quarto di finale fu un classico della Coppa del Mondo, l'incontro tra e , arrivato alla settima riedizione dopo che in quella più recente gli Wallabies avevano estromesso gli inglesi dal torneo già nella fase a gironi: a Ōita i britannici concessero nel primo tempo solo 9 punti a Lealiʻifano e ne misero a segno 17 con Jonny May e il piede di Owen Farrell; il breve ritorno australiano di Koroibete a inizio ripresa fu illusorio perché gli Wallabies non marcarono più e, anzi, gli inglesi terminarono l'opera con 23 punti aggiuntivi (mete di Kyle Sinckler e Anthony Watson e 13 punti ancora di Farrell) che vendicarono la sconfitta di Twickenham di quattro anni prima. Con tale vittoria l' raggiunse la semifinale a 12 anni di distanza dalla precedente in Francia nel 2007, quando a essere sconfitta nei quarti fu ancora l'Australia. Di fatto senza storia anche il secondo quarto di finale al Tokyo Stadium, in cui la eliminò l' apparentemente senza sforzo: nel primo tempo gli All Blacks conducevano 22-0 grazie a due mete di Aaron Smith e una di Beauden Barrett, e la prima meta irlandese, di Robbie Henshaw, giunse a 10 minuti dalla fine con la squadra in svantaggio 0-34; il finale regalò altre due mete agli oceaniani e una tecnica agli irlandesi, per un punteggio di 46-14 che significò la settima eliminazione ai quarti della nazionale in maglia verde.