Elettra, amore mio (Szerelmem, Elektra) è un film del 1974 diretto da Miklós Jancsó. Il film fu presentato, in concorso, al Festival di Cannes 1975.
Trama Dopo aver assassinato il re Agamennone, Egisto ha preso il potere ed è diventato un tiranno. Elettra, figlia di Agamennone, da quindici anni è tormentata dal desiderio di una vendetta e spera che suo fratello Oreste, attualmente esule, possa un giorno portarla a compimento. Egisto fa diffondere la voce secondo cui Oreste è morto ed esibisce un cadavere che tuttavia Elettra non riconosce; anzi, pugnala il messo che le ha portato la notizia. Oreste intanto, camuffato nei panni di uno straniero qualunque, riesce a ritornare e conferma la propria morte, sicché Egisto, sentendosi tranquillo, invita il popolo a feste e danze, mentre detta nuovi divieti. Elettra invece, che ha riconosciuto il fratello, lo spinge a vendicare il padre ucciso e a catturare il tiranno, contro cui poi si scatena l'intero popolo: lo stesso popolo che non aveva saputo apprezzare il valore della libertà che Agamennone aveva concesso, e che poi aveva giubilato portando in trionfo Egisto, subendone infine i soprusi senza reagire. Quando Egisto, condannato ad aggrapparsi a un grande pallone, cerca di fuggire, Oreste lo uccide ma poi fratello e sorella si uccidono fra loro per risorgere infine e alzarsi nel cielo su un elicottero rosso.Giovanni Grazzini, A Cannes i delitti della «ragion di stato», in Corriere della Sera, 11 maggio 1975, p. 12
Produzione Prendendo le mosse dai grandi scrittori tragici greci (Eschilo, Euripide, ma soprattutto Sofocle), lo scrittore ungherese László Gyurkó nel 1968 scrive un soggetto nelle forme teatrali della tragedia classica. Sei anni più tardi, il regista Miklós Jancsó ne affida l'adattamento cinematografico al suo sceneggiatore storico Gyula Hernádi, che ne mantiene l'impianto teatrale. Come nelle rappresentazioni classiche, la scena è scarna e si avvale di pochi arredi nel mezzo di una radura della steppa balcanica, dove cori e danze fanno da complemento all'azione vera e propria. Dopo l'infelice esito commerciale delle sceneggiature di Giovanna Gagliardo (La pacifista, La tecnica e il rito e Roma rivuole Cesare)Giovanni Buttafava, Miklós Jancsó, Il Castoro Cinema, La Nuova Italia, Firenze, 1975 per la prima volta Jancsó affronta una storia antica di millenni, ma che in qualche modo parla anche dell'oggi e rivela un'allegoria contro l'oppressione e la dittatura.
Note
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Categoria:Film drammatici