Rivello (Rëviell in dialetto rivellese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Potenza in Basilicata.
Nel dicembre del 2025, il comune è entrato a far parte de I borghi più belli d’Italia.
Geografia fisica Territorio Centro collinare a 479 , con località a s.l.m. (C.da Fiumicello) e altre a s.l.m. (loc. Fontana di S. Antonio); si estende per una superficie di 68 km². Confina a nord con Casaletto Spartano (SA) e Lagonegro, ad est col comune di Nemoli, a sud con i territori di Maratea e Trecchina, mentre ad ovest con i comuni di Sapri (SA) Torraca e Tortorella (SA).
Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003
Clima La stazione meteorologica più vicina è quella di Maratea. Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +8,7 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +23,4 °C.
Classificazione climatica di Rivello: Zona climatica D; Gradi giorno 1780.
Storia
Le origini della città si fanno risalire all'Alto Medioevo; tuttavia, i numerosi reperti archeologici (rinvenuti nella contrada detta, appunto, "Città") fanno supporre che Rivello sia l'erede della città lucana – esistente già dal periodo preromano – di Sirinos. Notoria è la divisione, a partire dal medioevo, della città in due distinti quartieri, quello superiore, i cui abitanti, detti bardàv'ti, erano legati uno alla chiesa di rito latino (San Nicola di Bari) e quello inferiore, i cui abitanti, bardàsci, erano fautori della parrocchia di rito greco (Santa Maria del Poggio).
Resistono ancora nella toponomastica ("Fonte dei Lombardi" e "Piazza dei Greci"), riferimenti alle due etnie contrapposte, che diedero vita alla città: longobardi, sicuramente stanziatisi a seguito delle invasioni barbariche, e greci, probabilmente provenienti, a seguito della sua distruzione da parte dei Saraceni, dalla vicina Velia da cui si dice derivi il nome moderno (Rivello ovvero Re-Velia).
Difatti, il motto del comune recita ancor oggi Iterum Velia renovata Revellum ("Una volta Velia, rinnovata in Rivello"). Un'altra probabile origine etimologica del nome, va ricercata in una formazione del tipo iterativo "Re + Vallare" cioè fortificare di nuovo, da cui un latino tardo Revallo; dall'analogia con "ripa", "riva" (che darebbe la forma intermedia Rivallo) potrebbe aver portato, per metafonia A>E, alla forma Rivello.
Feudo dei Sanseverino, dei Ravaschiero e dei Pinelli, Rivello si riscattò, nel corso del XVIII secolo, divenendo città libera (Università). L'ultimo feudatario, Oronzo Pinelli, non avendo avuto discendenti maschi, accettò di cedere il Feudo, ma curiosamente, sul rogito di cessione del Comune stipulato nel 1719 (Restituta libertas), oltre a 55.000 ducati, da pagarsi a rate coi relativi interessi, pattuì che ogni anno avrebbero dovuto dare a lui e poi ai suoi eredi, una certa quantità di salami artigianali e precisamente: "Cantare (unità di misura pari a circa ) quattro di salami di ogni bontà, così' come si fanno in detta terra di Rivello… (omissis)", a conferma della bontà dei salumi che ancora oggi si confezionano in paese. Le notevoli testimonianze architettoniche e le numerose opere artistiche testimoniano il ricco passato di Rivello; le attività più fiorenti erano quelle dell'artigianato orafo e del rame, esportate in giro per il mondo.
Il XVIII secolo fu quello più fiorente, tanto che vi fu una forte immigrazione che portò ad un notevole incremento demografico, come testimoniano gli archivi ecclesiastici. Purtroppo l'arrivo dei Francesi causò un declino, dovuto all'incertezza del momento storico. In seguito al Congresso di Vienna ed alla restaurazione del regime Borbonico, vi furono segnali di ripresa; ma il destino era ormai segnato: con l'arrivo dei Piemontesi, dopo l'impresa dei Mille e quindi la costituzione del Regno d'Italia, le scelte politiche dei primi governi, il fenomeno del brigantaggio, la miseria e la mancanza di lavoro, costrinsero centinaia di Rivellesi, così come in tutto il centro-sud, ad emigrare per le Americhe, in cerca di miglior fortuna.
Dopo la seconda guerra mondiale, ripartì l'emigrazione, questa volta in direzione del Nord Italia, in particolare verso la Lombardia, ma anche per la Germania, la Svizzera, la Francia e il Belgio. Questo fenomeno fu molto marcato tra la fine degli anni cinquanta e la metà degli anni settanta.
Simboli Nello stemma è raffigurato su sfondo azzurro un leone d'argento, lampassato di rosso, rampante su un monte all'italiana di tre cime d'argento, posto sulla campagna erbosa di verde. Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di azzurro.
Monumenti e luoghi d'interesse
Il monumento di maggior pregio è senz'altro il convento di Sant'Antonio, posto nella parte bassa dell'abitato, distante dal centro. Edificato a partire dal 1512, conserva, sotto le arcate antistanti la chiesa, affreschi di Girolamo Todisco realizzati tra il 1616 e il 1634, tra cui una rara iconografia sacra, ovvero una Crocifissione dei Martiri Francescani del Giappone. La chiesa, rimaneggiata in forme barocche nel XVIII secolo, conserva interessanti tele del XVI secolo come lAnnunciazione firmata da Felice Vitale e datata 1597,Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Catalogo della Mostra, Roma, 1981, p. 109 e A. Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Catalogo della Mostra, Aggiornamenti all’edizione del 1981, 2001, pag. 302. oltre ad un pregevole coro ligneo del XVII secolo. Notevoli anche il chiostro, affrescato sempre da Todisco e, nel refettorio, l'Ultima Cena di Giovanni Todisco. Al piano superiore è allestito il museo archeologico, con reperti provenienti da tutta l'area del fiume Noce (antico Talao) e da quella del Lao. La chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari, risalente al periodo medievale, fu ampliata e sopraelevata nella prima metà del XVIII secolo in parte sulle rovine dell'antico castello, conserva una pregevole facciata, impreziosita da una scalinata settecentesca tutta in pietra locale, tele del XVIII secolo tra cui una Madonna del Rosario di Paolo de Matteis, del 1715 - 18 circa,Arte in Basilicata. Rinvenimenti e restauri, catalogo della mostra a cura di Anna Grelle Iusco, Roma 1981, pagg. 221 - 222. e affreschi del XIX secolo. Sottostante la chiesa, la cripta di San Nicola, dalle caratteristiche volte a crociera sorrette da colonnine in pietra locale, che per dimensioni è seconda solo a quella di San Nicola di Bari, ubicata sotto l'omonima basilica. Sia la chiesa che la cripta furono saccheggiate dai soldati di Napoleone, di passaggio, quando posero sotto assedio la cittadina di Lauria (agosto 1806). Addirittura nella cripta furono ricoverati i cavalli. La chiesa di Santa Maria del Poggio, (Parrocchia) scenograficamente innalzata come una fortezza, sulla sommità del colle "Poggio". La costruzione originaria si trova ai piani sottostanti (Cappella di S. Giovanni) risalente all'alto medioevo, fu poi ampliata e sopraelevata nel corso del XVIII secolo, poi rimaneggiata all'interno in forme barocche. Conserva un fonte battesimale del secolo XVI e un polittico del XVII secolo. È attualmente chiusa per restauro in seguito ai notevoli danni inferti dal sisma del 9 settembre 1998. Siccome la comunità era molto religiosa, molti erano i sacerdoti; la tradizione voleva che in ogni famiglia benestante doveva esserci almeno un prete. Questa tradizione contribuì alla creazione di Congreghe, divise per vie e per Cappella. Nel corso del XVIII secolo a Rivello si contavano circa 70 sacerdoti. Per questo motivo il paese è ricco di Chiese e Cappelle, di seguito elencate:
Chiesa dell'Assunta Chiesa di San Giuseppe Chiesa dell'Immacolata Concezione Chiesa di Santa Margherita Chiesa di Santa Barbara, di rito ortodosso Chiesa del Purgatorio Chiesa di San Vincenzo Chiesa della Madonna del Sovereto Chiesa della Madonna del Popolo Ex Chiesa di San Michele, ora teatro Cappella di Sant'Anna Cappella di San Rocco Cappella della S.S. Trinità Cappella di Santa Maria di Costantinopoli Cappella di Santa Lucia Cappella dell'Annunziata Cappella dell'Addolorata Cappella della Madonna della Grazia Cappella della Madonna del Carmine Cappella di Sant'Antonino Cappella della Pietà Cappella di San Vito
Inoltre al centro storico del paese, tra i caratteristici vicoli, si trova il locale storico di Clementina, da anni centro di ritrovo degli intellettuali e scrittori del paese. Grazie a serate tra i tavoli della matrona del paese sono nate alcune delle più famosi canzoni e poesie ispirate dai commensali e dalle vivande consumate.
Società Evoluzione demografica
Etnie e minoranze straniere Sebbene i valori siano ancora molto lontani dalla media italiana, gli stranieri regolari sono 35 (12 maschi e 23 femmine) pari al 1,21% della popolazione rivellese.Statistiche ISTAT - 31 dicembre 2007. La presenza straniera a Rivello
Lingue e dialetti
La popolazione di Rivello e delle sue contrade parla un dialetto gallo-italico.
Geografia antropica Frazioni San Costantino
San Costantino è una frazione del Comune di Rivello. Situata in collina ad un'altitudine media di . s. l. m., la frazione comprende, sul versante orientale, anche il rione Medichetta dal quale è separata da un lungo e profondo canale che, partendo da un'altitudine di . s. l. m. al bivio del Palazzo, ne delimita la parte sud-orientale e raggiunge la costa tirrenica dell'abitato di Sapri. La particolare posizione geografica consente un'ampia veduta del golfo di Policastro. San Costantino ha una popolazione di circa 150 abitanti, distribuita in diversi rioni (Ariola, Vallinoto, Girone, Roccazzo, Carpineta, San Giuseppe, Timpone, Calanghe, Palazzo, Medichetta); il nucleo abitativo più compatto è formato da diversi palazzi signorili, edificati nella prima metà del secolo scorso grazie soprattutto alle rimesse degli emigrati del Brasile, dell'Argentina, del Venezuela e della Spagna. Circondato da boschi e in posizione baricentrica rispetto al golfo di Policastro e al massiccio del Sirino e del monte Coccovello, ben collegato all'autostrada A3 Salerno – Reggio Calabria e alla stazione ferroviaria di Sapri, ha l'ambizione di proporsi come centro turistico. Sono presenti diversi servizi, quali la farmacia, l'ufficio postale funzionante solo il lunedì, il servizio di guardia medica festiva.
Storia
I primi insediamenti abitativi si ebbero, probabilmente, nella seconda metà del XVII secolo ad opera di pastori e boscaioli. Si formarono diversi nuclei abbastanza distanti tra loro, che diedero origine agli attuali rioni tra i quali quello di S. Giuseppe si propose quale centro del paese, essendo stato sede di una chiesa edificata nel corso del Settecento (le statue lignee presenti nell'attuale chiesa risalgono proprio al XVIII secolo). L'emigrazione verso il Brasile, prima, l'Argentina, il Venezuela e la Spagna, dopo, iniziata nella prima metà del 1800, consentì, grazie alle rimesse, un certo sviluppo abitativo e, conseguentemente, anche artigianale (muratori, falegnami, fabbri) senza, comunque, costituirne un'apprezzabile tradizione.
Al censimento del 1891 San Costantino e Medichetta contavano abitanti e nel primo decennio del Novecento venne fondato il circolo culturale “L'Avvenire” e furono aperte due scuole private, una cattolica e l'altra laica, per la frequenza dei primi tre anni del ginnasio. Contemporaneamente si registrò una positiva trasformazione del tessuto urbano: i palazzi di tipo signorile, in stile liberty, tuttora esistenti, inseriti armonicamente nel territorio, risalgono, infatti, a quel periodo. In particolare, nel 1909 fu posata la prima pietra della seconda chiesa, che ambiva a diventare Santuario in onore di S. Giuseppe, ma che, in realtà, oggi è l'unico luogo di culto della frazione (peraltro non ancora ultimato), da quando, intorno agli anni sessanta, fu demolita la chiesetta del rione S. Giuseppe, ufficialmente per motivi di sicurezza.