La diocesi di Tortona () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Genova appartenente alla regione ecclesiastica Liguria. Nel 2023 contava 274.000 battezzati su 280.000 abitanti. È retta dal vescovo Guido Marini.
Territorio Il territorio della diocesi si estende su quattro regioni amministrative: il Piemonte, la Liguria, la Lombardia e l'Emilia-Romagna. Le sue 309 parrocchie sono infatti così suddivise sul territorio: 144 nella provincia di Alessandria; 138 nella provincia di Pavia; 27 nella città metropolitana di Genova. Queste sono organizzate in 10 vicariati: Broni-Stradella, Casteggio, vicariato padano, Voghera, Tortona, Varzi, valli Curone e Grue, Novi Ligure, Arquata-Serravalle, Genovesato.
Sede vescovile è la città di Tortona, dove si trova la cattedrale di Maria Santissima Assunta e di San Lorenzo. Nel territorio diocesano si trovano anche due basiliche minori: San Pietro apostolo a Broni, e la basilica di Nostra Signora della Guardia a Tortona.
Comprende interamente o in parte i seguenti comuni: in provincia di Alessandria: Albera Ligure, Alzano Scrivia, Arquata Scrivia, Avolasca, Basaluzzo, Berzano di Tortona, Borghetto di Borbera, Brignano Frascata, Cabella Ligure, Cantalupo Ligure, Carbonara Scrivia, Carezzano, Carrega Ligure, Casalnoceto, Casasco, Cassano Spinola, Castellania Coppi, Castellar Guidobono, Castelnuovo Scrivia, Castelletto d'Orba, Cerreto Grue, Costa Vescovato, Dernice, Fabbrica Curone, Francavilla Bisio, Fresonara, Garbagna, Gremiasco, Grondona, Guazzora, Molino dei Torti, Momperone, Monleale, Montacuto, Montaldeo, Montegioco, Montemarzino, Novi Ligure, Paderna, Pontecurone, Pozzol Groppo, Pozzolo Formigaro, Roccaforte Ligure, Rocchetta Ligure, Sale, San Sebastiano Curone, Sant'Agata Fossili, Sardigliano, Sarezzano, Serravalle Scrivia, Silvano d'Orba, Spineto Scrivia, Vignole Borbera, Viguzzolo, Villalvernia, Villaromagnano, Volpedo, Volpeglino; in provincia di Pavia: Arena Po, Bagnaria, Barbianello, Bastida Pancarana, Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Bosnasco, Brallo di Pregola (in parte), Bressana Bottarone, Broni, Calvignano, Campospinoso Albaredo, Canneto Pavese, Casatisma, Casei Gerola, Castana, Casteggio, Castelletto di Branduzzo, Cecima, Cervesina, Cigognola, Codevilla, Colli Verdi (in parte), Corana, Cornale e Bastida, Corvino San Quirico, Fortunago, Godiasco Salice Terme, Golferenzo, Lungavilla, Menconico (in parte), Mezzanino, Montalto Pavese, Montebello della Battaglia, Montecalvo Versiggia, Montescano, Montesegale, Mornico Losana, Montù Beccaria, Oliva Gessi, Pancarana, Pietra de' Giorgi, Pinarolo Po, Pizzale, Ponte Nizza, Portalbera, Rea, Redavalle, Retorbido, Rivanazzano Terme, Robecco Pavese, Rocca de' Giorgi, Rocca Susella, Rovescala, San Cipriano Po, San Damiano al Colle, Santa Giuletta, Santa Margherita di Staffora, Santa Maria della Versa, Silvano Pietra, Stradella, Torrazza Coste, Torricella Verzate, Val di Nizza (in parte), Varzi (in parte), Verretto, Verrua Po, Voghera, Volpara, Zavattarello, Zenevredo; nella città metropolitana di Genova: Busalla (le frazioni di Sarissola e Semino), Casella, Crocefieschi, Fascia, Isola del Cantone (escluso il capoluogo), Montebruno, Propata, Ronco Scrivia (la frazione di Pietrafraccia), Rondanina, Savignone (escluse le frazioni Isorelle e San Bartolomeo), Torriglia, Valbrevenna (le frazioni di Nenno e Tonno); in provincia di Piacenza: Zerba (la frazione di SambonetoAppartenente alla parrocchia di San Lorenzo in Casale Staffora (PV).).
Storia Secondo la tradizione, la diocesi di Tortona risalirebbe ai primi decenni del II secolo. San Marziano, morto martire nel 120, è considerato l'evangelizzatore della regione e il protovescovo della diocesi. Tuttavia, il più antico testo che riguarda il santo, composto fra l'VIII e il IX secolo, «non gli dà per niente il titolo di vescovo e molto meno di primo vescovo di Tortona...», il che vuol dire che «quando fu composta la leggenda non s'era ancora formata né diffusa l'opinione che S. Marziano fosse stato primo vescovo di Tortona».Savio, op. cit., pp. 377-378.
Molti dei primi vescovi attribuiti dalla tradizione alla sede di Tortona furono martirizzati e sono venerati come santi. Secondo Lanzoni, si tratta di «una lista episcopale molto sospetta, a quanto pare, racimolata nel secolo XVI per portare i primordi di Tortona al I secolo».Lanzoni, op. cit., p. 820. La diocesi è attestata storicamente nel IV secolo con il primo vescovo noto di Tortona, Innocenzo, vissuto a metà circa del IV secolo; lo segue Esuperanzio, che partecipò al concilio di Aquileia del 381. Al concilio provinciale di Milano nel 451 prese parte il vescovo Quinzio (o Quinziano). Un anonimo vescovo di Tortona è menzionato in una lettera di Gregorio Magno al vescovo Costanzo di Milano del 599. Sono questi gli unici vescovi storicamente documentati nei primi sei secoli cristiani. Originariamente la diocesi era suffraganea dell'arcidiocesi di Milano.
Tortona uscì indenne dalle invasioni barbariche; anzi accrebbe la propria giurisdizione territoriale, che arrivava fino al Po e al mar Ligure, e a partire dalla fine del IX secolo cominciò ad affermarsi anche la supremazia civile dei vescovi di Tortona. Il re Berengario I avrebbe assegnato la giurisdizione su Voghera al vescovo di Tortona, staccandola da quella di BobbioGiuseppe Antonio Bottazzi, Le antichità di Tortona e suo agro, Alessandria, Ed. Salvatore Rossi, 1808, anche se entrambe facevano parte della marca Obertenga (Liguria orientale); confermata poi da Ottone I, che avrebbe assegnato al presule tortonese i diritti comitali sul territorio urbano circostante per un raggio di un miglio. I diritti del vescovo-conte erano però limitati sia dal conte laico del Contado di Tortona, che da quelli dei grandi monasteri possidenti, specie quello del Senatore, che godeva di ampie immunità sulle sue terre. Il vescovo Giseprando fu cancelliere di Lotario e contemporaneamente abate di Bobbio e il fondatore dell'abbazia di San Marziano; al vescovo Gereberto l'imperatore Ottone II confermò nel 979 tutti i beni posseduti dalla sua Chiesa ed inoltre la giurisdizione civile su Tortona per un raggio di tre miglia. Questo potere civile durò de iure fino al 1784.
A partire dall'XI secolo il vasto territorio della diocesi iniziò ad essere smembrato per l'erezione delle diocesi circostanti. Nel 1014 Tortona cedette una porzione del proprio territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Bobbio; nel 1175 fu eretta la diocesi di Alessandria con territorio ricavato in parte da quello di Tortona; nel 1248 con bolla di papa Innocenzo IV, furono sottratte a Tortona le pievi della val Lemme e della valle Scrivia, che furono assegnate all'arcidiocesi di Genova.
Nel 1591 il Senato di Milano aprì un'indagine per conoscere le "ragioni" della presunta indipendenza dei territori denominati il "Vescovato"Sull'intera questione si veda Sergio Pagano, Le ragioni temporali di un vescovo, Maffeo Gambara, vescovo di Tortona e il conflitto giurisdizionale con il Senato di Milano, Roma, 2000. Non si confonda il territorio del Vescovato di cui qui si parla con gli altri feudi del vescovo tra cui Albera Ligure, di cui era marchese come erede dell'estinta abbazia di Vendersi nell'alta Val Borbera. prima che si insediasse il vescovo Maffeo Gambara, nipote del predecessore, Cesare Gambara (a sua volta succeduto nel 1548 al cardinale Uberto Gambara, vescovo di Tortona dal 1528 al 1548) anche perché non era conosciuto nessun documento che legittimasse la presunta indipendenza di questo territorio. Il vescovo non solo ostacolò l'indagine, ma addirittura instaurò "un clima di terrore e minacce" per impedire che i suoi sudditi aiutassero in qualsiasi modo le ricerche dei magistrati.S. Pagano, cit., p. 10. La Santa Sede sostenne per principio il vescovo, ma in seguito a gravi fatti (omicidi, incendi e vendette) compiuti dai bravi del presule (che li aveva fatti chierici per impedire che fossero punibili dall'autorità civile) nel 1594 cercò di appianare la questione inviando a Tortona come esaminatore pontificio Carlo Bascapè vescovo di Novara. Il quadro che uscì dalle lettere inviate a Roma fu sconsolante: non solo le notizie delle violenze erano vere, ma il Gambara aveva intentato processi davanti all'Inquisizione contro i suoi avversari politici e per provare le sue ragioni aveva ordinato di creare un intero codice di documenti apocrifi a falsari stipendiati.Il Bascapè avvertì Roma che "per la parte della Chiesa non s'era camminato sul sodo", cioè che non esisteva alcun documento che desse il minimo appiglio legale perché c'erano privilegi imperiali e pontifici (a partire dal XII secolo) che riguardavano donazioni di terre, ma non di giurisdizione. Era vero che i vescovi avevano esercitato da secoli una forma di governo, ma come acquisizione di fatto, del resto mai del tutto pacifica, che i sovrani tolleravano fin tanto che i vescovi non avanzavano richieste esorbitanti. Roma allora decise, per "spegnere" la questione, di far amministrare il territorio conteso al saggio vescovo di Lodi Ludovico Taverna dal 1597 al 1614. Il successore del Gambara, Cosimo Dossena, lo riottenne nel 1614 con un accordo con Madrid, anche per evitare un processo che avrebbe potuto annullare ogni diritto sulle terre del vescovato. Tale situazione rimase in essere fino al 1784 quando il vescovo Peyretti li cedette a Vittorio Amedeo III di Savoia.Si veda in seguito sulla convenzione del 1784 che conferì il titolo di principe al vescovo tortonese, a ricordo della giurisdizione civile di cui godevano questi prelati, si noti che fino al XX secolo l'entrata in città per la presa di possesso della diocesi vedeva il vescovo guidare la processione non a piedi, ma a cavallo e impugnando non il pastorale, bensì la spada a simboleggiare il suo potere e il suo rango. Sulla giurisdizione civile dei vescovi si veda anche G. M. Merloni, Splendore e tramonto del potere temporale dei vescovi di Tortona, Cassano Spinola, 1993.
Dagli atti del primo sinodo diocesano del 1595, celebrato dal vescovo Maffeo Gambara, risulta che la diocesi era composta di 33 pievi, 180 parrocchie, 5 collegiate, 99 canonicati, 137 chiese non parrocchiali, 125 confraternite, 45 monasteri e conventi di entrambi i sessi, 20 ospedali. Dagli atti del secondo sinodo diocesano, convocato dal vescovo Carlo Settala nel 1673, la diocesi risulta organizzata in 8 regioni, in cui erano distribuite le parrocchie e le pievi diocesane.
«Sul finire del sec. XVIII la diocesi di Tortona contava circa 160.000 abitanti; il territorio era suddiviso in 44 pievanie con 9 chiese collegiate e 221 chiese parrocchiali; le chiese semplici, le chiese campestri e gli oratori ammontavano a 530, i conventi maschili erano 43, quelli femminili 16, nel seminario diocesano risiedevano circa 70 chierici. Il clero secolare superava il migliaio, mentre il clero regolare ammontava a circa 400 unità, le religiose conventuali erano 350 circa».Dati statistici riportati dal sito web della diocesi.
Nel 1784 il re di Sardegna Vittorio Amedeo III volle risistemare la giurisdizione feudale spettante al vescovo di Tortona, alquanto confusa e conflittuale, in analogia a quanto il padre Carlo Emanuele III aveva fatto con le diocesi di Novara e di San Giovanni di Moriana e con l'arcidiocesi di Tarantasia. Con atto di convenzione rogato il 19 gennaio 1784, il vescovo Carlo Maurizio Peyretti di Condove rinunziò al titolo di conte di Tortona e ai diritti signorili e feudali che deteneva sulle località di Albera, Carezzano, Castellania, La Costa e Sant'Agata, oltre a quei diritti che avrebbe potuto pretendere su feudi spettanti in precedenza alla diocesi, ma concessi a privati (Fabbrica, Sorli, Borghetto e Vignole). In cambio il vescovo di Tortona ottenne il feudo di Cambiò con il titolo di principe per sé e per i suoi successori con lettere patenti datate 20 gennaio 1784.