Membro tra i più influenti del movimento artistico dei peredvižniki, se Kramskoj ne fu la mente, lui ne «personificò» l'anima. Organizzatore infaticabile, lottò fino all'ultimo per l'indipendenza dell'Associazione dei pittori itineranti dall'Accademia Imperiale delle Arti, e per assicurare la coesione intorno ai principi statutari originari. Nesterov lo definì la «coscienza degli artisti».Vladimir I. Porudominskij, Jarošenko, Mosca, 1979, «La coscienza degli artisti». Nesterov
Biografia
Artista e soldato Nikolaj nacque il 13 dicembre 1846 a Poltava,Le cronologia è stata aggiornata alla datazione moderna. da Aleksandr Michajlovič Jarošenko (?-1876), un militare di carriera, e da Ljubov Vasil'evna Miščenko (1822-1890), figlia a sua volta di un tenente in pensione.Jaroscenko aveva un fratello, Vasilij, che sarà un ingegnere con la passione per le scienze naturali, e una sorella, Sof'ja, da cui nascerà Boris Savinkov, futuro leader del Partito socialista-rivoluzionario. L'amore per l'arte si manifestò in Nikolaj molto presto: disegnava sempre e dappertutto, dove gli capitava, anche su muri, porte e tavoli. Il padre, tuttavia, non ritenendo la passione del figlio frutto di un talento da coltivare, decise di fargli seguire le tradizioni militari di famiglia e nel 1855 lo iscrisse al Corpo dei cadetti di Poltava.
L'insegnante di disegno della scuola era Ivan Kondrat'evič Zajcev (1805-1887), che proveniva dai servi della gleba di Penza, ed era figlio d'arte. Fu sua premura incoraggiare il bambino, che vedeva dotato, a non rinunciare al sogno di essere un artista. Nikolaj fu poi mandato a proseguire gli studi a San Pietroburgo, al Primo corpo dei cadetti, la scuola militare più importante della Russia imperiale. A quel tempo la sua riuscita nel disegno era talmente evidente che il padre gli consentì di prendere lezioni private e a quattordici anni, nei fine settimana e nei giorni festivi, lavorò nella bottega di Adrian Markovic Volkov (1829-1873), un pittore modesto ma che ebbe un ruolo rilevante nella formazione spirituale del giovane Jarošenko. Fu lui, infatti, ad avvicinarlo alle nuove teorie estetiche professate da Černyševskij, riassumibili nel concetto che l'arte deve rappresentare la vita reale e non un modello idealizzato di bellezza. Inoltre Volkov, che curava le vignette per la rivista satirica «Iskra», lo introdusse nel suo circolo, di cui facevano parte, tra gli altri, lo scrittore Uspenskij e il poeta Kuročkin (1831-1875), membro della prima Zemlja i Volja e figura centrale del pensiero democratico-rivoluzionario degli anni sessanta. In questo ambiente, tra i quattordici e i diciotto anni circa, si plasmò la coscienza morale di Jarošenko, che dovette abbandonare il circolo dell'«Iskra» quando restò troppo indietro con gli studi.V. I. Porudominskij, op. cit., I maestri.
Nel 1862 era accaduto un fatto di una certa importanza che poteva significare per Jarošenko la fine della sua carriera militare. Al Primo corpo dei cadetti, la quarta compagnia si era ribellata al suo comandante, esprimendo il proprio malcontento con schiamazzi, fischi e trepestio. Uno dei due istigatori era Jarošenko, colpevole anche, come evidenziato dall'inchiesta svolta dal Comitato disciplinare, di aver suggerito ai commilitoni, di picchiare il comandante se le circostanze lo avessero consentito. Durante l'interrogatorio, i due cadetti si assunsero la responsabilità di tutta la vicenda, sebbene avessero nel frattempo esortato i compagni a ostacolare l'indagine, dichiarando che erano innocenti. Il codice militare penale, voluto da Nicola I e rimasto invariato con Alessandro II, prevedeva punizioni molto severe in questi casi, e perciò la vicenda fu messa a tacere dall'Istituto stesso, per nulla desideroso di attirare su di sé forme di repressione che potevano comprometterne la reputazione. Jarošenko fu degradato da caporale a soldato semplice, la valutazione scolastica subì un ridimensionamento per comportamento inappropriato, e il congedo per le vacanze gli fu revocato. Ma il peggio fu che dovette essere sottoposto a dieci giorni di carcere duro, in isolamento, nel corso dei quali ogni giorno era convocato dal Comitato disciplinare e interrogato. Nei verbali è scritto che compariva sempre «sorridente» e che caparbiamente confermava la sua prima deposizione, non accusando dei disordini nessun altro all'infuori di se stesso.Ibid, La scritta sotto il disegno. L'anno successivo passò alla scuola di fanteria Pavlovsk e poi alla scuola di artiglieria Mickajlovskij, dove si diplomò nel 1865.Ibid, I maestri.
Dopo l'importante esperienza con Volkov, Jarošenko seguì i corsi serali di disegno creati dalla Società per la promozione delle arti, dove dal 1862 insegnava Ivan Kramskoj. Nel 1869, dopo essersi laureato all'Accademia MIchajlovskij,Il 7 dicembre del 2015, in occasione del 195º anniversario dalla fondazione dell’Accademia di artiglieria Michajlovskij, è stata scoperta una targa commemorativa in onore di Jarošenko, davanti all’ingresso principale. Cfr. con «ottimo profitto nelle scienze», prese servizio alla fabbrica di munizioni da poco aperta, e più o meno in quel periodo cominciò a frequentare l'Accademia delle Arti come studente esterno, allo scopo di migliorare la tecnica. Si recava la sera, a piedi, dall'officina all'isola Vasil'evskij, sede dell'Accademia, e, per pagarsi i costosi materiali di pittura, dava lezioni di matematica e fisica. All'inizio degli anni settanta risalgono i primi ritratti, nei quali è già evidente la sua ricerca del vero attraverso la messa a fuoco dei tratti caratteristici della personalità di un individuo.
Nell'estate del 1874 visse con Kramskoj per circa un mese, nella sua dacia a Siverskij, e probabilmente aveva con sé la moglie, Marija Pavlovna Nevrotina, sposata da poco. Fu quello per lui un mese cruciale, dovendo decidere cosa fare in futuro. Pare che volesse dimettersi e dedicarsi solo all'arte e che Kramskoj lo abbia dissuaso, facendogli comprendere i vantaggi derivanti dall'avere le spalle finanziariamente coperte, e così Jarošenko vivrà, non si sa con quali sentimenti, l'enorme contraddizione di essere, insieme, un soldato dell'Impero e un convinto democratico. Si fecero il ritratto a vicenda e quando Jarošenko partì, Kramskoj scrisse di lui all'amico Savickij che era un «bravo ragazzo» e un «ufficiale».V. I. Porudominskij, op. cit., Estate di pioggia a Siverskij
Intorno a fine luglio Jarošenko era a Poltava, dalla famiglia, cui presentò la sposa. Marija Pavlovna amava l'arte e sognava di dipingere ma rinunciò per amore del marito, riconoscendo il suo talento e volendo operare affinché attorno a lui si creasse l'armonia necessaria a favorirne il processo creativo. Si diceva che fosse stata fidanzata con Nekrasov e che se si doveva parlava di lui, lo faceva con un certo risentimento, sebbene poi, quando il grande poeta morì, volle in casa la sua sedia a dondolo.Ibid, Non è la loro vita, ma la nostra Partiti da Poltava, raggiunsero il Caucaso settentrionale. A Pjatigorsk, Jarošenko lasciò sola per un mese la moglie e si addentrò nelle montagne della Svanezia, a fare schizzi e dipingere i meravigliosi scorci paesaggistici di un'area che lo avrebbe affascinato per sempre.Marina Brodskaja, Con il pennello e in uniforme.
A settembre, con il grado di štabs-kapitan,In uso presso gli eserciti prussiano e russo, questo grado precede quello di capitano e grossomodo può essere tradotto come «assistente-capitano». prese servizio, sempre nella fabbrica di munizioni, come capo ingegnere dell'officina addetta alla punzonatura.V. I. Porudominskij, op. cit., Il momento di scegliere. Kramskoj Se solo avesse voluto, Jarošenko poteva avere una carriera militare più brillante. Rifiutò per cinque anni la promozione a colonnello, rango che avrebbe comportato una scarsa possibilità di praticare la pittura, e accettò il grado solo nel 1886, quando si rese vacante il posto di «colonnello per gli incarichi speciali», posizione che lo obbligava in ufficio solo tre volte a settimana e gli dava la possibilità di sbrigare il resto del lavoro a casa. Nel complesso si accontentò di un ruolo marginale nell'esercito, che lasciò nel 1893, un anno dopo essere stato promosso maggiore-generale, lo stesso grado raggiunto dal padre a fine carriera.
A San Pietroburgo Jarošenko visse in via Bassenaja, nella parte sud-orientale della città, fino al 1879, e poi, si spostò più in centro, in un tipico appartamento borghese al № 63 in via Sergievskaja (ora via Čajkovskij), con la moglie e la suocera, Anna Estifeevna, ma la casa era in realtà sempre piena di ospiti e di allieve di Marija Pavlovna. Lei aveva studiato ai primi corsi Bestužev, si era impegnata attivamente nella raccolta fondi a favore dell'istruzione femminile, e si era data lei stessa all'insegnamento, specie di ragazze sole e senza futuro che accoglieva temporaneamente in casa. Nei mesi invernali comparivano membri della famiglia natia di Jarošenko, ma lui non aveva molto in comune con loro, nemmeno con la madre. Dice la moglie che Nikolaj amava la famiglia come «immagine della famiglia», ma modi di vivere e opinioni erano diversi. Nel suo testamento Jarošenko affiderà tutti i suoi dipinti a Marija Pavlovna, perché avevano per lui un valore più spirituale che materiale, e dovevano essere destinati agli «eredi di spirito» e non «di sangue». Alla moglie che sollecitava una distribuzione più equa tra tutti i parenti del patrimonio artistico, argomentò che quella «non è la loro vita, ma la nostra».
L'appartamento divenne in breve il luogo di ritrovo degli intellettuali progressisti di San Pietroburgo. Nati nel 1874 come serate di disegno, i sabati in via Sergio finirono col raccogliere il fior fiore dell'intelligencija russa: scrittori (Garšin, Uspenskij, Korolenko); pittori dell'Associazione itinerante (Repin, Maksimov (1844-1911), Kuindži, Polenov); scienziati (Mendeleev, Pavlov); l'attrice Pelageja Strepetova, ritratta in un acclamato quanto malinconico dipinto; filosofi e professori. Scrive Nesterov: «A cena dai Jarošenko si mangiava bene, ma si beveva poco. Parlavamo con fervore, era bello. A tavola non si sapeva cosa fossero la noia, il vino, la confusione. Nikolaj Aleksandrovič, tra il serio e il faceto, era l'anima della compagnia. Mi ricordo che c'erano grandi discussioni che si protraevano a volte ben oltre la mezzanotte, ma era una consuetudine separarsi tardi, contenti del tempo trascorso assieme».
Nel 1885, Jarošenko acquistò a Kislovodsk una casa, la famosa «Villa bianca» per trascorrervi i mesi estivi, e anche qui si ricreerà l'identica atmosfera di San Pietroburgo. Per dare un'idea dell'amicizia che legava queste persone le une alle altre, si può dire che, pur di consentire a Mendeleev di proseguire il lavoro scientifico anche in vacanza, fu predisposto, in una casa non grande, un laboratorio tutto per lui. Ma non mancarono nuove e, in prospettiva futura, prestigiose presenze. Poteva accadere di ascoltare, dalla veranda in stile pompeiano della villetta, le note al piano di Arensskij, Taneev, e persino dell'adolescente Rachmaninov, o di fare la conoscenza con il giovane Stanislavskij. Erano inoltre ospitati giovani artisti provenienti da tutto il Caucaso che ricevevano lezioni e lavoravano sul posto.V. I. Porudominskij, op. cit., Il Caucaso.
Con i peredvižniki La concezione del mondo di Jarošenko, che s'era formata sotto l'influenza dei grandi scrittori democratici, Černyševskij e Dobroljubov, conosciuti all'epoca del circolo dell'«Iskra», e l'amicizia con il suo maestro Kramskoj, dovevano avvicinarlo ai pittori cosiddetti ambulanti, i peredvižniki, riuniti nella «Società itinerante per l'esposizione di opere d'arte», un'associazione nata nel 1870 dall'unione di un gruppo di artisti della scuola di Mosca con i colleghi di San Pietroburgo, e finalizzata a liberare la creatività dalle rigide forme estetiche imposte dall'Accademia, e a incrementare la conoscenza dell'arte russa nella società e tra il popolo.