Il ponte delle Chianche è il ponte romano conservato per la maggior parte. fra quelli facenti parte del percorso della via Traiana. Il ponte si trova lungo il tratto fra Forum Novum e Aequum Tuticum; attraversa il torrente Santo Spirito, affluente del fiume Miscano, in un fondovalle presso l'attuale Buonalbergo, in provincia di Benevento.

Era un ponte a sei archi, di cui tre conservati e uno ricostruito. Deve il suo nome alla corruzione nel dialetto locale del termine plancae, che denota i basoli del piano stradale; menziona anche che i mattoni del ponte venivano chiamati chiance..

Il ponte è incluso nel sito Patrimonio dell'Umanità UNESCO Via Appia. Regina Viarum, in quanto parte del tratto denominato "L'Appia Traiana da Beneventum a Aequum Tuticum"..

Storia

Benché la via Traiana, nel suo percorso da Benevento a Brindisi, ricalcasse in linea di massima il preesistente tracciato della via Minucia; , si propende a credere che il tratto fra Forum Novum e Herdonia sia stato costruito ex novo sotto l'impero di Traiano. Tale ipotesi è motivata proprio dalla presenza, in questo tratto, del ponte delle Chianche e di svariati altri ponti ad esso assimilabili per tecniche costruttive.. Dunque il periodo della costruzione della strada (attorno all'anno 109.) fornisce una datazione anche per il ponte in questione.

Accanto al viadotto era eretta una lapide che commemorava interventi strutturali sulla via Traiana, eseguiti da Settimio Severo e Caracalla nel 210: in verità, erano menzionate in particolare opere di arginatura; ; ., mentre il ponte delle Chianche non mostra segni di restauri riferibili a tale epoca..

Nei secoli del medioevo la via Traiana cadde progressivamente in disuso e rovina, ma svariate sue porzioni continuavano ad essere percorse per i pellegrinaggi. Ancora nella seconda metà del XII secolo si parlava di costruire un ospizio sulla strada, proprio a Buonalbergo; in generale, i ponti della strada devono essere stati sfruttati particolarmente a lungo. In effetti, anche nei secoli successivi il ponte delle Chianche continuò ad essere usato, soprattutto da parte dei contadini locali: negli anni 1970 faceva parte di una mulattiera, chiamata vermechera.. Tuttavia, ciò non impedì che la popolazione saltuariamente staccasse alcune delle lastre di argilla che lo componevano, e le riutilizzasse per costruire forni..

Nel 1913 il ponte fu esaminato da Thomas Ashby e Robert Gardner, archeologi, durante il loro viaggio allo scopo di rintracciare la via Traiana. Gli studiosi, fra l'altro, segnalavano che le due arcate più ad est, le più deboli, presentavano riparazioni avvenute nel corso del tempo. Anche il primo arco da ovest necessitò di più di un intervento: dopo il suo crollo, in tempo imprecisato, la sua luce fu otturata perché il ponte potesse ancora essere attraversato; un'ulteriore riparazione ebbe luogo nel 1923 per porre rimedio all'azione erosiva dell'acquaPer il restauro del 1923: , citato in ; l'arco però era già stato otturato, come dimostra la foto di Gardner (). Una situazione simile doveva essere in atto anche alla fine del XVIII secolo, come suggerito da che però curiosamente parla di due arcate riempite di terra in aggiunta a cinque conservate. Vedi anche ..

Nel 1978 fu avviato un controverso intervento di restauro del ponte: le fondamenta furono rinforzate e, fra il 1986 e il 1992, le due arcate più ad est furono interamente demolite, allo scopo di ricostruirle adoperando anche materiali moderni. Le proteste della popolazione interruppero i lavori, cosicché solo l'arcata più ad est fu ricostruita. Questo evento segnò la fine definitiva dell'utilizzo agricolo del ponte; ..

Il monumento da allora è parzialmente abbandonato, e giace in uno stato di conservazione precario. Ha destato particolare preoccupazione l'alluvione del 15 ottobre 2015 che ha colpito la zona: il ponte ha subito danni immediati a causa delle pietre trasportate dal torrente in piena. e si sono innescati poi ulteriori crolli, per esempio nel gennaio 2019.

Descrizione

Il ponte delle Chianche è stato costruito per valicare un fondovalle, all'altitudine di 316 Istituto Geografico Militare, Carta d'Italia, 1ª ed., Firenze, foglio n. 174 "Montecalvo Irpino".. Il manufatto è simile nella struttura agli altri ponti situati lungo lo stesso moncone della via Traiana (fra cui emergono il ponte Santo Spirito e il ponte Ladrone) e anzi, visto il suo migliore stato di conservazione, funge da modello anche per essi.

Il viadotto è largo (pari a 24 piedi romani) e aveva 6 campate, raccordate con due rampe laterali alla risalita dei versanti collinari; la rampa orientale è molto più poderosa dell'altra. Procedendo da ovest verso est, le campate conservate sono la seconda, la terza e la quarta, mentre la sesta si presenta ricostruita. Le campate hanno ampiezze e piani d'imposta disuguali, secondo l'uso traianeo di adattarli alla morfologia del luogo. Le loro ampiezze in successione sono, o erano, di ; ; ; ; ; ; mentre i piani di imposta degli archi si abbassano via via fino ad arrivare alle campate più ampie, la quarta e la quinta, sotto le quali passa il torrente, per poi risalire nuovamente con l'ultima. (da cui sono tratte le misure qui riportate); .

I detriti fluviali hanno seppellito una porzione rilevante dell'alzato del ponte, e rendono impossibile verificare se ai piedi di esso si trovava una platea lastricata in pietra, che tuttavia è lecito ipotizzare per necessità costruttive e per analogia con altri ponti della via Traiana.. Il quarto e il quinto pilone da ovest (forse anche il terzo), essendo i più esposti alle acque del torrente, presentano un paramento in opera quadrata con blocchi di pietra calcarea, riempito in opera cementizia; tuttavia, ad oggi tali porzioni sono difficilmente osservabili. I blocchi sporgono per circa dagli intradossi delle arcate, perché fornivano un punto d'appoggio per le centine durante la costruzione di queste ultime. Erano congiunti tramite graffe metalliche, oggi perdute: si vedono i loro fori di alloggiamento, oltre a quelli necessari al sollevamento dei blocchi stessi (ferrei forfices). Non ci sono tagliacque ma, sul lato nord, il basamento del quarto pilone ha un'avanstruttura che la protegge dalla corrente fluviale, la quale in questo punto arriva quasi di taglio. I piloni rimanenti hanno un paramento esterno in opera laterizia, come le sovrastrutture.; (poteva distinguere due filari in opera quadrata su due piloni, per un'altezza di circa ); .

Le arcate erano costituite da due armille concentriche in laterizi bipedali di dimensioni , saldati in malta. La terza campata le conserva entrambe, la seconda conserva l'armilla più esterna e parti di quella interna, mentre la quarta solo quella esterna.; . In , inoltre, viene notato che le immagini di Gardner () mostravano ancora un accenno dell'armilla interna della quarta arcata ai piedi del pilone orientale, oggi meno visibile, indizio forse che i bipedali sono stati asportati anche durante l'ultimo secolo. Nella ricostruzione della sesta arcata, invece, sono state realizzate quattro armille con mattoni di lato dimezzato..

I timpani fra le arcate sono costruiti in opera cementizia con «ciottoli e scaglie calcaree residue della lavoratura dei massi lapidei», inglobata entro un paramento composto da laterizi a sezione triangolare. Quello del lato meridionale, sopra il terzo pilone, fu costruito in due parti saldate lungo una linea verticale, forse perché era il punto in cui si congiungevano le zone di pertinenza di due diverse squadre di operai; o, in alternativa, perché il ponte fu costruito in due fasi successivamente, deviando alternativamente l'acqua del fiume verso la sponda opposta a quella cantierizzata; ; per la seconda ipotesi sulla cesura verticale..

Le rampe laterali del ponte sono sostenute da due muri di contenimento che, per quanto è possibile vedere, sono costruiti in opera incerta con un paramento in laterizio; il nucleo interno dovrebbe consistere semplicemente in terraSecondo i muri sono spessi .. Mentre i muri della faccia nord del ponte sono modesti e quasi completamente coperti dal terreno in dislivello, quelli a sud sono più alti e rinforzati da robusti contrafforti (due a ovest e almeno quattro a est, a distanza regolare). Il muro sud-ovest è distinguibile per circa , quello di sud-est per distinguevano questa rampa per un tratto stimato di .. È rilevabile la sua fondazione, che asseconda l'andamento naturale del terreno, e sulla quale esso si erge formando una risega.; ;

Il ponte aveva un profilo lievemente a schiena d'asino: la strada saliva dai lati per divenire orizzontale in corrispondenza delle due arcate principali, la quarta e la quinta. La superficie stradale del ponte conserva parte del basolato in conci calcarei poligonali posati su un sottile strato di malta, in parte ricostruito con i restauri conclusi nel 1992, .. Una leggenda popolare vuole che la statua venerata nel vicino santuario della Madonna della Macchia sia miracolosamente rientrata nella chiesa dopo un tentativo di furto, e che passando su questo ponte abbia lasciato l'impronta del suo ginocchio su una pietra del lastricato.. Ai lati della strada vi erano dei parapetti, andati persi. Essi poggiavano su una cornice sporgente in lastre calcaree, ed erano costruiti in laterizi, con una sommità di nuovo in pietra. Probabilmente erano predisposti anche dei marciapiedi.; .

L'otturazione del primo arco da ovest, la cui sommità è crollata, fu probabilmente operata in età moderna e poi ripristinata nel 1923. I due piloni dell'arco furono usati come cassaforma, insieme a due pareti realizzate per l'occasione in pietre calcaree e tufacee di piccole dimensioni, in modo da riempire lo spazio al loro interno. La parete meridionale è crollata. A questi lavori di ripristino bisogna assegnare anche il tratto di pavimentazione sovrastante, realizzato in pietrame molto più piccolo dei basoli di età traianea..

Le iscrizioni sui bipedali

I laterizi bipedali usati per le arcate, di ottima fattura, sono stati essi stessi oggetto di studi. Cinque esemplari provenienti dalle arcate perdute sono conservati nell'Antiquarium di Casalbore. Alcuni di essi riportano semplicemente il nome dell'operaio, dell'artigiano supervisore o del proprietario della bottega ceramista, secondo l'uso più frequente (NERAEVS, LVLPI, P·OPICI/ANTHIMI).; .

Risulta però atipica una buona parte dei mattoni esaminati, recanti l'iscrizione PONTV·TRA in un cartiglio rettangolare. Theodor Mommsen la interpretò come Pontes Viae Traianae: questo significherebbe che tali mattoni erano prodotti su commissione per tale opera pubblica, ed erano vincolati a quell'utilizzo; ed il nome dell'imperatore Traiano su di essi era segno di garanzia. È stato supposto anche che a produrli fosse un'officina apposita, ma questo non è un dato accertato. Sono comunque pochi altri gli esempi di mattoni vincolati al nome di un'opera edile, o di un imperatore, e nessuno antecedente l'impero di Traiano.; ; .

La compresenza di bolli diversi sui bipedali del ponte delle Chianche fa pensare che, pur essendo stati predisposti dei laterizi appositamente per la costruzione della strada, siano stati acquistati anche mattoni da altre manifatture, forse locali, di modo da poter completare il viadotto entro la stagione favorevole..

La via Traiana attorno al ponte delle Chianche