Detto anche il Sarzana dalla città di origine, fu uno dei principali esponenti della scuola barocca genovese. Educato a Genova e a Roma, svolse la sua prolifica attività prevalentemente in Liguria, lasciando una consistente mole di opere di tema sacro e profano, caratterizzate da uno stile in equilibrio tra la componente naturalistica di matrice caravaggesca e gentileschiana e la corrente classicista ispirata alle opere del Reni.
Biografia L'infanzia Domenico Fiasella nacque a Sarzana il 12 agosto 1589, da famiglia originaria del vicino borgo di Trebiano. Il padre era Giovanni Fiasella, argentiere operante in Sarzana. Sin da piccolo mostra la sua particolare attitudine per la pittura lavorando nella bottega del padre ed esercitandosi nel riprodurre una tela del pittore fiorentino Andrea del Sarto, conservata all'epoca nella chiesa di San Domenico, oggi non più esistente. L'opera di Andrea del SartoIl dipinto di Andrea del Sarto era conservato nell'antica chiesa di San Domenico a Sarzana. In seguito alla demolizione della stessa, l'opera passò di proprietà e finì a Berlino dove, conservata presso la pinacoteca cittadina, andò distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale. Oggi esistono due copie di quest'opera, entrambe conservate presso il Museo Diocesano di Sarzana. era molto apprezzata dai sarzanesi e rappresentava la Vergine con i Santi Domenico e Caterina.
La formazione a Genova Aiutato dall'amicizia personale con il vescovo di Sarzana, monsignor SalvagoFIASELLA, Domenico, detto il Sarzana, di Piero Donati - Dizionario Biografico degli Italiani - Treccani, Volume 47 (1997), grazie alla sua raccomandazione nel 1600 si trasferì a Genova, prima per lavorare presso la bottega di Aurelio LomiDa Aurelio Lomi il Fiasella apprende il gusto per i cangiantismi e l’amore per i gesti pacati e solenni. L’opera del Lomi intitolata Miracolo di San Diego (1600), oggi presso Santa Maria Assunta alla Spezia, è per il Fiasella una grande fonte di ispirazione. e poi, nel 1601, nella bottega del Paggi, il quale era ben conosciuto dal prelato sarzanese. A Genova ricevette una solida formazione iniziale: Paggi insegnava i metodi della pittura basandosi sul testo di una sua opera teorica, andata perduta: la Diffinizione o sia divisione della pittura, alla cui perdita suppliscono in parte le lettere di Girolamo Paggi del 1551. Dal Paggi l'artista imparò l'arte, anche se questo decano dei pittori genovesi era rimasto legato al Manierismo, mentre il giovane Fiasella desiderava conoscere le ultime novità pittoriche romane. Peraltro queste novità non gli erano del tutto estranee, potendo egli accedere al mercato delle incisioni, che a Genova era in Sottoripa. Purtroppo, però, le novità artistiche dell'ambiente romano erano riprodotte in stampe in bianco e nero, che non permettevano di conoscere le novità nell'uso del colore.
La formazione a Roma Dopo questo iniziale studio della pittura, Fiasella si trasferì a Roma, dove soggiornò dal 1607 al 1616, dove conobbe le opere di Raffaello Sanzio, di Michelangelo Buonarroti, di Tiziano, di Sebastiano del Piombo per quanto riguardava la precedente generazione rinascimentale. Ma conobbe anche le opere dei suoi contemporanei Carracci, dei Bolognesi, dei Fiorentini, di Caravaggio e di tanti altri. Frequentò inoltre l'Accademia del Nudo, nata nel 1577 con una Bolla papale di Gregorio XIII; tra i suoi discepoli era il caravaggesco fiammingo Gerard Hontorst, detto Gherardo Delle Notti (1590-1656), attivo in Roma dal 1610 al 1620 e coetaneo del Fiasella.
Per farsi notare, il giovane pittore sarzanese ricorse a un astuto espediente: pose un suo quadro, la Natività del SignorePer averne un'idea, si può far riferimento alla Natività del Fiasella esposta alla Finarte di Milano nel 1964: era un Notturno, genere più volte replicato dal pittore, e come tale mostra uno stretto legame con il caravaggismo, cui aderiva entusiasticamente il giovane Fiasella., senza firma, ma bene in vista in un'esposizione nella Chiesa di Santa Maria della Scala. Il dipinto fu visto e apprezzato da Guido Reni.
A Roma Fiasella strinse amicizia con Orazio Gentileschi (1503-1647). Il caravaggismo di Fiasella procede più dal cromatismo di Gentileschi, che dalla crudezza polemica e dalla sciabolante vividezza luministica di Caravaggio (1573-1610). Da Orazio Gentileschi Fiasella derivò una raffinatezza, un racconto rapido e sereno, una pacata luminosità reinterpretati con la pennellata genovese, differente dalla idealizzante perfezione di Gentileschi. Si tratta quindi di un caravaggismo attenuato dalla stilizzazione gentileschiana, dalla quale ricava anche l'aristocrazia dei modi, la naturalezza, l'eleganza, i modi dei panni e delle stoffe.
Tramite Orazio Gentileschi Fiasella divenne amico del marchese genovese Vincenzo Giustiniani, che era stato anche protettore di Caravaggio, e per lui eseguì alcune tele.
A dimostrazione dei continui rapporti con Sarzana anche durante il periodo di formazione, il giovane artista realizzò lAdorazione dei Pastori, un notturno (opera conservata presso la chiesa di San Francesco in Sarzana, sul primo altare a destra), in cui riprese l'idea di Caravaggio per la tela con lo stesso soggetto (ora alla Pinacoteca di Dresda).
Il ritorno in Liguria e la prima commissione per Sarzana
Nel 1616 Fiasella fa ritorno a Sarzana dove dipinge per conto dei Protettori dell'Opera di Santa Maria la pala d'altare San Lazzaro implora la Vergine per la città di Sarzana, da collocare nella chiesa dell'antico ospitale di San Lazzaro nei pressi di Sarzana (oggi la tela è conservata nella nuova parrocchiale di San Lazzaro, costruita nell'Ottocento)Andrea Moruzzo, Un quadro affatto ignoto di Domenico Fiasella, Report finale dell’Anno Fiasellesco, Parrocchia di S. Lazzaro di Sarzana. In quest'opera il Fiasella sintetizza classicismo e naturalismo, le due correnti artistiche tipiche del suo periodo.
La tela, oltre ad essere la prima opera di cui si ha la certezza della datazione, è il primo vero lavoro commissionato per la sua città natale; con questo dipinto Fiasella ha finalmente modo di dimostrare la sua bravura ai suoi concittadini, conquistando la loro fiducia e il loro rispetto attraverso alcuni espedienti significativi: primo fra tutti la veduta a volo d'uccello del borgo di Sarzana, dove spiccano gli elementi distintivi della città (dai campanili alla fortezza di Sarzanello, sino al profilo delle Alpi Apuane). Un altro abile espediente è l'inserimento del fermacapelli indossato da Maria; esso è un chiaro omaggio al pittore fiorentino Andrea del Sarto e alla sua opera conservata in San Domenico, dove la figura di Santa Caterina indossava proprio lo stesso fermacapelli copiato dal Fiasella.
La maturazione artistica a Genova
Differenze di stile nell'affresco tra i Carlone e Fiasella Fiasella si confronta con i due artisti in auge nella Genova di allora, i due fratelli Giovanni e Giovanni Battista Carlone. Da loro differisce per disegno, colore, composizione. Per dare maggiore vita alle sue figure Giovanni Carlone aveva maturato una tecnica personale fatta di rifiniture a tratteggio e velature, sistema basato sui modi appresi dai Bolognesi e dai Toscani: i Carracci, Guido Reni, Passignano. Al contrario Domenico Fiasella parte da Gentileschi e da Caravaggio. Nell'uso di quello che era il colore veneto del Rinascimento, i Carlone partivano dal Passignano e vi basavano la loro estetica, forti di una tecnica indovinata, tendendo a una maggiore intensità e pulitezza trasparente del colore. Al contrario Fiasella lascia la via veneto-passignanesca dei Carlone per puntare su effetti luce-ombra. Opera cioè per contrapposizione e densità dei colori, collocandosi nella corrente caravaggista. Tuttavia, sono perduti i punti di riferimento per questo passaggio in Genova, gli affreschi di Gentileschi in Genova, a Sampierdarena. In fatto di composizione i Carlone accettavano la composizione eclettica classicista ufficiale, mentre Fiasella focalizza la realtà del racconto con intendimenti di equilibrato verismo, altra impostazione caravaggista. Lo fa ad esempio nel Banchetto di Assuero in palazzo Patrone, dove l'attenzione può sostare sui travasatori, sugli assaggiatori del vino, sul cane in primo piano a sinistra, spostandosi eventualmente e solo alla fine verso il re e i convitati, che sono posti con un'apparente noncuranza in profondità nella scena.
Palazzo Patrone: gli affreschi di Ester e Assuero
Dal 1618 dimora a Genova, divenendo rapidamente uno dei pittori più in vista, soprattutto dopo aver eseguito, per il Palazzo Lomellini alla Zecca, un importante ciclo di affreschi con oggetto le Storie di EsterP. Donati, Le storie di Ester, in Palazzo Lomellini Patrone, Genova 1995, pp. 46-99 (oggi, Palazzo Patrone, sede attuale del Comando Militare Territoriale). Si tratta della prima sua opera importante dopo il ritorno a Genova; viene eseguita per Giacomo Lomellini detto il Moro. Il palazzo era stato da poco ristrutturato, nel 1620, e l'intervento pittorico risale alla fine del 1621. L'artista esegue una serie di affreschi, con storie di Ester nelle stanze e sale principali del piano superiore e del piano inferiore, tratte dal poema epico La reina Esther del contemporaneo Ansaldo Cebà. Nel piano superiore dipinge il Re che celebra il Convito, nel portico la Distruzione di Gerusalemme. Vi dipinge anche fanciulli e statue a chiaroscuro, con freschezza di colorito.
In questo stesso palazzo risiedeva proprio in quel tempo la famosa pittrice Sofonisba Anguissola (1528-1624), morta quasi centenaria, che il pittore in queste circostanze conobbe.
Il Martirio di Santa Barbara per San Marco in Genova Nel 1622 Fiasella dipinge il Martirio di Santa Barbara, per l'altare in capo alla navata sinistra della Chiesa di San Marco al Molo. Qui sono poche le figure, un paio, distanziate dal paesaggio, e ancora alcuni putti in alto. Sullo stesso tema si può rammentare il Martirio di Sant'Orsola dello stesso Fiasella in Sant'Anna. L'opera in San Marco conferma gli assunti degli affreschi del palazzo Patrone, con l'entusiasmo per lo stile gentileschiano tradotto in raffinati effetti di colore e luce, e nell'aristocratico taglio del panneggio della Santa.
Le rappresentazioni ufficiali Per il Palazzo Ducale nel 1630 esegue il disegno dell'altar maggiore e quello della Madonna in bronzo da porvi sopra, opera scolpita da Giovanni Battista Bianco nel 1632. Doveva qui elaborare una figura che rappresentasse Genova, l'iconografia ufficiale del potere politico della Repubblica, essendo la Madonna eletta Regina di Genova. Questa Madonna viene ad avere così gli attributi del Regno, lo scettro, la corona e le chiavi di Genova, e la sua immagine viene poi riprodotta nelle monete della città con la scritta “ex Rege Eos”. Al Fiasella per questo fu attribuito un ruolo importante, nel 1637, nella fastosa cerimonia durante la quale la Repubblica di Genova proclamò la Vergine sua Regina. Il disegno per la statua della Madonna di Porta Pila Nel 1637 Fiasella esegue i disegni per la statua della Madonna da porre su Porta Pila, scolpita da Giovanni Domenico Casella detto Scorticone, lo scultore che assieme a Giacomo Porta aveva rivestito di marmi l'interno dell'Annunziata del Vastato. Porta Pila era stata costruita nelle Mura Nuove, realizzate nel 1632, ed era il più aulico ingresso a Levante, posta al centro delle Fronti Basse.
LAssunta di Nostra Signora del Monte