Membro dell'Organizzazione di combattimento del Partito socialista-rivoluzionario, uccise il 17 febbraio 1905,Le date sono indicate secondo il calendario gregoriano, tuttavia nelle citazioni, che riportano il testo originale fedelmente tradotto, si è preferito conservare il vecchio computo e inserire l’aggiornamento tra parentesi. con una bomba lanciata nella sua carrozza, il granduca Sergej Aleksandrovič Romanov. L'azione, in assoluto la più eclatante messa a segno dal gruppo perché diretta contro un esponente d'alto profilo della famiglia reale, fu preceduta due giorni prima da un tentativo mancato, avendo Kaljaev, dopo aver constatato che il Granduca era accompagnato dalla moglie e dai nipoti, rinunciato a colpire. La decisione contribuirà a fare del Poeta, come Kaljaev era soprannominato dai compagni per la sua inclinazione a comporre versi, l'emblema del rivoluzionario morale, e a catalizzare sulla sua complessa figura l'interesse degli ambienti culturali, non soltanto russi.

Biografia La formazione Ivan Kaljaev ebbe i natali a Varsavia il 6 luglio 1877, in una famiglia che lo mise a confronto con due mondi contrapposti e dai quali egli attinse in egual misura. Il padre, Platon A. Kaljaev, nacque servo della gleba nella provincia di Rjazan', poi fu sottufficiale nel reggimento di Kiev e, infine, poliziotto di quartiere a Varsavia. Da lui, Ivan, ereditò un forte risentimento per l'abolizione della servitù, così come era stata attuata da Alessandro II, la grande resistenza fisica, nonostante l'esile costituzione, l'eccezionale probità. La madre, Sofija Fominična Pëtrovskaja, era invece un'esponente della nobiltà polacca decaduta, e al figlio trasmise i tratti somatici, un carattere emotivo, la sensibilità artistica, «la purezza e un dolce amore per il popolo».Ivan Platonovič Kaljaev, Spb, 1905, p. 2. La coppia, che visse in ristrettezze economiche, ebbe oltre a Ivan, altri sei figli, tre maschi e tre femmine, i cui nomi sono: Anton, Vasilij, Iosif, Anna, Marija e Sof'ja.Informativa su Ivan Kaljaev del 4 aprile 1905 L'informativa, diretta al capo del Dipartimento della polizia, fu redatta da Leonid Men’ščikov, una spia infiltrata nel movimento rivoluzionario.

Il padre, che pare sia morto in seguito alle ferite riportate in servizio,Rinat S. Zakirov, Il terrorista SR I. P. Kaljaev, Mosca, 2013, Riassunto del lavoro scientifico. volle dare a Ivan un'istruzione superiore e nel 1888 lo iscrisse al Primo ginnasio di Varsavia Apuchtinskij, di lingua russa e ultrareazionario, con un'impostazione pedagogica fortemente incentrata sulla religione. Iniziò a comporre le prime poesie già allora, e le pubblicò sul Listka gimnazista (Il Foglio del ginnasio), il clandestino e manoscritto giornale scolastico. Ivan era affascinato da Belinskij; conosceva a memoria opere di Puškin, Fet-Šenšin, Mickiewicz; traduceva Orazio, Ovidio, Lucrezio e Sofocle; studiava con piacere la storia russa e quella polacca.E. Avdjaeva, L. Zdanovič 100 velikich kaznej (100 grandi esecuzioni), Mosca, 1999, p. 278. Stando a quanto raccontato da Boris Savinkov, che lo conobbe al ginnasio, Kaljaev si diplomò con diversi tre e quattro, e un solo cinque nella «Zakonu Bož'emu» (la Legge di Dio), ossia la dottrina religiosa.R. S. Zakirov, Il terrorista SR I. P. Kaljaev, cit.

Negli anni del liceo, sollecitato dal fratello maggiore Anton, operaio tornitore, Ivan aveva frequentato i circoli operai e letto le pubblicazioni del Partito socialista polacco, fondato nel 1892, ma in lui predominava ancora la passione per la poesia.E. Avdjaeva, L. Zdanovič, op. cit. Infatti nel 1897, iscrivendosi all'Università Imperiale di Mosca, scelse la facoltà di Filologia e retorica. Sprovvisto di risorse economiche, visse nel dormitorio gratuito assegnato agli allievi della Scuola di pittura e di scultura, in assenza di appositi ostelli presso l'Università dove gli studenti fuori sede potessero alloggiare.Il primo dormitorio sarà istituito nel 1899 e il secondo nel 1903 dal governatore Sergej Aleksandrovič. Si mantenne lavorando per il «Russkij listok» (Il Foglio russo).Ivan Platonovič Kaljaev, op. cit., p. 3.

Nell'autunno del 1898 si trasferì a San Pietroburgo e s'iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell'università, ma seguì solo le lezioni di sociologia, statistica ed economia politica.E. Avdjaeva, L. Zdanovič, op. cit. A febbraio del 1899 scoppiarono le proteste degli studenti, e in esse Kaljaev svolse un ruolo decisivo verso la metà di aprile, quando, dopo aver scritto e stampato proclami, fatto l'agitatore, pronunciato discorsi, entrò nel terzo comitato organizzativo. Fin dai primi giorni dei disordini, gli studenti si erano dati un organo decisionale interno per gestire i disordini. Si giunse alla creazione di un terzo comitato perché i membri dei primi due erano stati arrestati, e così avvenne anche per quelli del terzo. Alla fine, circa un terzo del corpo studentesco subì il carcere e l'esilio. Quanto a Kaljaev, fu condannato a tre mesi di prigione e a due anni di confino, sotto la vigilanza della polizia, a Dnipropetrovs'k (all'epoca: Ekaterinoslav').

Ivan scrisse per il «Kur'er» (il Corriere) ed entrò nel locale comitato del Partito Operaio Socialdemocratico Russo. Anche se la sua militanza non fu particolarmente attiva, redasse i proclami che invitavano i lavoratori a partecipare alle manifestazioni indette per il 15 e 16 dicembre 1901.R. S. Zakirov, Il terrorista SR I. P. Kaljaev, Mosca, 2013, Riassunto del lavoro scientifico, cit. L'iniziativa, partita dal comitato centrale del POSDR e dai comitati studenteschi delle scuole superiori, vide la partecipazione di alcune migliaia di persone e fu una delle prime dimostrazioni politiche dei lavoratori russi, che innalzarono le bandiere rosse al grido di: «Abbasso l'autocrazia! Viva la Repubblica! Viva la libertà!». L'intervento della polizia provocò il ferimento di diversi contestatori e l'arresto di una cinquantina.Aleksandr I. Spiridovič, Zapiski žandarma (Memorie d'un gendarme), Mosca, 2015, p. 389.

Avendo ancora in animo di riprendere gli studi, Kaljaev, quando allo scadere del confino, il 2 febbraio 1902, tornò dalla famiglia a Varsavia, presentò domanda di riammissione all'università, ma gli fu respinta. Lasciò quindi l'impero russo e si stabilì a Leopoli. Di nuovo all'università, con l'idea di continuare la propria istruzione a Berlino, ascoltò le lezioni di storia e filosofia e, naturalmente, lavorò per vivere. Fece traduzioni dal russo in polacco e viceversa, scrisse lettere a pagamento, diede ripetizioni. A giugno, però, ricevette l'incarico di portare a Berlino del materiale propagandistico, opuscoli e diversi numeri dell'«Iskra», e lungo la strada, al confine con la città di Mysłowice, fu arrestato dalle guardie di frontiera prussiane, nel corso di un casuale perquisizione e, dopo tre settimane di fermo, consegnato alle autorità russe.

Prigioniero nella Cittadella di Varsavia, si allontanò dalla socialdemocrazia e si avvicinò al populismo rivoluzionario della Narodnaja volja, conosciuto attraverso la biografia di Željabov e del suo connazionale Grinevickij, e lo abbracciò «con tutta la fede e con tutta la passione» del suo animo romantico. Rilasciato, fu inviato in esilio a Jaroslavl' nel gennaio 1903, dove ebbe la residenza fino a settembre,Ivan Platonovič Kaljaev, op. cit, p. 4. ma per lavorare andava nella vicina Vologda a fare il correttore di bozze per il «Severnyj Kraj» (la Terra del Nord), quotidiano presso cui scriveva il vecchio amico Savinkov, anch'egli in esilio.Oleg G. Surmačëv, Sulla questione della prima pubblicazione del racconto «La Fortezza» di Aleksej Remizov.

Il 3 ottobre, il capo della polizia di Varsavia consegnò il passaporto a Kaljaev, che partì alla volta di Ginevra,Informativa su Ivan Kaljaev del 4 aprile 1905, cit. dopo l'ennesimo, infruttuoso tentativo di riprendere gli studi fatto a Leopoli.Il rivoluzionario Ivan Platonovič Kaljaev. A negargli il reintegro nell'organico studentesco furono alla fine sia l'impero russo che quello austro-ungarico.

Nell'«Organizzazione di combattimento del Partito socialista-rivoluzionario»

L'omicidio di Pleve

È probabilmente nell'autunno del 1903 che Kaljaev, quando ogni speranza di riannodare i fili della propria istruzione fu delusa, si risolse in via definitiva ad abbracciare la causa rivoluzionaria nel partito erede della Narodnaja volja. Riconosciuta la necessità di abbattere l'autocrazia, divenne terrorista perché ritenne la propaganda col fatto, un potente fattore di accelerazione storica in un momento di grande insofferenza popolare al regime.

Da Leopoli, Kaljaev, fu inviato a Berlino dove rivide Savinkov e conobbe Azef. I due non si piacquero, ma la richiesta avanzata da Ivan di aderire all'Organizzazione di combattimento fu ugualmente accolta. In quel frangente, era già stata concertata l'eliminazione del ministro per gli Affari interni, Pleve, e a Kaljaev fu detto che per il momento, non essendo necessaria la sua presenza, doveva andare a Ginevra in attesa di ordini.Boris V. Savinkov, Memorie di un terrorista, Mosca, 1928, cap. I, I. Fu nondimeno convocato in tempi brevi. Savinkov, che a San Pietroburgo si era trovato a corto di uomini da utilizzare nel monitoraggio degli spostamenti del ministro, venne a Ginevra e ottenne da Michail Goc (1866-1906), il leader ideologico del BO,Acronimo della «Boevaja organizacija» (Organizzazione di combattimento). l'autorizzazione alla partecipazione di Kaljaev nel tentativo su Pleve. Kaljaev e Savinkov raggiunsero allora Berlino, ebbero accesso ai nuovi passaporti, si separarono e rientrarono in Russia ciascuno per conto proprio. Kaljaev passò il confine a Černyševskoe, a quel tempo territorio tedesco con il nome di Ejdtknen.B. V. Savinkov, op. cit., cap. I, II.

Nell'operazione, all'iniziale ruolo assegnato a Kaljaev di raccogliere informazioni sugli spostamenti di Pleve, spesso nei panni di un venditore ambulante, si aggiunse quello, da lui fortemente voluto, di essere il terzo lanciatore dell'ordigno esplosivo, dopo David Borišanskij e Egor Sozonov. Il piano infatti consisteva nel gettare la bomba all'interno della carrozza su cui viaggiava il ministro, una volta che, sulla base dei dati messi assieme nel corso delle osservazioni, fosse stato individuato il luogo più adatto da cui colpire. Il 28 luglio, Pleve fu ucciso da Sozonov, che riportò gravi ferite nell'esplosione e fu arrestato in loco.

Kaljaev partì l'indomani per Kiev, e da qui con Savinkov, per Białystok, a casa di Lev Sikorskij (1884-1927), il quarto lanciatore catturato dopo l'azione di Sozonov, per accertare se la sua identità fosse stata scoperta o meno. Non trovarono indizi che facessero pensare all'eventualità peggiore e, rassicurati, entrarono clandestinamente in Germania, passando per Suwałki, e quindi in Svizzera, a Ginevra. Furono presto raggiunti dagli altri membri della squadra, con l'eccezione di Maceevskij che fu dislocato in Polonia.B. V. Savinkov, op. cit., cap. II, I.

L'attentato contro il granduca Sergej Aleksandrovič I preparativi

A Ginevra l'unità combattente accolse tra le sue file Boris Moiseenko (1880-1918), una vecchia conoscenza di Savinkov, nota anche a Kaljaev dal tempo del suo esilio a Jaroslavl', quindi si spostò a Parigi, da Maksimilian Švejcer (1881-1905), che nel quartiere Grenelle aveva affittato un appartamento per lo studio e la produzione di esplosivi, assistito da Dora Brilliant (1879-1909) e dal fratello minore di Azef, Vladimir, il quale aveva competenze in chimica.