La piazza di Santo Spirito, correntemente detta piazza Santo Spirito, è una piazza del centro storico di Firenze, cuore del quartiere di Oltrarno. Si accede alla piazza da via de' Michelozzi, via del Presto di San MartinoLa strada tecnicamente sbucherebbe in via Michelozzi ad angolo retto, senza toccare la piazza se non per un angolo; tuttavia si tende a considerare come parte integrante della piazza tutto lo slargo a ridosso delle gradinate sul lato est della chiesa, in realtà afferenti alla sola via, che quindi può considerarsi de facto come una direttrice afferente alla piazza stessa., via Mazzetta, via delle Caldaie (canto de' Dati), via Sant'Agostino.
La piazza si formò nel Duecento, al pari di altre piazze antistanti ed importanti edifici religiosi, per accogliere le folle che assistevano alle orazioni degli agostiniani, titolari della basilica di Santo Spirito. Per le bellezze artistiche che ospita, per i frequenti mercati e mercatini, per le botteghe e per i numerosi ristoranti e locali notturni, la piazza è molto frequentata di giorno e di notte da un misto di abitanti fiorentini e di turisti, che danno a questa zona un carattere specifico, vivace e autentico. Tra le tante piazze di Firenze, questa dell'Oltrarno è probabilmente la più celebre per il suo ruolo di luogo di incontro, ospitalità, scambio culturale e per incarnare quella caratteristica "verve" fiorentina conosciuta in tutto il mondo.
Storia
La denominazione è attestata fin dalla fine del Duecento, e trova ragione nella titolazione della grande chiesa dei frati agostiniani che domina, con la sua facciata, una dei lati brevi della piazza. La grande basilica fu eretta a partire dal 1444 su progetto di Filippo Brunelleschi nel luogo dove esisteva una precedente chiesa fondata dagli stessi agostiniani attorno alla metà del Duecento (1252, Santa Maria d'Ognissanti e dello Spirito Santo), che divenne ben presto il cuore del rione. La ricostruzione era stata finanziata dalla Signoria dopo che nel giorno della festa di sant'Agostino (28 agosto) del 1397 i Fiorentini batterono le truppe degli Sforza nell'ambito della seconda guerra contro Milano.
Al pari degli spazi antistanti le chiese di Santa Croce e di Santa Maria Novella anche in questo caso l'Ordine, ugualmente dedito alla predicazione, aveva precedentemente operato nel tempo per la sistemazione di una piazza funzionale alle adunanze di popolo, che fu definita con la progressiva demolizione delle case che qui insistevano, acquistate dal Comune in lotti successivi tra il 1292 e il 1301, fino a determinare un ampio spazio (a quell'altezza cronologica il maggiore della città) di più di cinquemila metri quadri. Ad esempio qui predicò il beato Simone Fidati da Cascia, che dopo la terribile alluvione del 1333 accusò i peccatori e soprattutto gli scialacquatori di aver provocato il castigo divino, venendo poi obbligato al silenzio dalla Signoria per evitare disordiniBargellini-Guarrnieri.. Dopo pochi decenni, il complesso conventuale agostiniano prese importanza e la piazza diventò sia un luogo d'incontro sia un centro di vita intellettuale, religiosa e politicaPaolini, schede web..
La notte del 21 marzo 1471, dopo i festeggiamenti per l'arrivo in città di Galeazzo Maria Sforza in cui si era inscenata in piazza un rappresentazione della Pentecoste con fuochi e fiammelle, si sviluppò un grave incendio nel convento, distrusse i codici e molte opere d'arte della chiesa medievale. Ciò velocizzò i lavori per il completamento della nuova basilica progettata da Brunelleschi dal 1434 circa, con cantiere aperto dal 1444 e infine completato nel 1487.
Una puntuale immagine di come si presentava la piazza attorno alla metà del Cinquecento è offerta da un affresco di Giovanni Stradano in Palazzo Vecchio, che peraltro documenta come, durante la domenica di Pentecoste, per tutta l'ampiezza dello sterrato si accendessero fuochi, a imitazione delle fiammelle dello Spirito Santo discese sugli apostoli. "La piazza una volta era libera da ogni ostacolo che potesse impedire le sacre predicazioni, le sacre rappresentazioni, le sagre tradizionali e le feste profane, ma fin dai primi dell'Ottocento, perdutosi lo spirito dei primi tempi e dimenticato l'ufficio della piazza, l'architetto Giuseppe Del Rosso, interprete del gusto neoclassico stile 'impero' ma non certo di quello popolaresco e religioso, trasferì in mezzo alla piazza la fontana, che si trovava nel primo chiostro del convento. Attorno alla piazza venne allevato uno stento giardino, il cui verde attrasse le labbra dei ciuchi attaccati ai carretti degli ortolani, che ogni mattina tenevano sulla piazza il loro mercatino"Bargellini-Guarnieri..
Alla sistemazione a verde (da datarsi al 1869 su progetto dell'ingegnere municipale Luigi Del Sarto e di Attilio Pucci, allora Soprintendente ai pubblici passeggi e giardini comunali) seguì, nel 1898, l'erezione della statua a Cosimo Ridolfi dal lato verso via delle Caldaie, opera dello scultore Raffaello Romanelli, che successivamente ebbe il proprio studio nel cenacolo del monastero agostiniano.
Nel 1976 il Comune provvide a rinnovare il lastrico della parte centrale, riducendo le dimensioni delle aiuole laterali e eliminando le due centrali. Dal 1987 l'area è stata chiusa al traffico e dal 1999 l'illuminazione notturna è stata potenziata (intervento inserito tra i lavori attuati in occasione del Giubileo del 2000). Nel 2016 sono stati condotti ulteriori lavori sia di riordino delle aiuole sia di restauro della fontana.
Gentrificazione e proteste Negli ultimi anni, in modo più evidente a partire dal diffondersi dell’epidemia di Covid-19, la piazza ha subìto numerose forme di gentrificazione e depauperizzazione del proprio valore di luogo pubblico; tuttavia, tale processo è soltanto andato aggravandosi rispetto a quanto già si osservava in anni precedenti come conseguenza della tendenza dell’amministrazione comunale a liberalizzare una certa turistificazione della città.
Nel luglio 2020 il comitato prefettizio per la sicurezza e l’ordine pubblico predispose alcune misure volte a contrastare la cosiddetta “malamovida”, aumentando il numero di pattuglie delle forze dell’ordine (in orario notturno fino a 150 operatori), potenziando l’illuminazione pubblica e riducendo le ore di attività dei servizi nelle ore serali. Nel contesto dell’emergenza pandemica, ad ottobre 2020 fu necessario limitare a 1000 il numero massimo di persone a cui era permessa la presenza in contemporanea nella piazza.
Particolari tensioni si ebbero nel 2021 riguardo alla tutela delle gradinate e del sagrato della basilica. A maggio, dopo ripetute richieste del priore del convento, vennero emesse ordinanze che limitavano la possibilità in certi orari di stazionare e di consumare cibo e bevande in tale luogo, successivamente, estendendo il divieto a qualsiasi orario e potenziando il controllo tramite telecamere di videosorveglianza. Ma fu soprattutto nel giugno, quando il sagrato fu delimitato da paletti e cordonato per impedirne l’accesso, che si ebbero vere e proprie manifestazioni di disobbedienza, ad esempio con l'occupazione dello spazio il 18 giugno, da parte di alcuni giovani in protesta che rivendicavano il diritto di fruirne liberamente. A favore dele proteste si schierò anche lo storico dell'arte Tomaso Montanari.
A marzo 2022 comparve sulle gradinate della basilica di Santo Spirito un’installazione artistica temporanea raffigurante una colomba imprigionata e senza vita realizzata in cartapesta, in protesta alla crescente "privatizzazione" della piazza. Il nome dell’opera era Exspiro, e nel comunicato diffuso dall’artista si legge: «La colomba, simbolo del quartiere, metafora della morte di una piazza, giace morta perché il quartiere si sta indebolendo, la piazza è solo la carcassa anatomica della vita che fu: funzionalmente progettata per accogliere la cittadinanza, ora tramite la cordonatura la rifiuta. (…) La morte dello spirito del quartiere è simbolicamente rappresentata dalla morte della colomba, lo Spirito Santo, colomba che è anche piccione, perché la gioventù, per la quale il sagrato è un punto di riferimento in tutta Firenze, viene scacciata e ostracizzata, colpevole di portare una brutta malattia: la vita». Nello stesso periodo l’associazione culturale "L’eco del nulla" promosse una raccolta firme «per la revoca dell’ordinanza che impedisce la vita sociale nel centro storico di Firenze». Comunque i cordoni, restanti solo le basi ormai inutilizzate, sono stati rimossi nel 2023.
Descrizione La piazza si trova sul lato sinistro del fiume Arno, nel centro del quartiere Oltrarno. Nonostante gli interventi ottocenteschi tesi a conferirle tono borghese, continua a mantenere carattere popolare, animata sia dai passanti sia dagli abitanti del quartiere e vivacizzata dal mercatino settimanale che contende gli spazi alle molte trattorie e locali che con i loro dehors occupano in parte la carreggiata che perimetra il giardino centrale.
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