Piano di Sorrento (Caruotto in napoletanoAntonio Altamura, Dizionario dialettale napoletano, 1968, 2ª ediz., Fausto Fiorentino (Napoli)) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Napoli in Campania.
Geografia fisica Territorio Piano di Sorrento, dominata dai 642 metri del Monte Vico Alvano, occupa la parte centrale della penisola sorrentina sulla costiera amalfitana, confinando con i Comuni di Meta, Vico Equense e Sant'Agnello; a Nord la costa, costituita da alte falesie di tufo guarda il Golfo di Napoli.
Clima Il clima è mediterraneo, con miti inverni dalle piogge mai abbondanti e calde estati che possono diventare anche afose per l'alto tasso di umidità. La presenza di clima soleggiato per almeno 250 giorni l'anno rende questa terra meta privilegiata di turisti non solo nei periodi di alta stagione, ma anche nei mesi primaverili ed autunnali.
Ambiente La vegetazione naturale di Piano è la macchia mediterranea; castagni si trovano alla Selva di Santa Caterina, accessibile da Casa Nocillo (via Lavinola), mentre boschetti cedui misti a faggi e querce si trovano sia sul Monte Vico Alvano (643 metri), oasi di protezione naturale, sia, sulla costa sud, in località Scaricatoio, di fronte a Li Galli. Diverse sono le sorgenti d'acqua: Casa d'Ardia, Bassa Pezzella, Lamma, S. Massimo, Cassano. I torrenti che attraversano il piano e che scavano caratteristiche forre nel suolo tufaceo ('valloni'), sono tre: il Rivo Meta o Lavinola, che nasce dalle sorgenti Lamma e S. Massimo, con il suo corso costituisce il confine naturale fra i comuni di Piano e Meta e sfocia alla Marina del Purgatorio a Meta; il Rivo S. Giuseppe o Cassano, che segna il confine fra i comuni di Piano e Sant'Agnello (in Piazza della Repubblica il suo letto è coperto) e sfocia alla Marina di Cassano; il torrente Scaricatore nasce dal Monte Vico Alvano e sfocia sulla costa sud, fra i Colli di San Pietro e Positano.
Geologia
Lo zoccolo tufaceo che guarda a Nord, verso Napoli e il suo golfo e sul quale è costruita la città di Piano costituisce l'elemento geologico caratteristico della penisola, perlomeno nel suo versante centro-settentrionale. Una puntata sull'altro mare, la costa sud del comune, sul golfo di Salerno, ci rende più chiara la particolarità morfologica della penisola. In questa zona si trovano, infatti, le rocce più antiche che vanno a costituire i Monti Lattari.
Una enorme eruzione esplosiva del progenitore dei vulcani flegrei, l'Archeoflegreo, causò il depositarsi di materiale sulle rocce calcaree preesistenti sul versante nord. È da questo materiale che origina il tufo sorrentino con le sue alte falesie e le profonde forre scavate dalle acque reflue. Un materiale poroso e leggero adatto alle costruzioni (le case del Piano costruite prima del XX secolo sono tutte di tufo) che è certamente una delle caratteristiche della penisola e del Piano in particolare.
Origini del nome Il Piano, l'antica Planities romana, viene dai propri cittadini per lo più indicato con i due toponimi di Carotto e Cassano: incerte etimologie che secondo i più rinvierebbero agli effetti di un antico terremoto che avrebbe danneggiato una zona (cà rotto) e preservato un'altra (cà sano). Cassano - cassanesi i suoi abitanti, in contrapposizione a carottesi - è il nome della Marina: piccolo borgo di pescatori, giù, al fondo di ripidi tornanti sul margine dell'alta falesia di tufo sorrentino.
Storia L'uomo è presente in questo territorio fin dalla preistoria: tre grotte: La Porta, Mezzogiorno ed Erica, scoperte negli anni cinquanta e sessanta nella zona collinare del comune sono ancora lì a testimoniare questo ancestrale connubio. In esse furono ritrovati elementi risalenti al Paleolitico Superiore ed al Mesolitico. Ma di gran lunga più importante è il rinvenimento dei resti di un villaggio e di una necropoli nei pressi della sorgente S. Massimo: le genti del Gaudo si insediarono qui nel II millennio a.C.
A partire dal VII secolo a.C. giunsero prima i Greci e poi i Sanniti. Infine, come il resto della penisola sorrentina, anche la Planities romana fece parte del municipio di Sorrento. La storia di Piano è, da quel momento, indistinguibile da quella di Sorrento, e caratterizzata, se si vuole, da ripetuto, ostinato anelito di rivolta nei confronti della sudditanza sorrentina; e tuttavia, a ben vedere, anche d'amore verso il più famoso capoluogo.
Una prima insurrezione è da segnalare nel 1218: il Gran Giustiziere Enrico de Morra ebbe il compito da Federico II di Svevia di ascoltare le lamentele di alcuni rappresentanti del Piano. Risale al 1308 una prima richiesta formale dei cittadini del Piano di staccarsi da Sorrento; la risposta non fu positiva. Nel 1491 il Piano (che all'epoca comprendeva anche Meta e Sant'Agnello), con i Capitoli di re Ferrante d'Aragona, ottenne un sindaco e quattro eletti fra i rappresentanti dell'Universitas di Sorrento. Nel 1542, all'epoca del viceré don Pedro di Toledo, gli eletti passarono a cinque, ma soprattutto ottenne 24 consiglieri che ebbero potestà di riunirsi autonomamente come Universitas del Piano presso la chiesa di San Michele.
L'astio con Sorrento era però fortissimo proprio a causa della sempre agognata e mai raggiunta indipendenza. Particolarmente degna di nota, a tal proposito, è la ribellione del 1648, "appendice" della rivolta napoletana del 1647 ad opera di Masaniello. La terribile repressione spagnola piegò i ribelli che chiesero aiuto alla Francia; il Duca di Guisa, Enrico II Lorena capitanò una spedizione di 30 navi contro gli spagnoli. Ad un avventuriero genovese, Giovanni Grillo, fu affidato il compito di prendere Sorrento: egli fomentò il popolo del Piano e di Massa e strinse d'assedio Sorrento. La rivolta, cominciata verso la fine di gennaio del 1648, si concluse agli inizi di aprile senza espugnare la città. Anzi gli spagnoli soffocarono nel sangue la rivolta.
Questa lunga ricerca di autonomia e di libertà si concluse l'8 gennaio 1808, quando con decreto n. 71 di Giuseppe Bonaparte Piano fu proclamato Comune autonomo. Nel 1819 ottenne la separazione Meta e nel 1865 Sant'Agnello. Il Piano aveva assunto il nome di Piano di Sorrento. Durante il fascismo il Comune di Sorrento riunificò sotto di sé anche i Comuni di Piano, di Meta e di Sant'Agnello. Nel 1946, infine, i comuni riottennero di nuovo la separazione, con il ripristino dei confini originari.
Simboli Lo stemma e il gonfalone di Piano di Sorrento sono stati concessi da Giuseppe Napoleone, re di Napoli e di Sicilia, con decreto n. 71 del 9 gennaio 1808. Lo scudo è incorniciato da due cornucopie rovesciate che si incrociano nella punta; da esse fuoriescono fiori e frutti come augurio di prosperità, fertilità e felicità pubblica. Lo stemma riproduce i simboli delle attività agricole, commerciali, marittime e culturali che contraddistinguono il paese. La parte in alto è occupata dal cielo con la stella polare, al centro una veduta del golfo di Napoli da Punta Scutari fino al Vesuvio con un pennacchio di fumo (l'antico confine del "Piano" nel 1808 andava da Scutari alla Marinella); sul mare naviga una feluca, simbolo della marineria che ha avuto un ruolo importante nella vita del Comune. Il gonfalone è un drappo di azzurro.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Basilica di San Michele Arcangelo. Ha pianta quadrata e tre ordini, l'ultimo a cella campanaria con monofore.Facciata: al termine di una scala in pietra, semicolonne, lesene e trabeazioni restituiscono la facciata barocca; sopra il portale cinquecentesco un affresco raffigurante San Michele che scaccia Satana. Le porte in bronzo all'ingresso centrale ed ai due ingressi laterali, del XX secolo, consistono in bassorilievi bronzei del maestro Alessandro Romano con raffigurazione di Arcangeli, e della Trinità. Il primitivo campanile risale al XVI secolo, danneggiato nel terremoto del 1688; l'attuale fu ricostruito nel corso dei lavori completati nel 1726.Interno: a tre navate con pianta a croce latina; nella navata centrale soffitto ligneo dorato a cassettoni del XVIII secolo, con inserite sette tele, alcune di Francesco Solimena, altre di Paolo de Matteis. Il soffitto culmina con la finta cupola, opera di Francesco Saraceni (1729). Il presbiterio è delimitato da una pregevole balaustra in marmi policromi, opera settecentesca di Giambattista Antonini, su cui poggiano quattro angeli in marmo, attribuiti alla scuola di Gian Lorenzo Bernini. L'altare maggiore è decorato con intarsi marmorei e madreperla. Chiesa della Santissima TrinitàFacciata: negli anni 1955-57 è stata rivestita completamente di travertino ed è dominata dal mosaico della Santissima Trinità. Torre campanaria quadrata nel cui secondo ordine è posto l'orologio, del 1765. Sul lato destro della chiesa vi è un lavamani di marmo bianco degli inizi del Cinquecento. A sinistra un enorme mosaico, piuttosto rovinato, del SS. Rosario (1966).Interno: a tre navate con pianta a croce latina. Alle spalle dell'altare, ornato da tela della SS. Trinità, opera di Giuseppe Mancinelli del 1871, coro ligneo; nella navata centrale il pulpito con baldacchino in marmo policromo, proveniente dalla chiesa napoletana di San Francesco di Paola. Il soffitto allinea quattro quadri entro cornici di legno del Settecento della scuola di Paolo De Matteis. La cantoria dell'organo è in legno e stucco in oro zecchino, di fattura barocca napoletana del Seicento. Chiesa di Santa Maria di GalateaFacciata: è barocca a stucco bianco su fondo giallo con gli stemmi di papa Leone XIII, del cardinale Borromeo e dell'arcivescovo di Sorrento Leopoldo Ruggiero. In alto sulla facciata vi è l'icona della vergine Assunta risalente al 1888 con la scritta Assunta est Maria. Il campanile fu costruito fra il 1732 e il 1741.Interno: è a croce latina e diviso in tre navate, con pilastri decorati da finissime croci eseguite in Svizzera da un monaco Girolamino e poi acquistate dalla chiesa di Galatea. Il soffitto a vassettoni fu realizzato nel 1672 dall'artista di Castellammare Felice Marrone, con tre dipinti del pittore Andrea Malinconico raffiguranti lAnnunciazione, il Presepe, e lAssunzione. L'altare maggiore in marmi policromi è di scuola fiorentina; su di esso, in una nicchia marmorea, venne collocata l'immagine di S. Maria di Galatea, con tipici caratteri bizantini. L'originale, rubato, è stato rifatto nel XX secolo dallo scultore romano Dagoberto Tonelli. Chiesa di San Giuseppe e di Santa Teresa - È la chiesa del convento dei Carmelitani.Facciata: posta alla fine di una pittoresca scalinata che parte da corso Italia, è in stile neoclassico con reminiscenze barocche, in special modo nelle decorazioni delle quattro nicchie ai lati del portale.Interno: nella navata centrale bel pulpito marmoreo con baldacchino; altare maggiore con balaustra, decorato con marmi policromi, al di là del quale si trova la sala del coro con sedili in legno del 1936. Nelle navate laterali da notare alcune pregevoli opere d'arte come la bella statua lignea della Madonna del Carmine, una grande tela di Romualdo Formosa, San Giovanni della Croce, una scultura in gesso che riproduce il Bambino di Praga. Chiesa di Madonna di RosellaFacciata: semplice e barocca con campanile a sinistra su tre ordini, munito di monofore e abside a tetto.Interno: navata unica, elegante cantoria laccata ed organo monumentale. L'altare maggiore è realizzato in marmo policromo, ornato da balaustra marmorea sormontato da una tela del XVI secolo attribuita ad Andrea da Salerno e raffigurante la Madonna delle Grazie; da notare anche il confessionale con pulpito ligneo.