Caligola, successivamente redistribuito con il titolo di Io, Caligola, è un film storico-erotico del 1979 diretto da Tinto Brass, con scene di nudo e sessualità riprese da Giancarlo Lui e dall'editore di Penthouse, l'italoamericano Bob Guccione, che ne fu il produttore. Il film, sceneggiato da Gore Vidal, venne co-finanziato dalla rivista per adulti Penthouse e prodotto da Guccione con l'italiano Franco Rossellini. Io, Caligola è famoso per essere, visti i contenuti forti, uno dei più malfamati film cult mai realizzati e rimane vietato in diversi paesi.
Trama
Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico, meglio noto come Caligola (ossia "piccola caliga", poiché fin da piccolo portò la classica calzatura dei legionari), è il giovane erede del suo prozio, l'imperatore Tiberio. Macro, tribuno della Guardia pretoriana ed assistente personale dell'imperatore, si presenta a Caligola, informandolo che Tiberio vuole che si rechi a Capri, dove l'imperatore vive con il proprio amico e consigliere, il saggio senatore Nerva, il grassoccio parente Claudio (che pare non essere molto sveglio e sembra trarre piacere solo dal giocare con dei grossi dadi) e il nipote quindicenne Tiberio Gemello, conosciuto da tutti semplicemente come Gemello. Giunto a Capri, Caligola scopre che Tiberio è impazzito, il suo volto è deturpato dalle malattie veneree ed è paranoico: teme di essere ucciso da chiunque, perché è convinto che tutti vogliano il suo trono. L'imperatore, che nella sua reggia si diverte a nuotare insieme a fanciulli e fanciulle nudi, che lui chiama "pesciolini", ad assistere a spettacoli sessuali e che ha allestito un personale padiglione popolato da persone affette da ogni genere di deformità, tratta in maniera molto ostile Caligola, facendo torturare un soldato reo di aver bevuto prima del turno per poi ucciderlo personalmente, al solo scopo di insegnargli che è meglio essere temuto dal popolo, piuttosto che amato.
La tensione tra prozio e nipote aumenta ulteriormente, dopo che Caligola vede che l'imperatore, che non lo considera un suo parente in quanto adottato, nutre invece affetto sincero per il giovane Gemello, che considera puro. Successivamente, Tiberio tenta di avvelenare Caligola, dandogli il proprio calice, che però lui prontamente cede ad una schiava, che dopo aver bevuto muore istantaneamente. Pochi giorni dopo, il consigliere Nerva, inorridito e disgustato dal despotismo di Tiberio e dal suo stile di vita, decide di suicidarsi in una vasca, tagliandosi le vene. Tiberio giunge appena in tempo per supplicarlo di non lasciarlo, ma è troppo tardi; in seguito alla morte di Nerva, Tiberio cade in uno stato catatonico. Caligola, recatosi al suo capezzale con Macro, pensa che Tiberio sia morto, e gli sottrae l'anello imperiale; Tiberio allora si riscuote, intimando al nipote di renderglielo, ma Macro interviene, soffocando il vecchio imperatore sotto gli occhi di Gemello e Caligola.
Subito dopo il funerale di Tiberio, Caligola viene proclamato ufficialmente imperatore con il nome di Gaio Cesare, ed acclamato dalla folla, che si riferisce a lui chiamandolo Caligola e disprezza il crudele Tiberio. Al suo fianco, Caligola vuole sua sorella (e amante) Drusilla. Nel frattempo, la popolarità del tribuno Macro cresce sia tra il popolo che al Senato, al punto che Caligola, sentendosi minacciato, ordisce un complotto contro di lui: dopo aver plagiato Gemello, lo convince a testimoniare pubblicamente contro Macro; il pretoriano, effettivamente reo della morte dell'imperatore Tiberio, viene condannato a morte e decapitato pubblicamente assieme ad altri condannati, mediante una rudimentale e titanica falciatrice, mentre Caligola ed il pubblico si fanno beffe di lui dalle gradinate del teatro, tirandogli delle uova. Successivamente, Caligola sceglie come assistente personale Longino, un ex funzionario del regime precedente, e la carica vacante di tribuno ricoperta da Macro viene assunta da Cassio Cherea, un patrizio ex centurione.
Drusilla, preoccupata per la mancanza di eredi, tenta di trovare una moglie per Caligola fra le sacerdotesse di Iside, una dea egizia che lei e Caligola venerano in segreto. Caligola, introdottosi sotto spoglie femminili tra le giovani sacerdotesse, sceglie come sposa Cesonia, una cortigiana nota per la sua promiscuità sessuale. Nel frattempo, il comportamento del giovane imperatore comincia a peggiorare, divenendo simile al suo defunto prozio: prima stupra una coppia di sposi durante le loro nozze, poi comincia a portare il suo cavallo ovunque a palazzo, arrivando a nominarlo console e sacerdote, ed in seguito fa giustiziare il povero Gemello, accusandolo di cospirare contro di lui. Quando gli viene annunciato che Cesonia è incinta, Caligola viene afflitto da una strana febbre debilitante, durante la quale soffre e delira; fino a che non si ristabilisce, il potere viene amministrato da sua sorella Drusilla. Una volta ristabilitosi, Caligola assiste al parto di Cesonia, che mette al mondo una figlia, a cui viene dato il nome di Giulia Drusilla. Per festeggiare, Caligola indice una festa enorme a palazzo, in cui i soldati danzano la coreografia inventata da lui che tanto piaceva a Tiberio, mentre una moltitudine di uomini e donne dà il via ad un'orgia selvaggia, sotto gli occhi deliziati dell'imperatore. Tuttavia, la sua gioia ha breve termine: durante i festeggiamenti, Drusilla soffre d'un attacco della stessa febbre che colpì Caligola; malgrado le disperate preghiere di quest'ultimo a Iside, Drusilla muore, e Caligola, in seguito ad un collasso nervoso, ha un attacco di follia, correndo per il palazzo e oltraggiando tutte le statue di Iside.
In preda alla depressione, Caligola lascia il palazzo reale, girando per le strade di Roma travestito da plebeo; quando assiste a uno spettacolo teatrale che prende in giro la sua relazione incestuosa con sua sorella, va su tutte le furie, tanto da essere arrestato. Dopo un breve soggiorno in prigione, Caligola viene trovato dal suo aiutante e scarcerato. Successivamente, in preda ad un delirio di onnipotenza, si dichiara un dio, e decide di pianificare l'imminente distruzione della classe senatoriale, umiliando pubblicamente i senatori, confiscando le loro proprietà e costringendo le loro mogli a lavorare come prostitute nel palazzo. La vecchia religione viene eliminata e l'esercito viene costretto a raccogliere papiri sulla costa gallica settentrionale per presentarli come prova che Caligola ha conquistato la Gran Bretagna. Ormai stufi delle sue manie, Longino e Cherea complottano contro di lui, con la complicità del Senato, che ormai odia a morte l'imperatore.
Il giorno seguente, dopo aver recitato in uno spettacolo egiziano nel suo teatro, Caligola, sua moglie e sua figlia cadono vittime di una congiura: Cherea trafigge mortalmente Caligola e Cesonia, per poi decapitare la loro guardia del corpo, Gigante; uno schiavo, al suo ordine, uccide la loro figlia. Una volta uccisi, i loro cadaveri vengono gettati sulle scale, ed il tremante Claudio, che ha assistito inerme e ha tentato invano di nascondersi, viene afferrato dagli assassini e proclamato nuovo imperatore: essendo un inetto e un codardo, sarà facile per i suoi spietati aiutanti governare al suo posto rimanendo nell'ombra.
Produzione Il film trae origine da una sceneggiatura che lo scrittore Gore Vidal scrisse per una miniserie televisiva incentrata sulla vita dell'imperatore romano Caligola, per la cui regìa era previsto il coinvolgimento di Roberto Rossellini, e che alla fine non si concretizzò. Franco Rossellini, nipote di Roberto, interessatosi al progetto in tempi successivi, riavvicinò lo scrittore affinché rimettesse mano al copione per ricavarne un film storico da girare possibilmente a basso costo. Alla ricerca di fondi, Vidal riuscì a coinvolgere nella produzione l'editore di Penthouse, Bob Guccione, il quale accettò di finanziare il film a condizione che questo contenesse delle scene erotiche, così da servire anche alla promozione della sua rivista.
Per la realizzazione dei set e dei costumi venne ingaggiato Danilo Donati, scenografo di fiducia di Federico Fellini, così come vennero scritturati attori celebri, quali Malcolm McDowell, Maria Schneider (poi sostituita da Teresa Ann Savoy per divergenze creative con la produzione), Helen Mirren, Peter O'Toole e Sir John Gielgud. Per la scelta del regista, invece, i produttori caldeggiarono a lungo i nomi di John Huston e Lina Wertmüller, I quali però rifiutarono. Rimasto piacevolmente impressionato dal controverso Salon Kitty di Tinto Brass, Guccione decise di rivolgersi al regista veneziano, che accettò. La produzione di Caligola si stabilì negli studi della Dear di Roma, gli stessi del kolossal Cleopatra. Le riprese cominciarono nel settembre 1976.
La lavorazione del film si rivelò subito travagliata. Secondo quanto dichiarato da Guccione in un'intervista su Penthouse nel 1980, vi furono forti e frequenti contrasti tra Vidal e Brass che infine culminarono, dopo che lo scrittore ebbe rilasciato al Times delle dichiarazioni poco lusinghiere sullo stato dei lavori, con la cacciata dal set del primo da parte del secondo. Brass, dal canto suo, ritenne il lavoro svolto da Vidal sulla sceneggiatura parecchio insoddisfacente, tanto da arrivare a dire: «Sembra il lavoro di un arteriosclerotico. Vidal l'ha riscritta cinque volte, ma resta comunque assurda». Fin dall'inizio delle riprese, furono molteplici gli interventi del regista sul copione, tanto che arrivò a improvvisare intere sequenze, talvolta in collaborazione con lo stesso protagonista, come la prima scena del film con Caligola e Drusilla, ambientata tra i boschi.
Sorsero poi delle frizioni anche con la protagonista Maria Schneider che col regista ebbe pesanti contrasti sulle scene erotiche previste dal copione, tanto da abbandonare il set nel bel mezzo d'una ripresa. Proprio a causa di tali difficoltà, la produzione scelse di assegnare il ruolo a Teresa Ann Savoy che aveva già lavorato con Brass in Salon Kitty. Neppure con lo scenografo Donati si evitarono gli intoppi, dapprima a causa di problematiche sorte con gli elaborati dei suoi bozzetti originali (che uscirono, infatti, come dei costumi di stampo teatrale e ben poco realistici) e poi per l'insoddisfazione del regista per i set completati.
La produzione subì ulteriori rallentamenti per le divergenze tra Brass e Guccione visto che l'editore italoamericano insisteva per un erotismo spinto, al limite della pornografia. Vidal intanto, certo che quello si sarebbe rivelato un cocente fiasco, prese pubblicamente le distanze dal film.
Quando il film entrò in fase di post produzione, Guccione ne assunse il pieno controllo; non essendo infatti rimasto per nulla contento del materiale girato, licenziò il regista e, affiancato dall'amico Giancarlo Lui, operò un montaggio della pellicola molto differente da quello di Brass, eliminando parecchie scene per sostituirle con diverse altre di natura pornografica girate appositamente, il tutto nella vana speranza di assicurarsi un successo di cassetta. Il film che ne venne fuori risulta dunque ben lontano dall'idea originale di Brass e, per certi versi, molto più vicina a quella che era stata l'ottica di Vidal nella stesura del copione.