Biografia Figlio dello scrittore e critico teatrale Giuseppe Lanza (1900-1988) e di Anna Goldstein (1900-1943), dopo il conseguimento della maturità al Liceo-Ginnasio Manzoni di Milano ha compiuto gli studi universitari presso l’ateneo di Pavia quale alunno del collegio storico Ghislieri, laureandosi nel 1959 in Letteratura greca con una tesi sullOreste di Euripide sotto la guida di Adelmo BarigazziRicordo di Adelmo Barigazzi pubblicato da Lanza su Prometheus nel 1996.. Negli anni universitari sono maturati rapporti di salda amicizia con alcuni compagni del Ghislieri ai quali è rimasto legato tutta la vita, fra cui Mario Vegetti, professore di Storia della filosofia antica e collega dell’università di Pavia, l’italianista Giuseppe Nava, lo storico dell'arte Franco Renzo Pesenti e lo storico militare Giorgio Rochat.

Subito dopo la laurea ha perfezionato i suoi studi in Germania grazie a una borsa di studio annuale (a.a. 1959/60) della Stiftung Maximilianeum di Monaco di Baviera, e dopo una breve esperienza di insegnamento a scuola ha intrapreso la carriera di docente universitario presso la stessa università di Pavia in cui si era formato e laureato. Dal 1961 ha ricoperto il ruolo di assistente presso la cattedra di Letteratura greca diventando dal 1968 titolare del corso di Letteratura greca.

Quando, nel febbraio del 1968, l’Università di Pavia viene occupata, Lanza appoggia pubblicamente le rivendicazioni degli studenti. Negli stessi mesi prende attivamente parte all’esperienza del Centro “Jacopo Lombardini” di Cinisello Balsamo (nato dalla volontà di una testimonianza socialmente impegnata da parte di giovani valdesi milanesiCfr. l'articolo “Pratica sociale e testimonianza all’interno del proletariato: l’esperienza di Cinisello” di Toti Bouchard pubblicato su Gioventù Evangelica nel 1972 con un esaustivo bilancio dei primi anni di attività.), partecipando alla progettazione di una scuola serale per gli operai delle fabbriche di Cinisello, in gran parte emigrati dal sud con un livello di scolarizzazione molto bassa, e successivamente insegnandovi. Erano tempi ancora lontani dalle 150 ore e gli operai senza titolo di studio non avevano nessuna opportunità di studiareSi veda, per esempio, la relazione annuale 1968/1969 con una lunga parte dedicata alla scuola e alla sua organizzazione.. Nel 1972 partecipa attivamente, nella provincia di Pavia, alla campagna elettorale della lista del Manifesto.

Dal 1980 fino al collocamento a riposo nel 2007 è stato Professore Ordinario tenendo gli insegnamenti non solo di Letteratura greca (1968-2007), ma anche di Storia della lingua greca (1971-1975), Storia del teatro e della drammaturgia antica (1983-1993) e di Storia delle religioni del mondo classico (2004-2011). Presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’università di Pavia, Lanza ha inoltre fondato e diretto per molti anni il Centro di Ricerca Interdipartimentale Multimediale sul Teatro Antico (CRIMTA), dedicato alla raccolta, classificazione e archiviazione di registrazioni audiovisive e documentazione varia relativa alle recenti messe in scena del teatro antico.

Se la carriera accademica di Lanza si è svolta interamente nell’ambito dell’ateneo pavese, tuttavia i suoi contatti internazionali sono stati sempre intensi e numerosi. Ne sono prova, oltre alle conferenze tenute in vari atenei europei, i suoi soggiorni di ricerca presso l’Università di Heidelberg (a.a. 1993/94) e al Getty Research Institute di Los Angeles, dove è stato visiting scholar nell’a.a. 1998/99.

Nel marzo 2008 l’Università di Lille gli ha dedicato un convegno di due giorni nel corso del quale vari studiosi hanno ripercorso la produzione scientifica di Lanza facendo il punto sull’originale contributo scientifico da lui fornito nei vari ambiti di studio in cui si è cimentato. Gli atti del convegno, curati da Philippe Rousseau e Rossella Saetta Cottone, sono stati pubblicati nel 2013 dalle Presses Universitaires du Septentrion, e dal 2016 sono consultabili nella piattaforma OpenEdition.

Lanza è stato anche membro del Consiglio scientifico dell’Istituto di Studi Umanistici di Firenze e dal 2012 dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

Nel 2019, la casa editrice L'Orma ha pubblicato il libro postumo Il gatto di piazza Wagner. Ricordi di ricordi, in cui i ricordi d'infanzia s'intrecciano ai ricordi familiari in una riflessione sul lavoro della memoria.

Produzione scientifica Nella sua lunga carriera di studioso e professore, Lanza si è occupato di molti campi della letteratura greca incrociando testi letterari con quelli filosofici. Vale la pena ricordare la sua edizione di Anassagora (La Nuova Italia, Firenze 1966), quella degli scritti biologici di Aristotele (in collaborazione con M. Vegetti, Utet, Torino 1971; rist. Bompiani, Milano 2018). Alcuni importanti contributi riguardano inoltre la storia degli studi classici; basti pensare ai libri pubblicati negli ultimi anni con l’editore Carocci di Roma: Interrogare il passato. Lo studio dell’antico tra Otto e Novecento (2013), Storia della filologia classica (in collaborazione con G. Ugolini, 2016), Tempo senza tempo. La riflessione sul mito dal Settecento a oggi (2017).

Un ambito di studio praticato soprattutto nei primi anni della sua attività scientifica è quello del rapporto tra la lingua greca e i linguaggi dei saperi e delle tecniche che nel corso del V secolo a.C. si andavano codificando nella forma scritta: in tale orizzonte si iscrivono i saggi Scientificità della lingua e lingua della scienza (“Belfagor” 27/4, 1972, pp. 392–429), la traduzione e l’Introduzione all’edizione italiana dellAperçu d’une histoire de la langue grecque di Antoine Meillet (Einaudi, Torino 1976) e il volume Lingua e discorso nell’Atene delle professioni (Liguori, Napoli 1979).

Fra il 1972 e il 1977, Lanza organizza insieme a Vegetti una serie di seminari sul pensiero politico greco in cui approccio storico-antropologico e uso critico del marxismo come strumento ermeneutico servono a indagare le dinamiche intorno alle quali si viene a costituire l’“ideologia” di Atene, intesa nel senso di autorappresentazione che ne cementa l’identità comunitaria. Queste riflessioni collettive saranno all’origine dei due volumi pubblicati nel 1977, presso la casa editrice Liguori di Napoli, L’ideologia della città (con saggi di D. Lanza, M. Vegetti, G. Caiani, F. Sircana) e Aristotele e la crisi della politica (con saggi di D. Lanza, F. Calabi, S. Campese, M. Vegetti, A. Beltrametti).

Senza dubbio il principale focus dei suoi interessi scientifici è stato il teatro greco, in particolare quello tragico. La passione per la drammaturgia gli veniva direttamente dal padre Giuseppe Lanza, critico e autore teatrale d’origine siciliana trasferitosi a Milano negli anni Venti, che fin da bambino lo portava con sé alle rappresentazioni facendogli così scoprire le scene milanesi dell’immediato dopoguerra. Il libro di Diego Lanza Il tiranno e il suo pubblico (Einaudi, Torino 1977) è ancora imprescindibile per comprendere l’immagine della tirannide costruita dai tragediografi e le connotazioni ideologiche che a tale immagine erano attribuite. Anche la sua traduzione con commento della Poetica di Aristotele (Rizzoli, Milano1987) è stata e continua ad essere un punto di riferimento per gli studiosi. A Lanza si deve inoltre un’originale introduzione alla tragedia greca cui diede il titolo La disciplina dell’emozione (Il Saggiatore, Milano 1997). Molti sono pure gli studi dedicati alla commedia greca tra i quali spicca l’edizione degli Acarnesi di Aristofane (Carocci, Roma 2012).

Lettore di studi di antropologia e di antropologia storica, Lanza ha insistito a più riprese sulla necessità di studiare la Grecia antica nel contesto interculturale della sua epoca e di abbandonare quindi quegli approcci che, fortemente marcati da implicite o esplicite connotazioni ideologiche, hanno fatto del mondo greco classico un isolato focolare della cultura occidentale. Il saggio in cui Lanza esprime con maggior forza questa tesi è Dimenticare i Greci (in S. Settis, I greci : storia, cultura, arte, società. 3: I Greci oltre la Grecia, Einaudi 2001, pp. 1433–1466 - sintesi del saggio per insegnanti e studenti).

Dell’audace apertura interdisciplinare di Lanza è testimonianza uno dei suoi libri apparentemente più eccentrici, Lo stolto. Di Socrate, Eulenspiegel, Pinocchio e altri trasgressori del senso comune (Einaudi, Torino 1997), un’articolata indagine sulla figura dello ‘stolto’ in prospettiva comparativa, dagli archetipi antropologici nel mondo antico alla presenza nel folklore e alla sua elaborazione nelle letterature moderne.

Attività editoriale Diego Lanza ha preso parte attivamente a due delle più significative opere sugli studi classici realizzate nel secondo Novecento. Insieme con Luciano Canfora e Giuseppe Cambiano, ha coordinato e diretto Lo spazio letterario della Grecia antica (Salerno Editrice, Roma 1992-1996) un’opera collettiva sui diversi caratteri della filologia greco-antica, della letteratura greca e della sua persistenza. A tale opera hanno contribuito i massimi esperti italiani di filologia e storia della letteratura greca. Inoltre ha partecipato insieme a Carmine Ampolo, David Asheri, Paolo Desideri, François Hartog, Geoffrey Lloyd e Paul Zanker, alla realizzazione de I Greci. Storia cultura, arte e società, a cura di Salvatore Settis (Torino, Einaudi, 1996-2002).

Premi e riconoscimenti Ha vinto il Premio nazionale di editoria universitaria con la sua Storia della filologia classica, scritta in collaborazione col suo allievo Gherardo Ugolini.

Opere Unità e significato dell’Oreste euripideo, “Dioniso” 1961, pp. 58–72. L’Alessandro e il valore del doppio coro euripideo, “Studi Italiani di Filologia Classica”, 1963, pp. 230–245; ora in Euripide letture critiche, a c. di O .Longo, Milano Mursia 1976, pp. 47–60. Nomos e ison in Euripide, “Rivista di Filologia e di Istruzione Classica”, 1963, pp. 416–439. Le omeomerie nella tradizione dossografica anassagorea, “La Parola del Passato”, 1963, pp. 256–293. L’enkephalos e la dottrina anassagorea della conoscenza, “Maia” 1964, pp. 71–78. Anassagora mala philosophos, “Athenaeum” 1964, pp. 548–559. Un nuovo frammento di Alcmeone, “Maia” 1965, pp. 278–280. Il pensiero di Anassagora, “Memorie dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere”, 1965, pp. 225–288. Sophia e sophrosyne alla fine dell’Atene periclea, “Studi Italiani di Filologia Classica”, 1965, pp. 172–188. Anassagora, Testimonianze e frammenti, traduz. introd. e note, Firenze, La Nuova Italia, 1966. Bruno Snell: filologia e storia dello spirito, “Rivista Critica di Storia della Filosofia”, 1970, pp. 429–448. La critica aristotelica a Platone e i due piani della Politica, “Athenaeum” 1971, pp. 355–392. Aristotele, Opere biologiche, traduz. introd. e note, Torino, Utet, 1971 (in collaborazione con Mario Vegetti). Rist. Bompiani, Milano 2018. “Scientificità” della lingua e lingua della scienza in Grecia, “Belfagor” 1972, pp. 392–429. Werner Jaeger tra protestantesimo e cattolicesimo, “Il Pensiero” 1972, pp. 51–90. Il suddito e la scienza, “Belfagor” 1974, pp. 1–32. L’ideologia della città, “Quaderni di storia” 2, 1975, pp. 1–37 (in collaborazione con Mario Vegetti), anche in Marxismo e società antica, a c. di M. Vegetti, Milano Feltrinelli 1977, pp. 259–288, e, abbreviato, in AA.VV., L’ideologia della città, Napoli Liguori 1977, pp. 13–27. Alla ricerca del tragico, “Belfagor” 1976, pp. 33–64. Introduzione in A. Meillet, Lineamenti di storia della lingua greca, tr.it. di E. De Felice, Torino Einaudi 1976, pp. IX-XXVIII. Il tiranno e il suo pubblico, Torino, Einaudi, 1977 trad.fr. Le tyran et son public, Belin Paris 1997. Lo spettatore sulla scena, in AA.VV., L’ideologia della città, Napoli Liguori 1977, pp. 57–78.