La Sicilia è il più diffuso quotidiano della Sicilia, con sede a Catania, dove era pubblicato fino al 2024 dalla Domenico Sanfilippo Editore ed è stato fondato nel 1945.Il 25 maggio 2025 “La Sicilia” passa ufficialmente dal gruppo "Ciancio Sanfilippo" a "Palella Holdings", all’imprenditore italo-americano Salvatore Palella. L’operazione include la società editrice e la quota del quotidiano nella compagine dell’Ansa.

Storia Fondazione e contesto politico-sociale La Sicilia uscì per la prima volta in edicola il 15 marzo del 1945, per volontà di un gruppo di industriali, intellettuali e politici siciliani di area liberale che avevano in Vittorio Emanuele Orlando il loro principale punto di riferimento ideologico. Ma decisiva nell'avvio di questa nuova iniziativa editoriale fu anche la spinta data, in Sicilia come in tutta l'Italia meridionale, dal comando militare alleato alla riapertura di vecchie testate costrette alla chiusura durante il regime fascista e alla nascita di nuove pubblicazioni quotidiane e periodiche. Il nuovo quotidiano riprese, più per ragioni affettive che per motivazioni storiche o contenutistiche, il nome di un'antica testata giornalistica edita a Catania tra il 1901 e il 1923 dal principe Manganelli. Un primo passo fondamentale verso la creazione del nuovo giornale fu mosso il 5 novembre 1944 quando, per atto pubblico siglato nello studio romano del notaio Grassi, venne fondata la SER - Società Editrice Risorgimento – società per azioni originariamente composta da quattro soci con pari quote di partecipazione: Salvatore Salomone, Giovanni Mantica, Raffaele Macherione e Giambattista RizzoDeputato siracusano vicino agli ambienti politici e imprenditoriali catanesi. Ad essi, dopo poco tempo si unirono, con un pacchetto di minoranza, anche i fratelli Angelo e Claudio Majorana e l'industriale dei molini Lorenzo Fazio. Obiettivo primo della nascente società editrice fu la creazione di un quotidiano che facesse da contrappeso all'egemonia consolidata in quegli anni, a Catania e in buona parte delle province siciliane orientali, dal Corriere di SiciliaQuotidiano di ispirazione social-democratica e defeliciana, riaperto nell'immediato dopoguerra grazie all'impegno del suo editore, il medico e politico brontese Giuseppe Longhitano. Ma nessuno dei fondatori aveva mai avuto precedenti esperienze in un'azienda editoriale, né messo piede in una tipografia. Per far nascere il giornale serviva un uomo di fiducia, una persona comunque vicina alla corrente liberale, un imprenditore che garantisse esperienza ed affidabilità. La persona giusta da coinvolgere nell'impresa venne subito individuata in un facoltoso avvocato e proprietario terriero, originario di Adrano, innamorato della stampa e delle linotype. Il suo nome era Domenico Sanfilippo.

Il padre e l'anima storica del quotidiano Esponente di una storica famiglia adranita, Domenico Sanfilippo si laureò in legge presso l'Università Federico II di Napoli e fu deputato liberale nella circoscrizione elettorale di Catania. Il suo primo approccio da mecenate nel mondo della stampa fu rappresentato dall'acquisto, nel 1920, di una partecipazione azionaria nella società editrice del Corriere di Catania (divenuto in seguito Corriere di Sicilia). Partecipazione che gli venne espropriata dai gerarchi fascisti, durante il regime, con la successiva chiusura e fusione della testata con un altro quotidiano catanese (Il Giornale dell'Isola) nel giornale di regime Il Popolo di SiciliaQuotidiano di forte influenza fascista edito tra il 1931 e il 1943. Domenico Sanfilippo ci riprovò, alcuni anni più tardi, assumendo nel 1928 la carica di direttore-editore per la rivista letteraria e teatrale Le Maschere, della quale però vennero pubblicati solo pochi numeri. Nel corso dei primi mesi della società editrice di vita, al termine dei quali la maggior parte dei soci originari della SER abbandonò l'impresa (per ragioni economiche e per divergenze con Sanfilippo e Rizzo che vollero mantenere La Sicilia un giornale indipendente e al di fuori da una organicità con il partito liberale), l'azionista adranita ricoprì l'incarico di procuratore speciale dell'avvocato Salomone, legale rappresentante della società editrice. All'indomani del referendum istituzionale del 2 giugno 1946, molti dei soci filo-monarchici uscirono dall'editrice Risorgimento. Domenico Sanfilippo rilevò le quote dei fuoriusciti, accrescendo la propria esposizione personale e mantenendo in vita il giornale. Lo affiancarono nell'operazione l'avvocato catanese Natale Ciancio (padre dell'attuale direttore del quotidiano Mario Ciancio Sanfilippo) che rilevò una parte del pacchetto azionario e Antonio Di Mattia, che svolse il ruolo di direttore amministrativo all'interno dell'organigramma dell'azienda e, a partire dal 1957, quello di amministratore unico della ITES (Industria Tipografica Editoriale Siciliana) in cui confluì la editrice Risorgimento.

I ragazzi di via Sant'Agata La prima edizione de La Sicilia, targata 15 marzo 1945, uscì in edicola, a due pagine, con la dicitura sotto la testata Quotidiano liberale dell'IsolaDicitura abbandonata alla fine degli Anni Cinquanta. Fino ai primi mesi del 1949, il quotidiano venne stampato su una vecchia rotativa del 1911, incastrata all'interno di un ex-convento del centro storico catanese a cui si accedeva da due ingressi posti al numero 3 di via S. Agata e nell'adiacente via S. Maria del RosarioStrade del centro storico di Catania. Due ingressi per due giornali concorrenti, che condividevano la stessa sede. Nei suoi primi anni di pubblicazione, La Sicilia venne, infatti, “cucinato” nello stesso stabile in cui trovava spazio anche la redazione del Corriere di Sicilia. E stampato nella stessa tipografia del giornale rivale, dietro il pagamento di un rimborso spese.

Per la direzione del nuovo giornale, Giambattista Rizzo scelse il giarrese Alfio Russo, proveniente da prestigiose esperienze all'Epoca (rivista), al Il Secolo (quotidiano), al Lavoro d'Italia e come redattore e inviato all'estero de La Stampa di Torino. Russo, che successivamente dal '53 al ‘61 ricoprì la responsabilità di direttore de La Nazione di Firenze e dal '61 al 68 quella di “guida” del Corriere della Sera, diede sin dall'inizio a La Sicilia un taglio nazionale e autorevole e una linea editoriale moderata e anti-separatista.

Gli editoriali dei primi anni, furono firmati da Vittorio Emanuele Orlando, Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Luigi Sturzo, Epicarmo Corbino e Vitaliano Brancati. Ma la presenza più frequente sulle colonne dei commenti politici de La Sicilia fu senz'altro quella di Enrico Mattei.

Esaurito l'effetto-traino degli ultimi avvenimenti di guerra, il giornale curò maggiormente le notizie di politica nazionale e regionale e i grandi fatti di cronaca. I primi due “scoop” furono la pubblicazione del diario di Claretta Petacci e un'inchiesta sul separatismo siciliano. Mentre, una notizia che fece raddoppiare le vendite fu il caso di Rina Fort, la “jena friulana“, che nel dicembre del '46 massacrò la moglie e i tre figli del suo amante catanese, Giuseppe Ricciardi.

Tipografia autonoma e ricambio generazionale Il 7 novembre 1946, Russo scelse di trasferirsi a Roma per lavorare come caporedattore di Risorgimento Liberale e passò la mano. L'avvocato Sanfilippo decise allora di nominare provvisoriamente Giuseppe Gennaro, gerente responsabile fino al 1º maggio 1948 quando ad assumere la direzione de La Sicilia fu il giornalista e scrittore acese Antonio Prestinenza. Il nuovo direttore cercò di ampliare il pubblico dei lettori, puntando con maggiore attenzione sui principali fatti di cronaca e di costume. Come nell'edizione straordinaria del 5 luglio 1950 per la morte di Salvatore Giuliano, quando La Sicilia pubblicò in esclusiva l'unica foto mai scattata al corpo inerme del bandito, ritrovato in un cortile a Castelvetrano.

Il 24 aprile 1949, La Sicilia stampò per la prima volta nella sua storia nel nuovo Stabilimento Tipografico Etneo, in via Etnea 10, in due stanze un tempo annesse ad un convento dei Chierici. La tipografia – che comprendeva due rotative e otto linotype - proveniva da Il Piccolo di Trieste, di proprietà di Rino Alessi, commediografo e commentatore politico dell'EIAR (la Rai dell'epoca). Il nuovo sistema di stampa, non più condiviso, permise lo slittamento della chiusura del giornale, con il beneficio di una maggiore possibilità di approfondimento e la creazione di una veste grafica più moderna e accattivante. Sin dal primo numero venne dedicata una pagina alla cronaca di Siracusa e a quella di Ragusa. In più, si avviò il potenziamento delle cronache anche da altre province, a partire da Messina e Reggio Calabria (27 aprile del 1949), continuando con Enna (31 agosto 1950) e Caltanissetta (14 febbraio 1951), fino alle notizie riguardanti la provincia di Agrigento (riportate a partire dal 12 maggio 1955).

Ma la fine degli anni quaranta e il passaggio al decennio successivo segnarono anche l'ingresso in redazione di nuovi, giovani talenti. Come Piero Corigliano, che arrivò ad assumere l'incarico di condirettore del giornale, Candido Cannavò, per lunghi anni direttore della Gazzetta dello SportSucceduto a Gino Palumbo, è rimasto in carica tra il 1983 e il 2002, Tony Zermo che entrò come redattore dello sport, Nino Milazzo, Gerardo Farkas e Vittorio Consoli. Nello stesso periodo La Sicilia si dotò di una più completa struttura amministrativa e organizzativa e di 9 linee di distribuzione. Ma il salto di qualità si registrò alla fine del '54 con l'arrivo a Catania del nuovo direttore della Spi (Società per la pubblicità in Italia), il leccese, ma napoletano d'adozione, Angelo Paladini. Paladini avrà un ruolo notevole nella crescita pubblicitaria del giornale durante quasi quarant'anni.

Il ritorno in via Sant'Agata Alla fine del 1954, con la prima crisi economica del Corriere di Sicilia e la successiva vendita all'asta della storica testata catanese e del suo stabilimento tipografico, si compì un'altra svolta. L'Editrice Risorgimento si aggiudicò l'acquisto dei macchinari del giornale concorrente e riportò La Sicilia nella vecchia sede di via S. Agata. Il giornale aveva ormai una struttura complessa e poteva contare, oltre che su una redazione composta da quasi 25 giornalisti, anche su gruppo di maestranze e professionalità che, tra linotipisti, impaginatori, rotativisti e spedizionieri, superava adesso le 40 unità. A dirigere lo stabilimento Domenico Sanfilippo mise un trentenne laureato in Giurisprudenza che rimase per sempre nella storia del quotidiano semplicemente “l'avvocato”, Salvatore Merlo.

Il 15 marzo 1955, La Sicilia festeggia i suoi primi dieci anni di vita con un'edizione celebrativa a 48 pagine. Un vero e proprio record per qualunque giornale siciliano dell'epoca.

Gli ultimi anni cinquanta videro “passare” e formarsi nel quotidiano catanese, altre firme promettenti: da Nenè Columba (poi vicedirettore del “Messaggero”) a Piero Isgrò (sarà vice-caporedattore del Tg1), da Filippo Cosentino (in seguito caporedattore del Tg3) a Puccio Corona e Franco Zuccalà.

L'apprendistato di Mario Ciancio Sanfilippo La storia del quotidiano La Sicilia a partire dagli anni sessanta s'intreccia e in buona parte coincide con la storia personale dell'uomo che ha proiettato e mantenuto il quotidiano catanese nella ristretta cerchia delle storiche testate italiane indipendenti: Mario Ciancio Sanfilippo. Nipote ed erede del fondatore Domenico Sanfilippo, il futuro direttore de La Sicilia inizia a frequentare il giornale appena ventenne, a metà degli anni cinquanta. Dopo la laurea in Giurisprudenza, comincia la pratica giornalistica nella redazione Interni-Esteri e può iscriversi venticinquenne, nel 1957, all'albo dei professionisti. Ma all'impegno come redattore affianca, con crescente interesse, l'attenzione per le questioni amministrative e organizzative dell'azienda editoriale.

La nuova sede