Lattenzione è un processo cognitivo che permette di selezionare alcuni stimoli ambientali tra i molti disponibili ad un dato momento e di ignorarne altri. Secondo l'American Psychological Association, l'attenzione è sia una funzione cognitiva che uno stato psicofisico. La componente psichica fa riferimento alla destinazione di risorse attentive su determinati stimoli provenienti dall'ambiente a discapito di altri che non sono considerati in quel momento salienti, mentre la componente fisica, o fisiologica, fa riferimento al sistema nervoso centrale e/o al sistema nervoso periferico, in particolare allo stato di "prontezza alla risposta agli stimoli" (readiness to respond to stimuli).

Poiché gli individui dispongono di risorse attentive in misura limitata, la maggior parte della ricerca in questo campo si è concentrata a individuare le variabili indipendenti che influenzano l'attenzione e a modellizzare i processi che si attivano in funzione di essa.

Una metafora spesso usata per descrivere l'attenzione selettiva visiva è quella del "fascio di luce o zoom", mentre per l'attenzione selettiva uditiva si utilizza la metafora del filtro, che lascia passare solo gli stimoli rilevanti. È un processo passivo, ovvero una reazione istintiva o neurofisiologica del cervello a stimoli esterni o interni sensoriali ed è distinta dalla concentrazione mentale, che è invece un atto in cui è implicata la volontà con differenze quantitative .

I livelli di attivazione La teoria dell'arousal presuppone che il livello di attivazione vari lungo un continuum che va dal sonno all'eccitazione diffusa. Il livello di attivazione psicofisiologica è considerato un fattore importante nella determinazione dell'efficienza di un soggetto in prestazioni o compiti.

La relazione tra livello di attivazione ed efficienza del soggetto, espressa in ordinata sotto forma di qualità della prestazione, è rappresentata da una curva ad U invertita. A bassi livelli di attivazione l'individuo si distrae facilmente, mentre a livelli troppo elevati l'eccessiva ansietà ha un effetto ugualmente dannoso sull'efficienza (Teoria di Yerkes e Dodson). Si può spiegare il deterioramento delle prestazioni (distraibilità) con l'aumento del livello di attivazione: quest'ultimo ridurrebbe il raggio dell'attenzione ma causerebbe, contemporaneamente, un aumento dell'esplorazione con conseguente disorganizzazione del comportamento.

La teoria dei livelli di attivazione, inizialmente ipotizzata dagli psicologi, è stata in seguito studiata dai neurofisiologi, che hanno indagato le modalità di funzionamento del sistema reticolare attivatore ascendente (ARAS) e la sua influenza sull'attività della corteccia cerebrale.

Modelli teorici dell'attenzione

Premessa storica sullo studio dei modelli teorici dell'attenzione Agli inizi della psicologia scientifica, lo studio dell'attenzione fu un tema privilegiato di ricerca. Il metodo introspettivo aveva dato informazioni e proposto concetti considerati validi ancora oggi (come quello di abituazione). Tale metodo però, non ha permesso la definizione in termini oggettivi delle componenti dell'attenzione. Quando le scuole della Gestalt e del Comportamentismo cominciarono a dominare il campo della psicologia, il concetto di attenzione divenne impopolare e finì con l'essere bandito dal vocabolario della psicologia scientifica. Solo sul finire degli anni '50, con l'emergere del Cognitivismo, il concetto di attenzione tornò al centro dell'interesse.

Nello stesso periodo l'affinamento delle tecniche di studio delle funzioni del Sistema Nervoso ha fatto in modo che l'approccio neurofisiologico si affiancasse a quello psicologico. Attenzione e livello di attivazione sono due stati correlati fra di loro ma che non si identificano: l'attivazione è uno stato globale dell'organismo che si svolge lungo un continuum e l'attenzione è una funzione selettiva che si correla con il livello di attivazione.

Il grado di attenzione dipende dal livello di attivazione dell'organismo che a sua volta dipende sia dalle condizioni interne che dagli stimoli esterni: stimoli intensi suscitano attenzione, che poi seleziona le informazioni in ingresso in base alla loro rilevanza biologica o psicologica. Proprio in quanto processo di selezione di informazioni, l'attenzione può essere definita come un processo cognitivo. Esistono diversi modelli esplicativi sul funzionamento dell'attenzione.

Limiti dei modelli Innanzitutto, i limiti di capacità attentiva sono determinati dai limiti del sistema sensoriale, inoltre le aspettative del soggetto sono in grado di influire nella selezione degli stimoli. Ad alcuni eventi si presta attenzione consciamente, mentre altri vengono registrati inconsciamente.

Daniel KahnemanKahneman, D. (1973). Attention and Effort. Englewood Cliffs, NJ: Prentice-Hall.: esiste un limite di tipo biologico all'elaborazione contemporanea delle informazioni e queste devono quindi essere poste in sequenza attraverso un canale sensoriale che blocca tutte le informazioni che eccedono la capacità di elaborazione.

Donald BroadbentBroadbent, D. (1958), Perception and Communication. London: Pergamon Press. ritiene che il limite della capacità attentiva sia ascrivibile ad una selezione che avviene dopo la registrazione sensoriale, mentre altri propendono per l'ipotesi (Deutsch e Deutsch, 1963Deutsch J A & Deutsch D. Attention: some theoretical considerations. Psychol Rev. 70:80-90, 1963. [Stanford University, Stanford, CA]; Norman, 1968) che questa avvenga in memoria e quindi agli ultimi livelli di elaborazione dell'informazione, spostando così l'accento dai limiti del sistema sensoriale alle aspettative del soggetto che influenzano la selezione degli stimoli.

I limiti del sistema sensoriale e della capacità di elaborazione dell'informazione sono studiati confrontandoli e differenziandoli con quelli dei bambiniKarmel, Bernard, The Effect of Age, Complexity, and Amount of Contour on Pattern Preferences in Human Infants, J Exp Child Psychol, 7, 2, 339-354, 69 Apr (1969) e attraverso l'evolversi di strategie di elaborazione delle informazioniGibson, E., & Rader, N. Attention: The perceiver as performer. In G. Hale & M. Lewis, Atten- tion and cognitive development. New York: Plenum (1979). Inoltre si evidenzia il fatto che ad alcuni eventi viene prestata attenzione a livello cosciente, mentre altri sono recepiti ugualmente in qualche modo, anche se non viene prestata loro attenzione: esisterebbero quindi delle procedure di registrazione automatiche, che passano le informazioni ad una componente del sistema che stabilisce a quale degli elementi si deve prestare attenzione.

I cambiamenti stimolanti l'attenzione possono essere la variazione dell'intensità degli stimoli e le mutazioni ambientali per la comparsa di stimoli, che hanno acquisito un significato per il soggetto (come per un bambino ascoltare la voce della propria madre, ad esempio).

Michael PosnerPosner M.I., Orienting of attention, Quat. J. Exper. Psych., 1980, 32:2-25 afferma che esistono due momenti specifici, successivi alla registrazione automatica: il primo è lorientamento, ovvero l'allineamento dell'attenzione verso la sorgente dello stimolo sensoriale, il secondo è la detezione, ovvero la registrazione cosciente e il rilevamento dello stimolo.

Leslie B. Cohen e GelberCohen, L. & Gelber, E. R. (1975). Infant visual memory. In L. Cohen & Salapatek (Eds.), Infant perception: From sensation to cognition, Vol.1 (pp. 347-403). New York: Academic Press affermano che è opportuno differenziare i meccanismi che presiedono all'orientamento verso lo stimolo (ad es. volgere gli occhi) da quelli coinvolti durante la fissazione. Nella risposta di orientamento lo stimolo cattura l'attenzione, nella risposta di fissazione opera un meccanismo diverso che trattiene l'attenzione. In entrambi i processi si riscontra un ruolo attivo da parte del soggetto, giacché processi di questo tipo non possono essere considerati come automatici.

Il concetto di attenzione appare di fatto multiforme, perché comprende aspetti diversi e viene usato per spiegare situazioni e fenomeni differenti. In particolare, sia la selezione delle informazioni che la capacità di svolgere contemporaneamente compiti diversi sono state studiate dai ricercatori, che quindi parlano di attenzione selettiva e di attenzione divisa. Inoltre, sono stati compiuti studi anche sull'attenzione sostenuta (o vigilanza), inerente alla capacità di prestare attenzione a una fonte d'informazione per un tempo prolungato, facendo riferimento al variare della prestazione in funzione del tempo.

Attenzione selettiva

Lo studio dell'attenzione selettiva è stato avviato da Cherry,Cherry, E. C. (1953) Some experiments on the recognition of speech, with one and with two ears. Journal of Acoustical Society of America 25(5), 975--979. il quale cercò di capire perché, fra stimoli molteplici provenienti dal mondo esterno, il soggetto ne selezioni alcuni (attended messages) lasciandone decadere altri (unattended messages).

La dimostrazione di ciò è data da un fenomeno noto come cocktail party in cui si riesce a prestare attenzione ad una sola conversazione nonostante ve ne siano parecchie in corso che potrebbero interferire (in pratica vengono esclusi gli stimoli disturbanti): nonostante le emissioni sonore provenienti da tutti gli astanti siano colte dai nostri recettori acustici, noi siamo in grado di selezionare e analizzare quelle provenienti dalla persona con la quale stiamo conversando. Negli studi sull'attenzione selettiva sono state utilizzate prevalentemente due classi di paradigmi sperimentali: i paradigmi di selezione e i paradigmi di filtraggio.

I paradigmi di selezione sono rappresentati soprattutto dai compiti di ricerca visiva (visual search). Un tipico compito di ricerca visiva è composto da numerose prove consecutive; ciascuna prova consiste nella presentazione di una figura composta da diversi elementi. In alcune prove, tra i vari elementi è presente un particolare elemento detto stimolo bersaglio (target), che il soggetto conosce. Nelle altre prove lo stimolo bersaglio non è presente. In ciascuna prova il soggetto ha il compito di decidere più rapidamente possibile se lo stimolo target è presente o no.

A differenza dei paradigmi di selezione, i paradigmi di filtraggio si basano essenzialmente sulla presentazione rapida e continua di stimoli rilevanti e irrilevanti (da ignorare), che differiscono generalmente per un qualche attributo fisico, quale la posizione spaziale, il colore, l'intensità, ecc.

Ora, se consideriamo l'elaborazione delle informazioni come un processo continuo che va dall'analisi delle caratteristiche elementari dello stimolo al suo riconoscimento, all'emissione della risposta allo stimolo, allora uno dei problemi teorici più importanti riguarda l'identificazione del punto in corrispondenza del quale avviene la selezione dell'informazione.

A questo riguardo le teorie sull'attenzione si dispongono lungo un continuum che va dalle teorie che propongono una selezione precoce dell'informazione a quelle che propongono invece una selezione tardiva.

Le teorie della selezione precoce sono tutte quelle teorie che postulano che la selezione degli stimoli da inoltrare alle fasi successive di elaborazione avverrebbe prima dell’identificazione degli stimoli, intendendosi con il termine "identificazione" l’attribuzione di significato. Pertanto, la sequenza sarebbe:

presentazione degli stimoli → selezione degli stimoli → passaggio degli stimoli selezionati alla fase successiva → attribuzione di significato al singolo stimolo o all’insieme degli stimoli selezionati.

Invece, le teorie della selezione tardiva sono tutte quelle teorie che postulano che la selezione degli stimoli da inoltrare alle fasi successive di elaborazione avverrebbe dopo l’identificazione degli stimoli. Pertanto, la sequenza sarebbe: