Shemà (, "ascolta!"), talvolta shemà Israel (, "Ascolta, [o] Israele!", pronuncia per l'ebraico contemporaneo, per l'ebraico biblico), è una preghiera della liturgia ebraica. È in genere considerata la preghiera più sentita, forse assieme al Kaddish. La sua lettura (chiamata Qiriat Shema) avviene due volte al giorno, nella preghiera mattutina e in quella serale. Shemà Israel sono le prime due parole di una sezione della Tōrāh (Pentateuco nella Bibbia ebraica): il primo versetto, infatti, incorpora l'essenza monoteistica dell'ebraismo – «Ascolta, O Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno» (), presente in , a volte tradotto alternativamente con «Il Signore è nostro Dio, Shemà il Signore uno solo». Gli Ebrei osservanti considerano lo Shemà la parte più importante del servizio liturgico di preghiera nell'ebraismo e recitarlo due volte al giorno è una mitzvah (comandamento religioso, precetto). È tradizionale per gli ebrei recitare lo Shemà come ultime parole, e per i genitori insegnare ai propri figli a dirlo la sera prima di andare a dormire.
Il termine "Shema" è usato per estensione come riferimento alle preghiere quotidiane che iniziano con le parole Shema Israel; queste comprendono le sezioni della Torah (, e ) che vengono lette con le porzioni bibliche settimanali (parashot) Va'etchanan, Eikev e Shlach rispettivamente.
Storia Originariamente lo Shemà consisteva di un solo versetto: (si veda Talmud Sukhah 42a e Berachot 13b). La recitazione dello Shemà nella liturgia ebraica, tuttavia, consiste di tre porzioni: , e . Le tre porzioni vengono già citate nella Mishnah (Berachot 2:2) e si riferiscono a temi centrali per la fede ebraica. Nella Mishnah (Berakhot 2:5) la recitazione dello Shemà era collegata alla riaffermazione del proprio rapporto personale con l'autorità di Dio. Letteralmente, recitare lo Shemà voleva dire "ricevere il regno dei cieli"."Cieli" è una metafora per indicare Dio. I migliori testi della Mishnah, Kaufmann e Parma, non aggiungono la parola "giogo" che si riscontra nelle Mishnah stampate successivamente: "recevere il [giogo del] regno dei cieli". La dichiarazione originale sembra essere stata "ricevere il regno del Cielo". Si veda Nuovissima Enciclopedia Universale Curcio, Armando Curcio, 1971–1973, III, p. 1658.
Inoltre il Talmud afferma che nelle tre porzioni si possono riscontrare sottili riferimenti ai Dieci Comandamenti. Poiché i Dieci Comandamenti furono rimossi dalla preghiera quotidiana nel periodo mishnahico (70-200), lo Shemà viene considerato un'opportunità per commemorarli.
Ci sono due lettere più grandi nella prima frase (ajin ע e daleth ד) che, una volta combinate, formano "עד". In ebraico ciò significa "testimone". L'idea che pertanto viene trasmessa è che, attraverso la recitazione o proclamazione dello Shemà, la persona è un testimone vivente che attesta la verità del messaggio. Le scuole cabalistiche moderne, tra cui principalmente quella dell'Arizal (Isaac ben Solomon Luria), insegnano che quando si recita l'ultima lettera della parola ebraica "ecḥad" (אחד), che significa "uno", si intende di essere pronti a "morire in Dio".Si narra che i condottieri di Israele chiamassero alla battaglia gridando il primo verso dello Shema ("Ascolta, Israele..."). Rabbi Aqiva, considerato tra i massimi sapienti dell'ebraismo e per il quale è determinante il legame con la Shekhinah, pronunciò lo Shema in punto di morte, mentre era scuoiato vivo dal boia romano. Cfr. Louis Ginzberg, "Akiba", in Jewish Encyclopedia, vol. 1, Funk and Wagnalls, 1912, s.v..
Struttura Lo Shema è costituito da una premessa, fatta di due versi, e da tre parti, costituite da brani della Torah: La prima da Deuteronomio, La seconda da Deuteronomio, La terza da Numeri
Premessa La premessa è di fondamentale importanza, e costituisce, in una frase, il riassunto dei concetti fondamentali della religione ebraica:Spiegazione dello Shema di Rabeinu Bachya, passim, per versetti.
שמע ישראל י*ה*ו*ה אלהינו י*ה*ו*ה אחד
Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. Questa frase, che dà il nome alla preghiera, contiene il Tetragramma biblico יה*ו*ה, non pronunciabile, e quindi viene letta Shema' Ysrael, Ado-nai Eloheinu, Ado-nai ehad, e pronunciata coprendosi gli occhi. Adonai ("Signore") è la resa in traduzione del tetragramma, nome che, essendo sacro, non viene riportato in modo completo, in quanto il materiale su cui è apposto potrebbe degenerarsi e quindi desacralizzare lo stesso nome.Per l'origine semitica della parola Adonai e per le connessioni con la lingua greca si veda, W. Atallah, Adonis dans la littérature et l'art grec, collana Études et Commentaire, LXII, Paris, 1966, cap. VIII, Les origines (Étymologie du nom d'Adonis; Les origines du culte), pp. 303-316; E. Masson, Récherches sur les plus anciennes emprunts sémitique en grec, Paris, 1967, p. 53 ss.; P. Chantraine, Dictionnaire étymologique de la langue grecque, Paris, 1990, s. v. Adonis; P. Kretschmer, Adonis, Glotta, VII (1916), pp. 29-39.
Il tetragramma era pronunciato una volta l'anno dal Sommo Sacerdote (Kohen Gadol) appunto in questa frase ed all'interno del Qodesh HaKodashim (Sancta Sanctorum) del Tempio. Il popolo ne copriva il suono, in modo da non sentirne la pronuncia, proclamando ad alta voce la seconda frase della preghiera (che oggi è pronunciata soltanto a bassa voce, ad eccezione del giorno di Kippur):
ברך שם כבד מלכותו לאולם ועד
Baruch shem kevod malkhuto leolam va'ed
Sia benedetto il santo Nome del Suo Regno per sempre ed in eterno
che è appunto la seconda frase della premessa.
Il testo Il testo, formato dalle tre parti (vedi sopra), è anch'esso di origine biblica e contiene precetti importanti per la vita ebraica: la dedizione alla fede, l'obbligo di istruzione dei figli, e la sua continuità, la proibizione dell'idolatria, e l'obbligo di osservanza delle mizvot.
Analisi Prima parte (VeAhavtà) Recita: E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come separatore tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte (delle città)."Shema comes twice – Va'et'channan", su Ask the Rabbi-Oztorah.com
È qui contenuto (e le insegnerai ai tuoi figli) il comandamento dell'insegnamento alle nuove generazioni - in modo letterale solo di alcuni precetti, ma per usanza generale, e nell'esegesi talmudica, insegnamento in senso lato, la conoscenza della Torah soprattutto, ma anche di altre scienze; il tutto rafforzato dalla costanza del precetto (quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi). Ed anzi, l'istruzione e l'amore per Dio devono essere un simbolo visibile (e le legherai al tuo braccio, e le userai come separatore tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte). Nella pratica, questo precetto si manifesta nell'indossare ogni mattina (tranne Shabbat e giorni di festa) i Tefillin, che appunto contengono scritti i precetti, e nell'apporre allo stipite delle porte della propria casa delle mezuzzoth che contengono i primi due dei tre brani dello Shema (cioè quelli contenenti il precetto degli stipiti).
Seconda parte (VeHayà) Recita: «E sarà, se ascolterete i Miei comandamenti, che oggi vi do, di amare il vostro Dio e di onorarlo con tutto il vostro cuore, con tutta la vostra anima e con tutte le vostre forze, (allora) vi darò rugiada per le vostre terre, pioggia primaverile ed estiva, così raccoglierete le vostre granaglie, il vostro vino ed il vostro olio, e darò erba per il tuo bestiame, e mangerete e sarete soddisfatti. Ma guardatevi dall'aprire i vostri cuori a rivolgervi al culto di altri dei, e di adorarli, perché (allora) l'ira di Dio sarà contro di voi, e chiuderà il cielo, e non ci sarà rugiada, e la terra non darà il suo prodotto, e passerete (sarete estinti) rapidamente dalla buona terra che Dio vi ha dato. E (quindi) mettete queste parole nel vostro cuore e nella vostra anima, e siano come parole sulle vostre mani e tra i vostri occhi, e insegnatele ai vostri figli, e pronunciatele quando riposate nelle vostre case, quando camminate per strada, quando vi addormentate e quando vi alzate, e scrivetele sugli stipiti delle vostre case e sulle vostre porte. Così saranno moltiplicati i vostri giorni ed i giorni dei vostri figli nella terra che Dio promise ai vostri padri di dare loro, per tanto quanto durano i giorni del cielo sulla terra».
Sembrerebbe una ripetizione della prima parte. Ma si noti il passaggio dalla seconda persona singolare («quando riposi») a quella plurale («quando riposate»). Ciò significa che i precetti sono una parola che riguarda il singolo, ma anche una parola che riguarda il popolo tutto. Ed anzi, il "castigo" viene citato solo in questa seconda parte («...e la terra non vi darà il proprio prodotto...»), a mostrare che le responsabilità del popolo che ha stretto il Patto con Dio sono individuali e collettive."Baruch Shem: The 2nd line of the Shema", su Ask the Rabbi-Oztorah.com
Terza parte (VaYòmer) Recita: «E Dio disse a Mosè: di’ ai figli di Israele di fare d'ora in poi delle frange agli angoli dei loro vestiti, e vi sia un filo azzurro in ognuna di queste frange. Questi saranno i vostri tzitzit, e guardandoli ricorderete i precetti divini, e li osserverete, e non seguirete i (vezzi de) l vostro cuore e (le immagini de)i vostri occhi, che vi fanno deviare seguendoli. Così ricorderete e osserverete tutti i precetti, e sarete santi per il vostro Dio. Io sono il Signore Dio vostro, che vi ha fatto uscire dalla terra di Egitto per essere il vostro Dio, Io sono il Signore, vostro Dio».
È singolare che in mezzo a precetti così importanti si parli di un capo di abbigliamento. Ma i simboli sono anch'essi importanti (i simboli, non le immagini) — per ricordare, per non dimenticare. E la precisazione, che sembra addirittura pignola, del filo azzurro? come può stare in un brano in cui si afferma tre volte un concetto ben più importante («Io sono il vostro Dio»)? Può stare perché Dio l'ha detto, direbbe un semplice. Si, ma perché l'ha detto? Forse a significare l'unitarietà del popolo di Israele, che si estrinseca anche nelle frange dei vestiti e nel filo azzurro (che non esiste più, poiché il mollusco che dava il pigmento sembra sia estinto). O forse a significare che anche nelle cose apparentemente meno importanti vi è la presenza di Dio. O forse ancora, per mostrare che tra due affermazioni terribili («Ascolta, Israele, il Dio è nostro Signore, Dio è uno» e «Io sono il Signore, vostro Dio») vi è la vita quotidiana, che è fatta sì di precetti e di insegnamento ai figli, ma anche di agricoltura («così raccoglierete le vostre granaglie») e di vita sociale, cioè vestiti.
Sinossi esegetica In sintesi, il contenuto scaturisce dall'affermazione della «unicità/unità della regalità di Dio». Pertanto, nella prima porzione, c'è il comando di «amare Dio con tutto il cuore, anima e forze» e di ricordarsi di insegnare queste parole importantissime ai propri figli nel corso della giornata. Obbedire a questi comandi, dice la seconda porzione, farà ottenere "ricompense", mentre disobbedirli procurerà punizioni. Per assicurare l'adempimento di questi precetti, Dio comanda inoltre un promemoria pratico: indossare gli tzitzit, «così vi ricorderete di tutti i miei comandi, li metterete in pratica e sarete santi per il vostro Dio» ().