Il bandito
Giovan Francesco Beatrice può essere a ragione considerato come una figura emblematica di quel mondo del banditismo che in tutta Europa, tra la fine del Cinquecento e la prima metà del secolo successivo, rappresentò una fase importante di transizione nei rapporti tra poteri locali e poteri centraliH. Kamen, Early modern European society, London-New York 2000.. Colpito dalla pena del bando, e in quanto tale considerato bandito, nell'ambito di conflitti che traevano origine dal locale contesto animato dalla faida, divenne ben presto noto fuorilegge di seguito all'azione repressiva condotta dalle magistrature veneziane. Le vicende della sua vita, non diversamente da quelle di molti altri uomini della sua epoca che seguirono il suo destino, rappresentano significativamente l'ambigua lotta condotta con ogni mezzo dai poteri centrali per imporre un diverso concetto di ordine e di sicurezzaC. Hughes (ed.), Shakespeare’s Europe. Unpublished chapters of Fynes Moryson’s itinerary, London 1903, p. 157.. Una lotta che perseguì il banditismo sfruttando le conflittualità e le tensioni locali e utilizzando talune forze che provenivano da quello stesso mondoC. Tilly, War making and state making as organized crime, in P. B. Evans, D. Reuschemeyer, T. Skocpl, Bringing the state back in, New York 1985. e che sono state efficacemente definite military entrepreneursT. W. Gallant, Brigandage, piracy, capitalism and state-formation: transnational crime from historical world-systems perpsective, in J. McC. Heyman (ed.), States and illegal practices, Oxford-Ne York 1999.. La sua lunga attività di bandito (1602-1609) che gli permise di perseguire tenacemente i conflitti locali, animato dallo spirito della vendetta, e la lotta condotta contro le autorità locali, lo resero in definitiva un vero e proprio oppositore politico, come avvenne per molti banditi dell'epoca, che inizialmente colpiti dalla pena del bando divennero infine veri e propri fuorileggeM. Neocleous, Imagining the state, Maidenhead-Philadelphia, 2003.. La sua uccisione, relativamente precoce, impedì, a diversità di quanto non sarebbe accaduto al più famoso nipote Giovanni, conosciuto come Zanzanù, di entrare nella dimensione del mito.
La famiglia Beatrice
La famiglia proveniva dalla zona della Valle dei Laghi nel Trentino, in prossimità di Castel Madruzzo, ma già dalla fine del Quattrocento è stabilmente insediata a Gargnano, dove Giovan Francesco nacque nel 1556 da Giovanni di Giovan Maria. Il suo ramo venne chiamato con il soprannome di Lima, per distinguerlo da quello del fratello maggiore Giovan Maria (nato nel 1545), soprannominato ZanonGargnano, Archivio parrocchiale, Libri dei battesimi e dei matrimoni.. Dalla seconda moglie Giovanna Larduzzi Giovan Francesco ebbe molti figli, tra i quali Marco Tullio, nato nel 1587, il quale negli anni successivi avrebbe legato il suo destino al padre e al più famoso cugino Giovanni Beatrice detto Zanon. La famiglia era dedita alla mercatura, ma di certo, non a diversità di buona parte della popolazione della riva occidentale del lago, praticava pure la fiorente attività del contrabbando di grani che dal mercato di Desenzano transitava verso il territorio arciducale. Da una approfondita inchiesta condotta dal Provveditore della Riviera nel 1598 per reprimere una vasta attività di contrabbando condotta nei principali centri del lago, la famiglia Beatrice risulta possedere un fondaco a Riva e una bottega di chiodi e di granaglie a Gargnano. Il nipote Giovanni è accusato in particolare di utilizzare il fondaco di famiglia per vendere il grano acquistato sul mercato di DesenzanoSalò, Archivio della Magnifica Patria, busta 726, fasc. 3..
Il primo bando
La biografia di Giovan Francesco si arricchisce a partire dal 1602, quando, di seguito ad una faida accesasi tra le famiglie Beatrice e Sette di Maderno egli è colpito da numerosi bandi ed è costretto ad allontanarsi da Gargnano insieme al nipote Giovanni. L'antagonismo tra le due famiglie era in realtà inizialmente sorto di seguito alle azioni violente di Giacomo Sette detto il Chierico, figlio di Riccobon di Maderno, che ambiva ad ottenere il beneficio della cura arcipretale di Maderno, assegnata invece alla famiglia rivale Pullo del vicino villaggio di Fornico. Già bandito in precedenza, nell'ottobre del 1600 Giacomo Sette uccise in un agguato il chierico Ambrogio Pullo, il giovane fratello dell'arciprete. Il conflitto si estese anche a Gargnano in quanto Giovanni, il nipote di Giovan Francesco, si era sposato nel 1598 con Caterina sorella dell'ucciso. Le tensioni latenti si manifestarono visibilmente il 24 marzo 1602, in occasione della rassegna delle cernide (milizie popolari) che si teneva a Bogliaco e nella quale erano stati radunati gli uomini adulti dei villaggi che facevano capo alla quadra di Gargnano. Giovanni Beatrice e Francesco Sette, fratello del Chierico, si trovarono così l'uno di fronte all'altro e ne nacque un alterco che dalla parole passò rapidamente ai fatti. Giovanni ferì il rivale e riuscì a salvarsi dagli uomini che lo inseguivano grazie all'intervento dello zio Giovan Francesco che, dopo aver colpito a morte un compagno del Sette, costrinse gli inseguitori ad arretrare. Di seguito a tale episodio Giovan Francesco e Giovanni Beatrice vennero perpetuamente banditi da tutti i territori della RepubblicaArchivio di stato di Venezia (ASV), Senato, Dispacci rettori, Bressa e Bressan, filza 4..
L'omicidio del fratello Giovan Maria I due si rifugiarono a Riva dove Giovan Francesco possedeva una casa. Se fossero rientrati nei territori loro interdetti essi avrebbero potuto essere impunemente uccisi come prevedevano le leggi dell'epoca. In realtà le due famiglie cominciarono ad avviare le trattative per giungere ad una pace onorevole, anche perché nel frattempo Riccobon Sette era stato condannato e il figlio Giacomo era stato ucciso nell'aprile del 1603 ad Armo, villaggio della Valvestino nel contado dei Londrone, da Eliseo e Teodoro Baruffaldo, che avevano a lungo covato la loro vendetta per l'uccisione di alcuni famigliari compiuta dallo stesso GiacomoASV, Consiglio dei dieci, Comuni, filza 244..
La pace tra le due famiglie rivali venne comunque raggiunta nell'agosto del 1603 grazie all'intervento di fra Tiziano Degli Antoni guardiano del convento di San Francesco di GargnanoArchivio di stato di Brescia, Notarile di Salò, busta 240.. Un atto di pace stipulato tramite atto notarile e che avrebbe dovuto agevolare il ritorno di Giovan Francesco e del nipote Giovanni con la richiesta rivolta al Consiglio dei dieci dell'annullamento del bando. In realtà Riccobon Sette e il cognato Bernardino Bardelli, arciprete di Gargnano, meditavano la vendetta che venne raggiunta il 4 maggio 1605 con l'uccisione di Giovan Maria, fratello di Giovan Francesco, ucciso da un gruppo di uomini armati mentre passeggiava sotto la loggia comunale.
L'omicidio di Giovan Maria Beatrice scatenò l'immediata reazione di Giovan Francesco e del nipote Giovanni, i quali unitisi ad altri nemici dei Sette, nel corso dell'estate del 1605 avviarono una serie di attacchi e di agguati nei confronti del Bardelli e della parentela legata alla famiglia Sette. Colpiti nuovamente da numerosi bandi inflitti con l'autorità delle supreme magistrature veneziane i due Beatrice divennero ben presto banditi famosi, cioè veri e propri fuorilegge. sulla cui testa pendevano ricchi premi che allettarono numerosi cacciatori di taglie, i quali con l'aiuto e sostegno delle autorità veneziane e dello stesso Provveditore della Riviera tesero loro molti agguati.
La vendetta Unitosi insieme al nipote Giovanni con altri nemici della famiglia Sette, Giovan Francesco Beatrice divenne il capo indiscusso di quel gruppo di uomini che negli anni 1605-1609 sarebbe stato conosciuto come la banda Zanoni. Questo periodo sarebbe stato ricordato molti anni più tardi, dopo la morte di Giovan Francesco, dal nipote Giovanni in una sua supplica diretta al Consiglio dei dieci in cui mirava ad ottenere la grazia in cambio di un suo diretto coinvolgimento nella guerra che Venezia aveva avviato contro gli Arciducati:
Il padre di me Giovanni Zannoni della Riviera di Salò, qual faceva ostaria in quella terra, passo ordinario di Alemagna per quelli che discendono per il lago, e dalla quale traheva il vitto di tutta la sua povera famiglia, mentre egli viveva quieto, fondato una solenne pace con giuramento firmata, sopra il sacramento dell'altare, fu empiamente trucidato da alcun della Riviera. Per questa sì inhumana e barbara attione, dubitando io Giovanni sudetto di non esser sicuro dalla fellonia d'huomini sì crudeli, indotto dalla disperatione, risolsi di vendicare sì grave offesa e d'assicurare la propria vita, presa la via dell'armi, vendicai con morti d'inimici la perdita del padre et la privatione del modo di sostener la famiglia mia; per le quali operationi restai bandito e continuandosi da nostri inimici le persecutioni, anch'io rispondendo con nuove vendette, tirando uno dietro all'altro, hebbi gran numero di bandi, non solo con l'auttorità dell'eccelso Consiglio di dieci, ma uno del medesimo Consiglio.C. Povolo, Zanzanù. Il bandito del lago (1576-1617), Arco (Trento) 2011, p. 156.
In realtà, il gruppo composto prevalentemente da diversi membri della famiglia Beatrice ebbe per molti anni come guida e capo riconosciuto Giovan Francesco, su cui pesava principalmente il compito di ripristinare l'onore della famiglia e di vendicare il sangue del fratello ucciso nonostante la pace stipulata solennemente con l'avallo di una prestigiosa figura religiosa. Muovendosi da Riva del Garda, dove erano tacitamente protetti dal giusdicente locale, i Beatrice violarono ripetutamente i confini del territorio da cui erano stati banditi. Nonostante alcuni indubbi successi ottenuti penetrando negli stessi due centri di Maderno e Gargnano, non riuscirono però a colpire i due nemici principali, Riccobon Sette e l'arciprete Bernardino Bardelli. Costoro, del resto, godevano della tacita protezione dei provveditori veneziani che speravano con il loro aiuto di poter sgominare la banda Zanoni che più volte si era beffata delle compagnie di soldati corsi e dalmati inviati da Venezia per dare loro la caccia.
La particolare conformazione del territorio, attraversato dal grande bacino del lago e circondato da una vasta e impervia zona montuosa, permisero a Giovan Francesco e al nipote, con il loro seguito, di muoversi agevolmente, sfuggendo alla caccia mossa contro di loro da cacciatori di taglie e dai soldati inviati dal provveditore. Come attestava Lunardo Valier nell'ottobre del 1605, scrivendo al Senato, Giovan Francesco e il nipote Giovanni erano favoriti e assicurati dal giusdicente Gaudenzio Madruzzo e potevano dunque contare su una base sicura, anche perché difficilmente gli emissari dei loro nemici avrebbero potuto raggiungerli, temendo la reazione di quel signore che con la pena del bando avrebbe loro precluso ogni redditizia attività economica. Un fattore che alla lunga si sarebbe però ritorto contro gli stessi Beatrice in quanto le loro incursioni e la loro attività di disturbo si riverberava inevitabilmente sulla redditizia attività di contrabbando e sugli interessi economici di influenti mercanti di Salò e di DesenzanoASV, Senato, Dispacci rettori, Bressa e Bressan, filza 4..
La morte di Riccobon Sette