Montalbano di Fasano è una frazione di Fasano, comune della provincia di Brindisi in Puglia a 7 km dal mare.
Geografia fisica Territorio Montalbano è una popolosa frazione del Comune di Fasano di circa 2.500 abitanti. Si raggiunge percorrendo la strada stale 16 "Adriatica", tra i cippi chilometrici 779 e 780, nel tratto Fasano - Ostuni. Il suo territorio è sub-pianeggiante, con deboli pendenze verso il mare, da cui dista circa 7 km. La massima altezza sul livello del mare è misurata dal monte "La Specchia", con i suoi 359 metri. Morfologicamente, anche il territorio di Montalbano è solcato da numerose incisioni torrentizie, chiamate "lame". Lungo uno di questi millenari corsi d'acqua temporanei, in località "Pesco Marano" (contrada Indelli), si erge una delle più significative e appariscenti testimonianze della "civiltà megalitica": il Dolmen di Montalbano. Nel territorio della frazione più a sud di Fasano sono presenti moltissime antiche masserie, oggi trasformate in agriturismo e sale ricevimenti, come Masseria "Montalbano Vecchio", la più importante per la storia di Montalbano. Degna di nota è la piana olivetata che accoglie l'abitato della "Terra del Dolmen".
La storia È l'unica frazione di Fasano non fondata da fasanesi. Infatti, nel 1831, regnando Ferdinando II, monarca del Regno delle Due Sicilie, in Fasano, nello studio del regio notaio Filippo Piro, in data 16 agosto, si costituirono il proprietario Giovanni Livrano, da una parte, e i coloni Santo Cardone, Gabriele Rosato, Donato Mola, Oronzio Laporta, Oronzio Natola, Oronzio Maglionico, Oronzio Crovace, Vito Santo Pagano, Donato D’Alessio, Oronzio Francioso, Donato Maglionico, Oronzio Fanizzi, Vincenzo Liuzzi e Nicola Zizzi, dall’altra. Nella circostanza, il possidente Livrano assegnò il parco detto di “Maccarone” (Foggiola) agli anzidetti coloni. In atto, il regio notaio ebbe modo di precisare che trattavasi di “censuazione enfiteutica perpetua”. Gli abitanti-lavoratori di masseria Montalbano Vecchio provenivamo, prevalentemente, dai centri della Murgia dei Trulli: Alberobello, Castellana, Noci, Conversano e Putignano; ma anche da Cisternino, Ostuni e Fasano. Montalbano di Fasano, pur confinando con l'Alto Salento, parla un dialetto ibrido, sintesi lessicale dovuta all'incontro di persone provenienti da luoghi diversi; murgiani con lievi influenze dei paesi vicini, ovvero Ostuni e Cisternino. Montalbano, risulta quindi, l'unica frazione di Fasano dove non si parla il dialetto fasanese, insieme alla vicina Speziale; dove si parla un dialetto anch'esso ibrido, con influenze fasanesi, montalbanesi e cistranesi.
Monumenti e Siti di interesse religioso Il Dolmen di Montalbano
Il Dolmen di Montalbano è sito in contrada Indelli, a pochi passi da "Occhio Piccolo", altra contrada di Montalbano. Si raggiunge abbastanza facilmente, percorrendo la SS 16 "Adriatica" in direzione Fasano - Ostuni. In prossimità dell'ex Casa Cantoniera, oggi Albergabici, bisogna svoltare a sinistra, in direzione mare, nella stradina detta di "Occhio Piccolo". A distanza di circa 250 metri da detto incrocio, in agro di Fasano, si può osservare tutto il mistero di un megalite giunto a noi dall'età del bronzo (2300 - 1100 a.C.). In verità, località Indelli è più conosciuta, a Montalbano, come contrada "Pesco Marano" (luogo delle "pietre levigate). Qui, il Dolmen, nonostante le offese del tempo e degli uomini, si conserva strutturalmente saldo. Il Dolmen di Montalbano oggi manca del corridoio d'accesso (dromos), le cui pietre sono state trafugate per farne cosa?! Etimologicamente, dolmen significa, letteralmente, tavole di pietra, dalla voce bretone dol = tavola e men = pietra. Secondo una prima ipotesi, il Dolmen di Montalbano, così come i dolmen in genere, erano degli altari sacrificali. Altre ipotesi accademiche ritengono, invece, che i dolmen siano costruzioni sepolcrali. Secondo questa seconda ipotesi, il Dolmen di Montalbano rappresenterebbe una delle prime testimonianze del culto dei morti nell'intera area circostante.
Parrocchia di Santa Maria di Pozzo Faceto L’idea di chiesa, intesa come luogo di culto, sul territorio di Montalbano, trova traccia e storia negli insediamenti rupestri, in un passato più remoto, e nelle masserie fortificate in un passato a noi più prossimo. La masseria, infatti, a differenza del vivere in grotta, garantiva la protezione, il lavoro, una piccola casa e, non ultima, l’assistenza religiosa. Non a caso, quindi, nelle nostre masserie troviamo sempre una piccola chiesetta; dove il santo protettore, il patrono, veniva venerato con una devozione che ha vinto i secoli, sino ad arrivare ai giorni nostri. Maria Vergine, in particolare, raccoglieva la preghiera dei fedeli in diversi santuari eretti in Suo onore: Santa Maria di Pozzo Faceto, in Pozzo Faceto; Santa Maria d’Ibernia, in Cisternino, e Santa Maria d’Agnano, in agro di Ostuni. Quest’ultimo santuario è andato perduto; le sue tracce, però, sono ancora rinvenibili in contrada Rialbo di Sopra. Tali siti religiosi furono tutti edificati all’interno di antichi casali, scomparsi nel basso medioevo. Tra il XVI e il XVIII secolo, infatti, saranno le masserie ad ospitare le prime chiesette, spesso con annessi sepolcri, destinati ai proprietari dell’immobile. Si pensi a masseria “Casamassima”, a masseria “Picoco” e a masseria “Montalbano Vecchio”.
Nel circondario di Montalbano, la prima chiesa di cui abbiamo notizia è quella di San Pietro, in contrada Ottava Grande;già attiva nel XII secolo. Sino al XVII secolo è, invece, esistita la chiesa di San Giacomo, ubicata in contrada Difesa di Malta ededicata al primo Vescovo di Gerusalemme.Volendo circoscrivere, ulteriormente, l’interesse al territorio di Montalbano, si può affermare che le chiesette giunte sino a noi sono: la chiesa rurale di Castro(XVIII sec.); la chiesa di Ottava Piccola (XVIII sec.); la chiesa di masseria Mozzone di Sotto (XIX sec.); la chiesa di Speziale Piccolo (XVIII sec.);la citata chiesa di San Pietro in Ottava Grande e, non ultima, la chiesa di masseria Montalbano Vecchio (XVI sec.). La chiesa di “Montalbano Vecchio”, più in particolare, è dedicata alla Vergine del Santissimo Rosario, non a caso venerata a Speziale. Il cappellano, all’epoca, veniva nominato non dal Vescovo, ma dal proprietario della masseria; a cui, però, toccava la manutenzione del sito religioso. Il cappellano, ogni anno, riceveva un compenso dal signore del luogo e precise offerte dai residenti. Era, inoltre, tenuto a celebrare la Messa, tutti i giorni festivi, in onore del proprietario della masseria. Era, altresì, obbligato a celebrare l’Eucarestia settimanale per il popolo. Tranne il battesimo, che si amministrava in Ostuni, il cappellano impartiva tutti gli altri sacramenti, eccezion fatta per l’ordinazione sacerdotale, di competenza episcopale, e la cresima.
Nel 1831, però, il Vescovo di Ostuni, mons. Pietro Consiglio, istituì tre nuove parrocchie nella città della cattedrale: quella di Santa Maria della Stella; quella dello Spirito Santo e quella della Madonna delle Grazie. La “Bolla Episcopale” di mons. Consiglio reca, tra l’altro: <<Tra le contrade, il villaggio di Monte Albano è aggregato alla parrocchia cattedrale>>di Ostuni. Il cappellano, nominato dal Cav. Martinelli, proprietario del villaggio “Monte Albano”, recita sempre la Bolla, viene confermato dal Vescovo, divenendo <<curatore coadiutore>> del parroco della chiesa cattedrale di Ostuni; partecipando, così, agli <<integri diritti di stola e, per metà, ai diritti di pubblicazioni e matrimoni>>. Quarant’anni più tardi, un primo gruppo di coloni residenti nella masseria Montalbano Vecchio, citata dal Vescovo Consiglio come villaggio “Monte Albano”, si trasferisce nelle terre di “Parco Maccarone”, in agro di Fasano; non molto lontano dalla masseria/villaggio dei Conti di Conversano Acquaviva D’Aragona e di Giangirolamo II, più in particolare. Tale primo nucleo di persone, residenti, ormai, in contrada “Maccarone”, per la cura dello spirito tornava, settimanalmente, alla cappella di masseria “Montalbano Vecchio”, dedicata, come anticipato, alla Vergine del Santo Rosario. Contrada “Maccarone” distava e dista circa 2 km da Montalbano Vecchio.
Nel 1873, la svolta! Gli abitanti di contrada “Maccarone” vogliono una chiesa tutta loro. In via Roma, oggi via Calatafimi, in una contrada che nel frattempo ha assunto la denominazione di “Pastani” (per via della coltivazione della vite), per iniziativa dei signori Lorenzo Gabriele, Nicola Zizzi e Sebastiano Pinto, tutti residenti nel nascente borgo, erigono un locale da destinare a cappella, avente pianta quadrangolare e volta a botte. Priva di qualsiasi pregio artistico, detta cappella venne denominata “chiesa dei Pastani”,divenendo cappellania della chiesa matrice di Fasano. Quest’ultima provvedeva ad inviarecappellani, onde officiare le celebrazioni religiose. Tra loro, don Aron Punzi, don Antonio Clarizia, don Bartolomeo Cisternino, don Francesco Prudentini e don Stefano Latorre. Anche don Vito Natoli (1876 – 1965), missionario vincenziano negli Stati Uniti d'America per dodici anni, fu cappellano a Montalbano nei primi anni del suo sacerdozio.Se, dunque, il parroco della chiesa matrice garantiva la cura dello spirito ai montalbanesi, i residenti dei “Pastani” provvedevano alla manutenzione della loro chiesa, ormai in Diocesi di Monopoli. Al tempo, Vescovo di Monopoli era mons. Antonio Dalena.
Lo sviluppo demografico della borgata impose l’ampliamento della piccola “chiesa dei Pastani”. A tale necessità non rimase insensibile la signora Maria Giuseppa Pinto, figlia del citato Sebastiano. Nel 1891, tre giorni dopo il Santo Natale, Maria Giuseppa sottoscrisse una scrittura privata finalizzata alla compravendita di un appezzamento di terreno attiguo alla prima chiesa detta, appunto, “dei Pastani”. Maria Giuseppa, coniugata con Giuseppe Livrani, vendette tale proprietà ai cittadini dei Pastani che, intorno al sig. Vito Leonardo Custodero, si riunirono in una sorta di comitato “pro - chiesa nuova”. Custodero, in rappresentanza dei suoi concittadini, affidò i lavori di costruzione della nuova chiesa all’architetto - muratore Francesco Ciraci di Ostuni. L’atto pubblico di compravendita fu rogato a Fasano, per mano del notaio Enrico Bari. Correva l’anno 1892. I lavori di ampliamento della vecchia chiesetta dei “Pastani” furono portati a termine in meno di due anni, grazie al contributo di tutti i fedeli che, complessivamente, sopportarono una spesa di seimila lire. Giovani e adulti contribuirono all’impresa con un obolo annuo di 70 centesimi di lire a testa. Ovviamente, anche all’epoca, c’erano i morosi; ma non essendoci ancora le leggi sulla privacy, detti morosi vennero elencati in un’apposita<<nota>> redatta dal cassiere della <<deputazione del culto>>. Quest’ultimo provvedeva anche al pagamento del cappellano della nuova chiesa, che venne consacrata dal Vescovo di Monopoli, mons. Francesco D’Albore, il 10 giugno 1893.