Fu un nobile, prelato e poeta italiano, vicino agli ambienti della scienza galileiana. Allievo di Bonaventura Cavalieri, referendario apostolico di entrambe le Segnature e corrispondente di Benedetto Castelli, coltivò interessi scientifici e letterari e fu noto anche per la poesia satirica e per la sua opposizione alla politica fiscale di Urbano VIII.

Biografia

Famiglia e formazione Nacque a Roma dalla nobile famiglia Cesarini, figlio di Giuliano Cesarini, I duca di Civitanova, e di Livia Orsini di San Gemini. Era fratello, tra gli altri, di Virginio Cesarini, poeta e membro dell'Accademia dei Lincei, al quale Galileo Galilei indirizzò in forma di lettera Il Saggiatore.

Alla morte del padre, nel 1613, Ferdinando aveva circa sette anni; la madre e il fratello Giangiorgio furono pertanto designati suoi tutori e curatori.

Ricevette una formazione umanistica e scientifica. Ancora giovanissimo si cimentò nella composizione latina: nel 1618 pronunciò un'orazione in memoria di san Luigi Gonzaga alla presenza di numerosi cardinali, mentre l'anno successivo recitò al Collegio Romano un componimento latino per l'elezione dell'imperatore Ferdinando II d'Asburgo..

Fu in seguito allievo del matematico Bonaventura Cavalieri, come attesta una lettera di quest'ultimo a Galileo del 9 maggio 1626.

Rapporti con l'ambiente galileiano Cesarini appartenne alla cerchia di ecclesiastici e uomini di cultura interessati alla nuova scienza galileiana. Ebbe in particolare stretti rapporti con Benedetto Castelli, monaco benedettino, matematico e discepolo di Galileo.

Il 20 settembre 1638 Castelli gli indirizzò una lettera nella quale descrisse un esperimento mostratogli da Galileo oltre trent'anni prima e il conseguente impiego del principio per costruire uno strumento destinato a valutare i «gradi del caldo e del freddo». La lettera costituisce una testimonianza significativa nella storia del termoscopio.

Lo stesso Castelli gli indirizzò il Discorso sopra la calamita, composto probabilmente intorno al 1639-1640 in forma di lettera e rimasto inedito fino alla pubblicazione integrale curata da Antonio Favaro nel 1883. Nel testo Castelli ricordava che era stato lo stesso Cesarini a sollecitarlo a raccogliere in un apposito scritto le proprie considerazioni sul magnetismo.

Castelli invitò inoltre Cesarini a far circolare il Discorso entro una cerchia limitata di persone fidate. L'interesse di Cesarini contribuì dunque a orientare Castelli verso quelli che Antonio Favaro definì i più «nobili campi del filosofare».

Cesarini fu destinatario anche di una nota lettera di Castelli del 12 agosto 1639, successivamente inclusa nella terza edizione del trattato Della misura delle acque correnti, nella quale lo scienziato, ricorrendo alla cosiddetta «favola della pezza senza fine di damasco», replicava alle critiche e alle accuse di plagio rivoltegli dai suoi avversari.

Intrattenne rapporti anche con Giovanni Ciampoli, che gli dedicò un componimento poetico. Lo storico della scienza Raffaello Caverni, alla fine dell'Ottocento, annoverò Cesarini e Ciampoli fra i prelati del Seicento inclini «a favorire i progressi della scienza».

Carriera ecclesiastica e mecenatismo Cesarini intraprese la carriera nella Curia romana. Nel 1638 risulta nominato referendario apostolico di entrambe le Segnature.. Fu inoltre mecenate e protettore di letterati e studiosi..

Come esponente del patriziato romano partecipò inoltre alla vita delle istituzioni religiose cittadine. Il suo nome compare ripetutamente, a partire dal 1631, fra i «guardiani» dell'Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso presso la chiesa di San Marcello al Corso.

Attività letteraria Cesarini coltivò la poesia, distinguendosi soprattutto nel genere satirico.. La sua produzione nota comprende, oltre ai componimenti giovanili in latino, versi e scritti satirici che contribuirono alla sua fama di spirito mordace negli ambienti della Roma pontificia.

Il fratello Virginio gli indirizzò alcune liriche, mentre Giambattista Pianelli gli dedicò la commedia in romanesco Li falsi mori.Giovanni Battista Pianelli, Li falsi mori, commedia in cinque atti con prologo, nota anche per la figura del «bullo» Iacaccio, in seguito ripresa da Giovanni Camillo Peresio; cfr. .

Il poeta Gregorio Porzio ne celebrò l'erudizione e gli interessi filosofici e scientifici in un epigramma latino, successivamente riprodotto da Leone Allacci nelle Apes Urbanae:

Contrasti con Urbano VIII Cesarini ebbe rapporti difficili con l'ambiente barberiniano durante il pontificato di Urbano VIII. Le fonti contemporanee e successive ne ricordano il carattere satirico e l'ostilità nei confronti del pontefice e della sua famiglia.

Nel Diario romano, Giacinto Gigli avanzò l'ipotesi che Cesarini fosse autore di alcune pasquinate contro Urbano VIII, tra cui quella nota come Papa Gabella. L'attribuzione non è tuttavia certa.

La sua opposizione aveva anche motivazioni politiche e fiscali. Per sostenere le spese della Guerra di Castro, Urbano VIII aveva imposto una pesante tassazione allo Stato Ecclesiastico e attinto alle risorse della Camera Apostolica, alimentando un diffuso malcontento. Cesarini se ne fece interprete nel Discorso politico, Giuridico et Demonstrativo di Monsig.re Cesarini alla Santità di N.ro S.re Innoc.o X Per parte del Popolo Romano, acciò sia scemato il gravissimo peso di non poche gabelle sostenute da detto Popolo, indirizzato al successore di Urbano, Innocenzo X.

Alla morte di Urbano VIII, nel 1644, Cesarini avrebbe partecipato attivamente alle manifestazioni di ostilità contro la memoria del pontefice. Secondo Giacinto Gigli, fu tra i promotori della sommossa popolare volta ad abbatterne la statua sul Campidoglio. Dell'episodio lasciò testimonianza anche Teodoro Ameyden.

Vittorio Siri, nel Mercurio ovvero historia de' correnti tempi, lo descrisse come appartenente a una famiglia «fra' Baroni Romani d'antica e cospicua nobiltà» e dotato di ingegno «altrettanto satirico, quanto elevato, & erudito». Secondo Siri, Cesarini era scarsamente favorevole ai Barberini e lamentava che Urbano VIII avesse favorito la sua famiglia ma trattato negativamente la sua persona, definendolo uomo «di spirito torbido, mordace, inquieto».

Un aneddoto riferito da Carlo Roberto Dati nelle Lepidezze di spiriti bizzarri e curiosi avvenimenti testimonia la fama della sua satira antibarberiniana. In occasione delle festività natalizie, alcuni palafrenieri del cardinale Barberini si presentarono da Cesarini per ricevere la tradizionale mancia. Egli avrebbe spiegato loro che tale consuetudine aveva avuto origine quando i palafrenieri recavano notizia di promozioni, cariche e benefici: poiché, a suo dire, era ormai cessata l'usanza di concedere benefici, era tempo di abolire anche quella della mancia. Li congedò quindi senza dare loro nulla.

Morte Ferdinando Cesarini morì a Roma l'8 marzo 1646, intorno ai quarant'anni. Designò quale esecutore testamentario ed erede il cardinale Federico Sforza. Fu sepolto nella basilica di Santa Maria in Aracoeli.

Opere

Opere a stampa

Manoscritti

Discorso politico, Giuridico et Demonstrativo di Monsig.re Cesarini alla Santità di N.ro S.re Innoc.o X Per parte del Popolo Romano, acciò sia scemato il gravissimo peso di non poche gabelle sostenute da detto Popolo, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 5323.

Ascendenza

Note

Bibliografia

Voci correlate

Cesarini (famiglia) Virginio Cesarini Benedetto Castelli Bonaventura Cavalieri Galileo Galilei Storia della scienza

Collegamenti esterni

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