La pieve di Santa Maria Assunta, nota anche come pieve di Fornovo, è un luogo di culto cattolico dalle forme romaniche situato in piazza IV Novembre a Fornovo di Taro, in provincia e diocesi di Parma; appartiene al gruppo delle pievi parmensi ed è sede di una parrocchia compresa nella zona pastorale della Pedemontana.

Storia La chiesa originaria fu costruita in epoca longobarda durante il regno di Liutprando tra il 719 e il 744, lungo la via di monte Bardone, percorsa dai pellegrini diretti a Roma dal Nord Europa; l'edificio sorse sul luogo di un tempio pagano d'epoca romana dedicato a Mercurio, di cui nel 1867 furono riscoperte le rovine, insieme ad alcune sortes, nel corso di una serie di scavi effettuati nella piazza di fronte alla pieve...

La più antica testimonianza certa dell'esistenza dell'edificio risale però al 24 agosto 854, quando lecclesie Sancte Marie sita Fornovo fu nominata in una disputa territoriale tra l'arciprete della pieve di Fornovo e quello della pieve di Varsi, cui pose fine il vescovo di Piacenza Seufredo II con l'assegnazione del monte Spinola al secondo, successivamente riconfermata nell'883 dall'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo il Grosso..

Intorno alla metà dell'XI secolo l'edificio fu completamente ricostruito su una pianta basilicale a tre navate terminanti in altrettante absidi..

Tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo fu costruito in aggetto alla facciata a salienti un ampio esonartece di due campate e tre navate, per garantire ai numerosi pellegrini che frequentavano la pieve una protezione dalle intemperie; fu inoltre eretta la primitiva torre campanaria sulla sinistra del tempio, che fu arricchito con capitelli e varie sculture in stile romanico, tra cui un monumentale ambone in pietra su colonnine interamente scolpito da un artista di scuola antelamica..

L'importanza della pieve crebbe notevolmente, tanto che nel 1230, come testimoniato dal Capitulum seu Rotulus Decimarum della diocesi di Parma, erano poste alle sue dipendenze ben diciotto cappelle del circondario, estese su uno dei territori più ampi dell'intera diocesi: Medesano, Signano, Sant'Andrea, Miano, Varano Marchesi, Roccalanzona, Riviano, Viazzano, Oriano, Solignano, Qualatica, Galegana, Sant'Antonio, Carona, Vizzola, Gambodio, Costamezzana e Monte; l'area posta sotto la sua giurisdizione comprendeva inoltre numerose cappelle soggette direttamente ad altri enti..

Tra il 1303 e il 1375 fu parzialmente ricostruito il campanile. Verso la fine del secolo fu edificata in forme gotiche la prima cappella laterale destra in aggetto e furono realizzate le decorazioni ad archetti pensili sulla sommità delle absidi.

Nel 1578, in ottemperanza ai dettami del concilio di Trento, l'ambone fu smembrato, conservando soltanto parte delle sue sculture, riutilizzate quali elementi decorativi nel tempio e nella non lontana chiesa di Santa Maria Assunta di Bardone; sorte peggiore toccò al sottostante altare coevo, dedicato a santa Margherita di Antiochia, che fu distrutto; alla santa fu intitolato un altro altare all'interno del luogo di culto.

Nel 1627 fu costruita in forme barocche una cappella sulla sinistra.

Tra il 1712 e il 1745 la pieve fu modificata internamente secondo i gusti barocchi; nel corso dei lavori, le capriate lignee furono coperte con una serie di volte, le pareti furono intonacate e furono aggiunte altre due cappelle laterali;. sul retro del presbiterio fu infine edificata la sagrestia.

A partire dalla fine del XIX secolo l'edificio fu interessato da complesse opere di ristrutturazione, volte a ripristinare il suo aspetto romanico originario. Tra il 1892 e il 1901 fu probabilmente realizzata la facciata, chiudendo l'esonartece medievale, mentre nel 1911 furono restaurati gli interni, su disegno dell'architetto Lamberto Cusani; nel 1927 fu sostituita la pavimentazione interna; nel 1942 furono rimosse le volte di copertura e parti degli intonaci interni, mentre all'esterno fu risistemata la facciata, sempre su progetto del Cusani; nel 1956 furono rifatti gli intonaci..

Tra il 1970 e il 1975 furono eseguiti alcuni interventi negli interni, a partire dal presbiterio, da cui fu rimosso l'altare maggiore barocco per collocarlo nella cappella del Santissimo, mentre sulla fronte del nuovo altare a mensa fu collocato il bassorilievo raffigurante il Martirio di Santa Margherita, precedentemente murato nel nartece; durante gli scavi furono rinvenuti alcuni oggetti liturgici medievali e un'antica croce-reliquiario pettorale in bronzo, risalente all'XI o XII secolo. Inoltre, nel corso delle opere furono rimossi gli intonaci dalle colonne tra le navate e sul fondo della navatella destra furono riportate alla luce le fondamenta dell'absidiola originaria..

Descrizione

La pieve si sviluppa su un impianto a tre navate precedute da un nartece e affiancate da due cappelle per lato, con ingresso a ovest e presbiterio absidato a est.

La facciata a capanna, interamente rivestita in blocchi squadrati di pietra, è caratterizzata dalla presenza nel mezzo del portale d'ingresso principale, sormontato da una finestra a lunetta e delimitato da una cornice; ai suoi fianchi sono incastonati due piedritti duecenteschi, provenienti dalla facciata originaria e coronati da capitelli romanici, scolpiti con raffigurazioni umane e zoomorfe, a sostegno di un'ampia arcata a tutto sesto; in corrispondenza dell'imposta dell'arco, affiorano dalla parete due capitelli dell'antico esonartece, mentre sulla destra si apre una nicchia contenente la statua romanica acefala di un Pellegrino, con le chiavi di san Pietro appese in cintura e una cesta sulle spalle.. Più in alto si aprono simmetricamente due bifore con colonnine centrali, inquadrate da arcate a tutto sesto in pietra, mentre in sommità è collocata nel mezzo un'apertura cruciforme. Ai lati sono poste due sottili monofore, mentre sulla destra è incastonata una lastra proveniente dall'ambone duecentesco, raffigurante un'ampia e dettagliata Scena dell'Inferno, con i dannati sottoposti a terribili punizioni suddivise in base ai sette vizi capitali. Alle estremità del prospetto si innalzano due larghe paraste; quella di sinistra è decorata con un bassorilievo, proveniente probabilmente dall'ambone smembrato e rappresentante una Scena di lotta affiancata da due figure umane in preghiera; al di sopra aggettano due telamoni, recuperati dal portale della facciata duecentesca.

Sul fianco destro, scandito da contrafforti, si apre in corrispondenza della seconda campata del nartece un portale d'ingresso ad arco a tutto sesto, sormontato da un archivolto romanico riccamente decorato con bassorilievi, raffiguranti animali in fuga, un uomo e, in chiave di volta, un'aquila.. In adiacenza aggettano due cappelle, di cui la prima, rivestita in laterizio a differenza del resto dell'edificio, decorata in stile gotico e illuminata da due alte monofore ad arco ogivale.

Sul fianco sinistro si apre un altro accesso laterale ad arco a tutto sesto, delimitato da una cornice in conci di pietra. Più avanti, oltre le cappelle si innalza il massiccio campanile trecentesco, alla cui base, accanto all'ingresso, è incastonato nella muratura un mattone, inciso con un'epigrafe sulla cui interpretazione gli studiosi si dividono: secondo alcuni, riporta che i lavori di ricostruzione della torre e di risistemazione della chiesa furono eseguiti per volere dei marchesi di Terenzo nel 1303, mentre secondo altri testimonia che i committenti di tali opere furono gli ignoti marchesi dalle iniziali Ar. e J. nel 1375. In sommità la cella campanaria si affaccia sulle quattro fronti attraverso monofore ad arco a tutto sesto..

Sul retro è ancora visibile, seppur parzialmente inglobata dagli edifici adiacenti, l'abside centrale, unica superstite delle tre costruite originariamente; la struttura è illuminata lateralmente da monofore strombate ad arco tutto sesto ed è decorata in sommità con un motivo in mattoni disposti a denti di sega.

All'interno il nartece funge da atrio d'accesso alle tre navate; sviluppato su due campate per complessive sei volte a crociera intonacate, l'antico portico dell'XI secolo conserva gli originari pilastri polistili in pietra, coronati da capitelli decorati con bassorilievi, rappresentanti i Simboli degli Evangelisti, la Tentazione di Adamo ed Eva, raffigurazioni umane e zoomorfe e motivi vegetali.. Sulla parete di divisione con le navate, corrispondente all'antica facciata innalzata nell'XI secolo, sono inoltre murate due statue romaniche ritraenti un religioso, probabilmente vescovo o abate, e un re.

La navata centrale, coperta da un soffitto a capriate lignee, è divisa dalle laterali attraverso una serie di arcate a tutto sesto sostenute da massicci pilastri polistili, parzialmente scoperti dagli intonaci in seguito alle ristrutturazioni novecentesche; superiormente si aprono su ogni lato tre strette monofore, risalenti all'XI secolo. Sui fianchi si affacciano sulle navatelle, chiuse superiormente da volte a crociera, le cappelle laterali.

Sulla destra, la prima cappella, coperta da una volta a crociera con costoloni, accoglie l'antico altare maggiore, realizzato all'incirca tra il 1780 e il 1790 forse da Odoardo Panini; su una parete è collocato un dipinto raffigurante lAssunta, eseguito da Bernardino Riccardi nel 1847 su commissione della duchessa Maria Luigia. La seconda ospita un altare in cemento, ornato con un paliotto dipinto con motivi floreali; superiormente si staglia un'ancona barocca in stucco del 1665 circa, delimitata da due semicolonne binate corinzie, a sostegno del frontone semicircolare spezzato coronato da due angeli; al suo interno si apre una nicchia affiancata da due putti, contenente una statua in cartapesta del Sacro Cuore, realizzata tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX; l'ambiente conserva inoltre una statua in cartapesta raffigurante San Giuseppe col Bambino, eseguita da Giovanni Collina intorno al 1883. Sul fondo della navatella affiorano le fondamenta dell'antica abside destra, demolita nel XV secolo.

Sulla sinistra, la prima cappella accoglie un altare sormontato da un'ancona barocca in legno laccato e dorato, delimitata da due colonne ioniche a sostegno del frontone spezzato di coronamento; al suo interno è collocata una statua lignea raffigurante la Madonna del Rosario, intagliata tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX. La seconda è interamente decorata sulle pareti e sulla volta a botte di copertura con stucchi barocchi eseguiti nel 1665, contenenti una serie di tele coeve raffiguranti i Misteri del Rosario; sul fondo è collocato un altare ligneo intagliato del 1602, sormontato da un'ancona tripartita contenente tre dipinti seicenteschi raffiguranti al centro il Riposo durante la fuga in Egitto, a sinistra Santa Margherita e a destra San Francesco d'Assisi, mentre nel frontone si staglia un olio coevo ritraente lAssunzione della Madonna. In adiacenza sono inoltre incastonati nella parete della navatella tre piccoli capitelli romanici.