Lo Shulchan Arukh (in ebraico: שולחן ערוך, tavola apparecchiata)Scritto in diverse ortografie, tra cui Shulhan Aruch, Shulhan Arukh, Shulkhan Aruch e più comunemente Shulchan Aruch. è un testo normativo e ritualistico ebraico redatto a Safad (Israele) da Rabbi Joseph ben Ephraim Karo (anche Yosef Caro, o Qaro) nel XVI secolo (1563 circa) e pubblicato per la prima volta a Venezia nel 1565,Codex Judaica, Mattis Kantor 2005. contenente le norme rituali e comportamentali ebraiche.

Noto anche come "Codice di Legge Ebraica", è la più autorevole codificazione di leggi dell'ebraismo. Nato come riassunto delle disposizioni talmudiche, viste anche alla luce del tempo trascorso dalla chiusura del Talmud e degli studi dei grandi rishonim quali Mosè Maimonide il Rosh ed il RIF, è diventato esso stesso, nel corso dei secoli, oggetto di esegesi, specie in funzione delle mutate condizioni sociali e politiche.

Esso, insieme a tutta la letteratura Halachica che ne è derivata, rappresenta il testo fondamentale liturgico e giuridico dell'ebraismo ortodosso.

Le sentenze e decisioni halachiche dello Shulchan Aruch seguono generalmente leggi e tradizioni sefardite mentre gli ebrei ashkenaziti generalmente seguono le sentenze halachiche di Moshe Isserles, le cui glosse allo Shulchan Aruch notano dove le usanze sefardite e ashkenazite differiscono. Queste glosse sono generalmente note come mappah (letteralmente: la "tovaglia") per la "tavola apparecchiata" dello Shulchan Aruch. Quasi tutte le edizioni pubblicate dello Shulchan Aruch includono queste glosse e il termine "Shulchan Aruch" ha finito per indicare entrambe le opere, sia quella di Karo che quella di Isserles: a Karo solitamente ci riferisce con "il mechaber" ("autore") e a Isserles come "il Rema".

Struttura

Lo Shulchan Arukh segue la stessa struttura dellArba'ah Turim di Rabbi Jacob ben Asher. Questi libri furono scritti dal punto di vista del Minhag sefardita, altre opere dal titolo Shulchan Aruch o Kitzur Shulcan Aruch, citati qui di seguito, furono scritti dal punto di vista Minhag ashkenazita. Ci sono quattro sezioni, ognuna delle quali suddivisa in molti capitoli e paragrafi:

Orach Chayim - leggi della preghiera e sinagoga, del Shabbat, delle festività; Yoreh De'ah - leggi della kasherut; della conversione religiosa; lutto; leggi che riguardano Israele; leggi di purezza famigliare Even Ha'ezer - leggi del matrimonio, divorzio e simili; Choshen Mishpat - leggi della finanza, responsabilità finanziaria, danni (personali ed economici), le regole del Beth Din e le leggi dei testimoni

Beth Yosef Premessa e stile Lo Shulchan Aruch si basa ampiamente su un'opera precedente di Karo, intitolata Beth Yosef (ebraico: "Casa di Giuseppe"). Quest'ultima è un lungo commentario globale della Arba'ah Turim (abbreviata "Tur") di Jacob ben Asher (1269-1343), che spesso cita e analizza le autorità talmudiche, geoniche e successive autorità halachiche. Il Beth Yosef analizza le teorie e le conclusioni di tali autorità citate dal Tur ed esamina anche le opinioni delle autorità non menzionate da quest'ultimo. Karo iniziò il Beth Yosef nel 1522 ad Adrianopoli e lo finì nel 1542 a Safed, nella Terra di Israele; lo pubblicò nel 1550-59.

Trentadue autorità, cominciando dal Talmud e terminando con le opere di Rabbi Israel Isserlein (1390-1460, noto come Terumath ha-Deshen), sono riassunte e discusse criticamente in Beth Yosef. Nessun'altra opera rabbinica è paragonabile a questa di Karo, per la ricchezza di materiali. Karo dimostra non solo una gamma sorprendente di letture, che coprono quasi l'intera letteratura rabbinica fino al proprio tempo, ma anche notevoli poteri di indagine critica. Non denota alcuna inclinazione ad accettare facilmente i pareri delle autorità antiche, nonostante il suo grande rispetto per loro.

Nella introduzione al suo monumentale compendio, Karo afferma chiaramente la necessità di intraprendere un simile lavoro elencandone le ragioni. L'invenzione della stampa aveva messo in pericolo la stabilità delle osservanze religiose nei loro aspetti legali e rituali. Nel XV secolo ebrei di Spagna e gli ebrei del Portogallo seguirono due tradizioni principali: la più antica tradizione di Maimonide, la cui scuola di pensiero è erede delle accademie talmudiche di Babilonia tramite gli studiosi del Nord Africa, e la scuola ashkenazita dei Tosafisti la cui tradizione si basa sul pensiero analitico (correlato al pilpul), una metodologia che era stata sviluppata nelle yeshivot di Francia e Germania, che insegnava l'importanza dei minhagim o "usanze" del paese. Gli ebrei allora viventi nei diversi regni della Spagna avevano i loro standard a cui fare appello. Il più importante di questi furono Maimonide (Rambam), i cui pareri venivano accettati in Andalusia, Valencia, Israele e il Vicino Oriente - Nahmanide e Solomon ben Adret, i cui pareri erano osservati in Catalogna; e Asher ben Jehiel e la sua famiglia, di origine tedesca, i cui pareri venivano accettati in Castiglia. Quando gli esuli spagnoli e portoghesi che erano seguaci di Rambam arrivarono nelle varie comunità d'Oriente e Occidente, dove prevalevano usi e costumi che erano completamente diversi da quelli ai quali erano abituati, naturalmente la domanda si pose se i nuovi arrivati, alcuni dei quali erano uomini di maggiore erudizione rispetto ai membri delle comunità di accoglienza in Europa, dovevano essere guidati da questi o viceversa. Inoltre la proliferazione di libri a stampa aumentava notevolmente la disponibilità della letteratura halakhica, cosicché molte persone poco istruite, che si trovano in possesso di trattati giuridici ebraici, si sentivano giustificati a seguire qualsiasi antica autorità desiderassero. Karo intraprese la sua opera Beth Yosef per rimediare a questo problema, citando ed esaminando criticamente nel suo libro le opinioni di tutte le autorità allora conosciute.

Sebbene lo Shulchan Aruch sia più che altro una codifica delle decisioni del Beth Yosef, include però altre molteplici decisioni che non sono mai citate nel Beth Yosef poiché, dopo aver completato il Beth Yosef, Karo lesse opinioni su libri che non aveva visto prima e che poi incluse nello Shulchan Aruch.Responsa: Ginas Veradim, sez. "Even Ho'ezer" regola 4:30

Le fonti Inizialmente Karo intese basarsi sul proprio giudizio relativo alle differenze di opinione tra le varie autorità rabbiniche, specialmente quando poteva affermare il suo punto di vista basato sul Talmud. Ma poi abbandonò tale idea perché, come ebbe a scrivere:Introduction to Beit Yosef, Karo, stampato sul 1º del Tur, 'Orach Chaim'. "Chi ha il coraggio di sollevare la testa in alto tra le montagne, gli apici eccelsi di Dio?" e anche perché può aver pensato, anche se non menziona tale conclusione, che non avrebbe potuto avere alcun seguito se fondava la sua autorità in opposizione a quella degli studiosi antichi. Quindi Karo adottò le halakhot di Rabbi Isaac Alfasi (il Rif), Maimonide e Asher ben Jehiel (il Rosh) come sue norme, accettando come autorevole il parere di due dei tre rabbini, tranne nei casi in cui la maggior parte delle autorità antiche erano contro di loro o nei casi in cui vi fosse già stata una tradizione accettata e contraria alla sua decisione.Introduction to Beit Yosef, sec. 'Orach Chaim', Karo Il risultato netto di queste ultime eccezioni è che, in certi casi, Karo decide a favore della scuola catalana di Nahmanide e ben Adret, riflettendo quindi, indirettamente, le opinioni ashkenazite, anche contro il consenso di Alfasi e Maimonide. Karo molto spesso decide casi di contenzioso, senza necessariamente considerare l'età e l'importanza dell'autorità in questione, semplicemente esprimendo le proprie opinioni. Segue l'esempio di Maimonide, come visto nella Mishneh Torah (il Yad Hachazakah), piuttosto che quella di Jacob ben Asher, che decide di rado tra le autorità antiche.

Diverse ragioni indussero Karo a collegare il suo lavoro con il "Tur", invece del codice di Maimonide. In primo luogo il "Tur", anche se non considerato importante autorità come il codice Maimonide, era molto più conosciuto, il secondo essendo riconosciuto solo tra gli ebrei spagnoli mentre il primo godeva di un'ottima reputazione tra gli ashkenaziti e i sefarditi, come anche tra gli ebrei italiani. In secondo luogo non era intenzione di Karo scrivere un codice simile nella forma al lavoro di Maimonide; Karo intendeva proporre non solo i risultati delle sue indagini ma anche le indagini stesseIntroduction to Beit Yosef, Karo, pubblicata nel primo volume del Tur, 'Orach Chaim' Voleva non solo aiutare il rabbino officiante nell'esercizio delle sue funzioni ma anche tracciare per lo studente lo sviluppo di particolari leggi del Talmud attraverso la letteratura rabbinica successiva. A differenza del Tur, il codice di Maimonide include tutti i campi della legge ebraica, sia con rilevanza attuale sia con prospettiva passata e futura (come le leggi dei sacrifici, il Messia, i Re, ecc.) Per Karo, il cui interesse consisteva nel pronunciarsi su questioni pratiche, il Tur sembrava una scelta migliore.

Sviluppi paralleli Il "Rema" (Moses Isserles) iniziò a scrivere il suo commentario sull'Arba'ah Turim, Darkhei Moshe, circa allo stesso tempo di Yosef Karo. Karo terminò la sua opera "Bet Yosef" per primo e fu presentata al Rema come regalo da uno dei suoi studenti. Nel ricevere il dono il Rema non riusciva a comprendere come mai avesse passato tanti anni ignaro degli sforzi di Karo. Dopo aver consultato il Bet Yosef, Moses Isserles capì che Karo si era basato principalmente su poskim sefarditi.

Al posto delle tre autorità standard usate da Karo, Isserles cita "le autorità successive" (basandosi principalmente sulle opere di Yaakov Moelin, Israel Isserlein e Israel Bruna, insieme ai Tosafisti franco-tedeschi) quali criterio di opinione.Darkhei Mosheh a Yoreh De'ah, 35. Mentre il Rosh in molte occasioni fondava le sue decisioni su queste fonti, Isserles diede loro più rilevanza nello sviluppare decisioni legali pratiche. Incorporando queste altre opinioni, Isserles infatti esaminava le critiche maggiori in merito alle quali molti consideravano arbitraria la scelta delle tre autorità su cui Karo basava la sua opera.Birkei Yosef, Azoulay, Choshen Mishpat 25:29 e Maharshal nella sua introduzione a Yam Shel Shlomo

Dopo aver realizzato ciò, il Rema accorciò il suo lavoro Darkhei Moshe, concentrandosi solo sulle sentenze che differiscono da Bet Yosef.

Le sentenze halachiche dello Shulchan Aruch generalmente seguono l'usanza sefardita. Il Rema aggiunse le sue glosse e le pubblicò come osservazioni sullo Shulchan Aruch specificando ogni volta che le tradizioni sefardite e quelle ashkenazite differiscono. Queste glosse sono denominate mappah, che letteralmente fa da "tovaglia" alla "tavola apparecchiata" dello Shulchan Aruch. Quasi tutte le edizioni pubblicate dello Shulchan Aruch includono queste glosse.

L'importanza del minhag ("usanza locale prevalente") è un punto di controversia tra Karo e Isserles: mentre Karo afferma le autorità originali e le ragioni materiali, Isserles considera il minhag un oggetto di grande importanza e da non omettersi nei codici. Soprattutto questo punto indusse Isserles a scrivere le sue glosse allo Shulchan Aruch, in modo che le usanze (minhagim) degli ashkenaziti potessero essere riconosciute e non accantonate a causa della reputazione di Caro.

Shulchan Aruch