Mirafiori Sud (Mirafior o Milafior in piemontese, riferito solo al Sud, in quanto l'odierno Mirafiori Nord era compreso nel Zerb, Gérbido, oggi frazione di Grugliasco) è un quartiere di Torino, con una vasta superficie che comprende gran parte della periferia sud-ovest torinese. Era la denominazione della Circoscrizione 10 della città, dal 2016 accorpata con la Circoscrizione 2 (Reg. comunale di decentramento n. 374/2016)
Il territorio di Mirafiori deve il suo nome a un antico castello sabaudo, detto appunto Miraflores, fatto costruire da Carlo Emanuele I alle porte meridionali di Torino nel 1585, come regalo alla moglie spagnola Caterina Michela d'Asburgo, ed andato successivamente distrutto.
La zona è nota alla storia del XX secolo soprattutto per l'omonimo impianto industriale automobilistico della FIAT torinese, in passato grande polo produttivo, tanto che la rese una delle più popolose della città.
Urbanistica Il quartiere confina: a est con Borgo San Pietro, frazione di Moncalieri, attraverso Via Somalia e un tratto della linea ferroviaria Torino-Genova, a ridosso di Piazza Bengasi a sud, lungo un tratto del torrente Sangone con il comune di Nichelino, fino allo svincolo di Stupinigi, frazione di Nichelino (zona dei parchi Piemonte e Sangone), poi con la frazione Borgaretto di Beinasco (zona del Castello del Drosso) a ovest prima per un piccolo tratto della Tangenziale Sud di Torino, con la zona "Le Fornaci" di Beinasco, quindi con via Gorini, comprendendo così tutto il grande Cimitero Parco, detto anche Cimitero di Torino Sud, il secondo più grande della città a nord, per il tratto di Strada del Portone, con la frazione Mandina e la frazione Gerbido di Grugliasco, quindi con il quartiere Mirafiori Nord di Torino (tratto Corso Orbassano-Corso Enrico Tazzoli fino all'ISP Ferrante Aporti), quindi col quartiere Lingotto di Torino tramite un tratto di corso Unione Sovietica fino a piazzale Caio Mario, via Vigliani, via Pio VII, Corso Traiano ovest, Corso Maroncelli, chiudendo quindi infine il confine con il tratto della linea ferroviaria Torino-Genova fin a ridosso di Piazza Bengasi
Essendo un territorio molto esteso, inizialmente costituiva una circoscrizione a sé (la n. 10) prima di essere accorpato alla Circoscrizione 2 (con Santa Rita-Mirafiori Nord). Tutto il quartiere si può quindi dividere in alcune principali macro-zone:
Lo storico quartiere di Mirafiorihttps://www.museotorino.it/view/s/85cb73d5bc084e62971562418ee7e67f, che comprende: Borgata Mirafiori e vie limitrofe della zona delle Cacce, compreso tra corso Unione Sovietica, strada delle Cacce, via Onorato Vigliani, strada Castello di Mirafiori, il cui fulcro rimane il mercato rionale di via Cesare Pavese, oltre che la parrocchia di San Luca e quella dei S.S. Apostoli di via Togliatti/via Farinelli/Giardini Ravera il grande Parco Colonnetti, area naturalistica che sorge sui resti di un vecchio aeroporto ("Campo di Volo Mirafiori" o "Aeroporto Gino Lisa" all'epoca), e che racchiude la "Locanda del Parco"/Casa del Quartiere, gli impianti sportivi del CUS Torino e quelli scientifici dell'ex-C.N.R., poi diventato Istituto elettrotecnico nazionale Galileo Ferraris, oggi Istituto nazionale di ricerca metrologica, e l'edificio di Via Onorato Vigliani n° 102. Parco Piemonte e Parco Sangone, una vasta area verde oltre Strada Castello di Mirafiori lungo le rive del torrente Sangone, e che comprende i ruderi del Castello sabaudo, il Mausoleo della Bela Rosin, gli "orti urbani", collegandosi all'area verde meridionale detta del Parco Miraflores o "Boschetto", sotto il comune di Nichelino. Città Giardino di Mirafiori Sud, zona della periferia torinese (seguita alcuni decenni dopo dall'omonima zona nella vicina Mirafiori Nord, con architetture più moderne): sul finire degli anni venti, presso l'area rurale della parte orientale di Via Plava anticamente denominata regione San Francesco (nel tratto di Via Plava tra via Monte Cengio e via Coni Zugna), furono costruite diciannove villette basse con giardino, uni o bifamiliari in stile liberty torinese, ispirato all'estetica delle garden city inglesi, elegante e gradevole, con cornici che presentano motivi floreali e greche di ricordo classico, balconi sono in ferro battuto, portoncini incorniciati da reminiscenze di gusto classicohttps://www.museotorino.it/view/s/c56dc229d86740829b7dd8b30cbaf635. Cime bianche, rione residenziale compreso tra via Biscaretti e Corso Unione Sovietica, dapprima ospitava la sola area della Città Giardino di Mirafiori, gradualmente circondato da palazzi e condomini durante la crescita occupazionale della Fiat negli anni sessanta, chiamato così perché da lì si godeva la vista delle montagne piemontesihttps://mirafioridopoilmito.it/catalogo-livinglab-territorio-e-abitare/. L'isolato a nord-est di Via Plava e ad est di via Aristide Faccioli, ricco di alti palazzi, fu rinominato il "Villaggio" ("Vilagi") Comprensorio della fabbrica automobili FIAT, tra corso Orbassano, corso Enrico Tazzoli, corso Giovanni Agnelli, corso Unione Sovietica e via Biscaretti di Ruffia, più una parte di via Aristide Faccioli, essenzialmente occupata da impianti industriali Basse di Mirafiori (Basse 'd Mirafior), ovvero il proseguimento meridionale del più storico rione Basse di Lingotto, è una zona compresa tra via Artom, il confine con via Sestriere di Moncalieri e il torrente Sangone di Nichelino, ed è caratterizzata da case spesso in mattone rosso, basse e popolari, con la chiesetta delle Suore Lauretane di via Chiala 14, e che furono costruite per gli operai della FIAT, proprio dietro i più alti palazzi di via Artom Cimitero Parco, che occupa tutta l'area occidentale, insieme all'area periferica di FIAT "Drosso" e Castello del "Drosso", più il raccordo della A55 di corso Orbassano
Storia Le origini
La parte occidentale fu inizialmente popolata da alcuni monaci benedettini cistercensi di Staffarda nel XIII secolo, presso quella che, qualche decennio dopo, da semplice grangia diventerà la fortificazione detta del Drosso, sui confini con Beinasco, oggi ancora in buone condizioni. “Mirafiori” invece, deriva dal Castello di Miraflores, oggi inesistente, sorto nel 1580 sulle rive settentrionali del torrente Sangone, sui resti di una villa detta La Pellegrina, già proprietà di tale Emanuele Filiberto Pingone e rivenduta ai Savoia. Il castello, provvisto altresì di eleganti giardini fioriti, venne chiamato Mira-fiori, quindi donato da Carlo Emanuele I alla sua sposa Caterina d'Asburgo e di Spagna nel 1585, da cui il nome spesso citato in lingua spagnola. Intorno al castello si formò quindi un borgo, più una annessa chiesa in stile barocco rustico (1617), per iniziativa di Vittorio Amedeo I, la Chiesa della Visitazione di Maria Vergine e di San Barnaba, ancor oggi esistente. I poderi più antichi e le botteghe furono costruite lungo la Strada del Castello, delle quali, ad esempio, si attesta la morte di un panettiere durante la peste del 1599. Il Castello cominciò poi il suo declino durante le incursioni francesi del 1646-1706, mentre i Savoia decisero di costruire le loro residenze altrove, a Venaria e Stupinigi. In questo periodo, proprio grazie alla nascente Palazzina di Stupinigi, venne costruito un lungo viale alberato che doveva collegare il centro della città, corso Stupinigi ovvero l'attuale Corso Unione Sovietica, che taglia in due il quartiere, terre che furono delle famiglie Pelassa e Coggiola. Nel 1867 poi, il conte Cesare Balbo donò alla comunità parrocchiale un terreno, dove fu possibile creare un piccolo cimitero nel 1876, di cui ne restano ancor oggi tracce tra corso Unione Sovietica e il torrente Sangone.
Il Castello di Mirafiori cadde definitivamente in rovina sul finire del XIX secolo, proprio ai tempi di Rosa Vercellana, soprannominata la Bela Rosin, Contessa di Mirafiori e di Fontanafredda, già moglie morganatica del re Vittorio Emanuele II; a causa dell'incuria, e soggetto continuamente alle esondazioni del vicino torrente Sangone, le rovine del Castello furono praticamente abbattute nel 1888-1890, mentre fu contemporaneamente completato l'adiacente Mausoleo della Bela Rosin, morta tre anni prima. Nel 1885 inoltre, una linea tramviaria a vaporiera raggiungeva il borgo della linee per Vinovo-Piobesi, ma fu dismessa nel secondo dopoguerra.
Il XX secolo Nel 1906, nacque il primo ippodromo torinese, dove oggi c'è la zona di Piazza Pietro Francesco Guala. Cuore di un'ippica di rango, fu diretto da nobili come il conte Giuseppe Tarino di Gropello, Vittorio Amedeo Balbo Bertone di Sambuy, Enrico Marone Cinzano, ed ancora Federico Tesio, fino alla lunga permanenza della stessa famiglia Agnelli e della fabbrica Fiat Mirafiori. L'ippodromo fu dismesso nel 1958, per lasciare spazio al nuovo rione di alti palazzi e spostare le gare all'allora nascente ippodromo di Garino di Vinovo, nella prima cintura della città. Dell'ippodromo Mirafiori non rimane nulla, se non alcune foto d'epoca e una breve citazione nel film Totò lascia o raddoppia? del 1956. Nell'inverno 1910-11 poi, nacquero le officine aeronautiche e l'Aeroporto di Torino-Mirafiori (detto "Campo di Volo Mirafiori" o "Aeroporto Gino Lisa"), successivamente utilizzato per scopi militari. Fu dismesso nel secondo dopoguerra, per lasciar spazio all'attuale Parco Colonnetti e passare tutta l'aviazione torinese all'Aeroporto di Corso Marche (Torino Ovest) e successivamente a quello di Caselle (1953). Nel 1951 verrà aperto lì il Centro Nazionale di Meccanica Agraria progettato da Vittorio Bonadè Bottino.
I problemi sociali Il 1939 fu l'anno della costruzione dello stabilimento automobilistico industriale Fiat Mirafiori. Dagli anni cinquanta, Torino divenne meta di grandi migrazioni interne, che l'espansione dell'industria richiamò soprattutto dal Triveneto e dall'Italia meridionale. Agli inizi degli anni sessanta la popolazione nel quartiere decuplicò, arrivando a circa abitanti . Nel 1962, il Comune deliberò l'incremento del piano "Torino Casa", con la costruzione di circa 800 alloggi in locazione. Tra il 1963 e il 1971 l'intervento di società come Gescal, Iacp e Poste, favorì la costruzione di altri 17000 alloggi; le aree operaie e popolari furono soprattutto concentrate in strada del Drosso, via Celeste Negarville, via Giovanni Roveda, via Arturo Farinelli, via Onorato Vigliani e via Artom. In particolare, via Artom, prospiciente al Parco Colonnetti, area di proprietà del Comune e dell'Università agraria, fu destinata a edilizia residenziale pubblica: i nuovi quartieri, denominati M22, M23 e M24 comprendevano anche otto edifici di nove piani, costruiti tra il 14 aprile 1965 e il 14 aprile 1966, provvisti di 780 alloggi realizzati con tecnica di prefabbricazione integrale, . Di questi appartamenti, 87 furono assegnati a famiglie che avevano chiesto un cambio di alloggio, 321 a vincitori di concorso pubblico, 342 a persone trasferite in modo coatto dai baraccamenti delle casermette di Borgo San Paolo (1500 individui, in media 6-7 persone per 35–38 m², con punte anche di 16-17 persone, indigenti, sinistrati, alluvionati del Polesine, ex internati) e dal casermone di via Verdi (dopo la demolizione del quale fu costruito il Palazzo delle Facoltà umanistiche, Palazzo Nuovo). Gli ex baraccati furono soprattutto giovani immigrati con le loro famiglie, con non pochi problemi economici. Negli anni settanta, via Artom assunse presto una connotazione negativa, poiché caratterizzata da abitanti con problematiche sociali, alta densità abitativa e con un quartiere-dormitorio isolato dalle zone circostanti e con scarsi servizi.
La riqualificazione
Tra il 1975 e il 1983, la Giunta comunale di Novelli cominciò a rivolgere attenzione al quartiere, realizzando alcuni spazi per l'aggregazione, lo sport, scuole, servizi sociali e sanitari, potenziamento dei trasporti.