LArmata Mansure (Lingua turca ottomana عساكر منصورهٔ محمديه, Asâkir-i Mansûre-i Muhammediye, lett. "Vittoriosi soldati di Maometto") era una ocak dell'Esercito ottomano.(Turkish) http://www.turkansiklopedi.com/turkiye/63-osmanli-tarihi/20985-asakir-i-mansure-i-muhammediye.html Archived January 2, 2011, at the Wayback Machine. Venne fondata dal sultano Mahmud II dopo l'eliminazione del corpo dei Giannizzeri nel 1826 (v. Incidente di buon auspicio). Il comando della nuova armata venne affidato ad Aga Hussein Pascià mentre Koca Mehmed Hüsrev Pascià venne nominato serraschiere. L'Armata Mansure divenne la principale forza armata dell'Impero ottomano. Nel 1912, le uniformi della ocak vennero cambiate. Nel 1918 venne smembrata.
Storia La riforma delle forze armate ottomane al principio del XIX secolo Al volgere del XVIII secolo l’Impero ottomano si trovava in una fase di evidente declino militare. Le ripetute sconfitte subite contro gli eserciti europei – in particolare contro l’Austria e la Russia – avevano messo in luce l’arretratezza del sistema tradizionale basato sui giannizzeri e sui timarioti. I giannizzeri, un tempo élite della fanteria imperiale, si erano trasformati in una casta privilegiata, politicamente influente e sempre più refrattaria a qualsiasi innovazione tattica o tecnologica.
Il primo tentativo serio di modernizzazione fu intrapreso dal sultano Selim III, che nel 1793 (e non nel 1789 come spesso riportato) istituì il Nizam-ı Cedid («Nuovo Ordinamento»), un corpo di truppe regolari addestrate secondo modelli europei, equipaggiate con armi moderne e finanziate da un sistema fiscale separato. L’iniziativa, però, suscitò l’immediata ostilità dei giannizzeri e dei settori più conservatori della società ottomana. Tra il 1805 e il 1807 una serie di rivolte culminò nel maggio 1807 con la deposizione di Selim III e l’ascesa al trono del più accomodante Mustafa IV.
Nel 1808 il potente ayan di Rusçuk, Alemdar Mustafa Pascià, riuscì a deporre Mustafa IV e a riportare sul trono Mahmud II, ultimo superstite della dinastia. Alemdar tentò di rilanciare le riforme e di sottoporre i giannizzeri a un nuovo regolamento, ma nell’novembre dello stesso anno una nuova insurrezione giannizzera provocò la sua morte e costrinse il giovane sultano a sospendere ogni progetto di rinnovamento militare.
Nei due decenni successivi Mahmud II dovette muoversi con estrema cautela. Le sconfitte subite nella guerra russo-turca del 1806-1812, la guerra d’indipendenza greca (1821-1830) e le crescenti difficoltà nei Balcani dimostrarono tuttavia in modo sempre più evidente l’incapacità dei giannizzeri di affrontare eserciti moderni. Solo dopo aver consolidato il proprio potere e aver preparato accuratamente il terreno politico e militare, Mahmud decise di eliminare definitivamente il corpo dei giannizzeri nel giugno 1826, aprendo così la strada alla creazione dell’Asâkir-i Mansûre-i Muhammediye.
L'incidente del Buon Auspicio e la creazione dell'Armata Mansure
Il 15 giugno 1826, dopo anni di preparazione, il sultano Mahmud II diede avvio all’operazione che avrebbe definitivamente eliminato il corpo dei giannizzeri. Consapevole della prevedibile reazione, il sultano aveva precedentemente rafforzato l’artiglieria a Istanbul e nelle fortezze del Bosforo, radunato truppe fedeli e ottenuto una fatwa che legittimava l’uso della forza contro i ribelli. Quando i giannizzeri, di fronte all’annuncio della creazione di nuove unità addestrate all’europea, si sollevarono e si barricarono nelle loro caserme, l’artiglieria imperiale aprì il fuoco sui loro quartieri. Nei combattimenti di strada e nel bombardamento delle caserme perirono migliaia di giannizzeri; i sopravvissuti furono giustiziati, esiliati o dispersi. L’episodio, ricordato nella storiografia ottomana come Vak’a-i Hayriyye («Incidente di buon auspicio»), segnò la fine di un’istituzione militare e politica che aveva dominato la vita dell’Impero per oltre quattro secoli. Contestualmente fu sciolto anche l’ordine bektashi, strettamente legato ai giannizzeri.
Con la via ormai libera, Mahmud II procedette alla costruzione di un nuovo esercito. Il 7 luglio 1826 fu emanato il kanunname che istituiva ufficialmente l’Asâkir-i Mansûre-i Muhammediye («Soldati vittoriosi di Maometto»), nome scelto deliberatamente per attenuare le resistenze dei circoli religiosi e conservatori. Il comando della nuova formazione fu affidato ad Ağa Hüseyin Pascià, nominato serasker, mentre Koca Hüsrev Mehmed Pascià assunse pure importanti responsabilità di alto comando. Nelle settimane successive iniziò il reclutamento dei primi 12.000 uomini, organizzati in otto tertip e alloggiati nelle nuove caserme di Davutpaşa, Üsküdar e Rami. Nasceva così, sulle ceneri del corpo dei giannizzeri, il nucleo dell’esercito moderno ottomano.
I conflitti del XIX secolo
Nei suoi primi anni di vita l’Asâkir-i Mansûre-i Muhammediye dovette affrontare immediatamente due gravi prove. Nella guerra russo-turca del 1828-1829, combattuta quando il nuovo esercito era ancora in fase di organizzazione e scarsamente addestrato, le unità mansure subirono pesanti sconfitte e non riuscirono a impedire l’avanzata russa fino a Edirne. Pur dimostrando una disciplina superiore a quella degli ultimi giannizzeri, l’inesperienza degli ufficiali e le carenze logistiche limitarono gravemente l’efficacia operativa. Poco dopo, tra il 1831 e il 1833 e di nuovo nel 1839, l’esercito si scontrò con le truppe di Mehmet Ali d’Egitto, ben addestrate da istruttori europei: anche in questo caso i risultati furono deludenti sul piano strategico, ma le unità regolari ottomane riuscirono a opporre una resistenza più prolungata di quanto ci si sarebbe potuto aspettare da un corpo di così recente costituzione.
La prima grande prova dopo le riforme del periodo tanzimat fu la Guerra di Crimea (1853-1856). Combattendo a fianco di britannici e francesi, le truppe nizamiye – soprattutto l’artiglieria – diedero prova di una discreta efficienza e contribuirono a rallentare l’avanzata russa. Il conflitto evidenziò tuttavia ancora gravi debolezze organizzative e logistiche, che spinsero a ulteriori riforme strutturali.
Nella guerra russo-turca del 1877-1878 (nota in Turchia come 93 Harbi) l’esercito, ormai equipaggiato in gran parte con i fucili Peabody-Martini, riuscì a ottenere alcuni successi difensivi spettacolari, il più celebre dei quali fu la lunga resistenza di Plevna sotto il comando di Osman Pascià. Nonostante questi episodi di valore, la sconfitta complessiva e le pesanti perdite territoriali dimostrarono che le riforme non erano ancora sufficienti a colmare il divario con le grandi potenze europee.
L’ultimo conflitto importante del secolo, la guerra greco-turca del 1897, si concluse invece con una netta vittoria ottomana. Le truppe nizamiye, meglio organizzate e comandate rispetto ai decenni precedenti, sconfissero rapidamente l’esercito greco, restituendo all’Impero una certa fiducia nelle proprie capacità militari alla vigilia del XX secolo.
Nel complesso, i conflitti dell’Ottocento mostrano un esercito in lenta ma costante trasformazione: dalle gravi difficoltà dei primi anni di vita a una progressiva, seppur incompleta, modernizzazione che gli permise di ottenere risultati sempre più apprezzabili sul campo di battaglia.
Organizzazione L’Asâkir-i Mansûre-i Muhammediye fu inizialmente organizzata secondo un regolamento (kanunname) emanato il 7 luglio 1826. La forza iniziale era di circa 12.000 uomini, suddivisi in otto tertip (unità) di 1.500 effettivi ciascuna (1.527 contando gli specialisti). Ogni tertip era comandato da un binbaşı (maggiore) e si articolava in due kol (destro e sinistro), a loro volta divisi in sei saf (sezioni) di circa 100 uomini, guidate da un yüzbaşı (capitano). All’interno di ogni saf operavano due mülazım (tenenti), un sancaktar (portabandiera), un çavuş (sergente) e dieci onbaşı (caporali). Ogni unità disponeva inoltre di un pezzo d’artiglieria e di personale tecnico (topçubaşı, arabacıbaşı, cebehanecibaşı, mehterbaşı, imam, medico e chirurgo). Due tertip prestavano servizio a rotazione a Istanbul per la sicurezza della capitale e la guardia del Serasker Kapısı; le altre sei erano dislocate nelle caserme di Davutpaşa, Üsküdar e Rami.
Nel 1827-1828 la terminologia e la struttura furono riformate: il tertip divenne tabur (battaglione) e poi alay (reggimento), mentre il saf assunse il nome di bölük (compagnia). Tre tabur formavano un alay comandato da un miralay (colonnello), assistito da un kaymakam (tenente colonnello) e da un alay emini. Due alay costituivano una liva sotto un mirliva. Nel 1831 le unità di Istanbul furono designate Hassa (d’élite), mentre quelle di provincia mantennero la denominazione Mansûre.
Nel 1832 fu introdotta una gerarchia di gradi completa, che andava dal nefer (soldato semplice) al müşir (maresciallo). Il servizio obbligatorio durava dodici anni, con diritto a pensione (piena o parziale in caso di invalidità). Il reclutamento privilegiava uomini di età compresa tra i 15 e i 30 anni (fino a 40 in casi particolari), escludendo soggetti di identità dubbia e convertiti. I minori di 15 anni venivano istruiti nella vecchia caserma degli acemi ocağı a Şehzadebaşı.
Con la riforma del 14 giugno 1843 (sotto Abdülmecid I) l’esercito assunse il nome di Asâkir-i Nizâmiye-i Şâhâne e fu riorganizzato in cinque armate regionali (Hassa, Dersaadet, Rumeli, Anadolu e Arabistan). Parallelamente furono istituite le riserve (Redîf) e, a partire dal 1847, un sistema di coscrizione a sorteggio. Il comando supremo restò affidato al Serasker, affiancato dal Asâkir-i Mansûre Nezâreti per le questioni amministrative e finanziarie (finanziati da un apposito Mansûre hazinesi).
Equipaggiamento L’equipaggiamento e l’armamento dell’Asâkir-i Mansûre-i Muhammediye furono concepiti fin dall’inizio secondo modelli europei, in netta rottura con le tradizioni dei giannizzeri.
Uniformi
Nella fase iniziale (1826) i soldati indossavano un copricapo a segmenti chiamato şubara. A partire dal 1828, con l’approvazione degli ulema, fu introdotto il fez rosso (tarboosh), indossato sopra un sottocopricapo aderente (tequi), che divenne il simbolo più riconoscibile della nuova armata e contribuì a uniformare l’aspetto delle truppe.
Le uniformi vere e proprie riprendevano modelli occidentali:
fanteria: giacche (setre) in colori reggimentali (azzurro chiaro, blu scuro o rosso) abbinate a pantaloni bianchi; artiglieria: giacche blu scuro con risvolti rossi; cavalleria: giacche rosse e pantaloni bianchi.
Ogni soldato riceveva un’uniforme completa in tempo di pace, un impermeabile in tempo di guerra e un paio di stivali (distribuiti a novembre). Gli ufficiali superiori dovevano spesso provvedere autonomamente al rinnovo del vestiario. L’emblema dell’esercito era la mezzaluna con la stella. Nel 1912 le uniformi furono nuovamente modificate secondo criteri più moderni.
Armamento L’armamento dell’Asâkir-i Mansûre-i Muhammediye (e successivamente dell’Asâkir-i Nizâmiye) seguì da vicino l’evoluzione tecnologica europea, passando in meno di un secolo dai moschetti a pietra focaia ai fucili a ripetizione moderni.
Nei primi anni dopo il 1826 i soldati erano equipaggiati con moschetti a pietra focaia a canna liscia di modello europeo. In vista della creazione del nuovo corpo, Mahmud II aveva acquistato circa 50.000 esemplari dai fabbricanti di Liegi; questi moschetti, completi di baionetta e cartucciere standardizzate, costituirono l’armamento di base per oltre due decenni e furono oggetto dei primi manuali di addestramento.