I bombardamenti di Porto Santo Stefano ebbero luogo durante la seconda guerra mondiale, tra l'8 dicembre 1943 e il 7 giugno 1944 contro Porto Santo Stefano, capoluogo di Monte Argentario. Il comune, che era utilizzato dalle forze tedesche come centro per i rifornimenti destinati alla linea Gustav, subì 95 bombardamenti da parte delle forze aeree anglo-americane. Le incursioni fecero di Monte Argentario il secondo comune italiano più devastato, dopo Cassino. Le bombe lanciate sui centri abitati causarono la perdita del 96% del patrimonio edilizio e la morte di 165 abitanti..

Contesto L'occupazione tedesca I tedeschi, per inviare rifornimenti alla linea Gustav, occuparono nell'ottobre 1943 Porto Santo Stefano, stabilendovi la loro piazzaforte. Scelsero la località toscana dal momento che le maggiori basi navali del Tirreno, quali Civitavecchia e Anzio, erano state rese inservibili dai bombardamenti alleati, intensificatisi dopo lo sbarco in Sicilia. Nel paese venne stabilito un presidio, composto da unità militari precedentemente dislocate a difesa del porto di Olbia, chiamate Hafen-Kampf-Kompanie.

I continui bombardamenti alleati avevano reso impossibile inviare materiali e truppe via terra, fu quindi intensificato il trasporto via mare. Nel porto del Valle furono trasferite diverse unità della Kriegsmarine: si trattava prevalentemente di motozattere da sbarco in grado di trasportare grandi quantità di viveri e materiali bellici e di motonavi di piccole dimensioni in grado di nascondersi nelle calette del promontorio. I materiali, caricati su camion militari o su vagoni della ferrovia che collegava Porto Santo Stefano a Orbetello, erano poi indirizzati al fronte.

I tedeschi crearono un centro di raccolta e smistamento dei viveri nella pineta di Feniglia, contemporaneamente, per difendere il porto installarono alcuni pezzi d'artiglieria. La difesa contraerea di Porto Santo Stefano era affidata ad una sola batteria di cannoni da 88 mm FLAK posizionata in località Lividonia e ad altre da 37 mm, assai meno efficaci, al Pozzarello, Santa Liberata, Feniglia e Cala Grande. Le armi di bordo delle motozattere si rivelarono sostanzialmente inefficaci nei bombardamenti che seguirono.

Le prime avvisaglie

Il 21 ottobre del 1943 apparvero per la prima volta nel cielo dell'Argentario alcuni caccia americani in ricognizione. Questi, per verificare le capacità difensive del territorio, mitragliarono una barca di pescatori, provocando la morte di quattro persone. Lo stesso giorno, i medesimi aerei lasciarono cadere alcune bombe fuori del centro abitato, senza provocare vittime.

Pochi giorni dopo, verso la fine di ottobre, un ricognitore sorvolò la zona in altitudine, emise una luce rossa, dopodiché si allontanò. Molti abitanti interpretarono l'accaduto come preannuncio di imminenti incursioni aeree. Nel frattempo furono identificati quelli che potevano essere i primi i rifugi antiaerei..

I bombardamenti

Il primo bombardamento Intorno alle ore 12:00 dell'8 dicembre del 1943, il pasto fu interrotto dall'improvviso allarme della sirena, seguita dalla immediata comparsa di aerei alleati che iniziarono a lanciare bombe sugli impianti portuali, il centro abitato del rione Valle e le campagne circostanti, centrando in pieno gli obiettivi. Questo fuoco si ripeté a ondate successive di pochi secondi l'una dall'altra. Le batterie contraeree tedesche del porto intrapresero un intenso cannoneggiamento, che sarebbe risultato vano. L'incursione durò qualche minuto, le bombe colpirono e affondarono molte imbarcazioni tedesche.

L'attacco fu talmente inaspettato e rapido che solo pochi cittadini riuscirono a raggiungere uno dei rifugi disponibili. Decine di persone che abitavano nel rione Croce trovarono scampo nel campanile della chiesa di Santo Stefano Protomartire.

Dopo il bombardamento prese avvio la prima opera di soccorso, resa difficile dal fatto che non esisteva alcun servizio di pronto intervento in grado di gestire l'emergenza. I soccorsi vennero intrapresi soprattutto per iniziativa individuale dai famigliari e degli amici delle vittime. Dalle macerie vennero tratti in salvo molti individui, trasportati poi al vicino ospedale di Orbetello. Le operazioni di soccorso si protrassero per l'intera giornata dell'8 dicembre e nei giorni successivi.

Nel crollo di edifici persero la vita trentaquattro persone, comprese intere famiglie; molti furono i feriti, alcuni dei quali morirono nei giorni successivi. Ai morti civili va aggiunto l'imprecisato numero delle vittime militari tedesche.

La situazione degli sfollati Dopo il bombardamento la permanenza in paese era diventata molto rischiosa, pertanto la maggior parte della popolazione abbandonò le proprie case.

Chi possedeva una piccola residenza in campagna lontano dai centri abitati vi si stabilì provvisoriamente; altri vennero ospitati da parenti amici; altri ancora vennero accolti da contadini. Si trattava di cercare riparo all'interno del Promontorio, lontano dal porto, principale obiettivo degli aerei alleati. Decine di famiglie si sistemarono negli alloggi e negli uffici delle miniere di TerrarossaLa storia delle miniere di Terrarossa sul sito focusonpast.wordpress.com.; altre si stabilirono nel convento dei Padri Passionisti, dove si trasferirono anche gli uffici comunali. Il resto degli abitanti del paese si sparse nelle località del Promontorio.

L'alimentazione degli sfollati si costituiva principalmente di frutta e verdure, quali erbe, insalata di campo, legumi e persino petali di fiori. Ogni tanto erano distribuite loro piccole quantità di farina per preparare il pane e la pasta. Scarseggiavano invece i condimenti e i generi di prima qualità. L'acqua, al contrario, non mancava mai, data la presenza di svariate sorgenti diffuse nel monte.

L'esodo di massa I bombardamenti ripresero, prima ad intervalli quasi regolari, poi sempre più frequenti a partire dal mese di febbraio del 1944, quando raggiunsero un ritmo giornaliero. Nella fase più cruciale Porto Santo Stefano veniva bombardato anche più volte lo stesso giorno.

Dal mese di aprile del 1944 gli anglo-americani intensificarono gli attacchi, che colpirono tutto il territorio. In quel periodo si diffuse tra la popolazione la voce, rivelatasi poi infondata, che gli alleati stessero programmando uno sbarco sulle spiagge dell'Argentario.

Nella situazione delineatasi, i luoghi interni del Promontorio non erano più ripari sicuri per gli sfollati. Per questo motivo, le autorità decretarono l'esodo in massa verso i paesi vicini della Maremma e dell'Amiata. Molti altri però, non intenzionati a sottoporsi a tale esodo, si rifugiarono in località il Grottone, ampia grotta naturale nella roccia, nascosta nella macchia mediterranea. Essendo ben conosciuta dagli abitanti di Porto Santo Stefano, fu uno dei luoghi prediletti di rifugio..

La ritirata dei tedeschi

Il 7 giugno del 1944 gli anglo-americani condussero l'ultima offesa bellica, a cui seguì la ritirata dell'esercito tedesco, che prima di abbandonare la zona, distrusse la chiesa parrocchiale, di cui rimase in piedi solo il campanile, e la croce monumentale "Croce del Predicatore" eretta nei primi anni del '900 sul Monte Argentario. Nella fretta, i tedeschi lasciarono le riserve di viveri accumulate in Feniglia, che vennero prese d'assalto dalla popolazione locale, molto provata. Qualche giorno dopo alcune pattuglie di ricognizione del 143rd Infantry Regiment (US), che stava risalendo la penisola, entrarono in Porto Santo Stefano..

Cronologia dei bombardamenti e delle incursioni aeree

A seguire, una dettagliata cronologia dei bombardamenti e delle incursioni pubblicata da Pietro Fanciulli.:

Dicembre 1943 L'8 dicembre alle ore 12:40 ventuno aerei anglo-americani effettuarono il primo bombardamento su Porto Santo Stefano. Venne colpito il rione Valle, sede della zona portuale.

Gennaio 1944 Il 18 gennaio alle ore 14:00 sei aerei da caccia mitragliarono la Torre di Santa Liberata.

Nel pomeriggio del 28 gennaio una dozzina di aerei bombardarono Porto Santo Stefano. Di nuovo fu colpito il Valle, e in particolare le installazioni portuali.

Febbraio 1944 Il 6 febbraio alle ore 13:00 alcuni caccia alleati attaccarono il porto, colpendo i binari della stazione ferroviaria e recando danni diffusi al centro abitato.

Il 7 febbraio alle ore 11:30 otto caccia mitragliarono e bombardarono il paese, le località Pozzarello e Santa Liberata. Le bombe distrussero il ramo ferroviario del Pozzarello e una galleria della ferrovia situata presso Santa Liberata. Alle 16:15 dello stesso giorno dodici bombardieri colpirono numerose vie del centro del paese, il deposito macchine e vetture e i binari della stazione.

L'8 febbraio alle ore 13:40 otto aerosiluranti mitragliarono il porto, lanciando su di esso anche dei siluri. Due aerosiluranti furono colpiti e abbattuti da una motozattera tedesca presso il Tombolo della Giannella. Dopo qualche ora su Porto Santo Stefano volarono alcuni caccia e aerei da ricognizione, allontanati poi dal fuoco proveniente dalle motozattere tedesche situate nel porto.

Il 9 febbraio alle ore 12:10 dodici aerei da bombardamento colpirono di nuovo le vie del paese, la darsena e la banchina antistante il piazzale Candi. Un nuovo bombardamento venne inflitto alle 15:40 dello stesso giorno: molte bombe caddero in mare, altre sul porto, provocando l'affondamento di due motonavi tedesche.

L'11 febbraio alle ore 16:00 si verificò un ulteriore bombardamento del porto.

Il 12 febbraio alle ore 16:00 vennero colpiti il rione Pilarella e il tratto di ferrovia con sede in località Pozzarello.

Il 13 febbraio alle ore 15:00 fu bombardato il porto e di nuovo il Pozzarello.

Il 15 febbraio tra le ore 8:00 e le 9:30 dodici aerosiluranti colpirono in due ondate il paese, in particolare il deposito siluri del Siluripedio.. Alle ore 16:00 dello stesso giorno fu lanciata una nuova incursione, che aveva l'obiettivo di bombardare la rada portuale. In questa occasione vennero distrutti i pontili situati davanti al binario del porto, che servivano ai tedeschi per lo scarico di materiale dalle zattere.

Il 16 febbraio alle ore 9:00 tre aerosiluranti colpirono alcune batterie tedesche presso il molo della Pilarella. Un'ora dopo alcune bombe vennero lanciate sul deposito Carburanti situato in località Campone, controllato dai tedeschi. Alle ore 11:15 quattro bombardieri colpirono la baia del Pozzarello, affondando un pontone tedesco. Nel pomeriggio otto aerosiluranti cannoneggiarono il porto, la Pilarella e Punta LividoniaLa prima punta che si trova sulla strada panoramica da Porto Santo Stefano permette di arrivare a Porto Ercole, in cui si trova l'omonima Torre.. Alle ore 20:50 un aereo da ricognizione lanciò sul paese numerosi bengala a luce prima azzurra, poi rossa e infine bianca, scattando fotografie. L'azione del ricognitore sarebbe continuata anche nei successivi bombardamenti sul porto, che si protrassero per cinque ore.

Il 17 febbraio alle ore 3:00 si ripeté la stessa serie di azioni: prima i bengala illuminarono il cielo e scattarono fotografie, poi cominciarono i bombardamenti. Vennero colpiti in particolare la darsena, la Capitaneria di Porto, il palazzo della Canonica, la farmacia comunale e molte abitazioni. Si trattò del più grande bombardamento subito dal paese fino a quel momento. Lo stesso giorno venne colpita per la prima volta la rada di Porto Ercole.

Il 20 febbraio alle ore 15:30 quindici bombardieri colpirono il porto, il rione Fortezza e la baia del Pozzarello, dove fu affondata una motozattera tedesca.

Il 26 febbraio alle ore 16:00 ebbe luogo l'ultima incursione aerea del mese volta a colpire il porto.

Marzo 1944 Il 2 marzo alle ore 20:00 si ebbe un nuovo bombardamento, a cui seguì un raid notturno sul paese illuminato a giorno dai bengala.