Il Castello Borromeo si trova a Peschiera Borromeo nella città metropolitana di Milano. Si tratta di un'antica cascina fortificata ad opera di Vitaliano I Borromeo nel XV secolo e restaurata assumendo l'aspetto attuale nel tardo XVI secolo da Renato Borromeo, cugino del cardinale Federico Borromeo. Peculiarità del castello è che il fossato che lo circonda è tuttora pieno di acqua.
Storia
Origini delle proprietà Borromeo in Peschiera All’inizio del Quattrocento diversi beni nel territorio di Peschiera Borromeo risultano intestati ad un ente ospedaliero milanese, fondato da una certa Madonna Bona nel 1262, vicino al palazzo arcivescovile: l’Ospedale Nuovo. Questa istituzione aveva allargato rapidamente le sue proprietà grazie a molte donazioni ed eredità, che persone di differente ordine sociale promuovevano per ottenere il primato nelle concessioni all’ospedale. Uno dei casi più noti è quello delle sorelle Maggia e Allegranza, figlie di Pierino Boniperti di Porta Comasina, che dopo aver prestato all’Ospedale Nuovo la loro opera personale di assistenza, gli avevano lasciato tutti i beni nel 1267.
Tra le proprietà più importanti di questa istituzione ospedaliera vi era quella chiamata di «Mirizano e di Fiorano», che si aggirava sulle 1200 pertiche, con al suo interno tre cascine: una era denominata «cassina di Fiorano», mentre delle altre due, situate in Mirazzano, non si fa mai una precisa distinzione. Una di queste Cassine o possessioni dei «Frati Neri», che verrà successivamente ristrutturata, diventerà in seguito il «Castello della Peschera», prendendo il nome dallo stagno che esisteva lì vicino e dove si allevavano i pesci. Non si conoscono le modalità e il periodo dell'avvenuta acquisizione del nucleo di Mirazzano da parte dell’Ospedale Nuovo. L'arcivescovo Ottone Visconti aveva dotato largamente questo luogo pio, ma non si hanno prove che la sua famiglia possedesse terre a Mirazzano e Fiorano, bensì ne aveva in località vicine (Zeloforamagno, Linate, Mezzate). Molto probabilmente il nucleo originario, prima di appartenere all’ospedale era stato di qualche altra comunità monastica. I frati dell’ospedale avevano ampliato le proprietà mediante acquisti successivi, di cui si trova un documento a partire dall’anno 1279. Si parla sempre di terra aratoria, prati, boschi, vigne. Un prato (atto del 9 agosto 1291) viene localizzato fra la chiesa e la «Cassina del detto Ospedale»; successivamente si parla di «Cassina delli frati», in riferimento ai frati che gestivano l’ospedale.
Nella seconda metà del XIV secolo e all’inizio del successivo però, a causa di motivi di carattere economico e amministrativo, gli ospedali entrano in un processo di decadenza inarrestabile. Diversi terreni erano incolti e su di essi erano posti pesanti tassazioni. La situazione di degrado di questi luoghi porterà alla riforma dell’arcivescovo Rampini del 1448 e alla fondazione dell’Ospedale Maggiore. Spesso accadeva che per sopperire alle necessità urgenti delle comunità monastiche che presidiavano questi luoghi pii, chi affittava per periodi lunghi i fondi di loro proprietà, versava anticipatamente in una sola volta la somma pattuita per il fitto e successivamente ne acquistava i terreni. Così è accaduto nel territorio di Peschiera Borromeo. Nei primi anni del Quattrocento i frati dell’Ospedale Nuovo avevano contratto un prestito di 180 fiorini d’oro da 31 imperiali cadauno da Vitaliano I Borromeo, ricco banchiere milanese, che poi usufruirà di alcuni beni dell’ente. Due anni dopo, di questi possedimenti «siti nelle cassine appellate le cassine de’ Frati negri pieve di Mezzate ducato di Milano, di ragione diretta del sodetto Ospedale», il Borromeo ottiene l’investitura livellaria per tutta la vita, che cinque anni dopo, in seguito alla cessione allo stesso ospedale di quattro livelli di cui egli è beneficiario in differenti parti del milanese,diventa proprietà.
Il Castello e la sua funzione Vitaliano I Borromeo di origine padovana (i Vitaliani) era il capostipite del ramo milanese e proseguiva la stirpe dei Borromei di San Miniato, famosi banchieri e mercanti toscani. I Borromeo, nel XV secolo iniziano ad acquistare i loro primi possedimenti in Lombardia. Vitaliano I Borromeo, banchiere del duca Filippo Maria Visconti, ottiene da lui nel 1432. il diritto di fortificare il feudo di Peschiera dove già esisteva una cascina che via via assumerà sempre più l'aspetto del moderno castello.
Il vero e proprio atto di nascita del Castello, è un documento del duca Filippo Maria Visconti del 10 Novembre 1432, che offre la possibilità a Vitaliano I Borromeo di far fortificare con baluardi, fossato, ponti elevatoi e torri la sua «cassina de la Peschera» (Privilegium nobilis domini Vitaliani de Bonromeis qui possit fieri facere fortilitium in cassinis de la peschera),successivamente denominata come cascina dei «frati negri».
Il maniero è quindi in origine una costruzione rurale. Elevando questa cascina a castello, Vitaliano mirava a mantenere il prestigio della sua casata che era in fase di ascesa economica e commerciale, ma anche a difendere i suoi famigliari in un periodo irrequieto. Probabilmente non aveva progetti militari, considerate le modeste dimensioni della costruzione, l’acquitrinoso terreno circostante, la mancanza di elementi naturali difensivi e lo scarso valore offensivo della posizione. La fortificazione aveva conferito alla cascina nobiltà di linee ed aspetto, circondata da un fossato alimentato d’acqua sorgiva, era stata dotata di quattro torri angolari e una centrale più alta eretta sopra l’ingresso preceduto da un rivellino. Il castello deve essersi trovato coinvolto in qualche vicenda di armi, poiché nel 1929 alcune palle di pietra sono state rinvenute nel fossato durante i lavori di sterro per rimettervi l’acqua e anche nel 1968 nel cortile mentre si procedeva a ristabilirne le pendenze.
Si pensa che Francesco Sforza si sia soffermato al castello nel 1448, durante le operazioni militari della Repubblica Ambrosiana, ma probabilmente, ospite di Filippo Borromeo, aspettava nei primi mesi del 1450, la delegazione milanese che veniva ad offrirgli il ducato insieme con la resa di Milano.
Per ricordare la permanenza del famoso condottiero, un anonimo artista a fine Cinquecento ha dipinto un’allegoria nel salone al primo piano: due mani che dal riccio traggono una castagna (Milano), dolce premio di tante spinose fatiche.
Per ricambiare l’aiuto prestato dalla famiglia Borromeo, Francesco Sforza il 25 maggio 1450 concedeva numerosi benefici ad alcuni componenti del casato. A Filippo, figlio di Vitaliano, dava il permesso di rinnovare le fortificazioni di Peschiera e gli confermava feudi, immunità ed il titolo di conte di Arona; undici anni dopo, il 12 maggio 1461, lo insigniva pure del titolo di conte di Peschiera. Non potendo disporre di una posizione dal punto di vista strategico rilevante, il castello di Peschiera può aver solo marginalmente partecipato ad azioni guerresche. Lo stesso nome di Peschiera non emerge dalla storiografia dell’epoca, come avviene nel caso di altri castelli quali Cassano, Pandino, Melegnano o Binasco i cui ricorrenti assalti e difese sono raccontati molto spesso. L’impiego militare del castello quindi, non solo è stato modesto, ma di breve durata, poiché era venuto a cessare del tutto con l’occupazione spagnola del ducato milanese. Le quattro torri angolari infatti erano state «decapitate» molto probabilmente per volontà degli spagnoli che incontrando una certa resistenza nel consolidamento del loro potere nel ducato, esigevano le demolizioni delle opere fortificate, considerandole dei possibili focolai di ribellione.
Illustre proprietario del Castello dal 1562 al 1567 è stato San Carlo Borromeo (1538 - 1584), anno in cui vi rinunzia a favore di suo zio Giulio Cesare.
Nell'ultimo ventennio del XVI secolo, il castello di Peschiera viene interamente restaurato da Renato, figlio di Giulio Cesare e fratello del cardinale Federico. Si deve a Renato Borromeo l'attuale aspetto di carattere residenziale rispetto alla precedente vocazione militare del sito.
L'assalto al Castello nel 1502 Il cinquecento, secolo di guerre si apre con il grande conflitto tra Francesi e Spagnoli in gara per la supremazia imperiale. Sullo sfondo di questo conflitto, si profila la lotta per il dominio del Milanese all’interno del quale viene coinvolto il castello di Peschiera Borromeo. Durante questo periodo i Borromeo vi trascorrono diversi momenti dell’anno come traspare da numerose corrispondenze epistolari e cronache del tempo. Se da un lato la fine del XV secolo segna un periodo aureo per la famiglia che ne determina l’ascesa, dall’altro agli inizi del XVI i Borromeo devono affrontare un momento difficile sotto le scosse di gravi rivolgimenti politici e dinastici. Non hanno più il predominio nelle cariche dello stato e della corte e con difficoltà partecipano a grandi avvenimenti dei duchi, dall’ultimo Visconti, a Francesco Sforza, a Galeazzo Maria e alla reggente Bona di Savoia. Ad ostacolare la loro preminenza vi è Lodovico il Moro che odiava i Trivulzio ed anche i Borromeo loro alleati..
Il 6 Ottobre 1499, il conte Giberto I Borromeo è uno dei notabili che era andato incontro a Luigi XII re di Francia insieme ad altri due Borromeo, il conte Filippo ed il conte Lodovico, signorotto di Longhignana. A causa di questa alleanza i personaggi più rappresentativi della casata andranno soggetti a gravi ripercussioni, durante il conflitto tra Francia e Spagna concluso con la vittoria di quest’ultima. Le conseguenze più immediate e devastanti sono bandi, confische e l’occupazione di feudi e di castelli, tra i quali quello di Peschiera ne uscirà semidistrutto. Solo dopo diversi decenni le grandi potenze raggiungeranno uno stabile equilibrio. Il castello di Peschiera subisce diverse scorribande e sul finire di Marzo del 1500, Ambrogio da Paullo, quando descrive l'arrivo delle truppe provenienti da Lodi, racconta il saccheggio di diversi villaggi. Il castello di Peschiera viene attaccato il 3 Maggio 1502 e nei due giorni successivi da parte di una folta schiera di guasconi, che tuttavia non riuscirà ad espugnarlo. Scrive il cronista:
Successivamente nel grande conflitto tra Francesco I e Carlo V, il castello Borromeo viene di nuovo coinvolto. Nella primavera del 1522 i Francesi subiscono una nuova sconfitta, il Lautrec è costretto a fermarsi a Paullo con le sue truppe per poi stabilirsi a Peschiera nel castello dei Borromei. Il mattino del 19 luglio 1526 truppe provenienti da Melegnano circondano il castello di Peschiera guidate da Francesco Maria della Rovere duca d’Urbino, condottiero al servizio della Serenissima e posto a capo dell’esercito della santa Lega di Cognac. Francesco Guicciardini letterato e diplomatico, Luogotenente generale di Papa Clemente VII giunto a Peschiera scrivendo al cardinale Matteo Giberti ricorda il passaggio delle truppe e l'alloggio non piacevole del duca:
Descrizione
Esterni
Il castello a impianto quadrangolare segue un orientamento lungo l’asse nord-sud, lo stesso di altre due proprietà dei Borromeo: Camairago e Longhignana. Il complesso architettonico dispone di un’unica torre che passa in corrispondenza dell’ingresso principale, schema già utilizzato in altri castelli trecenteschi, come quello visconteo di Cusago o quello più antico di Vidigulfo.
All’esterno tre corpi di fabbrica che costituiscono l’edificio sono circondati da spalti, mentre il quarto, quello orientale, è a scarpa. All’interno gli stessi corpi delimitano un cortile. I muri di sostegno dei parapetti incontrano in corrispondenza di ciascuno dei quattro angoli, bassi torrioncini rotondi che sporgono sul fossato, uno dei pochi in Lombardia ancora oggi riempito d’acqua e nel quale il complesso si specchia.