La collegiata di San Bartolomeo era il principale edificio religioso di culto cattolico di Avezzano, in Abruzzo, completamente distrutto in seguito al terremoto della Marsica del 1915.
La chiesa ha vissuto tre fasi costruttive in un arco temporale incluso tra il IX e il XVII secolo. Fu completata e abbellita nella seconda metà del XIX secolo. I ruderi e un memoriale realizzato nel 1965, cinquant'anni dopo il sisma, sono collocati nella piazza dedicata al primo patrono della città, san Bartolomeo. Il luogo rappresenta quel che fu l'originario centro urbano di Avezzano, anch'esso distrutto nel 1915, attorno al quale derivavano gli aspetti sociali ed economici della comunità.
Storia Origine, intitolazione e culto
La chiesa originaria venne presumibilmente edificata a cominciare dal IX secolo. L'abate e storico Muzio Febonio nell'opera Historiae Marsorum riporta che l'edificio venne edificato in località Pantano (Pantanum), già prima del IX secolo, forse sui resti di un preesistente tempio, del quale però non sono emerse evidenze di carattere scientifico. Tuttavia il templum sarebbe stato dedicato a Giove Statòre e non, come asserì lo storico abate marsicano, al dio Giano..Laura Saladino, Patrizia Montuori, Intervista su Avezzano, curatore Sergio Natalia, L'Aquila, Textus edizioni, 2023, p. 33.. L'area assunse il nome di Pantano a causa delle frequenti inondazioni del lago Fucino che, causando danni, la rendevano acquitrinosa e fangosa.
Sulla prima intitolazione della piccola chiesa non ci sono certezze. Secondo lo storico Ignazio Carlo Gavini, questa, databile all'866 circa, doveva essere attribuita a san Salvatore essendo l"ecclesiam sancti Salvatoris" citata in un documento dell'anno 873, unitamente al toponimo "Avezano", tra i possedimenti confermati dall'imperatore Ludovico II il Giovane al monastero di Sant'Angelo in Barregio, così come riportò nell'XI secolo Leone Marsicano nell'opera Chronica monasterii CasinensisLeone Marsicano, Chronica monasterii Casinensis, (rist. Die Chronik von Montecassino), Hannover, Hahnsche Buchhandlung, 1980, lib. I, cap. 37, p. 104.Ignazio Carlo Gavini, Storia dell'Architettura in Abruzzo, Bestetti - Tumminelli, Milano - Roma, 1927, vol. I, p. 13.. In seguito all'analisi di altre fonti documentarie l'attribuzione di Gavini è apparsa superata, tanto che la chiesa originaria fu identificata come quella antica dedicata a san Clemente. Ciò fu possibile soprattutto sulla base delle attività di studio e di analisi incrociate della planimetria e della toponomastica localeToponimi e riposizionamento degli insediamenti ad opera di Serafino Del Bove Orlandi, Planimetria con individuazione dei "vichi" dall'unione dei quali ebbe origine Avezzano, in Teresa Cucchiari mostra, 1999, p. 6., della cronaca leonina di Montecassino e del Chronicon di Farfa redatto nel XII secolo da Gregorio da Catino. Nel corso del tempo diversi studiosi hanno avanzato alcune ipotesi attribuendola invece a sant'Antonio abate (sant'Antonio dei PantaniAnton Ludovico Antinori, Corografia storica degli Abruzzi, mss. in 15 voll., XVIII sec., Biblioteca provinciale Salvatore Tommasi, L'Aquila - copia in A.D.M., vol. XXXIV, tom. 4, p. 146.), recuperando così la prima teoria di Muzio Febonio relativa all'intitolazione, oppure sulla base di documenti andati perduti del Chronicon Vulturnense, a san PietroLaura Saladino, Le origini di Avezzano, in Fucino e le aree limitrofe nell'antichità, atti del III convegno di archeologia in ricordo di Walter Cianciusi, Avezzano, 2009, p. 397..
L'intitolazione successiva a san Bartolomeo apostolo apparve per la prima volta nelle opere degli storici, l'arcivescovo Anton Ludovico Antinori e il vescovo Pietro Antonio Corsignani, che descrissero un'iscrizione riferita all'anno 1156 andata persaLaura Saladino, Patrizia Montuori, Intervista su Avezzano, curatore Sergio Natalia, L'Aquila, Textus edizioni, 2023, p. 41.. La chiesa è citata, insieme alla chiesa di Santa Maria in Vico, a quella di Sant'Andrea e alle chiese di Santa Maria, di San Giovanni e di San Pietro in Aquaria (monte Salviano), nella bolla di Papa Clemente III del 31 maggio 1188 in cui appare dedicata con chiarezza a san Bartolomeo (Sancti Bartolomaei in Avezzano) e inclusa tra i possedimenti della diocesi dei Marsi. La diffusione in questo territorio del culto di san Bartolomeo fu sicuramente dovuta alla presenza e all'operato dei monaci dell'abbazia di Trisulti; stando a un'altra ipotesi si sviluppò dopo il 1143 con l'avvento nella contea dei Marsi dei Normanni, custodi delle presunte reliquie dell'apostolo di Gesù nella basilica di Benevento.
Fasi costruttive La chiesa primordiale L'originaria chiesa altomedievale, dedicata a san Clemente, a sant'Antonio abate, oppure a san Pietro, venne forse edificata tra il IX e il X secolo nel periodo in cui il vicus avezzanese si consolidò in relazione agli altri nuclei abitati come i villaggi e i casali sparsi collocati fino alle pendici del monte Salviano e lungo le strade connesse all'originario tracciato della via Tiburtina Valeria, in corrispondenza dell'antico fundus Avidianus incluso nellager di Alba Fucens. L'edificazione della prima chiesa avvenne nell'area del Pantano in cui insistevano le tracce stabili di costruzioni di epoca romanaLaura Saladino, Patrizia Montuori, Intervista su Avezzano, curatore Sergio Natalia, L'Aquila, Textus edizioni, 2023, pp. 34-35. e necropoli di età imperiale.
Di piccole dimensioni, si presentava con una pianta ad aula monoabsidata e forse a unica navataLaura Saladino, Patrizia Montuori, Intervista su Avezzano, curatore Sergio Natalia, L'Aquila, Textus edizioni, 2023, p. 39..
Subito dopo il disastroso sisma del 1915, Gavini poté disegnare un pilastrino di forma rettangolare riemerso nella fase della rimozione delle macerie. In stile bizantino e riconducibile alla metà del IX secolo, era forse incluso nel presbiterio; nel disegno pubblicato negli anni venti apparve impreziosito da decorazioni di vimini intrecciati con forme geometriche circolari e incrociate. Questo elemento andò però subito disperso.
La chiesa intitolata a San Bartolomeo
La chiesa romanica chiaramente intitolata a san Bartolomeo, edificata forse per volontà dei monaci di Trisulti, risultava ruotata di novanta gradi rispetto all'edificio preesistente; la sua costruzione fu completata nella prima metà del XII secolo. Collocata al centro della pieve della villa Avezzani che, inclusa nella contea di Albe andava estendendosi per via dell'aggregazione degli insediamenti sparsi, ottenne nello stesso secolo dal re di Sicilia, Guglielmo II il Buono, il titolo di cappella reale.
Tra la seconda metà del XIII secolo e la metà del secolo successivo il castrum bassomedievale fu dotato di una cortina muraria difensiva, caratterizzata dalle tre porte d'ingresso di San Francesco, San Bartolomeo e San Felice, quest'ultima successivamente agli interventi di adeguamento promossi da Gentile Virginio Orsini venne rinominata porta di San Rocco. Nella piazza antistante la collegiata si apriva invece una posterla che conduceva al castello Orsini.
A cominciare dalla seconda metà del XIV secolo Avezzano si apprestò a diventare universitas dotandosi degli Statuta Universitas dicte Terrae AvezanijMario Di Domenico, Gli statuti antichi di Avezzano. Aspetti giuridico-economici, Roma, De Cristofaro editore, 1989..
Muzio Febonio ipotizzò che nel 1349 la chiesa castrale crollò a seguito di un grave terremoto che colpì l'area dell'Italia centrale.; alcuni documenti diocesani e notarili fanno tuttavia presupporre che fu gravemente danneggiata e successivamente rimaneggiata con uno stile artistico che non fu apprezzato.
Forse parzialmente chiusa al culto per molto tempo, tra la fine del Cinquecento e i primi anni del Seicento venne ricostruita. Il presupposto per i lavori di rifacimento di una chiesa più grande fu quello di potenziare nel 1572 l'antico ruolo di collegiata. Ad essa furono altresì concesse dal vescovo dei Marsi Giambattista Milanese, con il placet di Marcantonio II Colonna, le rendite di altre chiese del territorio avezzanese come quelle di Sant'Andrea, Sant'Angelo, San Basilio, San Callisto, San Francesco, San Leonardo, San Nicola, Santa Maria in Vico, Santa Maria di Casa (in località Casole), San Paolo, San Simeone e Santissima Trinità.
Un'iscrizione latina con dedica a Traiano, collocata nella chiesa avezzanese, fu descritta nel corso del Seicento dagli storici Lucio Camarra il Giovane e Muzio Febonio. Venne realizzata dagli abitanti di Alba Fucens per omaggiare l'imperatore romano che nel II secolo fece avviare gli attesi lavori di ripristino dell'emissario di Claudio e dell'Incile del Fucino. Opere necessarie per il deflusso delle acque lacustri nel fiume Liri, oltre la galleria ipogea del monte Salviano, quindi anche per garantire le attività agricole nelle terre emerse e nelle aree limitrofe. L'autenticità dell'epigrafe è stata messa in dubbio da altri studiosi in quanto, poco oltre un secolo dopo la prima citazione di Camarra, risultò già introvabileTheodor Mommsen, CIL IX, n. 3915..
La chiesa prima del terremoto del 1915
L'ultima riedificazione precedente al terremoto del 1915 risale dunque tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo. Lo storico e professore Giovanni Pagani ipotizzò che la progettazione dell'edificio di culto fu opera del noto architetto Domenico Fontana..
La chiesa tardorinascimentale-barocca in fase di completamento venne danneggiata da diversi terremoti, quello del 1654, quello del 1703 e certamente anche da quello del 1706.
È attestato, invece, che i primi interventi di riparazione furono condotti poco tempo dopo l'ultimo sisma da due mastri, esperti nell'edilizia e apprezzati dalla comunità, gli avezzanesi Benedetto Spina e Pasquale Savina, mentre la completa ristrutturazione fu portata a termine molti decenni dopo, nella seconda metà dell'Ottocento.
Nel 1690 la prima scuola pubblica per l'istruzione dei fanciulli venne ufficialmente istituita nei locali della compagnia del Santissimo Sacramento all'interno della collegiataSezione di Archivio di Stato di Avezzano, Libro dei Parlamenti cittadini, delibere del 28 gennaio 1685 e del 1689.Gianluca Tarquinio, Le istituzioni culturali ad Avezzano prima del terremoto in 100 anni terremoto di Avezzano. Atti delle conferenze per il centenario del terremoto del 13 gennaio 1915, Avezzano, Edizioni Kirke, 2016, p. 48.. Nel corso del XVIII secolo l'edificio di culto divenne per volontà del cardinale Marcantonio Colonna un punto di riferimento delle Suore Trinitarie, la cui scuola venne istituita accanto alla chiesa più importante della città. Il cardinale, infatti, affidò alla nascente comunità religiosa l'educazione delle ragazze meno abbienti del feudo di Avezzano. La fondatrice dell'istituto fu madre Maria Teresa Cucchiari che nell'istituto e nella collegiata operò per circa quarant'anni, dal 1762 fino alla sua morte, garantendo l'istruzione gratuita e il conseguente riscatto sociale delle ragazze più povere ed emarginate della Marsica. Venne sepolta il 10 giugno 1801 all'interno della chiesa, in via del tutto eccezionale, nel sepolcro dei sacerdoti semplici.
Il caratteristico e alto campanile quadrato fu edificato lateralmente alla chiesa solo tra il 1780 e il 1781; l'ultimo appaltatore dei lavori fu il capomastro Gesualdo Spina.
Nella prima metà del XIX secolo, dopo le necessarie perizie, furono condotti importanti lavori di completamento della facciata e di miglioramento degli spazi interni. Ciò fu possibile grazie soprattutto alla volontà del sindaco identificato con la Carboneria, Bartolomeo Aloisi, e alla successiva riconsegna da parte dell'amministrazione, fedele invece alla Restaurazione e guidata da Aurelio Mattei, della fabricæ di San Bartolomeo all'omonimo capitolo e ai proventi di alcune aste di materie prime.