Il colpo di Stato in Turchia del 2016 è stato un fallito golpe militare messo in atto da una parte delle Forze armate turche il 15 luglio 2016 per rovesciare il presidente Recep Tayyip Erdoğan e prendere il potere nel Paese.
Le motivazioni dietro al tentativo di colpo di Stato non sono chiare: secondo Erdoğan, l'organizzatore del tentato colpo di Stato sarebbe stato il predicatore e politologo turco Fethullah Gülen, esule negli Stati Uniti. Gülen ha suggerito invece l'ipotesi cospirazionistica secondo cui l'ideatore del golpe possa essere stato lo stesso presidente.Cfr in Fethullah Gülen, Gulen: "Erdogan si è fatto il golpe da solo". in Huffington Post del 17 luglio 2016. Nei primi giorni successivi agli avvenimenti, alcuni analisti hanno parlato di golpe improvvisato e poco organizzato, mentre altri hanno sollevato dubbi sulla reale genuinità del colpo di Stato, ipotizzando una false flag per poter legittimare ulteriori restrizioni alle libertà civili e una serie di purghe sulla magistratura e sull'esercito. Ulteriori dettagli e testimonianze emersi successivamente sembrano invece confermare che il golpe fosse stato ben organizzato e che fosse vicino al successo.
Il tentativo di rovesciamento del potere ha portato alla morte di 290 persone e al ferimento di altre 1440. I dati forniti dal Governo riportano inoltre che, alla conclusione dell'evento, sono stati arrestati 2893 golpisti e 2745 giudici sono stati rimossi dall'incarico dall'Alto Consiglio. In particolare nella città di Istanbul, alcune agenzie di stampa hanno riportato il ferimento di molte persone che manifestavano contro i militari sul Ponte sul Bosforo, occupato dalle forze armate.
Le reazioni internazionali al colpo di Stato sono state particolarmente caute, anche se nella notte i principali leader internazionali hanno condannato il tentativo di presa di potere da parte dei militari. Si è trattato del primo colpo di Stato in Turchia compiuto da militari a fallire dopo quello del 1963. Contesto storico Relazioni tra governo e forze armate La Turchia ha subito diversi colpi di Stato, fin dal 1960, l'ultimo dei quali si è verificato, nel 1997, contro il governo di Necmettin Erbakan, guida del Partito del Benessere, d'ispirazione islamista. Di tale partito, era anche figura di spicco l'attuale presidente Recep Tayyip Erdoğan, allora sindaco di Istanbul. Dopo vari governi laici che hanno guidato il paese, Erdoğan è divenuto, nel 2003, leader del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (in turco: AKP) per essere, nel 2014, il primo presidente turco ad essere eletto direttamente.
Il rapporto tra il governo guidato dall'AKP e l'esercito turco, cui la Costituzione affida il ruolo di garante ultimo della laicità dello StatoCfr. in Vittorio Da Rold, Militari contro Erdogan per la laicità della Turchia ne Il Sole 24 Ore del 28 aprile 2007. è sin dall'inizio della presidenza molto complesso poiché le forze armate turche si ispirano agli ideali laici di Mustafa Kemal Atatürk, generale e fondatore della Repubblica di Turchia, che si oppone alle ideologie islamiste e conservatrici propagandate dall'AKP.
In varie occasioni il governo di Erdoğan ha denunciato l'esistenza di complotti per l'effettuazione di colpi di Stato ai danni del governo, uno dei quali rappresentato dall'Operazione Mazo II, in cui le forze di opposizione avrebbero fatto esplodere degli ordigni in due moschee di Istanbul per poi poter effettuare il golpe in mezzo al caos seguente gli attentati. Per questa operazione sono state indagate 236 persone che, nel 2015, sono state rilasciate per mancanza di prove. Nel 2008, è stato seguito un nuovo caso, secondo il quale vi era l'esistenza di un'organizzazione cospirativa, denominata Ergenekon, che si è conclusa con una condanna per alto tradimento a circa 265 persone, tra le quali figuravano anche alti esponenti del governo e ufficiali dell'esercito come, ad esempio, İlker Başbuğ. Tuttavia, nell'aprile del 2016, la Corte Suprema ha annullato le sentenze per mancanza di prove sufficienti.
Crisi politica Il governo di Erdoğan è stato più volte accusato di volere una totale concentrazione e centralizzazione del potere politico. Nel 2007 venne promossa dal governo, e successivamente approvata attraverso un referendum, una riforma costituzionale che stabilisce l'elezione diretta della carica di presidente. Nelle successive elezioni presidenziali del 2014, Erdoğan è risultato vincitore, con il 51,79% dei voti, ed ha espresso l'interesse ad esercitare un mandato attivo e non solo cerimoniale come era stato fatto fino ad allora. Erdoğan espresse anche degli interessi ad attuare delle riforme costituzionali per trasformare la Turchia in una repubblica presidenziale. Questo venne ostacolato non solo dall'opposizione ma anche da alcuni membri del suo stesso partito: nell'aprile del 2016 ci furono numerose incomprensioni, riguardo al presidenzialismo, tra Erdoğan ed il primo ministro Ahmet Davutoğlu, il quale decise di rassegnare le proprie dimissioni il 4 maggio 2016. Al suo posto subentrò Binali Yıldırım. Le dimissioni di Davutoğlu vennero considerate, da molti, come la fine dell'ultimo ostacolo del governo Erdoğan.
Molti politici espressero la loro preoccupazione riguardo al crescente autoritarismo del governo turco. Questo si sarebbe manifestato attraverso delle violente repressioni per calmare le proteste (come quella avvenuta al Parco di Gezi nel 2013) e con la chiusura del quotidiano d'opposizione Zaman. Vi furono, inoltre, numerosi scandali contro il governo legati alla corruzione e di questo venne anche accusata la famiglia Erdoğan. Queste accuse vennero considerate dal governo come parte di una cospirazione guidata dal religioso Fethullah Gülen, un ex alleato di Erdoğan. Gülen ed il suo movimento sono stati dichiarati terroristi da parte del governo turco, il che ha costretto lo stesso religioso a trasferirsi, in esilio, negli Stati Uniti.
Accanto ai problemi politici, la primavera araba ebbe un impatto molto forte all'interno della Turchia. Il conflitto iracheno e la guerra civile in Siria, due paesi molto vicini alla Turchia, hanno portato una massiccia ondata di rifugiati all'interno del paese, al fine di migrare successivamente verso l'Europa e altre destinazioni. Attentati terroristici Istanbul e Ankara sono state teatro di numerosi attacchi terroristici dall’autunno del 2015, orchestrati dallo Stato Islamico negli anni 2015-2016, come quelli di ottobre 2015 e di febbraio-marzo 2016 a Ankara, e all'aeroporto internazionale Atatürk di Istanbul del giugno 2016. A questo si aggiunse anche il conflitto con il Kurdistan, all'interno del quale l'esercito turco, attraverso delle incursioni nel sud-est del paese, si scontrò con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan e con lo Stato Islamico. Tutto questo aveva creato un clima di insicurezza tra la popolazione.
Eventi Il colpo di stato, con la sollevazione dei militari, in particolare elementi della prima, della seconda e della terza armata dell'esercito, supportati dalla guardia presidenziale e da elementi dell'aviazione e della marina, si è concentrato principalmente nelle città di Istanbul e Ankara, rispettivamente la città più grande e la capitale della Turchia. 15 luglio Alle ore 22:00 (ora locale) di venerdì 15 luglio 2016, la Jandarma effettua la chiusura di due ponti sul Bosforo con dei carri armati.
Alle ore 22:19, il ministro Binali Yıldırım conferma le voci riguardanti un tentativo di alcuni militari di effettuare un colpo di Stato dopo che alcuni jet ed elicotteri erano avvistati a sorvolare, a bassa quota, sia Istanbul che Ankara, e dopo aver udito degli spari nei pressi della sede del parlamento turco.
Alle 22:21, l'esercito turco invita la popolazione a rientrare nelle proprie case.
Alle 22:22, viene bloccato qualsiasi accesso ai social network, tra cui Facebook, Twitter, Vimeo, Instagram, Youtube e Snapchat, ma non alle Virtual Private Network (VPN) che consentono a chiunque di continuare a postareCfr in Federico Bianchini, La lunga notte del fallito golpe militare in Turchia, in Analisi Difesa del 16 luglio 2016. grazie al cambiamento di DNS utilizzando un proxy server per ottenere un indirizzo IP, il quale, attraverso un software dedicato, permette di simulare l'appartenenza ad una zona geografica differente dalla Turchia non sottoposta a censuraCfr. in Martina Pennisi La Turchia blocca i social ed Erdogan si fa intervistare via FaceTime. ne il Corriere della Sera del 16 luglio 2016.Cfr. in Marco venturini, Golpe Turchia, nell’era dei social network le prime vittime sono i media tradizionali ne il Fatto Quotidiano del 16 luglio 2016..
Alle 22:25, i militari irrompono nella sede della rete radiotelevisiva turca TRT ad Istanbul e vengono interrotte le trasmissioni televisive. I militari si dichiarano appartenenti ad un "Consiglio di Pace Turco" con l'obiettivo di formare un nuovo governo.
Alle 22:41, i militari bloccano con i carri armati gli accessi all'aeroporto Kemal Atatürk di Istanbul dopo aver disarmato gli agenti di polizia addetti alla sicurezza, e bloccano l'accesso anche all'aeroporto di Ankara.
Alle 22:43, l'esercito mette in atto alcune sparatorie nei pressi del quartier generale della polizia ad Istanbul.
Alle 22:49, i golpisti riescono ad addentrarsi nel quartier generale dell'esercito turco ad Ankara e a prendere in ostaggio Hulusi Akar, il capo di stato maggiore delle forze armate turche.
Alle 22:56, i militari autori del colpo di stato si dichiarano pronti a mantenere intatte le relazioni con l'estero e che "lo stato di diritto rimarrà una priorità".
Alle 23:02, i voli in partenza e in arrivo dall'aeroporto di Atatürk vengono cancellati dagli occupanti.
Alle 23:13, la televisione di stato turca diffonde dei comunicati delle forze armate che annunciano l'introduzione del coprifuoco e la proclamazione della legge marziale.
Alle 23:18, i golpisti irrompono nella sede del partito AKP e s'impossessano dell'edificio.
Alle 23:20, i militari provocano un'esplosione nei pressi del Centro di formazione delle forze di sicurezza di Gölbaşı, in provincia di Ankara.
Alle 23:24, i militari dichiarano alla TV di stato l'intenzione di creare una nuova costituzione garante della democrazia e della laicità.
Alle 23:35, il presidente Erdoğan si collega da un luogo sconosciuto, attraverso FaceTime, con la CNN Turk per denunciare il tentativo di colpo di Stato dei militari e per incitare il popolo turco a "resistere e scendere in piazza". Anche dalle moschee di tutto il Paese sono partiti incitamenti per combattere contro i golpisti. Durante la notte, numerose persone hanno accolto favorevolmente l'appello del presidente ed hanno organizzato dei movimenti di resistenza nei confronti dei militari. In piazza Taksim, a Istanbul, alcuni civili, dopo essersi scontrati con i militari, sono saliti sui carri armati ed hanno fatto capire agli occupanti che non avrebbero mai sostenuto il rovesciamento del governo di Erdoğan. 16 luglio Alle ore 04:30, riprendono le trasmissioni televisive delle reti occupate precedentemente dai militari.
Alle 05:30, il governo turco riesce a riprendere il controllo del Paese, mentre Erdoğan ritorna ad Istanbul ed il generale delle forze armate Hulusi Akar viene liberato.
Alle 10:32, viene confermata l'uccisione di 104 presunti golpisti, l'uccisione di 47 poliziotti e la morte di 41 civili (poi diventati 265), i quali sono stati definiti "martiri".
Alle ore 11:50 del 16 luglio 2016, viene confermato il fallimento del colpo di Stato, anche se un piccolo gruppo di militari golpisti (circa 150) rimane asserragliato nel quartiere generale del comando delle Forze armate ad Ankara per cercare di trattare la propria resa. I soldati, alla fine, hanno deciso di consegnarsi alle forze dell'ordine.
Conseguenze Arresti ed epurazioni governative