Sant'Agata sul Santerno (Sant'Êtca o in romagnolo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Ravenna in Emilia-Romagna. È il terzo comune più piccolo della provincia per popolazione (dopo Casola Valsenio e Bagnara di Romagna) e il più piccolo quanto a superficie.

Geografia fisica Territorio Sant'Agata è situata nella pianura romagnola, sulla sponda sinistra del fiume Santerno. Sorge a ad ovest di Ravenna.

Storia Dalla fondazione all'Unità d'Italia

L'abitato sorse probabilmente in epoca bizantina. Per difendersi dalle continue incursioni longobarde, i bizantini eressero tra VII e VIII secolo una linea difensiva che andava da Ferrara (città di fondazione bizantina) alla via Emilia. La linea era punteggiata da piccoli castra, cioè presidi militariNorino Cani, Santi, guerrieri e contadini, Il Ponte Vecchio, Cesena 2017, pag. 48.. Dall'esame cartografico e dal confronto con le foto satellitari si evince che l'abitato di Sant'Agata aveva le tipiche dimensioni (circa 160 × 160 metri) di un villaggio protetto da un fossato con argineNorino Cani, op.cit., pag. 53..

Contemporanea al presidio è la pieve, edificata come d'uso fuori le mura. Fu dedicata a Sant'Agata probabilmente in segno di buon augurio, poiché i bizantini avevano intitolato alla santa orientale la città di Catania, la prima ad essere riconquistata all'inizio della loro campagna d'ItaliaNorino Cani, Lugo e la Bassa Romagna tra Ostrogoti, Bizantini e Longobardi (V-VIII secolo), Lugo, 2012.. La pieve fu edificata a nord del castrum.La sua costruzione viene fatta risalire al 740. Come negli altri centri del Nord Italia dell'epoca, ebbe una funzione sia religiosa sia civile. Dal nome della pieve trae origine il nome del centro abitato.

Quando la pieve fu costruita il clima stava attraversando una fase di "ottimo". Ma a partire dal XIII secolo il clima cambiò nuovamente ed iniziò una stagione calda. Gli effetti sul territorio furono disastrosi: il Santerno esondò ed allagò più volte il territorio circostante. La pieve di Sant'Agata, dopo essere stata allagata ripetute volte, venne abbandonata, tanto che a partire dal 1300 di essa non si ha più notizia. Fu sostituita dalla chiesa parrocchiale, situata dentro le muraArmanda Capucci, Storie di antiche Pievi, fra donazioni e debiti, in «Giornale di massa», marzo 2018, p. 13. Si ritiene che la pieve sorgesse a Nord dell'attuale piazza centrale del paese, nei pressi dell'attuale via Angiolina..

Fin dai secoli XII-XIII la pieve di S. Agata fece parte della Diocesi di Faenza, cui appartiene tuttora. In quel periodo il territorio circostante era occupato prevalentemente da boschi: la Magnum forestum delle cronache medievaliTale area boschiva si estendeva dal Sillaro al Lamone.. Tra il XIII e il XIV secolo Sant'Agata fu disputata dai signori locali, trovandosi, suo malgrado, al centro di scontri tra forze avversarie. Tale periodo turbolento ebbe termine nel 1440, una delle date più significative della storia del paese. Il 23 settembre di quell'anno Papa Eugenio IV cedette in feudo alcune terre della Bassa Romagna, tra cui Sant'Agata, agli Estensi di Ferrara per 11.000 ducati d'oro. Il paese assunse quindi il nome di S. Agata Ferrarese, che conservò fino all'Unità d'Italia. Nel 1487 gli abitanti ottennero dagli Este lo StatutoSe ne conservano tuttora due copie nell'archivio storico comunale, rispettivamente dei primi del XVI secolo e del 1758. Lo Statuto regolò la vita dei santagatesi fino all'epoca napoleonica., ovvero la raccolta delle leggi di autogoverno della città. L'abitato aveva una pianta ridotta; l'accesso al castello avveniva attraverso un'unica Porta; la fortificazione era circondata da un grande fossato, chiamato dagli abitanti "la Fossa" (dell'antico castello non rimane che uno dei due torrioni, l'attuale torre dell'orologio). Nel recinto del castello fu edificata la chiesa arcipretale. In epoca successiva il fossato venne prosciugato (ciò accadde anche nei centri abitati circostanti, come Lugo e Bagnara). La porzione dell'ex fossato antistante la porta cittadina divenne la piazza centrale del paeseArmanda Capucci, Dalla "fossa" a piazza Umberto I, Giornale di massa, aprile 2015..

Dopo l'estinzione della dinastia estense, nel 1598, Sant'Agata, insieme a tutta la Romagna estense, fu devoluta allo Stato Pontificio, che la inserì nella neonata Legazione di Ferrara.

Nel corso del XVIII secolo il passo sul fiume Santerno aumentò considerevolmente d'importanza. Si tratta di un passaggio obbligato per chi è diretto a Lugo. Il principale paese del comprensorio, proprio in quel secolo, conobbe un periodo di floridezza economica. Ne beneficiò anche Sant’Agata: il passaggio del fiume, infatti, divenne la fonte dei maggiori introiti del Comune. Gli introiti assicuravano tutta una serie di servizi, dalla scuola alle poste alla sistemazione degli argini del fiume stessoArmanda Capucci, Tutte le strade portavano al Santerno e gli oboli dei «passi» li incassava il Comune di Sant'Agata in «Giornale di massa», giugno 2023, pag. 13. I residenti del territorio santagatese erano esentati dal pagamento del pedaggio.. Anche gli abitanti della vicina Massa Lombarda erano obbligati a passare da Sant'Agata per recarsi a Lugo. Alla metà del secolo i due paesi cercarono entrambi di influire sulla vita politica di Sant'Agata. Nel 1755 fu approvato a Ferrara un decreto che permetteva a due lughesi e a due massesi di partecipare alle pubbliche adunanze cittadine. Iniziò un lunghissimo braccio di ferro con i due comuni confinanti. Dopo ben 23 anni Sant'Agata ottenne l'abolizione del decreto direttamente dalla Santa SedeGiù le mani dalla nostra Sant'Agata, in «Giornale di massa», aprile 2023, pag. 16..

Nel 1796 la Romagna estense cadde sotto il dominio napoleonico. Nel 1801-02 fu costruito un ponte in legno sul Santerno: fu il primo ponte permanente sul fiumeAgostino Poggiali, Storia di Lugo dal 1798 al 1838, Walberti, Lugo 1977.. Fino ad allora veniva offerto il servizio di traghetto da una sponda all'altra; i proventi andavano al municipio. La cessazione del servizio causò un pesante deficit nelle casse comunali. I santagatesi fecero sentire le loro proteste fino a Bologna. Nella primavera del 1815 Gioacchino Murat, in ritirata da Ferrara verso Faenza, attraversò il Santerno sul nuovo ponte e, per fermare l'avanzata austriaca, lo fece bruciare. Nello stesso anno la Romagna estense ritornò sotto la sovranità dello Stato Pontificio. Il legato accolse le richieste dei santagatesi e non fece ricostruire il ponte.

In occasione della Prima guerra d'indipendenza italiana (1848) si arruolarono volontari ben 26 santagatesi. L'epidemia di colera del 1854-55 toccò anche Sant'Agata: su abitanti, 78 furono contagiati e 50 morirono.

Con l'annessione delle Legazioni pontificie al Regno di Sardegna (1859) il comune di Sant'Agata fu incluso nella Provincia di Ravenna (annessione sancita con i plebisciti del 1860). Successivamente il nome cambiò da Sant'Agata Ferrarese all'attuale Sant'Agata sul Santerno.

Dal 1861 ad oggi Nel 1863, per Regio Decreto, il paese assunse l'attuale denominazione di Sant'Agata sul Santerno. Nel gonfalone del Comune compaiono: Sant'Agata, la torre civica e l'aquila degli Estensi. Nel 1865 fu emanato il Regolamento di polizia rurale e urbana, il primo da quando Sant'Agata era entrata nel Regno d'Italia. Tra le nuove norme, il divieto di fare il bagno nel fiume, abitudine di molti santagatesi dell'epocaArmanda Capucci, La “Serata culturale” della Festa della patrona, «Giornale di massa», maggio 2020, pag. 17.. Nel 1866 fu costruito il nuovo ponte di legno sul Santerno. A sud del paese il fiume era caratterizzato da lunghe ed ampie anse, che rallentavano il corso dell'acqua: nel giro di poco più di tre km, il Santerno ne formava sei. In caso di piogge il livello del fiume poteva elevarsi fino ad esondare, con grave pericolo per la popolazione. Le anse a sud del paese furono eliminate tra il 1885 e il 1888, con la realizzazione del cosiddetto "drizzagno" (un raddrizzamento di circa 2,5 chilometri), insieme all'innalzamento degli argini su tutto il fiumeL'alveo del Santerno Morto, all'interno delle anse, costituisce oggi un serbatoio per le acque in eccesso del Canale dei molini di Imola.. I lavori furono eseguiti dal Genio Civile della Provincia di Ravenna.

Alla fine dell'Ottocento la superficie agraria era coltivata solo in minima parte. Lo studioso Emilio Rosetti, nella sua opera La Romagna. Geografia e storia (1894), divise il territorio agrario romagnolo in sei areeLe sei aree sono: Zona litoranea; Zona boschiva o del Pineto; Zona valliva; Zona risicola; Zona arativa nuda o delle Larghe; Zona arativa alberata.. Sant'Agata fu classificata, come la vicina Conselice, nella "Zona risicola", poiché la coltura prevalente era quella del riso.

All'inizio del XX secolo la popolazione viveva in condizioni modeste. Delle circa 400 famiglie che abitavano nel territorio del comune, pochissime erano definibili ricche. Quanto al tipo di lavoro, la fetta più grossa della popolazione era dedita all'agricoltura. I piccoli proprietari, in tutto qualche decina di famiglie, possedevano in media dai 3 ai 4 ettari di terra. Nonostante la loro vita faticosa, erano considerati benestanti: infatti non dovevano dividere con nessun altro il frutto del loro lavoro, come invece accadeva ai coloni mezzadri e agli affittuari (che alla fine dell'anno dovevano corrispondere al proprietario del terreno una quota fissa). A Sant'Agata, come del resto in tutta la Bassa Romagna, mezzadri e affittuari rappresentavano la stragrande maggioranza dei lavoratori. La categoria più disagiata era senza dubbio quella degli operai e dei braccianti: lavoravano solo d'estate, nella mietitura, nella trebbiatura e nella vendemmia, e rimanevano disoccupati in inverno; molti di essi, inoltre, non erano nemmeno proprietari della casa in cui vivevano.

Alcune tappe dello sviluppo civico di Sant'Agata sono scandite dagli avvenimenti che seguono: - 1901 viene fondata la Cassa Rurale da 14 soci, tra cui don Antonio Randi; - 1905 (25 novembre) viene inaugurato il nuovo ponte sul Santerno e viene progettata la rete fognaria all'interno del paese; - 1924 viene aperta la prima agenzia della Cassa di Risparmio di Ravenna; - 1925 giunge in paese la luce elettrica. La linea ferroviaria esisteva invece fin dal 1888; - 1926 (il 16 giugno) viene inaugurato l'asilo infantile fondato da Giovanna Azzaroli; - 1929 vengono costruite le attuali Scuole elementari, che saranno inaugurate due anni dopo. Per la prima volta alcune strade del centro urbano vengono asfaltate: sono via Roma, piazza Umberto I, largo Margherita di Savoia e via MazziniDecio Testi, Sant'Agata sul Santerno "raccontata" attraverso i suoi sindaci, Edizioni Stear, Ravenna 2015..

Le due guerre mondiali portarono lutti e privazioni anche ai Santagatesi: nella guerra 1915-1918 si contarono 16 caduti in battaglia, 19 deceduti per malattie contratte al fronte e 5 dispersi. I danni causati dal secondo conflitto mondiale furono ancora più gravi: il paese venne quasi completamente distrutto dai bombardamenti (terribile l'ultimo del 9 aprile 1945) e si ebbero 77 civili deceduti per fatti di guerra e 6 militari morti o dispersi sui vari fronti. Sant'Agata fu liberata il 10 aprile 1945; i primi ad entrare furono i soldati inglesi e neozelandesi.

Al referendum istituzionale del 1946 la Repubblica ottenne 1.169 voti, la monarchia 108.

Alle elezioni politiche del 1948, ottennero voti per il Senato: Fronte Popolare 604, Democrazia Cristiana 277, PRI 239. Per la Camera: Fronte Popolare 674, Democrazia Cristiana 425, P.R.I. 259.

Il 5 dicembre 1959 il fiume Santerno ruppe l'argine in due punti e l'acqua invase il paese.

Nel 1960 Primo Mazzari fondò l'omonima distilleria, che rimane ancora oggi la fabbrica più conosciuta di Sant'Agata. Il secondo marchio più conosciuto, il Mobilificio Pirazzoli, sorse nel 1966.