Il cazzeggio è un sostantivo derivato dal verbo cazzeggiare, cioè perdere tempo, dedicandosi ad attività inutili, o a discorsiSulla chiacchiera come «grado zero dell’interlocuzione», sul «piacere» a essa connesso e sul «catalogo» degli argomenti che la società produce per «alimentarla», si veda BARTHES e FLAHAULT (1980), Parola, in Enciclopedia, Einaudi, Torino. su temi senza fondamento o futili oppure inconcludenti e superficiali.
Etimologia e connotazione del termine Il termine deriva da cazzo ed è considerato un termine gergale e/o volgare. La connotazione negativa della parola non è però universalmente riconosciuta, anzi Umberto Eco lo considerava un termine affettuoso e indulgente. In alternativa a cazzeggio e cazzeggiare vengono a volte utilizzati, in particolare nel linguaggio dei blog, i termini fuffa e fuffare.
Diffusione Il termine cazzeggio fino verso la fine degli anni Ottanta del Novecento era utilizzato in modo quasi esclusivo nel linguaggio parlato. Nel 1991 lo scrittore Sebastiano Vassalli lo definiva, nel suo libro Il neoitaliano. Le parole degli anni ottanta, come discorso grave, leggero o rarefatto che si fa usando la parola "cazzo" nel maggior numero di intonazioni e di significati possibili ... Tra coloro che ne sdoganarono l'uso sulla carta stampata, facendolo uscire dal linguaggio da bar (o da caserma) nel corso degli anni Novanta, Umberto Eco ricorda Eugenio Scalfari.
In genere vengono identificati come cazzeggio i periodi di ozio della vita di tutti i giorni, in particolare dei giovani. Tra le attività spesso considerate tali spiccano quelle legate all'uso del PC e a Internet, come l'uso dei videogiochi o la frequentazione dei social media."Si possono distinguere, infatti, elementi di comunicazione ‘spot’, che rispondono a una logica di agency in cui il soggetto agisce in modo quasi istintivo, reagendo immediatamente agli stimoli che riceve dai propri contatti (quiz, catene, meme o like, solo per fare qualche esempio) che si pongono quali passatempi o assolvono una funzione meramente fàtica, ossia di tenere aperto il canale comunicativo con i propri contatti": Locatelli, Elisabetta ; Sampietro, Sara; Tracce di sé in rete : i social network fra tracciare ed essere tracciati, Milano: Vita e Pensiero, Comunicazioni sociali : 1, 2010, pp. 26-27. Il termine viene però utilizzato anche in vari altri ambiti come in quello sportivo, politico oppure militare, per indicare in questo caso periodi di scarsa attività e di sbando dei combattenti.
Note
Bibliografia
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Categoria:Espressioni volgari della lingua italiana