Palazzo de' Nardis (o semplicemente Nardis.) è un palazzo storico dell'Aquila.
Storia
Nel 1286 Giovanni, figlio di Nicola di Mainardo di Poggio Santa Maria, acquista, da Jacopo di Rainaldo di Roio, "unam domum cum casaleno […] prope forum civitatis Aquile", all'angolo tra le contemporanee vie di San Marciano e dell'Arcivescovado, al prezzo di dodici once d'oroAtto di notar Giovanni di Giacomo di Lucoli del 12 maggio 1286 conservato presso l'Archivio de' Nardis..
Forse proprio a partire dalla casa acquistata da Giovanni, la famiglia de Nardis non si insediò nel localeAlla fondazione dell'Aquila, l'area racchiusa tra le mura venne divisa tra i castelli fondatori, tra cui Poggio Santa Maria, e ciascuno di essi aveva un locale, ossia un'area in cui gli abitanti potessero costruire la loro chiesa e le loro case. di riferimento di Poggio Santa Maria, bensì in quelli attigui di Roio e di Rocca di Corno posti nelle immediate vicinanze del centro politico-religioso della piazza del mercato. Attorno all'asse di via di San Marciano, infatti, nel corso del tempo, i vari rami della famiglia edificarono numerose case e palazzi e, nel 1647, l'oratorio di Sant'Antonio dei Cavalieri de' Nardis.Antinoriana, vol. II, pp. 1073 e ss.
La casa duecentesca, con le sue successive trasformazioni, diventa così punto iniziale e stipite di un complesso civile che, tra Cinque e Seicento, arriva a monopolizzare tutto il primo tratto della strada.
Il palazzo odierno è però frutto di diverse trasformazioni e, soprattutto, della ricostruzione successiva al terremoto dell'Aquila del 1703, quando fu praticamente raso al suolo e, nella ricostruzione, venne riprogettato secondo l'attuale assetto monumentale lungo via San MarcianoAntinoriana, vol. II, p. 1075 n.
In maniera interessante, nella ricostruzione del palazzo furono salvati gli importanti resti medievali, inglobandoli nel complesso barocco; la ricostruzione consentì anche di compattare l'articolato assetto urbano pre-sisma in un unico edificato con l'Arcivescovado e la Cattedrale, secondo un processo che venne ripetuto in molte altre parti di città.
Dopo la ricostruzione, i lavori del palazzo proseguirono per decenni, con progressivi ampliamenti e abbellimenti, che si conclusero nel 1894 con il programma decorativo degli interni e il termine della costruzione del secondo piano. L'edificio ha subito nuovi danni dal terremoto dell'Aquila del 2009, venendo sottoposto ad importanti lavori di consolidamento e restauro.
Descrizione
Palazzo de' Nardis è situato nell'isolato posto tra via San Marciano e via dell'Arcivescovado, formando un unico complesso con gli edifici adiacenti del palazzo dell'Arcivescovado e del Duomo dell'Aquila.
La facciata principale, su via San Marciano, è inoltre frontale all'Oratorio de' Nardis, presentandosi come una delle massime realizzazioni all'Aquila di dialogo tra architettura palaziale e religiosa di stampo aristocratico. Detta fronte presenta un'architettura sei-settecentesca di impianto piano e severo, sviluppata su tre livelli con undici assi di aperture. Al centro della facciata l'ingresso principale, sovrastato da uno stemma della famiglia di pietra, dà accesso tramite un androne al cortile porticato e terrazzato e al grande scalone doppio che dà l'accesso ai piani superiori. Tale scalone, apax all'Aquila per impostazione architettonica e dimensione monumentale, si riunisce al piano nobile in un'unica rampa.
Notevole è anche il prospetto laterale su via dell'Arcivescovado, che presenta vistose preesistenze di architettura medievale datate al XIV o XV secolo. Si tratta di un tratto di muro a conci di pietra squadrati con cinque porte ogivali presenti al livello stradale. Le tre aperture verso l'angolo con via san Marciano sono resti della casa-bottega preesistente al palazzo, mentre le due superiori e il relativo apparecchio murario furono rifatte in stile presumibilmente nel XVI secolo, quando le case preesistenti cominciarono a essere fuse nell'attuale palazzo. Il primo piano, nel tratto corrispondente alle preesistenze medievali, ha un inedito paramento a conci squadrati di pietra rossa, dove però sono visibili aperture di stampo manierista risalenti a una fase costruttiva successiva. Quattro delle cinque porte ogivali dentellate, tipiche dell'edilizia civile aquilana del medioevo, seguono il declivio della strada. La seconda dall'angolo a sinistra, più piccola e rialzata, dà su una scala, anch'essa di pietra rossa, oggi murata ma che, nella casa medievale, consentiva l'accesso all'abitazione, posta al primo piano. Popolarmente è considerata una «porta del morto», ossia la porta che, secondo usanze d'origine umbro-toscana, veniva utilizzata esclusivamente per portare fuori il feretro di coloro che fossero defunti nella casa.
Note
Bibliografia
Voci correlate Nardis (famiglia) Oratorio de' Nardis
Altri progetti
Nardis Categoria:Architetture medievali dell'Aquila Categoria:Architetture manieriste dell'Aquila Categoria:Architetture barocche dell'Aquila