il Movimento di Liberazione Nazionale (albanese: Lëvizja Nacional Çlirimtare o Lëvizja Antifashiste Nacional Çlirimtare, LANÇ) conosciuto anche come Fronte di Liberazione Nazionale, è stato un'organizzazione di resistenza comunista albanese che ha combattuto durante la seconda guerra mondiale contro il nazifascismo. Fu creato il 16 settembre 1942, durante una conferenza tenutasi a Pezë, un villaggio vicino a Tirana, e fu guidato da un Consiglio Generale, composto da 10 persone: sette comunisti, tra cui Mustafa Gjinishi ed Enver Hoxha e tre nazionalisti che erano Abaz Kupi, Myslim Peza e Baba Faja Martaneshi.

Oltre alle figure che detenevano la maggioranza nel Consiglio Generale, facevano parte del Movimento anche noti nazionalisti come Myslim Peza, sebbene i partigiani sotto l'influenza jugoslava dei due emissari di Tito e del Comintern, Miladin Popović e Dušan Mugoša, finirono per giustiziare diverse figure nazionaliste albanesi, oltreché i comunisti dissidenti ed antistalinisti del Gruppo dei Giovani di Tirana accusati di trotzkismo.

Nel maggio del 1944, il Fronte di Liberazione Nazionale albanese si trasformò nel governo albanese e i suoi leader ne divennero membri; nell'agosto del 1945, fu sostituito dal Fronte Democratico.

L'Esercito di Liberazione Nazionale (in albanese: Ushtria Nacional-Çlirimtare) era l'esercito creato dal Movimento di Liberazione Nazionale.

Storia Aprile 1939: L'invasione italiana dell'Albania

L'Albania non oppose una resistenza organizzata all'invasione italiana avvenuta tra il 7 e il 12 aprile 1939. Tuttavia, diversi gruppi di patrioti albanesi, come quelli guidati da Mujo Ulqinaku o Abaz Kupi, opposero una breve resistenza Durazzo il giorno dell'invasione. Durazzo fu conquistata il 7 aprile, Tirana il giorno seguente, Scutari e Argirocastro il 9 aprile, e quasi l'intero paese era occupato dagli italiani entro il 10 aprileA Country Study: Italian Occupation, Library of Congress Albania: A Country Study: Italian Occupation, Library of Congress.

1939-1941: I primi gruppi di resistenza

Al momento dell'invasione italiana, non esisteva ancora in Albania un vero e proprio Partito Comunista, ma i comunisti erano divisi in gruppi locali. Tra questi spiccava il Gruppo di Coriza (Korçe) rigidamente stalinista e legato al Comintern. A Tirana il Gruppo dei giovani (Gruppi i te Rinjve) era composto da studenti anti-stalinisti come Sadik Premte e Anastas Lula, operaisti e con il mito romantico della rivoluzione, in seguito furono tacciati di trotzkismo. Il Gruppo di Scutari, più teorico e convinto che l'Albania non fosse ancora pronta per una rivoluzione comunista. Nel gruppo comunista di Scutari c'erano figure come lo studente Qemal Stafa, l'artigiano Vasil Shanto, l'intellettuale Liri Gega, il medico Imer Dishnica, un medico, Zef Mala e altri. Mala, Shanto, Stafa e Kristo Themelko ne erano a capo. Le attività di questo gruppo si estendevano anche al Kosovo e alla Macedonia Occidentale, e l'organizzazione comprendeva anche diversi emigranti da Gjakova e da altre località del Kosovo, che si erano trasferiti in Albania tra il 1930 e il 1937. Nella primavera del 1941, Shanto e Stafa incontrarono il collega comunista Fadil Hoxha tramite il suo precedente contatto con il comunista jugoslavo Miladin Popović. Miladin Popović e Dušan Mugoša furono i delegati jugoslavi che aiutarono a unire i gruppi comunisti albanesi nel 1941.

Dopo l'invasione italiana, non ci fu una resistenza generalizzata all'esercito italiano, sebbene alcuni leader locali come Myslim Peza, Baba Faja Martaneshi, Abaz Kupi ecc. crearono piccole çetas (piccoli distaccamenti) che di tanto in tanto intrapresero piccoli attacchi contro le forze italiane. Nel frattempo, l'attività comunista in Albania aumentò e culminò con la creazione, l'8 novembre 1941, del Partito Comunista d'Albania.

1941-1942: La nascita del Partito Comunista d'Albania

In seguito all'attacco tedesco alla Russia, il leader jugoslavo Josip Broz Tito, su direttiva del Comintern, inviò in Albania due delegati jugoslavi, Miladin Popović e Dušan Mugoša. Questi due, pur riconoscendo il pericolo nella linea del Gruppo dei Giovani, contribuirono a unire i gruppi comunisti albanesi nel 1941. Nell'agosto del 1941, il Partito Comunista d'Albania fu istituito attraverso l'accordo tra i gruppi comunisti di Scutari (guidato da Shanto e Stafa), Coriza e Tirana. Dopo un intenso lavoro, il Partito Comunista Albanese fu ufficialmente formato l'8 novembre 1941, con voto unanime di tutti i membri e al posto di un vero e proprio capo fu eletto un Comitato Centrale. I membri del Comitato Centrale erano Enver Hoxha, Qemal Stafa, Ramadan Çitaku, Koçi Xoxe, Tuk Jakova, Kristo Themelko e Gjin Marku. Alla creazione del Comitato Centrale seguì la creazione dei comitati regionali, la cui responsabilità era quella di attuare le decisioni prese dal Comitato Centrale.

A partire dal dicembre 1941, il Partito Comunista iniziò a creare piccoli gruppi di resistenza composti da 5-10 persone, chiamati unità di guerriglia. Questi distaccamenti iniziarono a compiere vari atti di sabotaggio contro le forze italiane. Iniziarono anche a diffondere propaganda antifascista per ottenere l'attenzione e il sostegno della popolazione civile.

Dal 1942, la stampa locale e i consolati stranieri iniziarono a segnalare un numero crescente di attacchi. L'atto di sabotaggio più eclatante fu l'interruzione di tutte le comunicazioni telegrafiche e telefoniche in Albania nel giugno e luglio del 1942. Sebbene l'attività comunista fosse in aumento, la principale preoccupazione degli italiani erano le bande settentrionali. Gli italiani avevano rinunciato a governare l'Albania settentrionale. I posti di guardia composti da gendarmi nell'Albania meridionale erano perlopiù preoccupati della propria sicurezza e raramente si avventuravano al di fuori delle loro postazioni, e i convogli lungo le strade dovevano essere scortati da consistenti distaccamenti militari italianiAlbania at war, 1939-1945 Bernd Jürgen Fischer Edition illustrated Publisher C. Hurst & Co. Publishers, 1999 , p. 128-29.

1942: La conferenza di Peza

Fu in questo periodo (settembre 1942) che il Partito Comunista d'Albania compì la mossa audace di convocare una conferenza nazionale, la Conferenza di Pezë, che si tenne il 16 settembre 1942 nella casa di Myslim Peza, un noto leader della resistenza, nel villaggio di Pezë, vicino a Tirana. Alla conferenza, il Partito Comunista d'Albania invitò tutti i leader della resistenza albanese a creare un fronte di resistenza nazionale. Il Partito Comunista considerava la creazione di questo fronte una necessità per l'Albania. L'intenzione era di dominarlo, sebbene alcune figure all'interno del Partito Comunista d'Albania si opponessero all'idea di un fronte organizzato con altri nazionalisti, temendo un possibile tradimento.

La conferenza decise di creare un Consiglio Generale, composto da 10 persone: sette comunisti, tra cui Mustafa Gjinishi ed Enver Hoxha, e noti nazionalisti come Abaz Kupi, Myslim Peza e Baba Faja Martaneshi. Mehdi Frashëri fu il presidente onorario della conferenza, un fatto in seguito soppresso dalla storiografia marxista-leninista del paese.

Il Consiglio Generale avrebbe supervisionato i consigli di liberazione locali. I consigli nelle aree ancora da liberare avrebbero funzionato come agenzie di propaganda, avrebbero raccolto il materiale necessario per la guerra, condotto attività di spionaggio, organizzato la lotta economica contro le compagnie italiane e sabotato la raccolta di prodotti agricoli da parte dei fascisti. Nelle aree già liberate, avrebbero dovuto funzionare come un nuovo Stato. Avrebbero dovuto mantenere l'ordine pubblico, sviluppare l'economia locale, sovrintendere all'approvvigionamento alimentare, al commercio, all'istruzione, alla cultura e alla stampa. Avrebbero anche dovuto risolvere le faide di sangue e mantenere lo stato di prontezza alla guerra.

La conferenza riuscì a istituire un Movimento di Liberazione Nazionale congiunto con un consiglio provvisorio di otto membri, tra cui Enver Hoxha e Abaz Kupi, sebbene fosse dominato dalla fazione comunista.

La struttura dei partigiani albanesi

I partigiani erano organizzati in unità da 20 a 70 uomini, equivalenti a un plotone, incluso un commissario comunista, che fungeva da ufficiale politico. Il comandante, il commissario politico e i loro vice costituivano il comando dell'unità, e tutte le decisioni militari venivano prese e approvate da tutti i membri del comando. Ogni unità partigiana, indipendentemente dalle dimensioni, aveva un comando di quattro persone. Il ruolo del commissario era, tra gli altri, quello di garantire che le attività dell'unità partigiana fossero conformi alle direttive del Partito Comunista. Altri compiti del commissario includevano tenere i partigiani aggiornati sugli ultimi sviluppi politici, fungere da rappresentante ufficiale del Fronte di Liberazione Nazionale nei rapporti con i consigli di liberazione nazionale e i civili, e guidare i membri comunisti dell'unità partigiana.

Il Partito Comunista orientava le attività dell'Esercito di Liberazione Nazionale attraverso le sue varie organizzazioni interne all'esercito. Ogni unità partigiana aveva un'organizzazione politica chiamata cellula comunista e sia la cellula comunista che il commissario rispondevano ai comitati regionali del Partito Comunista. Il comunista jugoslavo Miladin Popović, partecipò alla Conferenza di Peza come consigliere e sperava di rafforzare ulteriormente il controllo del partito creando uno stato maggiore che avrebbe collegato le varie unità, ma il suo suggerimento non fu adottato. Le unità partigiane erano integrate da unità territoriali: distaccamenti irregolari di autodifesa composti da volontari. Erano previste per ogni villaggio più grande o una per due o tre villaggi insieme. La loro funzione era quella di proteggere le zone liberate e di servire da fonte di rifornimento per le unità partigiane regolari. Alla fine del 1942 c'erano 2000 partigiani più un numero maggiore di unità territorialiBernd Jürgen Fischer, "Albania at war, 1939-1945", p. 133-34.

1943-1944: Dall'accordo di Mukje alla soppressione del Balli Kombetar

I passi avanti fatti con la conferenza di Peza portarono presto all'accordo di Mukje, un trattato firmato il 2 agosto 1943 nel villaggio albanese di Mukje tra il Balli Kombëtar, di orientamento nazionalista, e il Movimento di Liberazione Nazionale, di orientamento comunista. Secondo il trattato le due forze avrebbero dovuto collaborare per contrastare il controllo italiano sull'Albania. Tuttavia, sorse una controversia riguardo allo status del Kosovo. Per il Partito Comunista, la questione avrebbe dovuto essere risolta dopo la guerra, senza la presenza di potenze straniere sul territorio nazionale. Il Partito Comunista Jugoslavo avrebbe dovuto restituire il Kosovo all'Albania, come stabilito dal Comintern. Il Balli Kombëtar, invece, proponeva di lottare da subito anche per l'integrazione del Kosovo nell'Albania.

Nazionalisti e comunisti avevano così formato un'alleanza ad hoc contro l'occupazione italiana, che si stava indebolendo sempre più a causa dei continui attacchi. Tuttavia, il dibattito sul futuro del Kosovo divenne cruciale poiché il Balli Kombetar sosteneva un'unione tra Albania e Kosovo, mentre i comunisti, finanziati e appoggiati dai partigiani jugoslavi di Tito, si opponevano a tale annessione, il che portò presto ad una rottura delle relazioni.