Fu il capo della cosca mafiosa di Cinisi in provincia di Palermo e ha diretto la "Commissione" dal 1974 al 1978. Nel 1987 fu condannato negli Stati Uniti a 45 anni di reclusione in una prigione federale per essere stato uno dei leader della cosiddetta "Pizza connection", un traffico di droga del valore di 1,65 miliardi di dollari che, dal 1975 al 1984, aveva utilizzato pizzerie come punto di distribuzione, Time Magazine, October 14, 1985, Time Magazine, April 23, 1984. Badalamenti è stato inoltre condannato all'ergastolo per aver ordinato l'omicidio di Peppino Impastato, attivista di Democrazia Proletaria che attraverso il suo programma radiofonico, Radio Aut, aveva denunciato le attività illecite del boss.

Biografia Primi anni

Nacque in una famiglia povera, ultimo di cinque figli e quattro figlie. Nello stesso anno in cui è venuto alla luce morì suo padre, Vito (classe 1877). Frequentò per breve tempo la scuola prima di iniziare a lavorare come allevatore di bovini all'età di soli dieci anni. Da giovanissimo iniziò a bazzicare gli ambienti della malavita frequentando il gruppo di Cesare Manzella, boss di Cinisi. Arruolato nel regio esercito italiano nel 1941, disertò prima che gli alleati effettuassero lo sbarco in Sicilia, nel luglio 1943.

Nel maggio del 1941, prima della chiamata alle armi, le Guardie campestri di Terrasini lo denunciano per abigeato. Nel 1946 venne colpito da mandato di cattura per associazione a delinquere e concorso nel sequestro di persona dell'industriale Vito Zerilli, fu denunciato per l'omicidio di Salvatore Calati e per il tentato omicidio con lesioni ai danni di Procopio Finazzo, avvenuto il 10 ottobre 1946, e, insieme a un altro pregiudicato, per concorso nell'omicidio dello stesso Procopio, avvenuto il 15 ottobre 1947.

Decise così di raggiungere negli Stati Uniti d'America il fratello maggiore Emanuele che aveva avviato un supermercato e un distributore di benzina nella contea di Monroe, nel Michigan. Nel giorno del suo ventiseiesimo compleanno il tribunale di Palermo lo assolse per insufficienza di prove dall'accusa di omicidio aggravato e, per amnistia, anche dall'imputazione di omessa denuncia di armi.

Il 7 giugno 1950 Badalamenti venne arrestato dalla polizia statunitense a Monroe come immigrato irregolare e rispedito in Italia; sarebbe riuscito a entrare illegalmente negli Stati Uniti grazie ai rapporti consolidati tra i mafiosi siciliani e i criminali americani. Divenne quindi il vicecapo della cosca di Cinisi, guidata dal boss Cesare Manzella. Nel gennaio del 1951 la polizia lo arrestò per espatrio clandestino e truffa in danno della società di navigazione “Italia”. Tornato in libertà dopo poco, cominciò a dedicarsi al commercio di droga con gli USA.

Nel frattempo venne assolto dall'accusa di sequestro di persona per non aver commesso il fatto e di associazione a delinquere (con formula piena). Il 13 aprile 1953 però venne arrestato dalla Guardia di finanza di Palermo per contrabbando di sigarette estere e resistenza, a mano armata, a pubblico ufficiale; verrà scagionato per insufficienza di prove, in ordine alla resistenza a pubblico ufficiale, tre mesi dopo (21 luglio 1953) dal giudice istruttore del tribunale di Palermo.

Fu in questo periodo che Badalamenti si legò ai boss Angelo La Barbera, Rosario Mancino e Salvatore "Cicchiteddu" Greco, insieme a Tommaso Buscetta, Antonino Sorci e Pietro Davì, con cui si occupò del contrabbando di sigarette e stupefacenti, venendo coinvolto contemporaneamente in numerosi furti di bestiame nella zona di Cinisi. Il 15 gennaio 1955 la squadra mobile di Palermo lo fermò e lo rispedì a Cinisi con foglio di via obbligatorio perché diffidato.

Nel marzo del 1957 arrivò una nuova denuncia in stato di arresto da parte della Guardia di Finanza di Catania per contrabbando pluriaggravato di 2.949 kg di tabacchi ed evasione all'imposta generale sull'entrata. Nello stesso periodo Badalamenti divenne compare di Luciano Liggio facendogli battezzare suo figlio, e insieme a lui creò un servizio di autotrasporti per la costruzione dell'Aeroporto di Punta Raisi di Palermo, caduto nella sfera di influenza della cosca di Cinisi. Che stesse acquistando enorme potere lo dimostrò la partecipazione a un summit il 12 ottobre all'Hotel delle Palme di Palermo tra esponenti di primo piano della mafia siciliana e alcuni big di quella americana come Lucky Luciano e Giuseppe Bonanno.

La salita al potere

Nel 1963 Badalamenti divenne il capo della cosca di Cinisi in seguito all'assassinio del capo Cesare Manzella nel quadro della cosiddetta prima guerra di mafia. Denunciato più volte per associazione a delinquere, il 22 dicembre 1968 Badalamenti venne assolto per insufficienza di prove nel processo svoltosi a Catanzaro contro i protagonisti della prima guerra di mafia. Di conseguenza fu revocato il mandato di cattura che era stato emesso dall'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo il 17 marzo 1963.

Tornò quindi a Cinisi dopo sei anni di latitanza ma venne inviato al soggiorno obbligato in provincia di Cuneo. Badalamenti vinse il ricorso e fu trasferito nella più vicina Velletri dove si era stabilita una nutrita pattuglia di mafiosi. Le proteste del comando dei Carabinieri di Palermo e l'attenzione del giudice Cesare Terranova fecero saltare il trasferimento a Velletri e così venne spedito prima a Macherio (Milano) e poi a Calcinato potendo continuare a mantenere contatti con altri mafiosi siciliani residenti a Milano, con cui organizzò un traffico di stupefacenti, in collegamento con lo zio Emanuele Badalamenti, residente a Detroit e legato alla locale famiglia mafiosa. Nel 1970 Badalamenti parteciperà a un incontro a Milano insieme ad altri boss per discutere sull'implicazione dei mafiosi siciliani nel Golpe Borghese e, durante un incontro a Roma, costituì un "triumvirato" provvisorio insieme a Stefano Bontate e Luciano Liggio per ricostruire la Commissione, sciolta in seguito alla prima guerra di mafia.

Nel 1971 Badalamenti venne denunciato per associazione a delinquere e traffico di stupefacenti insieme ad altre 113 persone (tra cui Stefano Bontate, Giuseppe Di Cristina, Gerlando Alberti, i capi Corleonesi Luciano Liggio e Totò Riina e altri boss, Liggio e Riina erano latitanti da anni prima) e rinchiuso per un breve periodo nel carcere dell'Ucciardone, tornando poi a Cinisi. La ramificazione mafiosa in Lombardia fu denunciata anche da Francesco Cattanei e Luigi Carraro, presidenti della Commissione parlamentare antimafia tra il 1968 e il 1973, e nella relazione di minoranza presentata da Cesare Terranova e Pio La Torre era presente un nutrito elenco di società che Badalamenti e Totò Riina avevano intestato a prestanome e che erano attive nei settori dell'edilizia, nella compravendita di terreni e immobili, amministrate dal commercialista palermitano Pino Mandalari (candidato del MSI alle elezioni politiche del 1972).

Giovanni Impastato, fratello di Giuseppe Impastato di Tom Behan, Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato", dichiarò:

Nel 1974 la Commissione fu ricostruita da Pippo Calderone in funzione anti-Riina; nacque così il “governo” di Cosa nostra con membri Badalamenti (Palermo), Bucellato (Trapani), Di Cristina (Caltanissetta), Settecasi (Agrigento), Mongiovi (Enna).

Nel 1975 però Riina, reggente della cosca di Corleone in sostituzione di Luciano Liggio, fece sequestrare e uccidere Luigi Corleo, suocero di Nino Salvo, ricco e famoso esattore affiliato alla cosca di Salemi; il sequestro venne attuato per dare un duro colpo al prestigio di Badalamenti e del suo alleato Bontate, i quali erano legati a Salvo e non riusciranno a ottenere né la liberazione dell'ostaggio, né la restituzione del corpo, anche se Riina negò con forza ogni coinvolgimento nel sequestro.

La Pizza connection e l'arresto

Nei primi anni Settanta Badalamenti diventò il principale trafficante di stupefacenti in Sicilia: infatti il collaboratore di giustizia Antonino Calderone dichiarò che in quel periodo «il punto di collegamento negli Stati Uniti di Gaetano Badalamenti per il traffico di stupefacenti era Domenico Coppola, uomo d'onore di Partinico [...]. Ho appreso da Totò Riina che aveva avuto un lungo colloquio con Domenico Coppola e che quest'ultimo gli aveva riferito tutto sul traffico di stupefacenti in cui era coinvolto Badalamenti. Riina testualmente mi disse che, mentre essi morivano di fame, Badalamenti si arricchiva con la droga».

Nel gennaio del 1978 Badalamenti, insieme ai boss Giuseppe Di Cristina e Pippo Calderone, incontrò Salvatore "Cicchiteddu" Greco, giunto dal Venezuela dove risiedeva, per discutere sull'eliminazione di Francesco Madonia, capo della cosca di Vallelunga Pratameno, in provincia di Caltanissetta, il quale era sospettato di aver ordinato un fallito agguato ai danni di Di Cristina su istigazione di Totò Riina, a cui era strettamente legato; Greco però consigliò di rimandare ogni decisione a data successiva ma, ripartito per Caracas, vi morì prematuramente per cause naturali, il 7 marzo 1978. In seguito alla morte di Greco, Madonia venne ucciso il 16 marzo da Giuseppe Di Cristina e da Salvatore Pillera, inviato da Pippo Calderone. Riina invece accusò Badalamenti di aver ordinato l'omicidio di Madonia senza autorizzazione e lo mise in minoranza, facendolo espellere dalla Commissione e facendolo sostituire con Michele Greco, un suo socio. Badalamenti venne anche sospeso come capo della famiglia mafiosa di Cinisi, che venne affidata a suo cugino Antonio Badalamenti.

Badalamenti fuggì in Brasile per timore di essere eliminato, soggiornando a San Paolo da dove continuò a inviare negli Stati Uniti eroina da Palermo e cocaina dal Sudamerica in stretto collegamento con Salvatore Catalano, esponente della famiglia Bonanno di Brooklyn che utilizzava pizzerie e ristoranti italiani come punti di spaccio degli stupefacenti. Nel corso di un'indagine sul traffico di droga, gli agenti dell'FBI riuscirono a intercettare le conversazioni di Badalamenti in Brasile, il quale parlava in codice con un suo associato negli Stati Uniti, riferendosi a spedizioni di cocaina ed eroina. Badalamenti si spostò anche in Spagna e nel Nord Italia per riorganizzare la controffensiva degli "scappati" alla seconda guerra di mafia scatenata dai Corleonesi e cercò di convincere Tommaso Buscetta (che si trovava pure lui in Brasile) a scendere in campo insieme a lui. Durante la seconda guerra di mafia infatti furono uccisi undici familiari di Badalamenti tra Cinisi e Terrasini.

Nel 1984, sempre attraverso intercettazioni telefoniche, l'FBI scoprì che Badalamenti aveva programmato un incontro a Madrid con il nipote Pietro "Pete" Alfano, proprietario di una pizzeria a Oregon, in Illinois, e considerato il "punto di contatto principale negli Stati Uniti per il traffico di eroina". L'8 aprile di quell'anno, in un residence della periferia di Madrid, gli agenti dell'FBI e quelli delle polizie italiana e spagnola arrestarono Badalamenti e il figlio Vito insieme a Pietro Alfano; al momento dell'arresto e per i giorni a seguire Badalamenti sostenne di essere un cittadino brasiliano di nome Paolo Ares Barbosa esibendo un passaporto rilasciato dalle autorità di Brasilia. Tuttavia il 15 novembre gli arrestati furono estradati negli Stati Uniti e in cambio l'Italia otterrà l'estradizione di Tommaso Buscetta, arrestato a San Paolo nell'ottobre del 1983.

La detenzione e i contatti per la collaborazione