Anatomia di un omicidio (Anatomy of a Murder) è un film del 1959 diretto da Otto Preminger, tratto dall'omonimo romanzo di Robert Traver.

Il film narra il processo per un omicidio le cui circostanze sono approfondite fin nei dettagli più scabrosi. Il linguaggio coraggiosamente esplicito, specie per l'epoca, procurò non poche critiche anche da parte degli organi preposti alla censura, che vi ravvisarono "immoralità" e "oscenità".

Nel 2012 è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d'America.

Trama

Nella cittadina immaginaria di Iron City nella Penisola superiore del Michigan, l'avvocato Paul Biegler, un ex procuratore distrettuale sconfitto alle elezioni, conduce un'esistenza tranquilla e poco redditizia. Trascorre gran parte del tempo pescando e suonando il pianoforte, in compagnia dell'amico ed ex collega Parnell McCarthy, ormai dedito all'alcol, e della sarcastica segretaria Maida Rutledge.

La sua routine cambia quando Laura Manion gli chiede di difendere il marito, il tenente dell'esercito statunitense Frederick "Manny" Manion, accusato di aver ucciso Bernard "Barney" Quill, proprietario di un locale della zona. Manion ammette di aver sparato a Quill, ma sostiene di averlo fatto perché l'uomo aveva violentato Laura. A complicare la posizione dell'imputato c'è però il fatto che egli afferma di non ricordare l'omicidio. Biegler individua così una possibile linea difensiva nell'"impulso irresistibile", una forma di infermità mentale temporanea che potrebbe escludere la responsabilità penale. È tuttavia evidente che la versione di Manion presenta numerosi punti deboli e che la sua amnesia potrebbe essere simulata; lo stesso Biegler contribuisce a indirizzarlo verso questa strategia difensiva.

Biegler affronta il processo con il suo abituale atteggiamento bonario e apparentemente svagato, dietro il quale nasconde una notevole abilità giuridica e una certa inclinazione alle provocazioni e alle teatralità in aula. A rappresentare l'accusa vi sono il procuratore distrettuale Mitch Lodwick e soprattutto Claude Dancer, un esperto procuratore dell'ufficio del procuratore generale, chiamato ad assistere l'accusa nel caso. Dancer imposta la propria strategia sul tentativo di dimostrare che l'omicidio non fu il risultato di un impulso irresistibile, ma di una reazione di gelosia.

L'accusa cerca inoltre di impedire che il presunto stupro di Laura venga utilizzato per spiegare il comportamento di Manion. Biegler riesce tuttavia a far entrare la questione nel processo e il giudice Weaver consente alla giuria di tenerne conto nelle proprie deliberazioni. La difesa deve però affrontare ulteriori difficoltà. Durante il controesame, Dancer mette in dubbio la versione di Laura, sottolineando la sua abitudine a flirtare con altri uomini e insinuando che il rapporto con Quill possa essere stato consensuale. Anche le testimonianze degli psichiatri sulle condizioni mentali di Manion al momento dell'omicidio risultano contrastanti.

Dancer sostiene inoltre che Manion fosse estremamente geloso della moglie. In particolare, ricorda che l'uomo aveva chiesto a Laura, cattolica, di giurare su un rosario che Quill l'aveva violentata. La circostanza suggerisce che Manion stesso potesse dubitare della fedeltà della moglie e alimenta ulteriormente l'incertezza sulle reali circostanze dell'accaduto. Nel frattempo Biegler, con l'aiuto di McCarthy, indaga sulla situazione di Mary Pilant, la donna destinata a ereditare il patrimonio di Quill. Dancer sostiene che Pilant fosse l'amante dell'uomo, ma McCarthy scopre che la loro relazione era in realtà molto più complessa: Quill era il padre di Mary, nata fuori dal matrimonio, e lei vuole mantenere segreta la propria parentela.

La difesa è ormai in difficoltà e Biegler cerca nuovi elementi che possano confermare la versione di Laura. Tra questi vi è Al Paquette, il barista che aveva assistito all'omicidio. Biegler sospetta che Paquette possa sapere se Quill avesse ammesso di aver violentato Laura, ma l'uomo si rifiuta di testimoniare a favore di Manion. Un ulteriore elemento sembra inizialmente indebolire la versione di Laura, la quale sostiene che Quill le abbia strappato la biancheria intima durante la violenza, ma gli indumenti non vengono ritrovati nel luogo in cui sarebbe avvenuto lo stupro. Durante il processo, Mary Pilant viene a conoscenza del particolare e rivela di aver trovato la biancheria nella lavanderia dell'albergo la mattina successiva. Biegler ipotizza che Quill possa averla gettata nel condotto della lavanderia, situato accanto alla sua stanza, nel tentativo di eliminare una possibile prova. Dancer cerca allora di screditare Pilant, sostenendo che la sua testimonianza sia motivata dalla gelosia e che Quill fosse stato il suo amante. Quando il procuratore insiste sulla relazione tra i due e accusa Pilant di mentire per nasconderla, la donna rivela improvvisamente che Quill era suo padre.

La rivelazione rafforza la posizione della difesa e Manion viene assolto per infermità mentale. Al termine del processo, Biegler decide di continuare la professione aprendo un nuovo studio insieme a McCarthy, che ha finalmente smesso di bere. Il giorno seguente Biegler e McCarthy si recano al campeggio per roulotte dove vivono i Manion, allo scopo di ottenere la firma di Frederick su una cambiale che dovrebbe consentire loro di ottenere un prestito e recuperare le proprie spettanze. Scoprono però che i Manion hanno lasciato il campeggio. Il sovrintendente riferisce che Laura era in lacrime al momento della partenza. Manion ha lasciato a Biegler un messaggio in cui afferma di essere partito a causa di un "impulso irresistibile", usando così la stessa espressione che Biegler aveva utilizzato come fondamento della sua difesa. Biegler rivela quindi a McCarthy che Mary Pilant lo ha incaricato di occuparsi della successione di Quill. McCarthy commenta che lavorare per lei rappresenta una forma di "giustizia poetica".

Produzione Joseph N. Welch, che interpreta il giudice Weaver, era stato nella vita reale un celebre avvocato che aveva difeso i vertici dell'esercito statunitense presso la commissione per le attività antiamericane presieduta dal senatore McCarthy. Divenne famoso per aver zittito McCarthy con la frase: "Lei non possiede senso della decenza, signore? In fin dei conti, non le è rimasto un senso di decenza?", guadagnandosi l'applauso dell'uditorio. Il film fu la sua unica, molto apprezzata interpretazione per il grande schermo, grazie alla quale lavorò poi in televisione in programmi culturali.

Il regista Otto Preminger dovette difendere il film dai tagli che le televisioni volevano apportare per la messa in onda.

Colonna sonora

Duke Ellington è l'autore della colonna sonora pubblicata nell'album Anatomy of a Murder (1959) e appare anche in una scena mentre suona il piano a quattro mani con il protagonista James Stewart.

Riconoscimenti 1960 - Premio Oscar Candidatura Miglior film a Otto Preminger Candidatura Miglior attore protagonista a James Stewart Candidatura Miglior attore non protagonista a Arthur O'Connell Candidatura Miglior attore non protagonista a George C. Scott Candidatura Miglior sceneggiatura non originale a Wendell Mayes Candidatura Miglior fotografia a Sam Leavitt Candidatura Miglior montaggio a Louis R. Loeffler 1960 - Golden Globe Candidatura Miglior film drammatico Candidatura Migliore regia a Otto Preminger Candidatura Miglior attrice in un film drammatico a Lee Remick Candidatura Miglior attore non protagonista a Joseph N. Welch 1960 - Premio BAFTA Candidatura Miglior film Candidatura Miglior attore straniero a James Stewart Candidatura Miglior attore debuttante a Joseph N. Welch 1959 - National Board of Review Award Migliori dieci film 1959 - Festival di Venezia Miglior interpretazione maschile a James Stewart Candidatura Leone d'oro a Otto Preminger 1959 - Grammy Award Miglior colonna sonora a Duke Ellington 1959 - New York Film Critics Circle Award Miglior attore protagonista a James Stewart Migliore sceneggiatura a Wendell Mayes 1960 - DGA Award Candidatura Miglior regia a Otto Preminger 1960 - Laurel Award Miglior film drammatico Miglior attore in un film drammatico a James Stewart Miglior attore non protagonista a Arthur O'Connell Candidatura Miglior attrice non protagonista a Eve Arden 1960 - WGA Award Candidatura Miglior sceneggiatura a Wendell Mayes

Note

Altri progetti

Collegamenti esterni

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