Operazione Chrome Dome, in inglese Operation Chrome Dome, era il nome in codice assegnato dalla United States Air Force al programma di impiego di bombardieri strategici Boeing B-52 Stratofortress armati con bombe nucleari, in missioni di "allerta in volo" permanente.

Il programma, sviluppato tra il 1958 e il 1968, in uno dei periodi più drammatici della guerra fredda con continue tensioni tra le due superpotenze e potenziale pericolo di un'improvvisa guerra nucleare, prevedeva che un certo numero di bombardieri B-52 fossero tenuti in volo costantemente 24 ore su 24 tutti i giorni dell'anno su rotte studiate per essere in posizioni idonee a sferrare rapidamente un attacco nucleare di rappresaglia contro l'Unione Sovietica. L'operazione, promossa soprattutto dal capo di stato maggiore dell'USAF, il generale Curtis LeMay, e dal comandante in capo dello Strategic Air Command (SAC), generale Thomas S. Power, avrebbe dovuto consentire agli Stati Uniti di sferrare in ogni caso un devastante secondo colpo nucleare, nell'eventualità di attacco improvviso della superpotenza nemica. Il programma venne interrotto nel 1968 dopo una serie di gravi incidenti di bombardieri armati con bombe nucleari.

Le missioni dell'operazione Chrome Dome vennero descritte con ironia macabra nel celebre film grottesco di Stanley Kubrick del 1964, Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba, e con inquietante realismo nel film thriller-drammatico, anch'esso del 1964, A prova di errore, di Sidney Lumet.

Storia La strategia di LeMay e l'ideazione

Dal novembre 1948 venne nominato quale comandante in capo del SAC era il generale Curtis LeMay; costui molto eccentrico e aggressivo ma anche rigido ed esigente, in poco tempo aveva trasformato il SAC addestrandone i componenti rendendolo in grado, se necessario, un attacco nucleare contro l'Unione Sovietica.Schlosser, pp. 100-105. LeMay preferiva soprattutto strategie offensive e sembrava pronto anche a rischiare una guerra nucleare, convinto che gli Stati Uniti avessero la possibilità di vincere.Schlosser, p. 141. Il generale intendeva avere l'assoluto controllo dei suoi uomini e dei suoi aerei e riteneva essenziale disporre autonomamente anche delle armi nucleari, di cui egli avrebbe potuto avere bisogno rapidamente nel caso si manifestasse la necessità di contrattaccare.Schlosser, pp. 105-106.

La strategia dell'amministrazione Eisenhower della nuova linea politica New Look aveva dato un grande potere politico e militare all'USAF e in particolare aveva enfatizzato il ruolo decisivo del SAC guidato dal generale LeMay come strumento fondamentale per la rappresaglia massiccia nucleare che era la nuova base teorica della difesa degli Stati UnitiSchlosser, pp. 142-143.Crockatt, pp. 176-177.. LeMay, nonostante le sue esuberanti manifestazioni di energia e intransigenza, non mancava di prudenza e previdenza; egli dalla metà degli anni cinquanta temeva un attacco improvviso sovietico contro le basi dei bombardieri del SAC che avrebbe potuto annullare le capacità di rappresaglia; la minaccia sembrava essere ulteriormente cresciuta dopo le notizie sullo sviluppo di missili balistici nemici che avrebbero potuto colpire le basi del SAC in poche decine di minutiCrockatt, pp. 202-203..

Per neutralizzare la minaccia teorica costituita dai nuovi missili sovietici che sembravano in fase di sviluppo e produzione accelerata e che minacciavano di assicurare una superiorità strategica almeno temporanea all'Unione Sovietica (detto missile gap, ossia "divario missilistico")Harper, pp. 149-150., il generale LeMay aveva in un primo tempo attivato nel 1956 il sistema dell'allerta a terra (Ground alert) che prevedeva che almeno un terzo di tutti i bombardieri strategici Boeing B-52 Stratofortress del SAC fossero sempre pronti a decollare in caso di allarme entro un tempo massimo di trenta minuti, partendo dalle varie basi aeree dislocate negli Stati Uniti, nella Gran Bretagna e nel MaroccoSchlosser, pp. 189-190.. Questi bombardieri sarebbero rimasti sulle piste pronti al decollo riforniti di carburante e armati con bombe nucleari attive Mark 39 o Mark 28, mentre gli equipaggi sarebbero stati alloggiati in un edificio della base pronti a salire a bordo ed entrare in azione con la massima velocitàSchlosser, p. 189.. Nonostante le critiche della Atomic Energy Commission (AEC) che aveva messo in dubbio la sicurezza di procedure che prevedevano la presenza a bordo dei bombardieri in "allerta a terra" di bombe nucleari assemblate e attive, il sistema del Ground alert venne approvato dagli Stati maggiori riuniti e dal presidente EisenhowerSchlosser, pp. 191-192..

Il generale LeMay tuttavia riteneva non sufficiente questa procedura di decollo rapido su allarme entro 15-30 minuti; la minaccia dei missili sovietici sembrava sempre più concreta dopo il lancio del satellite Sputnik e si nutrivano dubbi sulla possibilità di avere il tempo sufficiente per far partire un numero adeguato di B-52Harper, p. 149.Schlosser, p. 190.. Dal 1957 il generale LeMay era divenuto vice capo di stato maggiore dell'USAF e il suo posto al SAC era stato preso dal generale Thomas S. Power che era ancora più aggressivo e bellicoso del suo predecessore. Anche il generale Power riteneva insufficiente il programma di Ground alert e proponeva di mantenere un certo numero di bombardieri strategici armati di bombe nucleari, costantemente in volo su rotte prestabilite; in questo modo un eventuale attacco di sorpresa counterforce ("controforza") da parte dell'Unione Sovietica, diretto contro le installazioni militari statunitensi più importanti, non avrebbe distrutto a terra tutti gli elementi della rappresaglia americana e i bombardieri già in aria avrebbero sferrato un micidiale contrattacco atomicoSchlosser, pp. 190-191..

Il programma di cosiddetta "allerta in volo" (Airborne alert) prevedeva, secondo i piani proposti energicamente dal generale Power e supportati dal generale LeMay, che i bombardieri impegnati in questa missione fossero in aria per 24 ore al giorno e tutti i giorni dell'anno su percorsi circolari con rotte di avvicinamento al territorio sovietico. I B-52 in "allerta in volo", armati con armi nucleari attive e riforniti in aria da aerei cisterna, avrebbero continuato il loro volo per i tempi previsti e quindi sarebbero rientrati alle basi e sostituiti regolarmente sulle stesse rotte da altri aerei. Se invece avessero ricevuto durante la missione un codice segreto proveniente dal comando del SAC, il cosiddetto Go code ("codice di via"), avrebbero attaccato con bombe nucleari gli obiettivi previsti dal SIOP, il piano integrato di guerra nucleare degli Stati UnitiSchlosser, pp. 190 e 214-215.. Il sistema, definito fail-safe ("a prova di errore"), sembrava relativamente sicuro e garantiva che i bombardieri armati con bombe nucleari non sarebbero entrati in azione a meno che non avessero ricevuto il Go codeSchlosser, p. 191.. Il sistema inverso di programmare l'"allerta in volo" con ordini preventivi di attaccare che sarebbero stati annullati solo alla ricezione di un codice del SAC di "non andare", appariva troppo rischioso. Errori nell'invio del codice o la sua mancata ricezione avrebbero potuto innescare una "guerra nucleare per sbaglio".

In un primo momento questo rischioso programma apparve molto pericoloso e il presidente Eisenhower non autorizzò l'attivazione dei piani del generale Power; l'Atomic Energy Commission, che legalmente era ancora la responsabile ultima del possesso e dell'impiego delle armi nucleari americane, aveva grandi dubbi anche riguardo al sistema dell'allerta a terra e riteneva troppo rischioso tenere in volo sopra i cieli degli Stati Uniti, bombardieri armati di bombe nucleari completamente attive e funzionanti. Nonostante le assicurazioni minacciose del generale Power che, subito dopo il lancio sovietico del satellite Sputnik, affermò che i suoi bombardieri erano sempre in aria armati di bombe nucleari, pronti a sferrare l'attacco atomico, nella realtà in questa fase non era ancora funzionante alcun programma di Airborne alert e anche l'allerta a terra era attivo con alcune limitazioni operative.

Alla fine degli anni cinquanta il generale Power ritornò a proporre energicamente il programma di allerta in volo che egli riteneva essenziale per controbattere la minaccia crescente dei missili sovietici di cui il segretario generale Nikita Sergeevič Chruščëv esaltava la supposta potenzaSchlosser, p. 200.Crockatt, p. 211.. Nonostante le polemiche in corso negli Stati Uniti sulla sicurezza delle armi atomiche e sull'affidabilità psicofisica degli equipaggi del SAC a bordo dei bombardieri strategici, rinfocolate anche dalla propaganda sovietica e da sensazionali opere narrative di fantasia come il romanzo Red Alert di Peter George, il generale Power fece pressioni sul presidente Eisenhower e riuscì anche a convincere definitivamente il generale LeMay a sostenere i suoi pianiSchlosser, pp. 199-201.. Il nuovo programma dello Strategic Air Command riprendeva il sistema di allarme in volo precedentemente studiato e confermava il metodo del fail-safe, ridenominato sistema del positive control, "controllo positivo", che avrebbe dovuto autorizzare espressamente, mediante l'invio ai bombardieri dei codici segreti del Go code, l'attacco nucleareSchlosser, p. 201..

I capi militari del SAC, che godevano dell'appoggio da parte di influenti membri del Senato americano, proposero di iniziare con programmi sperimentali di allerta in volo con bombardieri armati di bombe nucleari a nocciolo sigillato. Alla metà del 1958 il presidente Eisenhower, dopo una riunione in cui venne rassicurato sulla sicurezza degli armamenti atomici americani, diede una prima approvazione di massima al programma. Il nuovo capo della AEC, John A. McCone, tuttavia manteneva le sue riserve e proponeva di limitare il numero e la dislocazione dei velivoli impiegati; alla fine nell'ottobre 1958 il presidente Eisenhower autorizzò formalmente il programma sperimentale di allerta in volo denominato operazione Head Start, che ebbe inizio subito dopo in segreto dalla sola base di Loring nel Maine. Da quel momento quindi alcuni bombardieri B-52 vennero tenuti costantemente in volo, 24 ore al giorno, armati generalmente con bombe termonucleari da un megatone Mark 28 e in alcuni casi anche con bombe più potenti Mark 39 da quattro megatoni e Mark 53 da nove megatoni. I generali LeMay e Power prediligevano armi potenti con cui sferrare attacchi counterforce contro le basi strategiche delle Forze missilistiche sovieticheSchlosser, p. 212..

La fase Head Start Il programma di allerta in volo Head Start fu progressivamente incrementato ed esteso fino a coinvolgere altre basi aeree sotto la denominazione di operazione Sky Watch; questi piani vennero definitivamente attivati tuttavia solo con l'inizio dell'amministrazione Kennedy, nonostante i dubbi del Segretario alla difesa Robert McNamara che in teoria avrebbe preferito un potenziamento soprattutto delle forze missilistiche e una revisione del SIOP privilegiando una strategia di risposta flessibile rispetto alla vecchia strategia della rappresaglia massiccia adottata dal SAC di LeMay e PowerSchlosser, pp. 259-262.Harper, pp. 156-158..