La Cassa di Risparmio di Torino (Banca CRT) è stata una cassa di risparmio con sede a Torino.
Storia La Cassa di Risparmio di Torino fu fondata nel 1827 con finalità filantropiche nella capitale del Regno di Sardegna..
Entro gli anni Cinquanta la Cassa di Risparmio acquisì alcune banche piemontesi, a Casale Monferrato, Pinerolo e Ivrea.
Nei primi anni Novanta la CRT era la dodicesima banca italiana per raccoltaNapoleone Colajanni, Storia della banca italiana, Roma, Newton Compton, 1995.
Nel 1991, in seguito alla Legge Amato, il settore bancario fu separato da quello sociale e benefico. La banca fu trasformata in Società per azioni con il nome di Banca Cassa di Risparmio di Torino S.p.A. (o in breve Banca CRT S.p.A.), dall'altro lato fu costituita la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino (in breve Fondazione CRT).
Presidenti della Cassa di Risparmio di Torino La storia della Cassa di Risparmio di Torino, è una lunga narrazione di intrecci tra finanza e cultura, tra responsabilità pubblica e visione civica.
Le figure dei suoi presidenti, dal XIX secolo a oggi, riflettono le trasformazioni politiche e sociali della città: dall’aristocrazia sabauda al ceto tecnico borghese, fino ai protagonisti del design e dell’innovazione industriale. Essi rappresentano, ciascuno a modo suo, l’anima di Torino: una città che ha saputo passare da capitale del Regno a laboratorio di modernità, senza mai smarrire la propria vocazione civile.
Carlo Alfieri di Sostegno, tra i primi a guidare l’istituzione, incarnava quella nobiltà piemontese che si fece carico, nell’Ottocento, di funzioni pubbliche e sociali. Politico e uomo di cultura, Alfieri aveva partecipato attivamente alla vita parlamentare postunitaria. Nella sua visione, la Cassa di Risparmio non era soltanto un ente finanziario, ma uno strumento di educazione economica per le classi popolari: un modo per tradurre in pratica l’idea di progresso civile, secondo i principi del liberalismo sabaudo. Ottavio Thaon di Revel, ufficiale e uomo delle istituzioni, portò nella presidenza il rigore militare e una cultura del dovere pubblico che caratterizzava la nobiltà torinese del tempo. Gustavo Ponza di San Martino, già noto per la sua attività diplomatica e politica, vide nella Cassa uno strumento per consolidare la coesione tra città e territorio, favorendo i primi interventi a sostegno dell’educazione e della beneficenza. Gaetano Carmagnola inaugura una stagione di amministratori più attenti ai processi di modernizzazione economica che portano la Cassa ad affermarsi come attore strutturato nello sviluppo urbano, sostenendo iniziative legate alla costruzione di infrastrutture civiche e al credito per l’artigianato locale. Alessandro Pernati di Momo mostrò una sensibilità per la tutela del patrimonio artistico e architettonico torinese, contribuendo a consolidare l’immagine della Cassa come mecenate del territorio. Alessandro Malvano è stato il traghettatore della Cassa di Risparmio nel pieno del Novecento industriale con un nuovo spirito pragmatico: la Cassa divenne progressivamente una struttura manageriale moderna, capace di dialogare con il mondo produttivo e con le prime politiche di welfare urbano. In quegli anni, Torino cresceva a un ritmo vertiginoso: la nascita dei grandi stabilimenti automobilistici, la formazione di quartieri operai, la domanda di servizi sociali e abitativi trovavano nella Cassa un interlocutore stabile. Paolo Massa, sulla scia del suo predecessore, promosse programmi di microcredito e di sostegno alle cooperative, anticipando forme di finanza sociale che oggi considereremmo innovative. Felice Rignon prosegui su questa linea, ma con accenti diversi. Politico di lungo corso e uomo di grande energia civica, vide nella Cassa un laboratorio per sperimentare politiche di coesione sociale: sotto la sua guida, si moltiplicarono le iniziative a favore delle famiglie e dei giovani lavoratori. Tancredo Cerruti fu un fine intenditore d’arte e si batté per la conservazione del patrimonio storico di Torino. È a lui che si deve, in parte, la nascita dei primi programmi di restauro di edifici storici finanziati da un ente bancario, una visione pionieristica che lega tuttora la Fondazione CRT al destino dei musei e delle collezioni cittadine. Cesare Ferrero di Cambiano incarnò, come il suo successore, la continuità tra aristocrazia e borghesia dirigente. Imprenditore e uomo di grande influenza, sostenne la creazione di borse di studio e l’ampliamento delle attività filantropiche nel settore dell’istruzione. Alfonso Badini Confalonieri introdusse un approccio più sistemico alla gestione delle risorse, insistendo sulla necessità di una pianificazione pluriennale degli interventi: un concetto allora inedito per un ente di beneficenza. Alberto Geisser fece fare alla Cassa il salto nella modernità amministrativa. Economista e riformatore, Geisser promosse l’introduzione di criteri di governance e di trasparenza gestionale che avrebbero poi caratterizzato le fondazioni bancarie del secondo Novecento. La sua presidenza segnò un momento di svolta: la filantropia non era più solo un gesto caritatevole, ma una politica strategica per lo sviluppo. Il conte Cesare De Vecchi di Val Cismon aveva una visione della finanza pubblica come strumento di identità nazionale. Durante la sua presidenza, la Cassa contribuì a sostenere opere pubbliche e iniziative culturali legate alla memoria del Risorgimento. Giuseppe Broglia, nel secondo dopoguerra, restituì all’istituzione un volto pragmatico e aperto al territorio. Appassionato d’arte e collezionista, promosse il dialogo tra la Cassa e le principali istituzioni museali torinesi, avviando collaborazioni con la Galleria d’Arte Moderna e con la Biblioteca Nazionale. Adriano Tournon introdusse programmi di formazione e sostegno alle nuove generazioni: fu tra i primi a credere nella necessità di legare l’erogazione filantropica alla costruzione di capitale umano. Paolo Ricaldone guidò la Fondazione in anni di consolidamento economico e di crescita controllata e rafforzò la base patrimoniale, Giovanni Bovetti, con un profilo imprenditoriale, favorì il dialogo con il mondo industriale, sostenendo progetti di rigenerazione urbana e di sviluppo produttivo che anticipavano le politiche di partenariato pubblico-privato. Edoardo Calleri di Sala, presidente della Cassa di Risparmio di Torino negli anni Sessanta, è una delle figure più carismatiche della storia della Cassa di Risparmio di Torino. Uomo di azione e di idee, Calleri aveva partecipato attivamente alla Resistenza durante la guerra. Questa esperienza segnò profondamente il suo modo di intendere la funzione pubblica: per lui, amministrare significava prendersi cura di una comunità concreta e tangibile. Da sindaco di Bricherasio, promosse l’elettrificazione delle borgate montane, un gesto simbolico che racconta la sua idea di modernità diffusa e solidale. Sotto la sua presidenza, la Cassa consolidò la propria dimensione regionale e avviò un dialogo più stretto con il mondo politico e universitario, preparando il terreno per la futura Fondazione CRT. Emanuela Savio, diventando presidente alla metà degli anni Settanta, segnò un passaggio storico. Economista, docente universitaria e donna di grande determinazione, Savio fu la prima donna a guidare la Cassa di Risparmio di Torino, un fatto rarissimo nel panorama italiano dell’epoca. Il suo mandato si distinse per l’attenzione al welfare, alla formazione e alla promozione di politiche di inclusione, contribuendo ad aprire la strada a una più ampia presenza femminile nei ruoli decisionali del mondo bancario e filantropico. Enrico Filippi rappresentò l'inizio, negli anni Ottanta e Novanta, della stagione in cui la Fondazione iniziava a legarsi al nuovo volto industriale di Torino. Giorgio Giovando, come il predecessore, promosse sinergie con università, centri di ricerca e istituzioni culturali, portando la Cassa a sostenere programmi di restauro e di rigenerazione urbana. Sergio Pininfarina rese emblematico il legame tra industria e cultura . Ingegnere e designer di fama mondiale, senatore a vita, Pininfarina portò nella presidenza un orizzonte internazionale e un’idea di eleganza operosa. Sotto la sua direzione, l’istituzione divenne più visibile e riconoscibile come protagonista del cambiamento urbano. La Galleria del Vento, inaugurata nel 1972 nello stabilimento di Grugliasco, rappresentava il simbolo del suo approccio alla modernità: ricerca scientifica e bellezza formale come due aspetti della stessa visione.
Acquisizioni Durante gli anni Novanta la Banca assorbì la Banca Subalpina e il Banco di Bergamo, e acquisì quote di minoranza in altre casse di risparmio piemontesi: la Cassa di Risparmio di Bra, la Cassa di Risparmio di Fossano, la Cassa di Risparmio di Saluzzo, la Banca Cassa di Risparmio di Savigliano e la Cassa di Risparmio di Tortona, nonché la Banca della Valle d'Aosta. D'altro canto la Banca CRT cedette la propria partecipazione nella Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania (Carical) a un consorzio formato dalla Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde e Fondazione Carical nel 1994, così come la partecipazione di minoranza nella Cassa di Risparmio di Città di Castello (40%) era stato anch'essa ceduta, nel 1993.
Nel 1997 la Banca entrò nel gruppo Unicredito di cui facevano già parte la Cassa di Risparmio di Verona e la Cassa di Risparmio della Marca Trivigiana. Nell'anno successivo, a sua voltà il gruppo UniCredito si unì al Credito Italiano per costituire il gruppo UniCredito Italiano, che rimase la holding che controllava la Banca CRT al 100%.
Nel 2002 la Banca CRT fu incorporata nel Credito Italiano insieme a Cariverona, a Cassamarca, alla Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, alla Cassa di Risparmio di Trieste e al Credito Romagnolo. Nello stesso tempo il Credito Italiano prese il nome di UniCredit Banca.
La precedente controllante della Banca CRT, la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino al 31 dicembre 2013, ancora possedeva il 2,506% dei diritti di voto dellUniCredit.
Note
Voci correlate Fondazione CRT
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Banche italiane cessate Categoria:Gruppo UniCredit Categoria:Aziende di Torino Torino