La chiesa di San Francesco è una chiesa situata a Mirandola, in provincia di Modena.
Quasi completamente distrutta dal terremoto dell'Emilia del 2012, fu una delle prime chiese francescane costruite in EmiliaLa chiesa di San Francesco a Mirandola è la quarta chiesa in ordine cronologico dell'Emilia dall'ordine dei Frati minori, realizzata poco dopo la canonizzazione di San Francesco d'Assisi, avvenuta nell'anno 1228. Al suo interno vi era il Pantheon della famiglia Pico della Mirandola.
Storia
Origini Verso la prima metà del XIII secolo i frati francescani giunsero a Mirandola provenendo da Bologna, dove il primo insediamento francescano risale al 1213, mentre l'inizio della costruzione della Basilica bolognese di San Francesco è registrata nell'anno 1236, dopo la visita di San Francesco d'Assisi a Bologna nel 1222.
La prima edificazione del complesso mirandolese, inizialmente con una sola navata, con tetto a capanna a due spioventi e a pianta quadrangolare, risale al 1286-1287Risale infatti al 15 febbraio 1286 o 1287 il testamento in cui tale Matteo Papazzoni dispose di essere sepolto nella chiesa di San Francesco, lasciando in eredità alla chiesa e alla corte di Quarantoli un'ingente somma di denaro., nella parte esterna delle mura difensive di Mirandola fra le case del Borgo di Sopra, poi ridenominato Borgo San Francesco. All'epoca la facciata era rivolta a est e l'abside verso le mura del centro di Mirandola. Altre notizie della chiesa risalgono al 1349, 1377, 1385 e 1392.
Nel 1390 si riunì all'interno della chiesa di San Francesco un concilio di 13 giudici che risolse la disputa sorta sul dominio della Mirandola sorto tra i quattro fratelli Spinetta, Francesco II, Prendiparte e Tommasino (figli di Paolo Pico) contro i cugini Giovanni e Prendiparte (figli di Niccolò Pico).cfr. lapide della navata destra: "Gio. Galeazzo Duca di Milano/insorto gravissimo dissidio/fra i Pico Signori della Mirandola/perché Spinetta, Francesco, Prendiparte e Tommasino/figli di Paolo Pico/avevano esclusi dal dominio/Giovanni e Prendiparte figli di Nicolò Pico/e il loro nipote Princivale/richiese per lettere il Comune/di comporre gli animi dei discordi Signori della città/da lui tenuti in onore di alleati ed amici/nel MCCCXC (1390 - n.d.r) i Cittadini/Giacomo Brunoro e Francesco Margotti/Paolo Collevati, Bartolomeo e Antonio Ferrari/Gio. Antonio Nadale Bernardo Della Manna/Matteo De Cazzi, Nicolò De Nadali/Martino De' Ghiselini/Riccobono De Felli/Pellegrino De Negri e il Rosso Bortolaja/a togliere cagioine alla discordia/scaturirono/che a Spinetta e ai fratelli spettasse il dominio e il governo/della città e territorio mirandolese/a Princivale e ai fratelli Prendiparte e Giovanni/fosse ceduta una parte delle onoranze/e delle pubbliche gabelle/Il Municipio/pose a ricordo/nel MDCCCLXXVII" (1877)
Nell'anno 1400 la chiesa venne riconsacrata, dopo la ricostruzione all'interno delle nuove mura voluta da Costanza Pico (figlia di Tommasino e moglie di Stefanino Stefanini da Modena), ampliata a tre navate in stile gotico e riconsacrata. Successivamente venne realizzata la cappella dedicata alla beata Vergine di Reggio, in stile barocco. Già pochi anni dalla caduta del casato dei Pico, le loro tombe vennero depredate.
Nel 1660 fu realizzato un portico esterno a 5 arcate che collegava la facciata all'adiacente convento monastico. Fino alla sua demolizione nel 1927, i frati francescani distribuivano sotto quel portico un brodo o un pasto caldo e pane ai poveri e ai viandanti, anche forestieri. L'istituzione della mensa del "desco dei poveri"L'attuale piazza Garibaldi era chiamata, prima del Risorgimento, "piazza del Desco" (conosciuta in dialetto mirandolese come "al scaldatoi") risale al 1485, mentre dieci anni dopo venne fondato, per combattere l'usura, il Sacro Monte di Pietà (poi incorporato nella Cassa di Risparmio di Mirandola nel 1941), dove i bisognosi potevano impegnare i loro averi senza o con bassi interessi.
Nel 1714 lo scoppio del torrione-mastio del Castello dei Pico provocò gravi danni alla chiesa di San Francesco, oltre che a tutti gli edifici del centro cittadino. Altri gravi danni si registrarono nel 1798-1799 durante la campagna francese in Italia, tuttavia la Chiesa riuscì a salvarsi dalle distruzioni napoleoniche (che abolirono inoltre gli Ordini ecclesiastici), in quanto venne venduta insieme con l'oratorio di Santa Rosalia.
Età contemporanea
Dopo la distruzione del convento del 1812, incominciò dopo due anni un periodo di restaurazione con l'avvento del duca di Modena Francesco IV d'Austria-Este, il quale però trasferì nel 1818 a Modena la preziosissima Crocefissione con i santi Girolamo e Francesco (nota come la Pala delle Tre Croci, oggi esposta nella Galleria Estense di Modena), opera di Francesco Bianchi Ferrari del XV secolo. Nel 1824 venne aggiunto un monumento dedicato al famoso Giovanni Pico della Mirandola, morto nel 1494 a Firenze e lì sepolto nel Convento di San Marco. Nel 1833 fu distrutto l'altar maggiore ligneo intagliato nel 1745 da Francesco Salani della Mirandola. Nel 1837 vengono chiuse le finestre sulla parete meridionale. Durante una restaurazione nel 1858 viene distrutta una tela raffigurante San Possidonio, opera di Giuseppe Andreoli.
Dopo il 1848, venne ricostruito anche il convento francescano. Nel 1866 il convento viene requisito dal Regno d'Italia, che l'anno successivo lo cedette all'amministrazione comunale. Nel 1870 la chiesa fu nuovamente restaurata: l'interno venne intonacato con ampie strisce bianche e blu orizzontali in stile gotico-toscano e create le cappelle laterali arricchite di decorazioni postbarocche e rococò, con un altare per ogni campata.
Durante la prima guerra mondiale l'esercito requisì la chiesa, che venne chiusa dal 1917 per molti anni.
In epoca fascista venne deciso di eseguire un radicale restauro, di tipo stilistico, guidato dalla sovraintendenza di Bologna e seguendo i canoni di Alfonso Rubbiani: nel 1927 venne demolito il porticato esterno risalente al 1660 che ospitava il cosiddetto desco dei poveri (demolizione giustificata come indispensabile per le gravi lesioni al muro, in realtà non presenti) e incominciarono i lavori di restauro, che si completarono nel 1938, per tentare di riportare la chiesa all'aspetto originario, cioè precedente ai rifacimenti ottocenteschi. Oltre al portico, furono rimossi gli altari barocchi e vennero ripristinate le finestre della parete meridionale, che nel 1642 erano state ridotte a forma quasi quadrata, con vetrate artistiche. Inoltre venne rifatto il pavimento, in marmo, che però fece perdere le fosse comuni sotterranee dei Pico (la cripta venne interrata già nel 1922). Negli anni 1928-1930, fu realizzato il sacrario militare dei soldati caduti nelle guerre. Furono ripristinate anche le bifore del lato meridionale e settentrionale del campanile, che nel 1829 erano state ridotte a finestroni a una sola luce. Nel 1929 vennero riaperte le finestre della navata meridionale e il pavimento venne rifatto in marmo.
L'adiacente convento francescano ha ospitato la biblioteca civica (fondata nel 1868), le scuole medie e il liceo Giovanni Pico (fondato nel 1923): la facciata su piazza Garibaldi venne completamente ricostruita in stile "finto gotico" dall'architetto fascista Mario Guerzoni.
Nel 1994 i frati francescani lasciarono definitivamente la chiesa, che nel gennaio 1997 venne affidata dal vescovo di Carpi Bassano Staffieri a don Luciano Ferrari, sacerdote diocesano e cappellano dell'ospedale Santa Maria Bianca di Mirandola. Questi la resse, in qualità di rettore, fintantoché, vista l'età avanzata, il nuovo vescovo Elio Tinti, appena insediatosi, decise di assegnarla dal 19 ottobre 2001 ai Missionari servi dei poveri.
Il sisma del 2012
Il complesso di San Francesco è stato gravemente danneggiato dal terremoto dell'Emilia del 2012: il campanile, inizialmente rimasto in piedi dopo la prima scossa del 20 maggio, è successivamente crollato durante la seconda grossa scossa sismica del 29 maggio, fortunatamente senza provocare vittime. La torre campanaria è precipitata sulla chiesa, distruggendola quasi del tutto, e della quale si è salvata solo la facciata, la parete settentrionale (dove vi sono le tombe dei Pico) e la cappella del sacrario militare nella navata meridionale opposta. Il 22 giugno, dopo circa un mese dalla prima scossa sismica, i vigili del fuoco hanno incominciato a imbragare e puntellare la facciata superstite e i resti della chiesa.
I danni causati dal sisma alla chiesa di San Francesco ammontano a circa 10 milioni di euro. All'inizio del 2017 il Ministero della cultura ha stanziato 3 milioni di euro per i lavori di restauro. Nel settembre 2020 Invitalia emana un bando di concorso per la progettazione per l'intervento di conservazione, restauro e valorizzazione della chiesa di San Francesco d'Assisi a Mirandola, con un costo stimato per la realizzazione complessiva dell'opera pari a 5.180.000 euro: il 2 agosto 2021 il concorso viene vinto dallo studio di architettura Gnosis Progetti di Napoli; il progetto è stato però criticato poiché si discosterebbe dall'architettura originaria, ricostruendo il campanile con una forme simile ad un camino industriale.
Architettura
La facciata esterna, in laterizio rosso a vista, fu realizzato nell'ampliamento quattrocentesco con uno stile semplice, austero e marcatamente geometrico. Le lesene scandiscono la facciata, caratterizzata da un modesto rosone centrale sormontato da una finestra a forma di croce, decorata alla sommità da mattoni incrociati e formelle in cotto.
Le dimensioni dell'edificio fanno intuire la sua importanza per la comunità: l'interno della chiesa è lungo 49,95 metri per 21 metri di larghezza, realizzato in stile gotico, con una grande navata centrale larga 10,42 m (tipica degli ordini dei mendicanti), con archi ogivali e costoloni di colore rosso mattone sull'intonaco bianco che giungevano fino al soffitto (alto 14,50 m). La navata centrale giungeva alla grande abside ottagonale, in cui era posizionato l'altare e il coro. Le navate erano separate da arcate alte 7,80 m sorrette da colonne di 5,10 m.
In fondo alla navata destra, larga 5,02 m, già decorata con vetrate, vi è la cappella-sacrario militare, dedicata ai caduti di tutte le guerre, rimasta quasi illesa dopo il sisma del 2012.
Nella navata sinistra, larga 5,36 m, vi era esposto il dipinto San Francesco riceve le Stimmate di Sante Peranda (recuperato dalle macerie del sisma del 2012 dai vigili del fuoco e attualmente trasferito a Sassuolo) e un prezioso altare marmoreo nella cappella della Vergine di Reggio (Madonna della Ghiara).
Pantheon dei Pico
La parte più interessante della chiesa era costituita dal cosiddetto Pantheon della famiglia Pico, sovrani di Mirandola e Concordia, situato sul muro settentrionale della navata sinistra, costituito da una serie di quattro tombe sospese. Nell'ordine (dall'ingresso verso il fondo della chiesa): tomba di Galeotto I Pico (morto nel 1499, fratello di Giovanni Pico) e della moglie Bianca d'Este, in stile rinascimentale semplice, riporta lo stemma dei Pico della Mirandola-Concordia, una fenice che risorge, una croce e l'iscrizione "Ebbi per moglie Bianca, la quale, riconoscente, mi regalò questo sepolcro da servire entrambi, una anima casta e questa memoria";